ANNO XIV. Capodistria, 1 Luglio 1880. N.r0 13 Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. EFFEMERIDI ISTRIANE Luglio 1. 1352. — Udine. Giacomo di Luca Morello, mar- chese governatore d'Istria, investe ser Nicolò del fu Pietro del feudo di Pietra Pelosa ; tra i testimoni havvi il vescovo di Gittanova Giovanni Morosini, ed Ossalco del fu Ottone di Grisignana. - 21, 122, - e 13. 2. 1425. — Muggia. Antonio del fu Giacomo de Gi- roldo di Capodistria è investito dell'avito feudo di Calisedo dal vescovo di Trieste, Marino de Cernotis. - 43, 22. 3. 1420. — Venezia. Il maggior consiglio accetta la dedica spontanea della Terra di' Albona e promette di rispettarne certe condizioni. - 13. 4. 1342. — Il senato delega il capitano di San Lorenzo del Paisinatico, Pietro Zane, per riferire al capitano della contea di Pisino ed al march. - governatore d'Istria, ser Ossalco, quanto siano dispiaciute alla Repubblica le ruberie commesse dai loro sudditi di Veuezia. - 11, XX, 66.a 5. 1420. — Trieste. Udito che la truppa veneta muo- veva da Monfalcone contro Pinguente e Pietra Pelosa, il maggior consiglio ordina ai cittadini di vegliare notte e giorno alla custodia della città. - 2, 28.ab, - e 8, 83. 6. 1806. — Il ministro di guerra del regno d'Italia, Caffarelli, istituisce con odierno proclama il battaglione reale d'Istria. - 53, 291. li, 1306. — Il patriarca Ottobono proibisce a' 3uoi sudditi di provvedere di vettovaglie la Terra di Muggia, che gli s'era ribellata. - 37, III, 357, - e 43, 12. li. 1306. — Frà Agostiuo d' Ascoli delega ser Zanino Marchesini al doge per annunciargli i patti della pace da conchiudersi tra Venezia ed Aquileia; tra i patti era questo che la Repubblica dovesse numerare al patriarcato anziché 450, marche annue 500 per alcune giurisdizioni in Istria; il doge nou vi aderisce. - 6, I, 59. lS. 1217. — Gemona. Corrado vescovo eletto di Trieste uno tra testimoni ad un contratto di pennuta, stipulato tra il patriarca Volchero e Leopoldo duca d'Austria. - 9, XXI, 185. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. -V------------ ì 10.» 1608. — I delegati del capitolo di Capodistria vengono a trattative col comune d'Isola; questo si obbliga alla contribuzione dell'annuo censo di marche 14 in base ad antichi istru-menti. - 34. 11. 1523. — Il pod. e cap. di Capodistria conferma al comune di Visinada le stesse leggi con le quali veniva governato dal castellano austriaco di Piemonte da cui dipendeva. - 13. 12. ^1535. — Venezia. Gli avvogadori officiano il podestà d'Isola d'imporre al comune l'obbligo dell'annuo censo di marche 14 che da più secoli pagava al capitolo di Capodistria. - 34. 13 1450. — Il doge^ Foscari accorda al comune di Albona di vendere alcuni suoi fondi, situati in Sumbergo sul territorio austriaco, a fine d'i riparare la chiesa collegiata. - 13. 14. 1285. — Venezia. Il senato vuole che nelle com- missioni dei podestà d'Istria s'imponga loro 1' obbligo di visitare almeno mensilmente quei che col v'no provinciale vanno a Venezia o a Grado se nel loro ritorno vengano con contrabbandi, e trovandone reo alcuno lo notifichino agli officiali dello Stato perchè lo puniscano, - 6, I, 153. 15. 1578. — Venezi». Il senato avanza lagnanze al- l'imperatore contro i Triestini, che, ristretto il letto del fiumicciattolo del confine, ilRosanda, intendevano fabbricarvi delle saline. - 7, VI, 358. La fillossera in Istria Questa nuova disgrazia che colpisce la nostra provincia, dopo tante e così tremende, ci fa tremare per l'avvenire. In mezzo alle miserie, ci eravamo lusingati — come il viandante perduto della fiaba che vede il lumicino lontano—che la più estesa, e migliorata coltura della vigna, i migliori sistemi di vinificazione, la scelta delle uve mangerecce primaticcie, potessero diventare finalmente una risorsa per l'Istria ; ed un certo risveglio di operosità, animava tutta la campagna, e perfino i più increduli sorridevano a tali lusinghe. 98 - ofkiUiI i Ed anche queste lusinghe oggi ci vengono tolte, perchè, se pure si arriverà a distruggere il terribile nemico della vite, ogni operosità dev' essere riposta nella lotta, e nessuno avrà il coraggio di affidare alla vigna fino a guerra finita, il capitale raccolto a forza di sudori. Ma non ci venga meno l'animo; l'Istriano è abituato alla lotta in ogni sorta di avversità; guardiamo ancora una volta in faccia all' avvenire, 0 comprovinciali, e con uno sforzo supremo di coraggio, lottiamo! Scarse sono le nostre forze, ed è suprema necessità di tenerle unite e di affidarle ad abili direttori. Noi domandiamo una lega generale di tutti i comuni contro il terribile nemico, un p$no di battaglia quando ci attaccasse, sistemi di difesa per tenerlo lontano. Attendiamo che la Giunta provinciale faccia sentire la voce del comando dapertutto e quella del conforto nella lotta. Sappiamo che la legge del 1875 rimette alle autorità distrettuali, d'accordo coi comuni, 1 mezzi di combattere la fillossera, ma non crediamo che basti; le autorità operano staccate 1' una dall' altra, e più che altro .sono incaricate di eseguire i suggerimenti raccolti dai comuni e dagli esperti. Ben più ci vuole: una direttiva generale pronta ed accorta; ed è ciò che invano abbiamo atteso fin'ora. Uno dei provvedimenti che più domandiamo è la sorveglianza attenta di tutti i vigneti per iscoprirvi subito l'invasioue ; a questo fine è necessario che sieno prontamente istruite persone capaci e fidate perchè si abbiano riferte j pronte e sicure che ci mettano in grado di prendere a tempo i provvedimenti; altrimenti noi correremo il rischio di trovare un bel giorno tutta l'Istria coperta dalla fillossera! Fin' ora, che si sappia, nella valle di Sicciole non fu presa nessuna misura di distruzione ; sappiamo che si studia un progetto di sommersione, il quale dovrà essere inviato al Ministero per la solita scala e per l'approvazione. Ci vuol altro che queste lungaggini! Il Ministero mandi persone di fiducia con pieni poteri, faccia eseguire subito i lavori necessarii, e sorvegli acciocché le autorità locali senza riguardo ad interessi parziali di comuni o di singoli individui eseguiscano sollecitamente i provvedimenti suggeriti senza restrizioni che li rendano nulli. In questa lotta serva d'esempio l'energia sapiente del governo e delle istituzioni agrarie del Regno d'Italia. Se si crede di poter salvare il paese dall'invasione, si provveda a tamburo battente. Ma se la lotta contro l'insetto è il pensiero che più ci tormenta, non dobbiamo fare a meno di occuparci Ufcikxjjs ') . 71Z ( >Z /. A. subito dei modi di sostituire altre colture, là dove, Dio noi voglia, sarà tolta la vigna. Se fosse possibile l'introduzione delle viti americane, occuparci del come provvedere alla sommersione nelle valli dell'Arsa, del Quieto, del Risano e del Fiumicino. Studiare la riforma delle colture sulle nostre colline, dove manca l'acqua anche per dissetarci. È necessaria a questo scopo una conferenza dei più intelligenti agricoltori, ed il prossimo congresso agrario, che avrà luogo in Buie, potrà favorirne 1' occasione. CORBISPOUDEBZE Capodistria, giugno 1880. La Provincia del 16 ottobre 1873, N. 20, parlò della necessità di sistemare gl'impieghi comunali in provincia e di provvedere alle sorti degli impiegati dei Comuni istriani, ed alla formazione di un fondo pensioni per i medesimi. Quella voce rimase peraltro inascoltata, sebbene 1' Eccelsa Dieta Istriana abbia elevato per due volte a voto la deliberazione : (Seduta 24 Settembre 1870) viene incaricata la Giunta provinciale di proporre per la futura sessione un progetto di legge per la sistemazione di impieghi comunali e per la formazione d'un relativo fondo di pensione • —- (Seduta 19 Aprile 1877) che sia incaricata la Giunta provinciale di proporre per la futura sessione un progetto di legge per la sistemazione degli impieghi comunali e per la formazione di un fondo di pensioni per gl'impiegati comunali, modificando, occorrendo, il vigente regolamento. Noi non vogliamo certo attribuire colpa alla Giunta provinciale se dal 1871 sino ad oggi non fece nulla in proposito, perchè nessuno più di noi conosce le gravi difficoltà che le si saranno accumulate dinanzi al fattole quesito, specialmente se si guarda al dissesto economico da cui sono travagliati su per giù quasi tutti i comuni dell' Istria. Muoveremo invece dolce rimproyero agli impiegati comunali stessi, i quali non seppero finora trovar modo di liberarsi dalle condizioni poco favorevoli in cui sono posti dall' attuale organizzazione comunale, la quale, se non provvede al loro avvenire come ragioni di giustizia lo vorrebbero, e li abbandona alla mercè dei rispettivi Consigli comunali, che, per quanto ci consta, non spesero gran copia d'inchiostro per tale importante argomento, — non si oppone peraltro che lo facciano da per sè soli. E noi crediamo che in questi tempi in cui hanno così forte risveglio le associazioni di mutualità e di vicendevole legame delle varie classi dei cittadini, anche gì' impiegati comunali potrebbero stringersi in fascio fra loro e costituirsi in mutuo sodalizio, provvedendo così alle loro bisogna. — Anzi tant' è la nostra certezza che gì' impiegati comunali dell' Istria non sieno secondi ai loro colleghi di altre provincie, che azzardiamo di nutrire ferma convinzione che quando lo vogliano di proposito, possano benissimo iniziare, mercè le singole forze, e far prosperare in provincia, a loro vantaggio, un' associazione mutua con lo scopo di soccorrersi nei casi di avanzata età o di fisica impotenza all' esercizio del loro impiego, provvedendo altresì alle pensioni pèr le loro vedove e per i loro orfani. Se non che ci si opporrà per sicuro, che, essendo gì' impiegati comunali nella nostra provincia in assai ristretto numero, non potrebbero dar vita alla accennata associazione con reale loro profitto. Ma qui cade in acconcio di osservare che tale sodalizio potrebbe allargarsi per modo da rendere possibile una più estesa Società, i cui benefici influssi avessero a spandersi così a favore degl' impiegati comunali, come degl' impiegati di tutti i pubblici istituti della provincia, degli scritturali, degli agenti privati a qualunque categoria essi appartengano, ecc. ecc. Tale istituzione, come ognun vede, gioverebbe non poco a promuovere il benessere di questa numerosa classe di cittadini, per la quale, pur troppo, finora non si è punto pensato, e crediamo di non andar errati se preconizziamo fin d' oggi la felice riuscita di siffatta impresa. È vero che gravi difficoltà sì presenterebbero nel metterla in atto, e non pochi ostacoli s'incontrerebbero ; ma noi sappiamo per esperienza avuta, che un po' di buon volere e un po' di perseveranza giovano mettere a compimento i più azzardati progetti. Egli è certo poi che non potrà mancare l'appoggio ài tutti i buoni e dei Municipi in principalità, ai quali, in via indiretta, tornerebbe giovevole la provvida istituzione. Noi abbiamo esposto qui il nostro pensiero tanto per aprire su questo importante argomento an1 utile discussione, desiderosi che questa nostra prima spinta possa essere feconda di più larghi studi in proposito, e che dalle altre parti della provincia nostra si sollevino voci in appoggio del nostro divisamento, rendendo così possibile, dopo lo scambio delle idee, il bramato compimento de' nostri voti. __z. Z. Pirano, Giugno 1880 Pur troppo è constatata 1' esistenza della fillossera Del nostro territorio, avendo invaso la valle detta Cortina, di parecchi ettari di terreno, ed inoltre accertata la presenza di questa, in varie località circostanti la valle di Sicciole. Dal giorno che venne accertato l'esistenza di tale elemento distruttore delle viti, qui non fece che accorrere mandatari governativi, periti agrimensori, tecnici e così via; ma fino ad oggi, meno la accertata constatazione suddetta, nulla di reale si offre per la distruzione dell' insetto, agli occhi del trepidante possessore di vigneti, che ne attende, con ansia ben giustificata, la conclusione. Ciò però che trapela, e che può essere messo in pratica, si è 1' allagamento, il quale viene caldamente appoggiato dai danneggiati e sembra anche accettato dagli stessi membri governativi, per cui si sta tracciando il progetto tecnico. Però ammettendo che l'idea sia saggia, e che dia un ottimo risultato, come lo comproverebbe tutta quella località della Francia, iu cui fu attivato tale sistema, tuttavia osservo che non potendo fare questa operazione che appeua nel mese di Novembre, qual conseguenza arrecherà ai vigneti sani, la fillossera alata nella sua covatura, dal mese di Luglio, principio della sua comparsa, all'Ottobre? Non sarebbe intanto ottima cosa di procedere alla distruzione delle viti parassite per soffocare il seme, e per non lasciar tempo alla comparsa della fillossera alata? Sembrami questo sia 1' unico mezzo, e il più razionale per il momento da adoperarsi; eseguita questa operazione a suo tempo, si pratichi pure l'allagamento parziale o generale, di tutte quelle località che saranno all'uopo suscettibili, ma frattanto si pensi seriamente alla distruzione delle viti infette, e si rifletta, che le condizioni naturali per l'allagamento non sussisteranno forse di tutta l'Istria solo nella nostra eccezionale località, mentre si deve pensare al bene generale di questa bersagliata provincia. DIETA PROVINCIALE III seduta. 15 giugno presenti 25 deputati Preletti i protocolli delle sedute precedenti e scusata l'assenza dell'on. Fabris, il presidente comunica l'avvenuta costituzione delle diverse commissioni elette nella seduta anteriore. Il neoeletto deputato provinciale pel grande possesso, avvocato Giovanni Dottor Canciani, presta la solenne promessa. 11 presidente comunica la gravissima notizia che dal Municipio di Pirano venne segnalata l'apparizione della Phylloxera vastatrix, in un vigneto nella valle di Sicciole; e che fu già telegrafato all'i, r. Luogotenenza perchè sieno chiamati periti da Klosterneuburg allo scopo di esaminare le relative piantagioni ed avvisare ai possibili rimedi ; spera che l'azione concorde e premurosa del Governo, dei Comuni e dei possidenti varrà a risparmiare il paese dall'invadente flagello. Furono presentate fra altre petizioni le seguenti : Dei Comunisti di Dobasnizza per la separazione del detto Comune da Veglia, e la sua costituzione in Comune autonomo; — dei Comunisti di Lanischie ed altre vicine località pel distacco dal Comune locale di Pinguente e costituzione in proprio Comune colla sede in Lanischie; — della Società agraria istriana perchè venga tolto l'obbligo imposto dal §. 4 della legge forestale e rispettivamente dalla notificazione luogotenenziale 16 gennaio 1871 di conservare 30 piante per jugero ad ogni taglio di bosco; — di Giuseppe do Susanni e compagni da Chersano, perchè venga trattato nell' attuale sessione il progetto di legge per la obbligatoria concorrenza dei Comuni locali di Albona e Fianona alla costruzione della strada Chersano-Ersischie. Meno le petizioni di Dobasnizza e Lanischie che vengono cedute alla Giunta provinciale per le ulteriori pratiche a termini di legge, le altre vengono trasmesse ai singoli comitati per esame e riferte. La Giunta sullodata presenta poi un progetto di legge per la modificazione del secondo capoverso del §. 8 della legge provinciale 17 settembre 1875 sulla sfera di attività dei comitati stradali, che dalla Dieta viene attribuito per studio e riferta al Comitato di finanza. Il presidente annunzia per ultimo aver dichiarato il Ministro del culto ed istruzione di non poter far luogo alle quattro risoluzioni votate dalla Dieta nel 1878 in oggetti scolastici ; il che viene passato alla commissione relativa per le eventuali proposte. — All'ordine dal giorno stanno in primo punto la relazione e le proposte della Giunta sui provvedimenti di carestia e sulla garanzia da assumersi per la restituzione allo Stato dal fondo provinciale delle anticipazioni ottenute. Sopra la proposta del presidente, l'argomento è attribuito per l'esame preliminare alla commissione di finanza. Al secondo punto sta la motivata proposta della Giunta — che la Dieta voglia prendere a notizia non essere la Giunta stessa in grado di presentare come le fu ingiunto, un progetto di legge per l'istituzione imperativa in ogni singolo Comune di uu segretario comunale stabile e godente diritto a pensione. — Aperta la discussione, l'on. Eluschegg rileva la speciale importanza nell'interesse dell'azienda comunale di regolare stabilmente la posizione degl' impiegati comunali, combatte le principali obiezioni recate nella relazione della Giunta, e dopo altre parole in favore del progetto conchiude colla seguente proposta : „ voglia l'eccelsa Dieta deliberare 1. che la relazione della Giunta provinciale sulla regolazione della posizione degl'impiegati salariati presso i Comuni sia passata ad un apposito comitato composto dei membri del comitato legale coll'aggiunta di quattro deputati, e col-l'incarico di riferire in una delle prossime sedute e portare eventualmente in discussione un relativo progetto di legge ; 2. che vengano tosto eletti i 4 deputati, i quali si uuiranuo a quelli del comitato legale per l'indicato oggetto. L'on. Barsan svolge poi la seguente mozione: — „che sia demandato al comitato politico-legale, eventualmente rinforzato da voti consultivi, l'incarico di passare alla revisione dell'intero regolamento comunale ed elettorale comunale allo scopo di rilevarne le maucauze, e propone le eventuali aggiunte e rettificazioni. e la successiva proposta di analoghi progetti di legge da parte della Giunta provinciale." Portata a voti la proposta Eluschegg e quella della Giunta, rimangono ambidue in minoranza; quella dell'on. Barsan viene accolta a unanimità. Al terzo punto, la Camera approva senza discussione e sopra proposta della Commissione di finanza i conti consuntivi del fondo provinciale pel 1878 e del fondo d'esonero pel 1878 e 1879, e quelli di previsione di quest'ultimo fondo pel 1880 e 1881. Al quarto punto l'on. Pietro Sbisà riferisce sul progetto di legge per un regolamento di polizia sugli incendj, che viene accolto senza variazioni nella discussioni speciale come presentata dal comitato relativo. VI. seduta, 17 giugno Il Capitano? provinciale comunica che venne presentata una petizione del Comitato dirigente del fondo di soccorsi per gli studenti slavi presso 1' Università di Graz, tendente ad ottenere un sussidio. — La petizione viene passata al Comitato di finanza. Viene poi prodotta^ dagli on. Barsan e Boccalari la seguente mozione: „ È incaricata l'inclita Giunta provinciale di elaborare e sottoporre alla discussione e deliberazione dell' eccelsa Dieta, nella prossima ventura sessione, un progetto di legge valevole per la città di Pola, allo scopo di assicurare ai maggiori censiti ascritti al primo corpo elettorale, che pagano la terza parte delle imposte dirette dell'intero Comune (e distretto giudiziario) la legittima rappresentanza dei loro interessi nel Consiglio comunale." Il presidente si riserva di portare questa mozione all' ordine del giorno di una delle prossime sedute. Passando all'ordine del giorno viene prima approvata l'elezione dell'on. Canciani, poi vengono approvati varii conti consuntivi, tra cui quelli del fondo scolastico prov. e del fondo pensioni degli impiegati prov. Sopra riferta del Comitato di finanza, la Dieta, accoglie due suppliche per sussidii. — Viene accolta dalla Camera in seconda e terza lettura, senza discussione, la legge colla quale sono modificati il secondo ed il terzo capoverso del §. 8 della legge provinciale 28 settembre 1875, N. 29, sull' istituzione e sulla sfera di attività dei Comitati stradali stabilendo jdl'8.% il massimo dell'addizionale stradale da imporsi dai Comitati stessi entro la sfera delle loro attribuzioni. Al terzo punto dell'ordine del giorno resta approvato il conto di previsione 1880 del fondo scolastico prov. con fior. 115291 nel) esito, con fior. 33685 nell' introito, e di fior. 81606 quale contribuzione del fondo provinciale. È quindi accolta la proposta della commissione scolastica intorno a varie suppliche. V seduta, 21 giugno Il capitano provinciale, premessa l'esposizione dei risultati Suora noti della ispezione praticata dal professor Rossler delle viti infette dalla fillossera in valle di Sicciole, secondo i quali si sarebbe constatata già l'infezione sopra cinque jugeri di vigneti, presenta la seguente proposta d'urgenza della Giunta provinciale : „Vista l'invasione della Phyloxera vastatrix nel territorio del distretto ài Pirano ; — considerata la possibilità di sua diffusione anche in altre parti della provincia; — vista la legge 3 aprile 1875, N. 61, in forza della quale perii danno e per le spese in conseguenza all'e«ecuzioue delle misure ordinate dall'Autorità distrettuale per impedire l'infezione e tutelare le piantagioni vicine (§. 5) competa un indennizzo al possessore danneggiato, e che questo indennizzo gli deve essere prestato mediautecontributo da tutti i possidenti di piantagioni di viti situate nella Provincia; — considerata la necessità in simili casi di avere disponibile l'occorrente danaro per eseguire immediatamente le misure ordinate, e così pure fors'anco di venire subito in aiuto del possessore colpito da tali misure, e dall' altro canto alle lunghe operazioni; che devono precedere la ripartizione dei contributi, ed il conseguente ritardo del rispettivo incasso ; la Dieta provinciale delibera : 1. Resta incaricata la Giunta provinciale di anticipare dal fondo provinciale, quando ne fosse richiesta dall'i, r. Autorità politica distrettuale, gì' importi occorrenti per 1' esecuzione delle misure indicate al § 5 della legge 3 aprile 1875, N. 61, contro la diffusione del pidocchio delle viti (Phylloxera vastatrix) termo l'obbligo del risarcimento da prestarsi per ciò da contributi di tutti i possidenti di piantagioni di viti situate in questa provincia a sensi del §. 6 legge stessa. 2. Mancando i fondi disponibili, la Giuuta provinciale è autorizzata ad impetrare l'occorrente in via di anticipazione dal Sovrano erario verso l'obbligo per la restituzione della medesima dal fondo proviuciale. Accordata l'urgenza, la proposta viene approvata senza discussione. Ad altra interpellanza il presidente risponde che si ebbe in via telegrafica l'annunzio di un sospetto d'infezione anche nel territorio d'Isola ; per cui il prof. Ròssler estenderà le sue indagini anche a quel territorio. Furono poi delegati dalla Giuuta il podestà di Pirano Dr. Vatta ed il dirett. contabile sig. Sussa d'intervenire alle pertrattazioni commissionali presiedute dal Commissario distrettuale sig. Simzig. (Continua). ---rj,-----------. Il prodotto dei nostri bozzoli Il pungolo del bisogno fu quest'anno potente incentivo ad allargare più del solito la coltura dei bachi. La bella vegetazione dei gelsi diede foglia eccellente, e l'allevamento favorito dai tempi opportuni, ebbe nella provincia in generale esito felicissimo. Da noi è ormai generalizzato l'allevamento del bozzolo giallo nostrano, assai apprezzato per bellezza e solidità. 11 seme posto ad incubazione è quasi tutto confezionato a sistema callulare da diligenti bacologhi, in provincia già ben conosciuti, e s' ebbero dei prodotti degni di menzione. Si notarono anche risultati favorevoli da sementi di prima riproduzione a sistema industriale, indizio confortante del miglioramento della specie. Insomma, l'esito dell'annata fu quasi pieno. Dall'esordio si dovrebbe dedurre una felice conseguenza nel reddito di quest' industria, ma purtroppo non la è così; lacchè all'abbondanza di un terzo e più del solito prodotto, abbiamo a registrare la meschinità del suo valore,sridotto ..alla metà e meno del prezzo dell'anno passato; La media sul nostro mercato, s'aggira da fiorini 1.20 a 1.30 per chilogramma, e poche partite di eccezionale bellezza raggiunsero i fiorini 1.50. (*) Neil' interno della provincia mancano anche i compratori, i pochi ed uniti nelle piazze di regolare mercato, si mostrarono fiacchi e sfiduciati. Nei mercati del Regno si verifica il fatto medesimo ; e bisogna quindi convenire esistervi un infiacchimento generale nell' industria serica, motivato dalla potente concorrenza delle sete asiatiche, dai molteplici surrogati alla seta, e un po' anche dalle condizioni economiche generalmente dissestate. Il rovescio della medaglia non può essere dunque peggiore, ed è un fatto che — ai prezzi della giornata — la speculazione può reggere soltanto per quei piccoli produttori di bozzoli i quali abbiano foglia propria, e dispongano di sufficiente mano d'opera gratuita. Di questi fortunatamente, in provincia, ne sono (*) A tutto il 29 corrente furono pesati nel nostro mercato chilogrammi 15.654,40 di bozzoli, colla risultanza inedia approssimativa di f. 1.46 per chil. , parecchi. Ma per gli altri medi e maggiori possidenti, che devono acquistare parte della foglia e pagare il necessario lavoro, la speculazione è resa assolutamente frustranea. Abbiamo una confortante notizia nell1 istituzione a Trieste d'una piccola filanda a vapore, che raccoglie una limitata quantità di bozzoli per iniziare quest'anno un lavoro di prova. Più che iutravvedere un beneficio diretto da tale istituzione — la quale per essere in località non troppo adatta, mancando della forza sussidiaria dell'acqua e della facilità di avere mano d'opera a buon mercato, potrà forse presentare certe difficoltà di pratico successo — noi speriamo eh' essa serva d'incentivo all'introduzione di uguale esercizio in qualche appropriata località della nostra provincia. Nei tempi delle filande a fuoco, la città nostra teneva il primo e forse l'unico posto nell'industria serica in provincia; ed il suo mercato, regolarmente istituito, era pure di primaria importanza. Riflettano i nostri filandieri che, o da soli o con forze unite, qui meglio che altrove, dove si dispone già di un certo numero di mani d'opere abilitate al vecchio sistema e più suscettibili quindi ad appropriarsi le maggiori necessarie cognizioni, ed iu prossimità al fiume Risano che offrirebbe il duplice vantaggio di abbinare al vapore la forza dell'acqua, essi potrebbero attivare l'impresa con maggior perfezione e vantaggio. Oggi — colla fillossera in casa — è necessario più che mai di curare seriamente ogni ramo dell'industria agricola, introducendovi tutte quelle migliorie atte ad aumentare il reddito rispettivo. (Unione) --------------------------«--------;-:- La (esca nell'Adriatico In seguito alle interpellanze del deputato Bulat nel parlamento austriaco, e dell' onor. Luzzatti nel parlamento italiano, sulla pesca dei Chioggiotti lungo il litorale soggetto all'Austria, furono iniziate fra i due governi delle trattative per appianare possibilmente le differenze insorte. Per ciò che riguarda la questione lungo la costa della nostra provincia, crediamo opportuno pubblicare la seguente nota della nostra Giunta provinciale, la quale mette in chiaro come stanno le cose. All' Eccelso i. r. Ministero del Commercio iu Vienna In varie epoche, ma particolarmente negli ultimi due anni, sono pervenute a questa Giunta provinciale le qui unite istanze dei comuni litorani della provincia, tendenti ad ottenere dei provvedimenti in via legislativa, a tutela della pesca marittima. I comuni sinora supplicanti sono dieci; cioè, quelli di Muggia, Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova, Parenzo, Eoviguo, Fasana e Pola. In attesa di ulteriori insinuazioni da parte degli altri comuni litorani della costa orientale istriana, e delle Isole del Quaruero, questa Giunta provinciale nou ha riteuuto necessario di fare fino ad oggi verun passo relativo. Alla presenza però di fatti prossimi, o, per meglio dire di presente attualità, corre debito a questa Giunta provinciale di rendere noto, senza ulteriore ritardo, a codesto Eccelso i. r. Ministero, il tenore delle dette suppliche, all'oggetto che Esso possa all'occorrenza valersene, se così ritenesse opportuno, nelle attuali trattative col Segno d'Italia sul nuovo trattato di commercio, ed allo scopo di mettere in chiara luce, e presentare sotto il loro vero aspetto, le lagnanze che possono essere venute a cognizione dell'Imperiale Governo, intorno ai Chioggiotti, i quali usufruttano il mare, ed il litorale istriano, e delle Isole del Quarnero, molto più, e meglio, di quello che noi facciano i pescatori paesani. Fa duopo rilevare anzitutto il fatto che, sebbene la concorrenza dei Chioggiotti nella industria peschereccia nou sia veduta di buon occhio dai nostri pescatori per motivi facili a comprendersi, e comuni, del resto, a tutte le altre industrie, tuttavia nessuna delle succitate istanze abbia formulato la domanda, che la pesca nei nostri mari fosse ai Chioggiotti assolutamente interdetta. Tutte le istanze convengono invece nella domanda, che mediante opportuni provvedimenti sia meglio regolato l'esercizio della pesca; che alcuui modi di pesca, quale per esempio la pesca a cocchia, a bragagna, a ludro, a a grippo, a secco, e la pesca del pesce novello dal 1. febbraio al 1. maggio sia rigorosamente proibita; che alle molte leggi ed ordinanze disperse, ed in parte anche antiquate, e forse non più appieno corrispondenti ai progressi della scienza, sebbene questa sia ancora di discorde opinione, se il raspare od arare il fondo mariuo arrechi scapito o vantaggio, o sia innocuo alla propagazione del pesce, sia sostituito un solo corpo di leggi 6ulla pesca marittima; e che per ultimo, e sopra ogni altra cosa, sia creato un organo esecutivo capace a fare rispettare la legge, il quale pel fatto oggidì non esiste. Giova inoltre riflettere che tutte le suddette istanze furono fatte, od inspirate dalla sola classe dei pescatori, i quali, com'è ben naturale, mentre si preoccupano molto della difesa del loro interesse, non considerano poi egualmente anche quello della numerosa classe dei consumatori, i quali, alla loro volta, ed è inutile di tacerlo, non avrebbero pesce in quantità sufficiente pei bisogni locali, senza il concorso dei Chioggiotti ; e meno che meno potrebbesi poi fornire, senza quest'ultimi, di pesce fresco la piazza di Trieste e l'interno della Monarchia, il quale articolo costituisce ormai un vivo e lucroso ramo di commercio, Sia imperizia, sia deficenza di capitali, egli è un fatto pur troppo innegabile che la classe dei pescatori istriani è ridotta, in generale, al massimo decadimento; ma ammesso pure che qualche cosa si debba fare in favore di questa classe, per rialzarla a sorti più prospere, non ritiensi però che si debba spingere tant'ohre la protezione, da creare frattanto per lei una nuova specie di privilegio, un monopolio nell' esercizio della pesca, il quale ridonderebbe a gravissimo danno dei consumatori e del commercio. Altro è, quindi, il regolamentare la pesca nei nostri mari, e ben altra cosa si è il vietare ai Chioggiotti 1' esercizio della pesca sulle coste istriane. Al primo bisogno quanto più presto sarà soddisfatto dall' Imperiale Governo, tanto maggiore sarà anche 1' obbligazione di questo ceto dei pescatori, ed, in generale, della provincia, cui egualmente sta a cuore che questo ramo d'industria paesana non deperisca maggiormente, ma ritorni invece gradatamente a quella floridezza, che ha goduto sino al cadere del secolo decorso e della quale anche oggidì si mantengono vive nell' Istria le memorie e le tradizioni. Per quanto concerne, poi, l'ammissione dei Chioggiotti a pescare in queste acque mariue, bene inteso non entro il miglio marittimo, che deve restare anche nell'avvenire riservato agli abitanti dei Comuni marittimi, e sotto l'osservanza altresì, circa ai modi di esercitare la pesca di quelle stesse leggi che sono, o saranno emanate pei nazionali dalla legislazione dello Stato ; codesto Eccelso i. r. Ministero del Commercio non farà per certo opera pregiudizievole all' interesse di questa provincia, considerato nella sua più lata estensione, se non darà soverchio peso ai clamori, che possono essere stati sollevati, affine d'indurlo a teuere lontani da questo litorale i Chioggiotti, nella rinnovazione del trattato di Commercio col Regno d'Italia. Vi sono altri interessi economici da tutelare in quest'occasione, ed ai quali importa anche di preferenza che il Governo imperiale rivolga la sua attenzione; come sarebbero, per modo di esempio, i dazi sul vino, olio, sul pesce salato, sulle legna, sulle pietre gregge e lavorate, sulla seta ecc. ecc.; e se nelle trattative che devono condurre ad un accordo col Regno d'Italia, l'Imperiale Governo riesce ad ottenere da quello pei suddetti articoli qualche maggiore facilitazione di rimpetto ai dazi presenti. Esso può bene concedere anche in ricambio la continuazione della pesca in queste acque marittime ai Chioggiotti, senza che da ciò derivi a queste parti un detrimento qualunque. Chiarito di questa guisa 1' oggetto, la Giunta provinciale non può a meno di raccomandare peraltro vivamente anche dal proprio cauto a codesto Eccelso i. r. Ministero 1' adozione di quelle provvidenze legislative ed esecutive, che da molto tempo vengono ad una sola voce reclamate dalla classe dei pescatori, e senza le quali invano si anderebbe in cerca di altri effimeri espedienti, per procurare in questa provincia l'incremento dell' industria peschereccia. Dalla Giunta provinciale dell' Istria Parenzo, 31 Gennajo 1876 . . - ■ , -::------— ....... ' ---t->.--~fr- Cose locali La comparsa della fillossera nella valle di Sicciole parve buona occasione ad alcuni cittadini per ricostituire il comizio agrario di Capodistria, che ebbe vita breve, ma operosa, alcuni anni fa. L'ottima idea fu subito accolta con plauso da parecchi, ed il comizio può dirsi bollo e fatto in attesa dell'approvazione degli Statuti. Ci viene riferito che nei giorni scorsi un apposito incaricato del ministero di agricoltura, sia stato a Capodistria per istudiare il modo di utilizzare il pozzo nero dell' ergastolo e della caserma, a vantaggio della agricoltura. Sarebbe ora finalmente che il governo si decidesse a togliere lo sconcio che deturpa uno dei passeggi più ameni e frequentati della nostra città, e rende impossibili i bagni lungo la riva dà tramontana, per molte ore del giorno; ed è inoltre una delle cause delle tristi condizioni igieniche dell' ergastolo stesso. Domenica, 29 decorso, il chiarissimo p:rofessor Bolle, diede nella sala municipale una conferenza stili' importante tema della fillossera, alla quale assistette un pubblico numeroso. La chiarezza e semplicità del porgere — alla portata di qualsiasi intelligenza — lasciarono in tutti il desiderio di riudire l'egregio ed operoso scienziato. —-ili__i__■ i __— IVI — X * Notizie Il Capitanato distrettuale di Capodistria emanò le seguenti Notificazioni : Essendo constatata da parte dell' i. r. stazione sperimentale di Klosterneuburg, 1' esistenza del pidocchio della vite (Phylloxera vastatrix) in alcuni vigneti della località Cortina in Valle di Sicciole del Comune di Pirano, quest'i, r. Capitanato distrettuale in base al §. 4 della legge 3 aprile 1875 B. L. I. ET. 61 trova d'interdire l'esportazione di viti, di parti di piante e di altri oggetti conosciuti atti a diffondere l'insetto dai rispettivi vigneti, estendendo tantosto tale divieto a tutto il Comune locale di Pirano. Le ulteriori misure atte ad impedire la diffusione dell' infezione verranno prese successivamente, giusta il §. 5 della citata legge, con riguardo al giudizio dei periti all' uopo nominati a sensi dei §§. 2 e 14 della legge stessa. Frattanto anche i proprietarii delle piantagioni più discoste dalle località infette sono obbligati, a scanso delle penalità previste dal §.17 della legge 3 aprile 1875, di praticarvi le più solerti . indagini e di comunicare il risultato immediatamente, oppure col mezzo del Capo comunale di Pirano a quest'i, r. Capitanato distrettuale. Ciò si deduce a pubblica notizia per l'indiminuita osservanza, disponendone in pari tempo l'inserzione nel foglio officiale Osservatore Triestino. Dall' i. r4 Capitanato distrettuale Capodistria, li 16 giugno 1880. In seguito ad ulteriori rilievi praticati per constatare l'esistenza delia phylloxera nel distretto, quest' i. r. Capitanato trova di estendere anche al Comune d'Isola il divieto di esportazione già emanato pel Comune di Pirano contemplato dalla Notificazione del 15 corr. (Oss. Triest. N. 136) riguardo alle viti, parti di piante ed altri oggetti conosciuti a diffondere l'insetto. Dall'i, r. Capitanato Distrettuale Capodistria, li 22 giugno 1880. Da una notizia pubblicata nell' Indipendente del 27 p. p. apprendiamo che il governo provinciale della I Croazia ha mandato il segretario della società agraria a Pirano, per investigare lo stato delle cose e per preùdere le necessarie misure contro l'importazione del temuto insetto nella Croazia. Ci separano le Alpi ed il Quarnero dalla Croazia, e malgrado ciò, quei campagnuoli non perdono tempo ; e fanno benissimo ! Il Governo presentò alla Commissione centrale per la regolazione dell' imposta fondiaria il seguente estimo della rendita netta di tutta la superfìcie soggetta alla imposta fondiaria: Provincia Superficie per Rendita netta Per jugeri an. in comp. jugero Austria infer. . . . 3,328,026 21,848136 6,56 sup..... 1,931,144 11,558229 5,96 Salisburgo ..... 1,01)5,072 1,776720 1,67 fnnsbruk ...... 2,868,844 2,783789 -97 Trento....... 974.728 2,138735 2,20 Voralberg..... 399,095 735223 1.84 Stiria....... 3,676,670 13.003296 3,54 Carinzia...... 1,644,895 3,450808 2,10 Carniola ...... 1,655,915 3,060845 1,85 Trieste...... 15,135 97227 6,42 Istria ....... 832,453 2,239637 2,69 Gorizia e Gradisca . 451012 1,916335 4,25 Dalmazia..... 2,181,622 1,50121! -62 Boemia....... 8,737,406 59,582168 6,08 Moravia...... 3,745.940 27.424227 7,32 Slesia ....... 808,945 4,022735 4,63 Galizia....... 13,192,788 29.975855 2,26 Bucovina...... 1,760.387 3,183404 1,81 Un signor corrispondente dell' Osservatore Triestino scrive da Vienna, nel Nro. 144, intorno alla progettata ferrovia economica per l'Istria, e si mostra preoccupato tutto a nostro vantaggio, e ci fa sapere in quanti grattacapi si trovi oggi il ministero prima di risolversi a dar la concessione domandata, per tema della possibile e fatale concorrenza alla via marittima che l'Istria possiede da secoli (sic). „Tutto sta, scrive quel sig. „ corrispondente, che si possano principiare i lavori con „ una forte associazione di capitalisti, possibilmente „ triestini ed istriani, onde i vantaggi restino in paese." Creda il signor corrispondente che domandare capitali all'Istria è tempo perso; quanto poi a Trieste, là si vede abbastanza dentro alle cose, e se 1' affare presentasse utili, stia certo che non mancherebbero gli azionisti. Noi fin ora abbiamo sempre creduto che questo progetto di ferrovia non fosse che un modo ingegnoso di impiegare grossi capitali stagnanti nelle borse degli stessi progettisti, ma ci avvediamo di esserci ingannati. Sulle coste della nostra provincia furono veduti alcuni pescicani, e precisamente a Porer presso Pola, nella valle del Quieto a Salvore presso Pirano, a S. Bortolo e presso il frangionda del porto nuovo di Trieste, il qual ultimo dicesi avesse la lunghezza di quattro metri. P. P. Yergerio il seniore (Nostra corrispondenta) Nella Seduta ordinaria della penultima domenica di Giugno, il prof. Carlo Combi presentò e lesse, al R. Istituto veneto di scienze lettere ed arti, la Parte II dei suoi prolegomeni alla Monografia di Pietro Paolo Vergerio il seniore da Capodistria1). S'io ho bene afferrato la partizione del dotto discorso, il chiar. Prof, ragionò in esso : — dell' importanza degli epistolari in genere nei secoli XIII e XIV; — dei codici da lui usati per integrare l'epistolario di P. P. Vergerio ; — delle notizie che se ne traggono e per la biografia del Vergerio, e per la biografia dei più illustri suoi contemporanei ; — degli argomenti toccati dal Vergerio nelle sue lettere, argomenti che prestano occasione a discorrere delle condizioni del suo tempo ; — dell' ordine che si è proposto di tenere nella pubblicazione delle lettere, e nei commenti; — dei principii professati dal Vergerio nelle scienze e nelle lettere. Per ultimo poi, spiccando qua e là parecchi passi delle lettere più dette, ne fece pregustare il sapore e richiamò, quasi a dire, in vita il pensiero dell' uomo, del cittadino, del letterato e del patriota. Sarebbe superfluo il dire che anche in questa come nella prima parte letta ai 24 di Aprile campeggiarono costantemente intendimenti elevati, vasta e bène appropriata erudizione, sottilissima critica. Chi ha potuto seguire con attenzione le due letture certo affretta col desiderio la pubblicazione dell' opera della quale queste non sono, come si disse, che i Prolegomeni. V. Provincia n. 10 p. 10. Come un forte inebbriato Il Signor si risvegliò. Così anche questa ebbrezza mortale del signor Boccardi, è un'ebbrezza per modo di dire; una specie di ebbrezza, una specie di voluttà. Certi lettori, certi buongustai viziati dalle salse piccanti non s'aspettino la solita roba; il signor Boccardi, se pur qualche volta rasenta situazioni arrischiate, rispetta l'arte e sè stesso: qui si tratta dell' ebbrezza di uu povero giovanetto, di un mezzo S. Luigi, inesperto del mondo, innamorato morto della propria moglie, del suo primo amore, del suo ideale, che riconosce poi indegno dell' ideale e dell' amore e pur ama sempre, fino a morirne disfatto dalla gelosia, dal disinganno. Siamo adunque a buon porto, — il sig. Boccardi ha scritto un romanzo col titolo indovinato. Ma prima di tutto chi è questo signor Boccardi? È giovane o vecchio, brutto o bello ? Non lo conosco, non lo so. E che ha da fare ciò con la critica? Molto, pur troppo ! Siete stati mai in una galleria accompagnati dai cicerone, o con la guida in mano ? — Signori e signore, dice 1' uomo, giù il cappello, ecco un Paolo Veronese. Tutti rimangono a bocca aperta, non è permesso discutere ; è Paolo e tanto basta. Ma il quadro può essere scadeute; tutte le ciambelle non riescono col buco; e giuoco che preso così a caso vergine, senza la stamburata del nome, più d'uno ci potrebbe trovare un qualche difetto. Sullo scalone della biblioteca in Brera a Milano c' è per esempio un immenso affresco di Callisto Piazza, il principe dei pittori lodigiani, un mezzo Tiepoloue ; e nessuno de' suoi patriotti è stato mai buono di trovarci dentro una teccola che sia una teccola. Io, che di tutte queste bravure del signor Callisto non ne sapevo un'acca, fui così barbaro ed insolente di scoprirvi entro un servo che porta alle nome di Cana un' anfora e l'abbranca con la mano fornita di 6, diconai sei bellissime dita. E così va la faccenda per gli scrittori di grande nomea. Piantato bene il primo chiodo, anche se tirano giù di mauiera, possono essere sicuri di passarla liscia davanti e quei critici e lettori che giudicano dal nome. Il signor Boccardi adunque non se l'abbia a male, giudico il suo libro, non il nome. Se egli è giovane, come pare dallo stile, me ne consolo con lui; vuol dire che ha cominciato bene ; se ha passato la linea ed ha veramente un nome, perdoni all'ignoranza mia, in vista dei pochi mezzi ho per tenermi in giornata ; e accolga per quel che vale il mio giudizio, anche se gli vedessi a caso spuntare il sesto dito. Ho letto in un giorno e con pochi intervalli il suo libro, ho preso qualche appunto, ho segnato in rosso e in celeste, ho fatto qua e là gli orecchioni nelle pagine: tùtto quello strazio insomma che si può fare d' un libfo nè comperato, nè prestato, ma regalato. Segno'evidente che l'autore possiede l'arte non cornale di farsi leggere senza annojare e senza tormentare. E per tormento, almeno per un cervello come il mio, intendo l'abbaruffio, l'intrigo di avvenimenti Sopra avvenimenti, di antefatti, di personaggi che vanno e vengono: tutta quella macchina complicatissima insomma che molti reputano necessario mettere in moto per tenere viva l' attenzione e destare interesse. La tela come si è detto è semplicissima. La Contessa Lanza Moreno, santa donna, muore affidando l'unico figlio, tisicuzzo, nervoso come lei, a un cugino, una specie di don Giovanni, uno scapestrato sempre ìti gamba di aggiungere qualche nuovo nome nella lista, uno scettico che ha certi sorrisi che fanno venire la pelle Appunti bibliografici A. Boccardi. Ebbrezza Mortale. Romanzo. Milano G. Pavia e C. editori. * Il titolo, non c' è che dire, forma spesso la fortuna del libro. Infatti chi ben comincia è alla metà dell'opera, dice il proverbio; atqui il titolo è appunto l'inizio dell'opera stessa, ergo . . . Verissimo che ci sono dei libri che l'autore può aver compiuto prima di pensare al nome, che a molti romanzi e novelle adesso è di moda attaccare un nome e cognome e via; ma queste sono eccezioni alla regola; e sarà sempre vero che un titolo indovinato rappresenta idee chiare nell'autore, una sintesi, e un concetto fondamentale, per non dire una tesi; perchè dei libri a tesi tutti ne abbiamo piene le tasche. Ora, ecco qui un nuovo romanzo dol signor A. Boccardi — Ebbrezza Mortale. Non mi perderò a sfoderare erudizione linguistica col dizionario dei sinonimi in mano. Le ebbrezze sono tante, si sa, quanti sono i gusti ed i sensi, dall'ebbrezza di un effluvio giù giù, fino a quell' altra che con più appropriato vocabolo, chiamasi sbornia. Ci sono poi anche le ebbrezze dell'animo, piaceri nobilissimi, spirituali quanto si vuole, ma che pure fanno un pochino sentire allo spirito la vicinanza e i capricci del poco reverendo padre compagno; e la lingua, tanto buoua e docile, si piega a significare queste transazioni fra la matèria e lo spirito con un rigirìo di .frasi e di circonlocuzioni che cascano ogni tanto dalla penna, come sarebbero: — una specie di voluttà, una specie di ebbrezza. Transazioni, tropi, figure del resto con tanto di barba, è che risalgono ai tempi del re David, il quale (esperiissimo'di tutte le specie di voluttà, fino a quella dei' due trabiccoluzzi che a lui vecchio riscaldavano il tettuccio), ebbe a scrivere quel suo metaforone — tamquam potens crapu-latus a vino, — parole che il nostro Manzoni rese più cristiane, più vere, più belle con quella sua ardita figura: « ,W- 9 L11A .•mi • il» ri illSXìlI d' oca al buon Cristiano, il pedagogo del giovinetto. Il cugino adunque mena a zonzo per mezza Europa il suo pupillo, gli fa conoscere il mondo, lo introduce nell'alta società, lo fa innamorare d'un signorina molto misteriosa e seducente, la contessina Thea di Balcandar, una russa (già è deciso che tutte le signore di buon genere devono essere russe nei romanzi) una specie di brigantessa, direbbe il mio feroce amico Luigi Fichert. A venti anni un giovane in certe occasioni non ragiona, e quando non ha alcuuo che si occupi a ragionare per lui, le cose vanno a gonfie vele, e 1' idillio finisce rapidamente in un buon matrimonio. Dunque amore, dichiarazione, domanda formale, nozze, matrimonio rato e non consumato (e questa è un po' grossa da mandar giù) da Pietroburgo infino al castello dei Lanza Moreno, la bellezza di otto giorni circa comprese dodici ore di fermata a Vienna; e questo causa un'insistente emicrania della sposina che rendeva necessaria la presenza ed assistenza continua della cameriera: l'inferno di maestro Adamo insomma pel semplice ed innamorato contino; di maestro Adamo che vedeva scendere dai colli del Casentino fresche e molli le acque, tormentato da un atrocissima sete. Scena finale nel castello dei Lanza Moreno. Thea impallidisce, rompe in lagrime, si getta ai piedi dello sposo e racconta un antefatto; mali esempi, inesperienza, tradimento; caduta. Orrore ! E qui sette periodini, buoni per un asmatico in articulo mortis, e sette capoversi. — Luciano ha sete. — Quando si ha sete, non ci si abbada tanto pel sottile. Luciano non può resistere. — Animo e senso. Ragione e ebbrezza. — Ebbrezza mortale ! — Oh buono, tre volte buono! — Luciano beve. Un povero giovane a venti anni, tutto angeli e ideali, con l'eredità della poesia materna nell'anima e nel sangue non poteva, nou doveva ricercare i paragrafi del codice e gì' impedimenti dirimenti: perdonò ed amò. E va benissimo. II male si è che la volpe lascia il pel ma non il vizio; e nou passa molto tempo che The^, dimentica di quel sauto, fenomenale perdono, commette una seconda colpa, cou 1' attenuante dell'indisposizione del marito, sempre tra letto e lettuccio ; ed am$ riamata un bel giovinotto: Giunio Vallesi. Luciano intravede prima, poi è certo ; ma, impotente a lottare, tace, soffre, spasima, poi muore consunto, disfatto; infranto, come il suo santo ideale. Davvero è una pagina che strappa una lagrima. Terminata la lettura ho chiuso il libro e gli occhi, e ripiegandomi in me stesso ho interrogato il cuore per sentire se una qualche voce, un suono, rispondessero a quelle tante voci delle persone e delle cose che mi erano passate dinanzi ; per vedere se in mezzo a quella società fiacca, corrotta, e guasta, tra que' giovani scettici e fatalisti sorgesse un qualche personaggio simpatico, se insomma il libro ci lasciasse nel fondo dell' anima, alla fine della lettura quella cara malinconia, quel vago desiderio di quiete e del bene che ci rendono, almeno per qualche tempo, migliori. Ho cercato ed ho trovato qua e là, specialmente in quelle pagine che forse l'autore ha scritto con minor cura e nei personaggi secondari, come nella descrizione della scampagnata, degli affetti di collegio, nella onesta figura del padre di Giunio e da ultimo in Alice e in Marcella sole figure di donne simpatiche. Gustato il piacere di queste reminiscenze ho tornato a guardare alla tela per vedere se i personaggi erano bene aggruppati, o, come dicono, se la condotta del romanzo era bene riuscita ; e il mio qualsiasi senso artistico mi rispose di sì. Nella prima parte, che è come il primo atto di una buona commedia, I succede la presentazione dei personaggi, e si tirano le prime fila. Nella seconda succede la catastrofe, e il romanzo sembra finito con la morte di Luciano. Ma ecco nella terza parte, che si potrebbe paragonare al quinto atto di molte commedie del Sardou, l'autore ha saputo dilucidare in parte molti avvenimenti rimasti oscuri non solo, ma inventarne anche di nuovi con personaggi secondari e senza nuocere all' unità dell'azione. Così è tenuta desta 1' attenzione del lettore, e la curiosità cresce specialmente per 1' astuzia dei chiaroscuri, delle velature, delle sfumature, e le mezze parole gettate là che obbligano chi legge a riflettere, a metterci di suo senza aspettare il commento : arte questa di scrittore provetto, chè — guai all' autore che commenta sè stesso — ha detto un critico. Non è il vecchio congegno del personaggio incognito del vecchio dramma, che va e torna, ascolta e nota e a tempo opportuno si sbottona; è il sistema delle cose non dei personaggi incogniti, dei dialoghi a sbalzi, a reticenze; delle ciliege con le quali l'autore fa cilecca a queir eterno bamboccione che è il rispettabile pubblico e che a suo tempo gli cascheranno in bocca; sistema di cui il Dickens è maestro, e che Salvatore Farina ha imitato nelle sue novelle. Così nel — Grillo del focolare del Dickens, l'incognito più che quel tal giovane camuffato da vecchio, è il fatto stesso: la presunta infedeltà della sposa. Così nel racconto — Dalla spuma del mare — del Farina l'occulto consiste nel dialogo condotto a reticenze, a sbalzi, a interruzioni; ma qualche volta a danno del parlar naturale, del vero, con uno stile enigmatico, sibillino: quindi negl' imitatori i libri e lo stile cui sospensorio. Anche iu questo romanzo del signor Boccardi : 1' occulto sta negli avvenimenti, e specialmente nel so-, spetto del maestro, nei sogghigni del tutore ; chi legge rimane impressionato e va fino al foudo con molta curiosità ; ma alla fine del libro si accorge che il misterioso, se era atto a destare l'interesse, nou soddisfa da ultimo e non pare conforme al verosimile. Questo si dice specialmente del carattere del tutore che tutto fa credere un tristo intento a tendere tranelli al nipote, per buscarsi la Sua eredità; e invece apparisce j nell' ultima pagina padre di Thea, la quale egli tenta perciò di appioppare al pupillo. In che relazione tro-vavansi padre e figlia ? Ne sapeva Thea qualche cosa; e come si spiega l'impero misterioso del padre sopra di lei nell' ultima ora alla stazione, e che sorta di società era quella in casa di Thea? Misteri! misteri! La indeterminazione studiata, voluta per cercare 1' effetto nuoce anche allo svolgimento del carattere di qualche personaggio, specialmente come si è detto del tutore. Thea è poi uua figura volgarissima, e l'autore, tutto intento a conservare il mistero, nulla ha fatto per rendercela un po' meno antipatica, Nulla in lei che ricordi nella colpa l'eterno femminino di Gothe; anzi si può asserire che la donna manca del tutto in questo romanzo. Alice, la sorella di Giunio, fa per un momento capolino, ma poi L'autore non ha saputo cavarne alcun vantaggio. La semplice giovanotta dei campi prova un vago seuso di compassione per Luciano, e tenta di sollevarne le noje mortali, facendogli un po' di lettura. Ma tutto finisce lì; uno studio più accurato del cuore femminile avrebbe potuto far nascere una pietà profonda, un amore incipiente di sicuro effetto drammatico; rivelarci la donna nella più nobile sua aspirazione: amare chi soffre, come nel Marquis de Fontauge, che è uu romauzo antitesi di questo, in cui la moglie per un seuso profondo e vero di pietà, mantiene fede al marito infermo, imbecille; e trascinata sull' orlo del precipizio è salvata dal grido stupido, straziante del marito che si affaccia all' uscio ed esclama piangendo : J' ai faim ! Ho detto che in questo romanzo manca l'elemento femminile, e mi disdico. 11 femminile c' è, ma non in donna, in uomo: in Luciano. Luciano orfano, debole, ritratto della madre, facile agli entusiasmi, generoso, ritraggo il tipo di que' poveri anemici, senza energia, senza carattere, squilibrati, che sentono il dovere della lotta, ma non possono per debolezza fisica affrontarla, vittime della sensibilità morbosa che tronca i nervi e la vita. Ma è uuo snaturamelo; e perciò l'amore che rende sublime, attiva la douua, pronta a sacrifizi e talvolta a terribili ire, qui invece inebria 1' uomo, lo soffoca, lo ammazza: non è amore, è ebbrezza mortale. E questa ebbrezza pare offuschi come nebbia e avvolga tutti i personaggi del romanzo; ne impedisca la libertà d'azione e la manifestazione del carattere. Quindi neppur uno di quei tipi comici che dimostrano nell'autore la potenza dell'ingegno maturo, e rivelauo il vero dramma, i due lati, il serio e il faceto sulla scena del mondo. Tutti i quasi personaggi sono mortalmente annodati tutti sbadigliano; e tutti poi sono vittime del destino. Amore è cieca fatalità „che ne sospinge con le sue arti di sirena a sfidare il destino " (pag. 25) ; Thea, perfino Thea confessa che avrebbe potuto redimersi se la sorte le fosse stata meno arcigna, se non avesse dovuto guadagnarla con un sacrifizio, se il destino fosse stato meno avaro (pag. 230). E questa parola destino, questo grande pregiudizio è ripetuto moltissime volte nel romanzo, e non solo dai personaggi, ma dall'autore stesso per conto proprio, alla chiusa della seconda parte, dinanzi alia casa di un morto (p. 148)c È un fedele ritratto, diranno della società nostra. È verissimo; tali sono pur troppo i nostri giovani; tali le nuove speranze della patria! Ma, viva Dio! che farne di questa stupida società di questi giovanotti, che si vantano tra nugolo e nugolo di fumo d'aver chiuso il libro della vita, e l'aprono inconsciamente ad una pagina nuova, quando la fatalità accende nel loro cuore la scintillacela di qualche nuovo amorazzo? Bei caratteri ! nobilissime creature ! Eunuchi morali, quando non sanno, o non vogliono lottare, balbettano; fatalità, fatalità. Povero Massimo D'Azeglio, tornava proprio conto che tu mettessi assieme il tuo libro dei Ricordi con tanti esempi di sacrifizio e di lotta proposti alla nuova generazione, che deve fare gì'Italiani! Fatalità, fatalità! è l'ultima parola. „Che giova, nella fata dar di cozzo ?" E una fedele riproduzione della società. Ma 1' arte ha da riprodurre solo i tristi ed i fiacbi? Sono molti, non nego ; ma i tristi sembrano in numero maggiore di quello che souo realmente, perchè strepitano in piazza, e gridano per cento, mentre la virtù è di natura sua modesta e silenziosa. E tocca all' arte, se vuol essere vera, cercare anche i buoni, e presentarli con uu nobilissimo scopo; e, se non altro, per ragione estetica, e per rendere, in tutte le sue parti sulla scena, l'umana commedia. L' autore sente questa missione, vede lo scopo del libro; ma pare abbia paura della moda e del gusto corrotto, si scusa col lettore — „ di provare il bisogno di appoggiare talora lo sguardo su qualche figura biauca, su qualche lembo di cielo stellasto, su qualche affetto sereno e trauquillo; di trovare ancora in sè una scintilla di luce e d'amore" (pag. 119). — Tale potea divenire Alice ; tali sono alcune belle pagine nella prima parte. Non abbia adunque paura di compiere il dramma, di rappresentarci (qui sta il nodo della questione) l'uomo, tutto l'uomo con le sue passioni; la libera volontà in lotta con gli esempi del male, col temperamento. coli'eredità del sangue, e non schiacciata dalla fatalità : stupida parola che non dice niente. Questo è l'uomo, questa è la vita; è questa pur l'arte! E la lingua e lo stile ? Pedagogherie da maestrucoli. Per quelli che ci abbadano ancora a queste miserie, dirò che la lingua è buona, lo stile scorrevole ; meno qualche fraucesata qua e là, come a pagina 60 dove si discorre di velluto lilà, che i Fiorentini hanno la pretesa di chiamare invece gridellino. E lo stesso dicasi di que'periodini singhiozzi con la fitta dei punti ammirativi. — Ma veda, caro lei. mi diceva una signora di mia conoscenza, che di romanzi se ne intende come di nastri e di trine. È lo stile che va ; sono libri che ci divertono, che si leggono. Voi altri coi vostri fini reconditi, cou la melanconia di cangiar (a faccia al mondo, con le vostre descrizioni, cou le vostre analisi iniuute, farete anche dei libri d'aite bel'issimi, e donde si ricaveranno per un secolo e più i brani per le Antologie nelle scuole; uoi donne pure vi animiamo, ma iu fondo ci seccate un tantino. Coi libri che piacciono a noi si fa il piccolo commercio ; ci fanno passare meno male un'ora; sono come gli abiti di stagione, all'ultima moda, ecco tutto. — Concedo, risposi, nobilissima signora, ma non le pare siano migliori i libri che restano ? I suoi abiti di stagione sono belli, bellissimi ; ma poi che ne fa? Benedetti quegli abiti di stoffa che duravano, duravano per non so quante generazioni, e dal guardaroba di qualche nonna bigotta passavano poi nelle sacrestie, tramutati in dalmatiche e pianete. Ammetto la necessità degli abiti di stagione; ammiro le stoffe di vecchia data. Tutto sommato, qua la mano, signor Boccardi, ella ha scritto un romanzo che si legge una volta, e, d'un fiato. E non è poca lode ; quanti ne gettano le signore, dopo poche pagine nella cesta ! Aspettiamo da lei (ma non troppa fretta sopratutto) uno di que' libri che si rimettono con cura in libreria, e si rileggono poi ogni volta occorre rasserenare l'animo e pigliare l'intonazione. I*. T. AVVISO Presso il sig. Schnabl e C., Via Carintia N. 17, Trieste, trovasi un deposito di macchine agricole; si ricevono commissioni e si fanno preventivi di macchine per ogui genere d'industria.____