Geologia deli'Istria. II sig. Federico Kaiser, giovane che riveriamo mol-lissimo per le cognizioni nelle cose di natura e per la lealta deli'animo, ci favori quale segno di sua benevo-lenza = Le osservazioni geologiche fatte nei contorni di Trieste 3= tratte dalle relazioni di cose naturali pubblicato in Vienna da Guglielmo Haidinger' (Y volume, maržo 1849, pag. 267). Le osservazioni del Kaiser sono in pic-colo dettato (di 15 pagine), ma di bella importanza per la penisola, perche toccano questioni rimaste lungo tempo dubbiose o contrastate. Non conosciamo altri lavori geo-logici che abbiano di proposito preso 1'Istria ad esame fuor dei due del Morlot, l'uno sommario inserito nell' Istria, 1'altro in apposita opera con carta di mole ben maggiore, e di grande importanza. I tempi corrono in-vero fra noi assai contrari ad ogni scibile, e minacciano di venire peggio, e sono testimonianza e preludio i pen-sieri niuni e la lingua niuna di qualche stampato che j esce in tali gramezze e conforto il vedere altrove uscire cosa che ci riguarda, ricca di sapere e dottrina, cosa che puo tornare di giovamento, quand' anche molti non veg-gauo al di la di oggidi; non importa poi in qual lingua sia scritta; che il sapere come P onesta non sono privi— legi ne di nazioni ne di individui. Non ripeteremo cio che il Kaiser dice, perche ne abbiamo licenza da lui di voltare il suo, dettato in italiano, ne lo sapremmo, per la sconoscenza della lingua geologica tedesca; trarremo soltanto da quello stampato alcune cose. Nel Carso che sovrasta a Trieste egli riconosce due masse di diversa formazione, la calcare ippuritica, che e inferiore, la calcare a stratificazioni gigantesche paral-lele, piena specialmente di Foraminifere e di Nummuliti che vi sono sovrapposte. Ouesta seconda massa forma presso Trieste zona sottile del Carso, i cui strati scendono al mare nell' inclinazione circa di 40 grandi, e separa nel tratto da S. Croce a Bolliunz la calcare dall'arenaria o macigno. Lo strato deli' arenaria che immediatamente tocca la calcare, e presso Trieste sempre di colore che s'accosta al bleu grigiastro. Le stratificazioni deli'arenaria sono di regola meglio sviluppate presso allo strato calcare, sebbene sieno visibili piu facilmente sul monte che nelle valli, come lo mostrano alcune forature arle-siane, 1'una delle quali, quella nel nuovo ospitale non fu fatta a quella profondila per la quale possa altendersi sufficiente quantita d'acqua. La quale opinione viene in conferma di quelle inanifestate allorquando fu corninciata la foralura di quel pozzo che e il terzo cominciato, ed ab- bandonato distesamente e con esatta conoscenza di cosa discorre il Kaiser degli strati calcari che isolati traver-sano 1'arenaria, e Iungamente di quello che attraversa i promontori che stanno fra Capodistria ed Isola, fra Isola e Pirano; e delle spezzature e repentini cangiamenti di direzione di siffatti strati, ne trae conseguenze sulla collocazione delle due specie di calcari, 1' una sull' altra, e sul macigno. Un passo del sig. Kaiser (il quale trattenutosi non lungo tempo in Trieste non ebbe occasione di conoscere ne il modo ne i pensamenti e consigli di parecchie nostre pubbliche faccende) ci parve degno di ripetersi perche coincide con quei pensieri che si ebbero or sono parecchi anni che sgraziatamente furono distolti dali' effetto^ II labirinto delle grotte del Carso non e ancora chiarito; pure P esatta conoscenza di lui, e specialmente della serie delle grolte pelle quali s'aggira il Timavo superiore sarebbe assai desiderabile per Trieste soggetto a mancanza d'acqua.=:E noi aggiungeremo che altret-tanto pud dirsi deli' Istria calcare, perche come Trieste ha comune colla penisola il dialetto, le vicende, 1' aria, il mare e molte altre cose che il dire sarebbe superfluo; ha comune con quella la fisica couformazione. L' esperienza ha mostrato che a realizzare un pen-siero ci volevano nelle passate condizioni tra i quaranta ed i venti anni, di che potremmo citare innumera-bili esempi se ci prendesse bizzarria. Dio volesse che le forme cangiate, cangiassero anche le cause di silfatte lun-gagini. Sia quello che sara per essere, corsero gia otto anni dacche si posero solennemente ad effetto i primi tentativi per conoscere il nostro terreno; altri trentadue anni (se non sopravvengono disturbi) e saremo giunti a cio che piu prossimamente ci occorre di conoscere, ed e per noi di grande importanza, quale si e il conoscere P origine delle acque dei nostri pozzi, e quindi il modo di averle con certezza di risultato. Memorie deila chiesa di S. Sofia di Due Castclli. Tra le chiese collegiate della diocesi] di Parenzo, una assai distinta per la sua antichita, e quella di S. Sofia di Due Castelli, di cui non si ha memoria alcuna di preciso tempo di sua fondazione, e stabilimento. Dal diploma ') di Ottone II imperatore veniamo a rilevare che prima del'decimo secolo esisteva il luogo ') Dip. di Ottone II pag. 13. chiamato Due Castelli, quale verisimilmente prese la sua denominazione da due castelli eretti sopra la cima didue colline quasi assieme unite, e l'una poco disgiunta dal-1' altra, situate alla parte australe nell' interno d' una lunga valle contorniata da altissimi monti chiamata la Draga, in distanza di sei miglia circa dalla riva ossia Porto del Lemo. Ouesto luogo di Due Castelli, insieme con altre terre e castella fu dato in dono dagli antichi re ed imperato-ri ') alla chiesa, e vescovi di Parenzo, e successivainente confermato, e rinovato questo dono da Ottone II 2) da Enrico terzo 3) e da Rodolfo 4) imperatori con amplissimi privilegi ed esenzioni. A queste donazioni degP imperatori s'aggiunsero quelle di Alessandro Pp. terzo 5), di Innocenzio Pp. quar-to6) edi Volkero patriarca d'Aquileja 7), quali tutti fanno menzione della chiesa e luogo di Due Castelli. Uno di questi castelli, cioe quello verso occidente e che anticamente chiamavasi, e che pur di presente ritiene il nome &\ Castello Parentino*) da diversi secoli in qua giace sepolto nelle sue rovine, e presentemente appena ne appariscono alcune piccole vestigia. L' altro pošto verso levante, e che nel documento del patriarca Volkero in quei tempi chiamavasi Monte Castello ripieno di fabbriche e di abitazioni, circondato da bellissime mura, e forti torri si mantiene popolato sino a principj del secolo XVII. Ma terminale le incursioni degli Usckochi, e cessato ogni timore di questi nemici gli abitanti di questo castello a poco a poco allontanan-dosi da questo luoco, si ritirarono alla campagna fissan-do il loro domicilio appresso i loro poderi situati sulPal-tezza dei monti posti di qua e di la della valle, servendo ad essi di maggior comodo questo soggiorno e per la vi-cinanza a'proprj beni, e per la qualila deli'aria piucon-facente alla loro salute; cosicche alla fine del secolo stesso, e nel principio del secolo presente resto questo castello pressoche alTatto spopolato e derelitto. Ouesta desolazione obbligo il rettore, li ministri, li canoiiici, e le altre poche persone rimaste a ritirarsi anch' esse da quel luogo abbandonato e rovinoso per cercare altrove il loro soggiorno. Scelsero pertanto il luogo ossia contrada chiamata Canfanaro, posta sopra la sommita del monte verso mezzogiorno distante un miglio circa da Due Castelli. Essendo quivi un'antica chiesa dedicata a S. Silvestro T0) venne questa a servir di comodo tanto a questi quanto agli altri popoli circonvicini per ascoltare la santa messa, e ricevere li Sacramenti continuandosi cio nonostante nella collegiata le ufficia-ture e li canonici ogni giorno, non senza grave loro in-comodo, vi celebravano la messa conventuale e vi face-vano nelle feste tutte le altre sacre funzioni. Ma an- ODip. Dip. pag. 14. 2) Id. Dipl. pag. 14. 3) Dip. di Enrico III pag. 15. 4) Dipl. di Rodolfo imp". d. 24. 5) Bre. di Alles. Pp. III d. 16. 6) Bre. d' Innoc. Pp. IV pag. 21. 7) Priv. di Volk. patr. d'Aquileja pag. 19. s) Id. privil. Volk. pag. 19. 9 ) Id. privil. Volk. pag. 19. T") Catalogo delle chiese fatto da mons. Lomb. p. 32 dando di giorno in giorno semprepiu in rovina questo castello, ne rimanendovi finalmente in essere che la sola chiesa collegiata, e questa pure in cattivo stato, e pressoche cadente obbligo il zelo di monsignor Vaira in allora vescovo di Parenzo coll' occasione della sua visita generale deli'anno 1714 a provedere ') ai disordini ed incon-venienti, che potevano succedere lasciando esposte alla profanazione le cose sacre e la časa di Dio: che pero il di 7 giugno dello stesso anno, ottava della solennita del Corpo di Cristo, ordinata una solenne processione col concorso del clero e popolo tutto fece il trasporto del venerabile Sacramento deli'Eucarestia 2) dalla collegiata di Due Castelli alla chiesa antedetla di S. Silvestro, ove in seguito fu trasferito anche il fonte battesimale, e stabilita 1' uffiziatura e tutte le altre sacre funzioni, rima-nendo solo al capitolo il peso di andare a celebrare nella collegiata la santa messa nei giorni festivi per comodo di quelli che abitano dali' altra parte della valle verso tra-montana e per soddisfare alla divozione, e pieta de' pa-rocchiani verso i loro defonti avendo in esso luogo li sepolcri dei loro antenati. II capitolo di questa collegiata, composto di solo quattro canonici, compresa la persona di pievano 3), janti-camente aveva il diritto come tutti gli altri capitoli della diocesi e provincia di eleggere i propri canonici qualora succedeva la vacanza di qualche prebenda, o fosse per rinunzia o per morte del benefiziato, e di disporre degli altri ancor uffizi e dignita, a riserva della dignita di pievano, che dal solo vescovo indipendentemente veniva in quei tempi conferita4). La perdita degli archivj tanto secolari 5) quanto ca-pitolari6) di questo luogo fa che ne 1'uno ne 1'altro pos-sano somministrare al capitolo alcun documento o scrit-tura da comprovare appieno questa verita, ed il capitolo presentemente si troverebbe ridoito alla dura condizione di vedere perite la sue ragioni se nella lunga diligente perquisizione non avesse avuta la buona sorte di rinve-nire in altri archivi della diocesi alcuni pochi documenti e scritture sufficienti per altro a comprovare 1'antico diritto e prerogativa di questo capitolo intorno P elezione di propr! canonici. Le costituzioni sinodali7) della chiesa e diocesi. di Parenzo fatte sotto monsignore Graziadio 1'anno 1310, sono un monumento che ad evidenza prova il diritto che avevano li capitoli, i canonici di quei tempi di eleggere i propri canonici, e che ad essi soli, e non ad altri spet-| tava il diritto di tali elezioni. Ouesto sinodo dunque dopo avere stabilite diverse leggi e decreti concerncnti la d -| sciplina ecclesiastica, il culto di Dio e della sua chiesa,' viene a terminare con una costituzione riguardante uni-j camente le prebende, 1'elezione de' canonici, ed il metodo da tenersi nelfoccasione della vacanza di benefizi. Vuole pertanto questa costituzione, e sotto vineolo di solenne giuramento obbliga, e strettamente comanda, ') Atti della visita Vaira pag. 38. 2) Atti della visita Vaira pag. 39. 3) Catalogo delle chiese di mons. Loinbardo pag. 32. 4) Ibid. pag. 33. 5)Attestato della Curia secolare di Canfanaro p. 46. 6) Atti della visita di mons. Vaira pag. 40. 7) Constit. Synodalis F. Grat. pag. 28. che in avvenire non sia fatta alcuna elezione di canoni-co in aspettativa, e che niuno cosi in aspettativa eletto venga riconosciuto, e ricevuto come canonico in alcuna chiesa della citta e della diocesi, ma che 1'elezione debba cadere sopra la prebenda, e canonicato realmente, ed attualmente vacante; uQuod de cetero nullus eligatur, vel recipiatur in aliqua Ecclesiarum nostrae Civitatis et Diocesi in Canonicum sub aliijua ferma vel palliatione verbo-ruin, per quain via directe, vel indirecte ad vacatarum aperiatur, nisi in presentiarum ibidem vacet prebenda,. (* Che seguita la vacanza di qualche prebenda, questa non sia divisa in due parti ne conferita cosi divisa a due persone distinte, ma resti unita, ed intiera sia data ed as-segnata ad una persona sola "nec ad prebendam vacan-tem nisi solus unus pure eligatur per illos ad quos spectat electio;„ 2) Dichiarando nullo ed invalido ogni atto di elezione che fatta fosse contro il tenore di questa giurisdizione. "Et si secus lacta fuerit ut dictum est aucto-ritate presentium revocamus, etomino viribus vacuamus,,^) Od imponendo la pena della sospensione da ogni be-nefizio per tre anni continui a tutti quelli che in qua-lunque maniera contravenissero a questa terminazione dichiarandoli rei di spergiuro "Transgresseres publica vel occulte perjuris labe ipso facto fore invelutos, et omni Benefitio, quod in ipso Ecclesia obtinent per triennium con-tinuum fore suspensosB 4) Riservando a se stesso il vescovo, e a' suoi successori la cognizione di esame di queste elezioni e la facolta di approvarle, e confermarle se fatte a dovere, e di rigettarle o di dichiararle nulle se fatte contro il sentimenlo di questa legge. "Cujus elec-tionisexaminationem, et confirmationem ad nos, etsuccesso-res nostros, sesi infirmationein tam dejure, quam de consue-tudine pertinere, et pertinuisse censeinus„ Conquel che segue. Dal contesto di questo decreto sinodale, si vede chiaramente che sin da quel tempo appo li cap.li era il diritto dell'elezione de' propri canonici poiche a questi, e non ad altri viene prescrjtto il metodo di eleggere li canonici nelle" occasioni delle vacanze: a questi viene proibito il moltiplicare il numero de' canonici colla divi-sione delle prebende e a questi viene finalmente intimata la pena della sospensione da tutti li benefizi per tre anni se in q;ialunque modo contravenissero a questo Dto. ed e ben osservabile che parlandosi in questo Dto. delle disposizioni, e proviste delle prebende, e benefizi vacanti, non si fa fjarola della provista delleparocchie, mentre es-sendo queste in que' tempi di libera collazione del vescovo non era bisogno per queste di stabilire leggi, prescrivere metodi, ed intimar castighi agli elettori. II catastico ossia descrizione di tutte le chiese della diocesi 5) fatta da monsignore Lombardo 1'anno I391,eche contiene ancora tutti i diritti de' vescovi di Parenzo sopra tutte le chiese medesime, venendo a descrivere la chiesa di Due Castelli dicc: che nella chiesa di Due Castelli devono risiedere quattro canonici compresa la persona del pievano, che vacando lapieve spetta al vescovo di provederla di pievano. Constit. synod. Ep. Gratiadei pag. 28. 2) Ibid. pag. 30. 3) Ibid. pag. 30. 4) Ibid; pag. 30. 5) Catast. di mons. Lombardo pag. 32. "Cum autem Ecciesiae vacaverit episcopus habet pro-videre de Plebano,, l) Ed in fine soggiugne che il vescovo ha, e possiede in quella chiesa una prebenda eguale agli altri canonici. "Itein in dieta Ecclesia S. Sophiae Episcopus habet unam partem, sivesuum benefizium, quod pre-decessores et precessor nostri semper abuerunt, et hos tempore nostro semper abuimus, et habemus, e»enemus.„2;) Qui si ferma ne passa piu oltre ne fa parola alcuna della provisione delle prebende canonicali, il che certamente non avrebbe tralasciato di accennare, se al vescovo, enon al capitolo fosse appartenutoil diritto della collazione. Infatti tra le memorie antiche del vescovato conte-nute nel repertorio delle scritture vedesi la rinunzia della pieve fatta in mano del vescovo 3) "Maurus Jaconus Ple-banus Duorum Castrorum renunciat Ecciesiae S. Sophiae in manibUs Jonnes Lombardi Episcopi Parentini quam adini-sit„ La collazione della med. pieve fatta in altri tempi 4), ma in questo non trovasi documento alcuno della dis-posizione delle prebende fatta da vescovo. Anzi dail'istrumento 1310 5) rilevasi, che il vescovo Graziadio pretendendo azione sopra una prebenda della collegiata di Due Castelli, quale probabilmente dal capitolo gli veniva trattenuta, o negata, ricorre il vescovo al capitolo stesso, ed esposte le ragioni proprie, con atto pubblico gli venne dal capitolo accordata, ed asse-gnata la prebenda, e benefizio che pretendeva. Piu dalle memorie citate deli' anno 1460 6) vedesi, che vacata la dignita di scolastico di quella chiesa, viene quella disposta dal capitolo nella persona di pre Bernardo, che presentato dal vescovo, approva questi P elezione, e la conferma. E sopratulto fa al proposito il documento 7) del-P anno 1406 in cui bramando pre Martino canonico di Rovigno di far cambio del suo canonicato con quello che atteneva nella collegiata di Due Castelli pre Bernardo canonico e pievano della medesima, viene ricercato il beneplacito ed assenso di tutti due questi capitoli, ed in vigore di questo segue il cambio delle prebende: qual cambio viene dal vescovo di quel tempo approvato, e data aH' uno e ali' altro P investitura e benefizi e prebende permutate. Finalmente P istrumento d' investitura 8) di pre Bernardo Pavano deli' anno 1551 ci accerta, che sino a quel giorno il capitolo era in pacifico possesso di eleggere li proprj canonici, e che questo diritto non gli veniva altrimenti conteso, mentre essendo uno degli elettori P. Giov. Antonio Pantera arciprete di Parenzo e vicario generale di monsig. Campeggio, uomo di molto credito e riputazione, questo non solo non ha difficolta di votare a favore del Pavano, ma dippiii concorre con tutta pron-tezza ad approvare come vicario generale P elezione del capitolo, e a dare ali'eletto la consueta investitura. *") Catast. Lombardo pag. 33. ") Ibid. pag. 33. 3) Repertor sur Ep.alium pag. 33. 4) Repert. sur Ep. pag. 35. 3) (strumen. 1310 pag. 31. 6) Repert. sur. Ep. p^g. 35. 7) Istrument. Permutationis pag. 33. Istrument. Electio. Pres. Pav. pag. 35. Da quesli legali documenti pare si abbastanza com-provato 1'assunto, e che non resti luogo da dubitare che il diritto dell'elezione di canonici di questa collegiata non aspettasse al capitolo come ordinario collatore de' me-desimi, che questo diritto si vede in diversi tempi repli-catamente esercitato e che finalmente questo diritto si conservo nei capitolo stesso sino alla meta del secolo XVI, e che in progresso venne il capitolo a restarne spo-gliato in forza delle riserve, e regole della cancellaria introdolte e dilatate dappertutto dalla curia Romana a danno, e pregiudizio dei corpi capitolari legittimi collatori. Nella massima pero sapientissiina presa dali' eccellentissimo senato di voler mantenere li corpi capitolari suoi suddili nei libero e quieto esercizio di quel diritto che loro appartiene per 1' elezione de' benefizi, e col mezzo de'suoi patr. rappresentanli fatta arrivare anotizia de' rorpi medesimi tal massima, seguita essendo la vacanza di una prebenda nella collegiata di Due Castelli per morte del fu S. D. Giorgio Micovich canonico di detta chiesa avvenuta il di 24 febbraio del presente anno 1774, mese che per innanzi era riservato alla santa sede, ha credulo il capitolo d'essa essere in debito di coscienza di prati-care le diligenze possibili per rientrare nell' uso deli' antica prerogativa deli'elezione de'propri canonici che pero giudico opportuno di prender parte) di supplicare mons. vescovo Negri,suo dignissimo prelato, di soprasedere, eso-spendere ogni provisione sin a tanto che umiliati al principe serenissimo li devotissimi ricorsi di questo capitolo ac-compagnati da poclii legali documenti qui raccolti venga la maturita deli' eccellentissimo senato a deliberare quanto credera giustizia e convenienza. Effettuato questo dise-gno del capitolo appresso il prelato col mezzo del loro nunzio, e accolte begnignamente dallo stesso le devo-tissime fervide istanza del capitolo resta al medesimo aperto l'adito a piedi del serenissimo principe per atlen-derne la risoluzione. (Memoria comunicata). Saggi di lingua valaca, come si parla dai Romanici deli' Istria. Carlo e Friderico. (NB. Fu tradolto dal dialogo che porla il titolo "Carolus et Fridericus„ ed e contenuta nella grammatica tedesco-latina che si usa nei primi due anni di ginnasio. Esso dialogo incomincia cosi: Heus I heusl Carole, exper-giscere tempus est surgendi. Audisne? Car. Non audio. F. Ubi ergo habes aures? C. In leclo. F. Hoc video etc.) 11 valaco si pronuncia affatto come il toscano. F. He! he! Carlo, sbude (slavo) te, vreme (slavo) 6 vel je za (si.) scula. Avsi? C. Nu avdu. F. Juva arri doche uredile? C. En pat. F. Ciasta vedu. Ma ce lucri tu pir acmoce en pat? C. Ce lucru? Dormu. F. Dormi, si (et latino) pur cuvinzi cu mire (cuvinzi da cuvintdj C. Manco voi dormi. F. Acmoce nu i vrema za durmi, ma za scula (vel scula se). C. Cara (velce) ura je. F. Sapte. C. Chen ai tu d' in pat jescit ? F. Entru do ure. C. Asse a ničle sorrer sculat? (tradotto letteralmente in ita-liano: Assiamele sorrer sculat —Annosi le mie sorelle al-zato — in alcuni časi dicesi anche sorrerle.) F. A cheta vreme! (da quanto tempo!) C. Ma fratele mev sicuro zace enca en pat. F. Fallesti. Chen 1' am sbudit, subito lassat' a 'cuibu sev (vel lassat a a sev cuib) (cuibu forse co-vus) C. Subito voi me donche scula. J) Parte Cap.lare pag. 41. Ilomo morluus vivo gravior est.— Omu inort maj grei (magis gravis) je de cela viiu (di quel vivo.) Veterum Germanorum coma flava fuisse dicitur.— Se cuvinta (si racconta) che peri de cegli beter Germani (di quelli vecchi Germani) abgli (albi) fost. Qui nihil mali faciunt, nihil timent.— Cegli, cargli (quelli i quali) nu rev (nihil rei, o non ree) facu, n' aru ni frica (non anno ne timore) non avere-ne ave, io n' am, tu n'ari, je n'are, noi n'aremo, voi n'arez, jegh n'ara; jo n'am avut, tu n'ai avut, je n'av avut, noi n'arno avut, voi n' az avut,jegl n'a avut—futuro jo no voi ave. Haec vestis est mea. Ciasta chemessa (veste o ca-micia) je a me. Plures in Turcia et India mulieres uno viro nubunt. En Turchia si en India maj munt (magis multae) muglier dupa un om se maritu, (dupa significa dietro, dupa cassa dietro la časa). Gridd con tremola voce: Ho sete: — Clemat a (vel či clemat) cu tremurata limba (lingua). Aveva sete=sete glie fost. Bevne = bejut a — impallidi: = maj ab fost (magis albus) sanguino = sensele terlit a, (terle correre) grido: padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito: = Clemat a: Ciace! en a I61e mer davu sufletu a mev (vel mev suflet). S?oum UV icf) ben Sotiner ben £tmmel un^ie^en ©o fliet)'id) ;um Seller fctnein; 2Ba§ metnt it)r, teb fucfre ben Donner ju flteben ? ,' 3br irrt eiid), id) fudje ben StBein. Subito ce am resut ghermiavina (slavo, tuono) ceru coelum) lega, scapat am en conoba (canone). Ce pen- ' sez voi che jo ceru de ghermiavina fusi. Voi faiiz; jo ceru (quaero) viru. (fusi, fuggire io fug, tu fusi, je fuse, noi fusimo, voi fusiz,jegt fugu (la s nei fusi si pronuncia come la j francese. Cunis carnem portans aquam transibat. Videbatur ei alius canis esse sub aqua qui carnem portabat. Et dimis-sa propria voluit aliam carnem apprehendere. Orbalus itaque utraque, illam quam habuit abstuiit aqua, et aliam quae non erat non apprehendit. Qui multa habent, cupiunt plura, et ea quae habent • omittunt.-Brecu (slavo) carle carna a portat, mess'a preste apa (trans aquam) Vesut-gli-se su apa cheiat(quel-1' altro) brecu carle carna porta. E lassata a sa, (la sua) vrut ha cia ata carna cazza. Assa (cosi) pglierdut a ura si ata; cia ce je a avut, lat k apa — e cia ata che na fost n'avo cazzat. Tibi aras, libi seris, tibi ocas, tibi et metis. Cie ari, cie semiri, cie sapi, cie si sgnes-ti (sgnes slavo). Tempore qui longo steterit male curret et inter Carceribus missos ultimus ibit equus. Calu (caballus carle longa vreme a stat, nu va bire (nu bire, non bene) terli, e entra cegli reslegaz (infra quelli slegati) dirapoi