Anno X. Capodistria, Settembre-Ottobre 1912 PAGINE ISTRIANE PERIODICO MENSILE GLI SCRITTI k STIPA 01 GIUSEPPE PICCIOLI (1876-1912) 187(5 1. Plautilla: racconto storico di Raffaello Giovagnoli. Il Giovane (Trieste) IO giugno 1876: anno I, n. 3, pp. 41-43. Notizia letteraria del romanzo del Giovagnoli (Roma 1876), sottoscritta Giovane. Ausonio. 2. Luigi Settembrini. Il Giovane (Trieste) 27 novembre 1876: anno I, n. 8, pp. 114-116. In morte del Settembrini. Sottoscritto: Giovane Ausonio. 1877 3. Sonetto a Giosuè Carducci. «0 che tu scenda come un Dio dal monte». Mandato al poeta nel-l'aprile 1877, quando il Picciola, diciottenne, faceva 1' ultimo corso nel Ginnasio superiore comunale eli Trieste, non fu messo a stampa che molti anni più tardi, e parzialmente (cfr. nn. 39 e 152); tuttavia lo registriamo qui, perchè segnò per lui il primo passo. 1879 4. Ottonari. Mameli: rivista mensile (Genova) 26 gennaio 1879: anno I, n. 2. «Piove, e triste sui miei vetri». Datati da Pisa, novembre 1878, e sottoscritti 'Giulio Erastene'. Intieramente rifatti a pag. 67 dei Versi 1890 (cfr. n. 56): «Piove, e vien contro i cristalli». 5. Alla signorina Giuseppina Boralevi nel giorno delle sue nozze col signor Moisè Voghera: sonetto. Trieste, marzo 1879. Foglietto volante, s. n. t. «Cedi, o fanciulla. A te pronubo il sole». Sottoscritto X. *) Molte di queste indicazioni si debbono alla famiglia di Lui, e alla sorella, signora Silvia de Segher-Picciola, cui il raccoglitore porge perciò vive grazie. 6. A proposito dell'epistolario di C. Goldoni. Fanfulla della Domenica (Roma) 23 maggio 1880: anno II, n. 21. Notizia delle Lettere di C. Goldoni con proemio e note di E. Maxi (Bologna 1880) e delle Lettere di C. Goldoni con prefazione e note di G. M. Urbani de Gheltoff (Venezia 1880). 7. L'Aristodemo e il Caio Gracco di Vincenzo Monti giudicati da C. Vannetti e M. Cesarotti. Firenze, tip. del Vocabolario, 1880; 8°, pp. 40. 85 esemplari non venali, per Nozze Nencioni-Amerighi : XXVIII ottobre MDCCCLXXX. A pagg. 9-21 due lettere del Vannetti (Rovereto 3 e 21 marzo 1787) con le illustrazioni del Picciola. L'altra parte dell' opuscolo spetta a Guido Mazzoni. 1881 8. Ausonia, albo d'arte e letteratura: a beneficio dei danneggiati delle mondazioni di Reggio Calabria (Pisa 1881). Fi 'a' Diavolo (Firenze) 27 marzo 1881 : anno I n. 74 Recensione. 9. Tommasina Guidi, L'età della moglie: scene della vita reale (Torino 1881). Fanfulla della Domenica (Roma) 3 aprile 1881: anno III, n. 14. Recensione, anonima. 10. A. G. Barigli, L'undecimo comandamento: romanzo (Milano 1881). Fanfulla della Domenica (Roma) 22 maggio 1881: anno III, n. 21. Recensione, anonima. 11. G. Bianchi, Fra i monti: romanzo (Milano 1881). Fanfulla della Domenica (Roma) 28 agosto 1881 : anno III, n. 35. Recensione, anonima. 12. L'epistolario e gli amici di dementino Vannetti. Nuova rivista internazionale (Firenze) luglio-settembre 1881: anno III, pp. 261-282, 321-345, 401-420. Nella tiratura a parte s'intitola L' epistolario di C. Vannetti : studio (Firenze, tip. del Vocabolario, 1881 ; 8°, pp. 67). Recensione nel Preludio di Ancona, anno V, n. 24. 13. Quattro lettere inedite di dementino Vannetti a Saverio Bettinelli. Archivio storico per Trieste, l'Istria ed il Trentino (Roma-Fano) 1881, vol. I, pp. 51 66, 1882 14. Giosuè Carducci (Galleria d'illustri italiani viventi). L'Eco del popolo (Trieste) 8 aprile 1882: anno li, n. 27. Corrispondenza da Bologna, donde il Picciola procurava all' Eco del popolo le primizie di molte poesie del Carducci e di altri. 15. [Bologna in morte di Giuseppe Garibaldi]. L'Eco del popolo (Trieste) 10 giugno 1882: anno II, n. 31. Corrispondenza da Bologna. 16. Ai fratelli italiani, i Triestini (Trieste, 3 luglio 1882). Foglietto volante, s. n. t. Perchè i regnicoli non visitino la Esposizione indetta a Trieste per il 1882 dal Governo austriaco: appello anonimo. 17. Storia di Trieste narrata al popolo. L' Eco del popolo (Trieste) 21 dicembre 1881-26 agosto 1882: anno I, n. 21 ; anno II, nn. 22, 24-26, 28, 29, 32-34, 36. Breve sommario, che dopo «due parole di prefazione» e «un po' di geografia», narra «le origini», e procede quindi fino a «la battaglia di Salvore» (1177). Undici articoli, sottoscritti (Alabarda in campo rosso». 1883 18. Fra i monti : sonetti. Preludio (Ancona) 16 settembre 1883: anno VII, n. 17, pag. 190. «Piego la testa al dolce giogo. Accende», e «Pei dirupi balzando agile, desta». Poi tra i Versi del 1884 e del 1890, pp. 13-14 (cfr. nn. 21 e 56). 19. Parentesi quadra. La Domenica letteraria (Roma) 21 ottobre 1883: anno II, n. 42. Polemica con Alessandro Luzio. Seguitò nel numero 44, anno II, dello stesso periodico (4 novembre 1883) con una risposta del Luzio e con una replica del Picciola. 20. Stanze dell' Orlando Furioso scelte ed annotate ad uso delle scuole da Giuseppe Picciola e Virginio Zamboni ; collegate dal racconto dell' intero poema. Bologna, Zanichelli, 1883; 16°, pp. XXXIX-273. Ne sono state pubblicate fino al 1909 sette edizioni : l'ultima di pp. XLV1I-474. L'opera illustrativa spetta quasi esclusivamente al Picciola. 1884 21. Versi. Bologna, Zanichelli, 1884; 8°, pp. 21. Ediz. non venale. Dodici poesie, dedicate a Guido Mazzoni. Tutte, meno una, ricompaiono nella raccolta del 1890, ma con notevoli miglioramenti (cfr. n 56). Recensione ne La Patria di Bologna, 16 marzo 1884. 1885 22. Alberto Rbndani, Voci dell' anima: sonetti (Parma 1883). La Domenica del Fracassa (Roma) 4 gennaio 1885: anno lì, n. 1. Recensione, anonima. 23. [In memoria di Alfonso Turri (1808-1883): lettera]. La Domenica del Fracassa (Roma) 11 gennaio 1885: anno II, n. 2. 24. Pai'lecipazio, Racconto immorale (Genova 1884). La Domenica del Fracassa (Roma) 18 gennaio 1885: anno II, ii. 3. Recensione, anonima. 25. Alessandro Negozi, Fantasmagorie : va'si (Ancona 1884). La Domenica del Fracassa (Roma) 15 febbraio 1885: anno li, n. 7. Recensione, anonima. 26. Carlo Mori, Ricordi di scuola, Le allegorie nella Divina Commedia, Profili d'una storia della lirica italiana (Pavia 1884). La Domenica del Fracassa (Roma) 22 febbraio 1885: anno li, n. 8. Recensione, anonima. 27. G. Ragusa Moleli, Miniature e filigrane e Fioritura nuova (Milano, Palermo, 1885). La Domenica del Fracassa (Roma) 8 marzo 1885: anno II, n. 10. Recensione, anonima. 28. Il Carpaccio e il Tiepolo. La Domenica del Fracassa (Roma) 14 giugno 1885: anno II, n. 24. A proposito della monografia di P. G. Molmenti: II Carpaccio e il Tiepolo: studi d' arte veneziana (Torino 1885). 29. Gian Vincenzo Gravina. Lai Domenica del Fracassa (Roma) 6 dicembre 1885: anno II, n. 49. A proposito dello Studio sul Gravina di A. Bertoldi (Bologna 1885). 30. Prefazione a I' Orlando Furioso di Lodovico Ariosto. Firenze, G. C. Sansoni, 1885; 2 voli, in 24" (Piccola Biblioteca; italiana Sansoni). 1886 31. Sogni lunari: versi. La Domenica del Fracassa (Roma) 24 gennaio 1886: anno III, n. 4. «Mentre i bianchi sogni culla», e «Tale a me'sussurrò l'onda», Poi a pp. 121-122 dei Versi 1890 (cfr. n. 56). 32. Sogni autunnali: ottave. Cronaca Bizantina (Roma) 28 febbraio 1886: anno VI, n. 9, pag. 5. «Ecco l'autunno: ora non più la gaia». Poi nei Verni del 1890 a pag. 17. 33. Tramonto napolitano. Il Capitan Fracassa (Roma) 16 maggio 1886. Saffica: «Da un piedistallo di marmoree ville»; poi a pag. 117 dei Versi 1890: «Alto, tra un cerchio di marmoree ville». Recensione ne La Patria di Capodistria, 25 giugno 1886. 1887 34. Ballata. Cronaca minima (Livorno) 30 gennaio 1887 : anno 1, n. 4, pag. 29. «Or che di neve è candida la schiena» (Maddaloni, dicembre 1886). Poi tra i Versi 1890 a pag. 94. 35. Al cimitero: sonetto. Cronaca minima (Livorno) 13 febbraio 1887 : anno I, n. 6, pag. 47. «Non più ghigni beffardi e non clamori». Poi nei Versi 1890 a pag. 80. 36. In gloria d'Isaotta. Cronaca minima (Livorno) 27 febbraio 1887 : anno I, n. 8, pp. 57-59. A proposito di Isaotta Guttadauro e altre poesie di G. D' Annunzio (Roma 1886). 37. A un oriolo a sveglia. Cronaca minima (Livorno) 3 aprile 1887: anno I, n. 13, pag. 101. «Da l'astuccio di bulgaro fragrante. Poi nei l'ersi del 1890 a pag. 107. 38. La Bète. Ci-onaca minima (Livorno) 10 aprile 1887 : anno I, n. 14, pag. 111. A proposito de La Bète di Victor Chcrbuliez (Paris 1887). 39. [Due ballate]. Cronaca minima (Livorno) 8 maggio 1887: anno I, n. 18, pp. 137-138. Con qualche altro minor saggio delle poesie del Picciola, Guido Mazzoni, delineando un profilo letterario di lui, riporta due ballate: «Nel parco, quando al bel sole di maggio» e «Quale negli occhi vostri, o innamorata». Entrambe accolte più tardi tra i Versi del 1890 a pp. 41 e 97. Di questo e di altri profili letterari che il Mazzoni pubblicò nella Cronaca minima fu composto poi il volumetto Poeti giovani: testimonianze d'un amico (Livorno, Giusti, 1888). 40. Due ballate. Cronaca minima (Livorno) 22 maggio 1887 : anno I, n. 20, pag. 157. «Ninfe apparir da i liquidi cristalli» e «Quando piang'on le squille, e al mar vermiglio». Poi nei Versi del 1890 a pp. 30 e 51. 41. Per Ludovico Ariosto. Cronaca minima (Livorno) 19 giugno 1887: anno I, n. 24, pp. 189-192. A proposito di uno studio di Giovanni Targioni Tozzetti Sul Eanaldo Ardito di Ludovico Ariosto (Livorno 1887), e contro questa attribuzione al poeta. Rispose il Targioni-Tozzetti nel n. 25 della Cronaca minima (pp. 196-98), replicò il Picciola nel n. 26 (pp. 205-206): Ancora per L. Ariosto; e il Targioni chiuse la polemica nel n. 27 (pp. 211-212). 42. Le Rime nuove di Giosuè Carducci. Cronaca minima (Livorno) 31 luglio 1887: anno I, n. 30, pp. 233-235. Recensione del detto volume (Bologna, Zanichelli, 1887). 1888 43. San Tommaso d'Aquino: sonetto. Accademia filosofico-poetica in onore di S. Tommaso d'Aquino, tenuta nel seminario di Nola, nel 7 marzo 1888 (Scafati, tip. della Campana del Mezzodì, 1888; 8°, pp. 24) p. 19. «Scudo la fede, e i lucidi pensieri». Poi nei Versi del 1890 a pag. 126. 44. Tre ballate. Strenna del Circolo artistico di Trieste (Trieste, tip. Caprin, 1888; 16°, pp. 98) pp. 15-17. «Chi coglierà più violette? Arguta»; «Nè violetto più cercai. Conquiso» ; «Ma al cenno che benigno or mi comanda». Poi nei Versi del 1890, pp. 27-29. 1889 45. La lingua italiana nell' Italia austriaca. Corriere di Napoli (Napoli) 25-26 giugno 1889. 46. Sestina. Lettere e arti (Bologna) 20 luglio 1889: anno I, n. 26, p. 3. «Cinzia qui regna. Il murmure de 1' acque». Poi nei Versi del 1890, a pag. 35. 47. Per Trieste. Corriere di Napoli (Napoli) 30-31 luglio 1889. Lettera aperta a Edoardo Scarfoglio. 48. Per una frase. Corriere di Napoli (Napoli) 4-5 agosto 1889. Lettera aperta a Edoardo Scarfoglio. 49 Le terze odi barbare di Giosuè Carducci. Corriere di Napoli (Napoli) 20-21, 21-22 novembre 1889. Notizia critica. 1890 50. Sonetto Nelle nozze di Luciano Castaldini con la signorina Lena Minarelli: 15 febbraio 1890. Pesaro, tip. Federici, 1890; duerno. Ediz. non venale. «Nel tuo studio, Luciano, ove cortese» ; poi nei Versi del 1890, a pag. 87. 51. Primavera d' arte: ballata. Vita Nuova (Firenze) 13 aprile 1890: anno II, n. 15. «Giil Santa Reparata arde a' fulgori». Poi a pag. 127 dei Versi 1890. 52. Le Opere di G. Carducci (voli. III-IV). Lettere e arti (Bologna) 26 aprile 1890: anno II, n. 15, pp. 228-229. Notizia letteraria. 53. I gruppi vengono al pettine; Una lezione. L'Indipendente (Trieste) 2, 8 maggio 1890. Due lettere, in polemica col Cittadino di Trieste. 54. A Carlo Vezzani: ballata. Rime di eccellenti autori pubblicate da Tommaso e Vincenzina Casini per Nozze De Simone-Spino la Grimaldi (Bologna, Zanichelli, 1890; 4°, pp. 14; ediz. non venale). «Or che 1' algente sizza aquilonare». Poi nei Versi del 1893 (cfr. n. 65) a p. 12. 55. Da Triestino a Triestino. A Salvatore Barzilai, deputato al Parlamento: lettera aperta. L'Opinione (Roma) 5 dicembre 1890. 56. Versi. Bologna, Zanichelli, 1890; 24°, pp. 151. Dedicati a Giosuè Carducci ; distribuiti in quattro libri, con un preludio e un congedo : I. Echi silvestri ; II. 'Diis patriis italoque coelo' (rime dell'esilio); III. Versi intimi; IV. Fantasie e ricordi. In tutto 82 poesie, delle quali 29 già prima a stampa (cfr. nn. 4, 18, 21, 31-35, 37, 39, 40, 43, 44, 46', 50, 51, 54), ma qui ripreseutate con notevolissimi mutamenti : vedi l'indice dei capoversi in fine a questa bibliografia. Parlarono di questi versi il Capitan Fracassa di Roma, 12 maggio 1890 ; Lettere e arti di Bologna, 31 maggio 1890, anno II, p. 315; l'Intermezzo di Torino, 20 agosto 1890 (Guido Mazzoni) ; VIllustrazione popolare di Milano, 11 maggio 1890 (che riprodusse la poesia A un oriolo a sveglia). E la Strenna poetica della 'Vita Nuova' (Firenze 1890) riprodusse il Congedo e i distici Da Posillipo. 1891 57. I libri nuovi. L'Indipendente (Trieste) 26 aprile 1891. Rassegna delle Poesie di Guido Mazzoni (Bologna 1891), di Primavera di Riccardo Pitteri (Trieste 1891), delle Lettere Provinciali di Dino Mantovani (Teramo 1891). 1892 58. Tre sonetti di Bartolommeo Borghesi, pubblicati per le nozze del coram. Antonio Ceechi con la nobile signorina Lóonie Richard. Pesaro, tip. Federici, 1892; 8°, pp. 12. Ediz. non venale. 59. Ferdinando Martini e il suo nuovo libro. L'Illustrazione italiana (Milano) 31 gennaio 1892: anno XIX, n. 5, p. G7. A proposito del volume Nell'Affrica italiana: impressioni e ricordi (Milano, Treves, 1892). 60. Canzonetta di Aurelio de' Giorgi Bertòla, pubblicata per le nozze dell' avv. Giuseppe Palazzi con la nobile contes-sina Eleonora Giannuzzi-Savelli. Pesaro, tip. Federici, 1892; 8", pp. 9. Ediz. non venale. 61. Ricordi istriani: sonetti. La Biblioteca delle scuole italiane (Ferrara-Verona) 1 giugno 1892: anno IV, n. 17, pp. 267-268. Sei sonetti, dedicati a Giuseppe Vaccai: 1. Il mar non posa. Ne la notte in sordi ; 2. Il cuor s' affigge nel passato e n' ode ; 3. Perchè, o Parenzo, al tuo sonante mare; 4. Cespo di fiori, un'isola s'affaccia; 5. Addio, Parenzo, addio verde costiera ; ti. Ma quel eh' io pur con affannoso grido. Raccolti poi in fine ai Versi del 1893 (cfr. n. 65), 62. La nuova ode di Giosuè Carducci. L'Indipendente (Trieste) 16 settembre 1892. Su 1' ode 'Cadore'. 1893 63. La questione universitaria. L' Adriatico (Pesaro) 1 febbraio 1893. Articolo non firmato : per la riduzione delle scuole superiori del Regno, allora proposta da Ferdinando Martini. 64. Letterati triestini. Nozze Benzoni-Martini : IX ottobre MDCCCXCIIL Bologna, tip. Zanichelli, 1893; 24°, pp. 87. Ediz. non venale. «Conferenza letta a Padova, nella sala della Gran Guardia, la sera di venerdì, 14 aprile 1893, a beneficio della società Dante Alighieri». Una seconda edizione, con la data 1894, fu posta in commercio. Sullo stesso soggetto il Picciola tenne anche una conferenza il 10 aprile 1901 a Firenze, e il 30 maggio 1903 in Ancona. Recensioni : Rivista storica italiana (Torino) vol. XI, 1894, fase. 3; Gazzetta eli Parma 3 gennaio 1896; La Provincia di Capodistria, 16 marzo 1894. 65. Versi. Nozze Picciola-De Segher : IX ottobre MDCCC-XCIII. Pesaro, tip. Federici, 1893; 4°, pp. 22. Ediz. non venale di cento esemplari. Dodici poesie, intitolate «a Silvia Picciola, sorella caramente diletta, nel giorno delle sue nozze». Vi si comprendono i sei sonetti e la ballata, di cui sopra, ai nn. 61 e 54. Recensione di Pfaolo] Tfedeschi] ne La Provincia di Capodistria, 1 febbraio 1894. 1894 66. Quattro lettere inedite di Bartolommeo Borghesi. Numero unico: Repubblica di S. Marino, Inaugurazione del nuovo palazzo del consiglio Principe Sovrano: 30 settembre 1804 (Roma, tip. Perino, 1894; 4°, pp. 44) pp. 24-27. Due a Giulio Perticari, due ad Antaldo Antaldi ; dagli originali della Oliveriana di Pesaro. 67. Calli e canali. L'Indipendente (Trieste) 14 novembre 1894. A proposito della sopracitata e di altre pubblicazioni veneziane dell' editore F. Ongania. 1895 68. Una lettera inedita dì Bartolommeo Borghesi. Giugno MDCCCLXX-Giugno MDCCCXCV: miscellanea pubblicata per 1' Università di Trieste (Trieste, tip. Caprin, 1895 ; 8°, pp. 118) pp. 111-114. 69. In alto ! : sonetto. In memoriam [: miscellanea di scritti in memoria dei giovinetti Gino, Ciro e Bettino Guidi, fratelli] (Pesaro, tip. Federici, 1895; 8°, pp. 61; ediz. non venale) p. 5. «Limpido è il ciel. Per 1' aure luminose». 1896 70. All' amico Giuseppe Biadego : ballata. Nozze Bia-dego-Bernardinelli: XVIII aprile MDCCCXCVI. Pesaro, tip. Federici, 1896; duerno. Ediz. non venale. «Fiori han le fratte, gli alberi e i rosai». Poi nelle Rime del 1899 (il. 79), a pag. 21. 71. Parole pronunziate dal preside del R. Liceo Mamiani, prof. Picciola, nella inaugurazione del monumento a Terenzio Mamiani in Pesaro : 16 agosto 1896. Inaugurazione del monumento a Terenzio Mamiani in Pesaro (Pesaro, tip. Nobili, 1896; 8°, pp. 64) p. 45. Cfr. Il Resto del carlino di Bologna, 19 agosto 1896, dove fu anche riportato il breve discorso. 1897 72. Dalla «Campana sommersa». La Biblioteca delle scuole italiane (Alba) 15 aprile 1897: anno VII, serie prima, n. 1, pp. 4-5. Versione poetica della prima scena del dramma di Gerhard Haupt-mann : Die versunkene Glocke. Dedicata a G. L. Longerich. 73. Erudizione... in bicicletta. La Biblioteca delle scuole italiane (Alba) 1 giugno 1897: anno VII, serie prima, n. 4-6, pp. 54-55, 78-79. Versione di un passo della Podothaumaturgia di don Pietro Rosati, dove si descrive latinamente la bicicletta ; e notizia di un frammento d' antico manoscritto membranaceo della Divina Commedia, ritrovato a Cagli presso il cav. Luigi Mangaroni-Brancuti (cfr. n. 76). 74. Appello ai cittadini di Trieste, «deliberato nell'assemblea dei Triestini residenti nel Regno, tenuta in Milano il 12 dicembre 1897» [Milano, 1897]; foglio volante, s. n. t. Senza nome d'autore; ma steso dal Picciola, che è primo tra i residenti nel Regno sottoscritti. 75. [Lettera a Giuseppe Fabbri, alunno del R. Liceo Ma-miani di Pesaro, vincitore della medaglia d'oro nella gara d' onore per l'italiano fra i licenziati dai Licei del Regno : 5 giugno 1894]. A quanti ebbero cara V anima soavissima e grande di Giuseppe Fabbri, questo ricordo, nel primo anniversario (Rimini, tip. Danesi, 1897; 8°, pp. 45) p. 33. 1898 76. Frammento ignoto di un codice della Divina Commedia, prodotto su quattro tavole. Bologna, tip. Zanichelli, 1898 ; 4°, pp. 9, con 4 tavole eliotipiche. Facsimile dei due fogli membranacei della Divina Commedia ritrovati a Cagli (cfr. n. 73). 77. Canossa: due ballate. All'amico Naborre Campanini. L'Italia Centrale (Reggio-Emilia) 2 maggio 1898. «Non di vasta ombra la ferrigna mole», e «Dante qui trasse. Salutò dal ciglio». Ripubblicate ne Le Grazie : rivista mensile di lettere, scienze ed arti (Catania) novembre 1899, N. S., anno II, n. 2, p. 17. Poi tra le Rime del 1899 (n. 79). 78. «Per le nozze del prof. Giacomo Vanzolini con la signorina Giannina Fornani, settembre 1898» : lettera di Vincenzo Monti. Pesaro, tip. Federici, 1898 ; 16°, pp. 13. Ediz. non venale. Lettera a Giuseppe Lazzari, da Milano 22 gennaio 1825. 1899 79. Rime. Bologna, tip. Zanichelli, 1899 ; 8°, pp. 26. Ediz. non venale. «A mio fratello Arrigo mando in dono queste rime, perchè a lui, vigile in lontani mari sul ponte del comando, rechino il sorriso dei miei bambini». Venti poesie, la maggior parte d'argomento famigliare : vi si comprendono quelle notate qui sopra ai nn. 70 e 77. 80. Angiola Maria: sei ballate. Strenna delle colonie scolastiche estive bolognesi, anno III (Bologna, Zanichelli, 1899; 8", pp. 59) pp. 47-52. Ristampa, dal numero precedente 81. Ippolito Nievo. Corriere d'Italia (Roma) 11 dicembre 1899. A proposito della monografia di Dino Mantovani sul Nievo (Il poeta soldato, Milano, Treves, 1900). 1900 82. I libri a prestito. Corriere d'Italia (Roma) 30 gennaio 1900. Per una maggiore larghezza di prestiti tra le biblioteche governative d'Italia. 83. XXIX luglio: [versi in morte di Umberto I]. La Provincia di Pesaro (Pesaro) 12 agosto 1900; Antologia agraria italiana (Alba) 31 agosto 1900: anno IV. n. 16, pp. 225-226; La Biblioteca delle scuole italiane (Fermo-Bergamo) agosto-settembre 1900: serie II, anno IX, nn. 8-9, pag. 113; e in foglio volante estratto da quest' ultimo giornale. «Sopra i monti e le nubi e 1' aer nero» (Viareggio, 3 agosto 1900). 84. Ferdinando Martini. L'Indipendente (Trieste) 28 novembre 1900. Una visita al governatore dell' Eritrea in Valdinievole. 1901 85. Rassegna della letteratura italiana : intorno a Dante. Rivista d'Italia (Roma) gennaio 1901: anno IV, vol. I, pp. 129-140. 86. Il canto IV del Purgatorio letto nella Sala Dante in Orsanmichele. Firenze, G. C. Sansoni, 1901 ; 8°, pp. 35. (Lectura Dantis). Lettura fatta il 2 febbraio 1901 ; intitolata, in qviesta stampa, «a Guido Mazzoni, la cui amicizia è orgoglio e conforto della mia vita». Più altri canti danteschi espose poi pubblicamente il Picciola, ma senza metterne a stampa le letture: il XXI dell'Inferno a Padova, 1'11 maggio 1903; il V del Paradiso a Roma, il 13 febbraio 1905; il XX del Purgatorio a Genova, il 25 febbraio 1907; 1'XI del Purgatorio a Napoli, il 14 marzo 1908, e a Firenze 1' 8 gennaio 1909; il V del Purgatorio a Siena, il 12 dicembre 1908, e a Trieste, il 7 gennaio 1910; il XII del Purgatorio a Padova, il 25 aprile 1910 (cfr. n. 139). 87. I tre cuori: sonetti. Rivista d'Italia (Roma) febbraio 1901 : anno IV, vol. I, pp. 282-283. «M'invita l'antico costume?» e «Oh ancor, gioventù moribonda», (cfr. n. 143). 88. Emilio Donzelli. L'Indipendente (Trieste) 26 febbraio 1901. Cenno necrologico : cfr. n. 140. 89. Per Giosuè Carducci. Rivista d'Italia (Roma) maggio 1901: anno IV, vol. II, pp. 13-26. Fascicolo della Rivista il' Italia dedicato al Carducci per celebrare il quarantesimo anno del suo insegnamento universitario. Di questo suo scritto il Picciola si giovò anche per il discorso letto, nella stessa occasione, a Bologna (cfr. n. 90). 90. Giosuè Carducci: discorso letto nella sala del Liceo musicale di Bologna il di XIII di maggio MCMI, auspici gli studenti della Università. Bologna, tip. Zanichelli, 1901; 8°, pp. 56. Cfr. I' art. precedente. Questa stampa è intitolata : «A mio padre, Luigi Picciola, che la vita operosa e modesta arrischiò per la patria, sacrificò per la famiglia». I giornali bolognesi del 14 e 15 maggio 1901 dettero conto di questa lettura, che fu ripetuta il 16 maggio a Reggio d' Emilia e il 2 giugno a Lucca. Nel dicembre del 1905 il Picciola parlò ancora una volta del Carducci a Bologna, nel teatro Comunale; e nel febbraio e aprile 1906 a Forlì e a Gorizia. 91. Rassegna di letteratura italiana : romanzi e novelle. Rivista d'Italia (Roma) settembre 1901: anno IV, vol. Ili, pp. 157-169. 92. «Al generale comm. Bernardino Serafini, senatore del Regno, nel sorger del secolo XX, cinquantatreesimo anniversario da quando egli andava a combattere eroicamente le battaglie della indipendenza italiana, questi versi offrono i bambini dell'asilo d'infanzia di Sahara». Foglio volante, [1901], s. n. t. Coro : «Non giochi altri o trastulli». 1902 93. Matelda: studio dantesco. Bologna, N. Zanichelli, 1902; 8°, pp. 52 fig. (Della Biblioteca storico-critica della letteratura dantesca, diretta da Pasquale Papa, serie II, n. 1). Questo studio, intitolato «agli amici Augusto Tamburini e Naborre Campanini», ebbe origine dalla visita che il Picciola fece alla ròcca di Canossa nel maggio del 1898 (cfr. n. 77); e prima di venir messo a stampa avea dato materia a una conferenza. Recensioni : Giornale storico d. lett. ital. voi. XLIV, p. 465; Dullettino della Società dantesca italiana, N. S., X, 370. E cfr. nn. 95, 108. 94. La «Società dantesca italiana» e la «Dante Alighieri». La festa della 'Dante Alighieri' ed il congresso della Società dantesca italiana: numero unico di propaganda (Ravenna, tip. Ravegnana, 1902) 17-19 maggio 1902. 95. Ancora Matelda. Rivista d'Italia (Roma) maggio 1902: anno V, vol. I, pp. 790-793. Cfr. n. 93: risponde a un articolo di Augusto Mancini, nella stessa Rivista, anno V, vol. I, pp. 582-594. 96. Gabriele D'Annunzio e le «Novelle della Pescara». Rivista d'Italia (Roma) agosto 1902: anno V, vol. II, pp. 312-320. 97. Sogni, Felicità: due sonetti. Cyrano de Bergerac (Roma) dicembre 1902: anno II, n. 11, pp. 462-463. «Sogni, a che errare qua e là randagi» e «Splendi in vetta al pensiero? o nei discordi» (cfr. n. 143). 98. Sonetti della giovinezza. Medusa: rivista quindicinale di lettere, arti e scienze (Firenze) dicembre 1902: anno I, nn. 43-44, pp. 1-2. «Ciò che ne l'inquieta anima, e in fondo» (cfr. n. 143); «O giovinezza, furono ammirandi». Segue un sonetto caudato di Guido Mazzoni, col titolo : «A Giuseppe Picciola la Giovinezza risponde». 99. Di palo in frasca: rassegna letteraria. Rivista d'Italia (Roma) dicembre 1902: anno V, vol. II, pp. 1045-1053. 1903 100. La «Francesca da Rimini» di Gabriele D'Annunzio : conferenza. L'Ordine (Ancona) 2-3 marzo 1903. Letta in Ancona il 28 febbraio 1903 a beneficio della Dante Alighieri; ripetuta nello stesso anno a Fiume il 26 marzo, a Trieste il 15 maggio, a Pesaro e a Rimini nell'agosto. Non fu data alle stampe; ma qui se ne registra il riassunto abbastanza largo nel giornale sopracitato. Vedi anche II Capitan Fracassa di Roma, 3 marzo 1903, Il Piccolo e L'Indipendente di Trieste, 16 maggio 1903. 101. Per l'Università italiana di Trieste. Rivista d'Italia (Roma) marzo-aprile 1903: anno VI, vol. I, pp. 431-440. Cfr. Il Piccolo di Trieste, 6 maggio 1903. 102. In casa Leopardi. L'Indipendente (Trieste) 18 giugno 1903. Una visita a Recanati. 103. Dall' esilio : sonetto. Trento e Trieste : numero unico, pubblicato per cura della sede centrale dell'associazione «Trento-Trieste» per la difesa della nazionalità nelle Provincie italiane soggette all' Austria. Vicenza, giugno 1903 (Vicenza, tip. L. Fabris, 1903; 4°, pp. 16) pag. 13. «Io vo pensoso, in gran malinconia» (1898): già a stampa fra le Rime del 1899 (n. 79). 104. A un fiume alpino: ode. Rivista d'Italia (Roma) agosto 1903: anno VI, vol. II, pp. 226-228. «0 forza del monte, o bel fiume» ; ripubblicata per Nozze Pellizzari-Mazzoni (n. 143). 105. XI novembre : [discorso all' Unione costituzionale di Ancona per il natalizio del Re]. L' Ordine (Ancona) 12-13 novembre 1903. 106. Per la festa degli alberi: versi del prof. cav. Giuseppe Picciola, preside del R. Liceo-Ginnasio di Ancona, musica del maestro Mezio Agostini, professore d' armonia nel Liceo Rossini di Pesaro. Pesaro, tip.-lit. Federici [1903]; 4°, pp. 80. Pubblicazione a beneficio dell' asilo d'infanzia di Saltara. L'inno, per fanciulli, com. : «Per greppi, per erti dirupi, per gole», e porta la data: Ancona, 8 aprile 1902. 107. Ultimo olocausto : sonetto. Strenna universitaria a beneficio della cassa soccorso per gli studenti bisognosi della R. Università di Bologna (Bologna, tip. Zamorani e Albertazzi, 1904; 8°, pp. 64) pag. 63. «Quanti adunai nel mio cuor di poeta» (cfr. n. 135). 1904 108. Per Matilde di Canossa: lettera al prof. Michele Sche-rillo. Bibliografìa dantesca: rassegna bibliografica degli studi intorno a Dante, al trecento e a cose francescane (Ci-vidale-Perugia, 1904) anno II, 1903, quad. 1-12, pp. 149-152. Risposta a un articolo critico di M. Scherillo sulla Matelila (n. 93) nel Bidlettino della società dantesca italiana, N. S , X, 370. 109. Letteratura contrabbandiera. La Biblioteca delle scuole italiane (Napoli) 1 febbraio 1904: anno X, serie terza, n. 3, pp. 3-4. A proposito di due volumi di versi di Cesare Bossi (Peregrinando, Trieste 1903, e Intermezzo agreste, Trieste 1904), e di una raccolta di racconti di Haydée (Il ritorno, Torino 1903), 110. Padova e il suo Museo Civico. L'Indipendente (Trieste) 18 febbraio 1904. 111. L'anima dei fiori. L'Indipendente (Trieste) 14 marzo 1904. A proposito del sopraindicato volume di Matilde Serao (Milano 1904). 112. Rassegna di letteratura italiana contemporanea: alma poesis. Rivista d'Italia (Roma) marzo 1904: anno VII, voi. I, pp. 510-524. 113. Urbino e la sua gloria. Rivista d'Italia (Roma) settembre 1904: anno VII, vol. II, pp. 413-436. Ad alcuni esemplari dell' estratto dalla Rivista d'Italia fu aggiunta una copertina col titolo Nozze Zanichelli-Mazzoni : XXI agosto MCM1V, e una lettera dedicatoria al comm. Cesare Zanichelli. Recens. nel Giornale storico d. letter. ital. XLV, 447. Di questo medesimo soggetto, cioè degli splendori di Urbino nel Rinascimento, il Picciola trattò anche in una conferenza letta a Trieste il 22 aprile 1904, a Urbino il 12 giugno 1904, a Firenze il 6 maggio 1907. 114. Studi sull'Ariosto e sul Tasso di Giosuè Carducci. Il Giornale d'Italia (Roma) 20 dicembre 1904. A proposito del volume XV delle Opere del Carducci. 115. Ritorno: sonetto. Strenna universitaria a beneficio della cassa di soccorso per gli studenti bisognosi della r. Università di Bologna (Bologna, s. tip., 1904-05; 8°, pp. 89) pag. 34. «Tenne quel che promise al nidiace». 1905 116. La festa di Raffaello, 28 marzo 1905: discorso. L'Eco di Urbino, periodico quindicinale (Urbino) 2 aprile 1905: anno VII, n. 5. Breve discorso su Raffaello e l'Ariosto, detto nella solenne tornata dell' Accademia di Urbino per il natale di Raffaello. 117. Rassegna di letteratura italiana: 'Otium non sine musis'. Rivista d'Italia (Roma) agosto 1905: anno Vili, voi. II, pp. 296-315. Recensione di oltre ottanta pubblicazioni di versi del 1904-1905. 1906 118. La Vita Nuova di Dante Alighieri. Lectura Dantis. Le opere minori di Dante Alighieri: lettwe fatte nella sala di Dante in Orsanmicliele nel MCMV (Firenze, Sansoni, 1906; 8°, pp. 340) pp. 99-130. Lettura fatta a Firenze il 19 gennaio 1905; intitolata in questa stampa: «alla mia Bice». Ripetuta a Bologna il 3 febbraio, a Fiume il 3 marzo, in Ancona il 4 aprile dello stesso anno ; e nel 190G, a Venezia il 22 aprile, a Trieste il 25 aprile. 1907 119. Giosuè Carducci. Il Piccolo della sera (Trieste) 18 febbraio 1907. In morte del Carducci. 120. Le Odi barbare : frammento. L'Indipendente (Trieste) 19 febbraio 1907. Frammento di uno studio sul classicismo del Carducci. 121. Una lettera di Giosuè Carducci. Il Palvese (Trieste) 24 marzo 1907: anno I, n. 12. 122. A mio fratello Arrigo, superstite dal naufragio dell' «Imperatrix». Pro esposizione pisinese d' arte e fotografia: numero unico (Trieste, Caprin, 1907; 8°, pp. 38). «Dimentica, Arrigo. Fu un truce». 123. Giosuè Carducci : parole dette nel salone dei Cinquecento per commissione del Comune di Firenze il giorno XXIX di maggio del MCMVII, anniversario della battaglia di Curtatone e Montanara, presente S. A. R. il Conte di Torino. Firenze, stab. Chiari, 1907 ; 8°, pp. 35. Pubblicato per decreto e a spese del Comune di Firenze, con questa dedica: «Alla città di Firenze offro con animo devoto questo tenue volume, che porta, unico fregio di nobiltà, il giglio glorioso». In memoria del Carducci il Picciola parlò ancora in Ancona e a Venezia, il 3 e 17 marzo, a Pesaro il 14 aprile 1907. E cfr. 1' art. seguente. 124. Giosuè Carducci commemorato in S. Miniato. Firenze, tip. Aldina, 1907; 8°, pp. 8. Conferenza letta a San Miniato il 2 giugno 1907. 125. Giosuè Carducci per il suffragio universale. Un discorso improvvisato : rievocazioni. La TiHbuna (Roma) 29 luglio 1907. Lettera al direttore della Tribuna, accompagnandogli il discorso detto dal Carducci il 22 agosto 1880 a Venezia in un comizio per il suffragio universale. La maggior parte della lettera venne riprodotta, insieme col discorso, nella Miscellanea carducciana di A. Lumbroso (cfr. nn. 152-153), a pp. 220-228. 1908 126. La questione edilizia del Liceo-ginnasio 'Galileo'. Marzocco (Firenze) 26 gennaio 1908: anno XIII, n. 4. Per 1' ampliamento di questo istituto, che il Picciola propugnò e ottenne dal Comune di Firenze. Cfr. La Nazione di Firenze, 5-6 febbraio 1909. 127. Giosuè Carducci e Giacomo Leopardi: discorso tenuto il 16 febbraio 1908 a Recanati, nella sala del palazzo comunale. Recanati, tip. A. Carelli, 1908; 8°, pp. 22. «Stampato in edizione di 150 esemplari a spese del Comune di Re-canati». E prima lo aveva pubblicato La Tribuna di Roma nel numero del 17 febbraio 1908. 128. Giuseppe Chiarini. Il Piccolo della sera (Trieste) 6 agosto 1908. In morte del Chiarini. 129. La 'Dante Alighieri'. La Nazione e Fieramosca (Firenze) 26-27 novembre 1908. Appello del Picciola, presidente della sezione fiorentina della Dante Alighieri, in occasione dei tumulti di Vienna contro gli studenti italiani. 130. Le Nuove liriche di Vittoria Aganoor Pompilj. La Tribuna (Roma) 30 dicembre 1908. 131. Antologia carducciana: poesie e prose, scelte e commentate da Guido Mazzoni e Giuseppe Picciola. Bologna. Zanichelli, 1908; 8", pp. V-445. Nel 1911 si è pubblicata la terza edizione, di pp. XIII 522. N' è stata fatta anche una edizione francese a cura di A. Lava : Oeuvres poétiques eie G. C., choisies et commentées par G. M. et G. P. (Paris, Delagrave, [1908]; 16°, pp. 240). 1909 132. Una confessione. L'Illustrazione italiana (Milano) 8 agosto 1909: anno XXXVI, n. 32, pag. 138. Lettera a Ferdinando Martini, nel centenario del Giusti. 133. Prefazione alla monografia di Giulio Vaccai, Pesaro: pagine di storia e di topografia (Pesaro, tip. Federici 1909; 16° fig,, pp. IX-208). 134. «Agli studiosi di questioni didattiche, ai corpi scientifici e letterari, alle facoltà universitarie e agli altri istituti superiori, ai collegi dei professori e alle società pedagogicho professionali degli insegnanti» : circolare accompagnatoria del questionario proposto dalla Commissione Reale per l'ordina- mento degli stud! secondari in Italia (27 marzo 1906). Ministero della P. Istruzione : Commissione Reale per l'ordinamento degli studi secondari in Italia (Roma, tip. Cecchini, 1909; 8°, voli. 2) vol. II, pp. 15-20. Fu il Picciola tra i più attivi nella sopradetta Commissione (1905-1908); e questa circolare venne primamente in luce col suo nome (cfr. la Tribuna di Roma, 1 maggio 1906). 1910 135. Offerta : sonetto. La strenna delle colonie scolastiche estive bolognesi, anno XIII, gennaio MCMX: Fiori di poesia, Liriche (Bologna, Zanichelli, 1910; 8°, pp. 53) pag. 52. «Quanti adunai con ansia di poeta» (cfr. n. 107). 136. In morte di Vittoria Aganoor Pompilj : ode. La Tribuna (Roma) 13 maggio 1910. «Oh poetessa, oh vision di morte !» 137. [Discorso commemorativo di Curtatone e Montanara, detto il 29 maggio 1910 nel salone del Municipio di Prato], La Patria (Prato) 5 giugno 1910. 138. Inno a Rossini. Pesaro: Liceo musicale Rossini; Sàbato 23 luglio 1910: primo saggio di alunni compositori, cantanti e istrumentisti. Pesaro, tip. Nobili, 1910; fol. voi. «0 divin maestro, il fremito» : coro, musicato da G. Gigante. 139. La creatura bella. Pagine Istriane (Capodistria) giugno-settembre 1910, pp. 60-62. Saggio della lettura sul XII del Purgatorio letta a Padova il 25 aprile 1910 (cfr. n. 86). 140. Prefazione alle Memorie del battaglione universitario romano nelle campagne del Veneto e di Roma (1848-1849) di Emilio Donzelli, pubblicate per le Nozze Ferroni-Fradeletto: X settembre MCMX (Pesaro, tip. Federici, 1910; 8°, pp. XXIX-65). Ediz. non venale, con ritratto del Donzelli. 141. Prefazione al volume: Parenzo per l'inaugurazione del nuovo palazzo del Comune (Parenzo, editore il Comune, tip. Coana, 1910; 8°, pp. XIII-294 fig.). 142. Alcune lettere inedite di monsignor Gaspare Negri vescovo di Parenzo. Miscellanea di studi in onore di Attilio Hortis : Trieste, maggio MCMIX (Trieste, tip. Caprin, 1910 ; 8°, pp. 1055) pp. 691-717. Ventiquattro lettere (1753-1771) ad Annibale Olivieri, dagli originali della Oliveriana di Pesaro. 1911 143. Versi per le Nozze Pellizzari Mazzoni : Firenze, III del MCMXI. Firenze, tip. Galileiana, 1910; 8°, pp. 18. Ediz. non venale. Sonetto dedicatario alla sposa, Silvia di Guido Mazzoni : «Varchi la soglia sorridendo, e via» ; I tre cuori, due sonetti (cfr. n. 87); Stornelli; Sveglia: «Vibra improvviso un garrulo tintinno»; Tutti i tesori: «Ciò che nell'inquieta anima, e in fondo» (cfr. n. 98); Felicità: «Splendi in vetta al pensiero? o nei discordi» (cfr. n. 97); A un fiume alpino: «0 riso del monte, o bel fiume» (cfr. n. 104). 144. Foscarina Trabaudi Foscarini, Della critica letteraria di G. Carducci: note ed osservazioni (Bologna 1911). Rassegna bibliografica della letteratura italiana (Pisa) 31 gennaio 1911: anno XIX, n. 1, pp. 13-16. Recensione. 145. [Discorso detto a Fiesole il 5 marzo 1911, inaugurandosi una lapide a Giosuè Carducci]. La Nazione (Firenze) 6 marzo 1911. Transunto, con qualche passo testuale. 146. Per un soldato d'Italia (capitano Valentino Ferliga): discorso tenuto nell' aula magna del r. Istituto Tecnico di Firenze, il giorno 26 marzo del 1911, per iniziativa della società studentesca «Sursum corda». Firenze, stab. Ci velli, 1911; 16°, pp. 15. «Si vende a beneficio del battaglione scolastico fiorentino», che istituito dal Picciola, ebbe primo istruttore il capitano Ferliga, triestino. Fu pubblicato dapprima questo discorso nel Giornalino della Domenica di Firenze 2 aprile 1911 (anno VI, n. 14, pp. 12-14); e ne venne estratta la edizione sopradescritta. 147. A. Jeanroy, Giosuè Carducci: V homme et le poète (Paris 1911). Rassegna bibliografica della letteratura italiana (Pisa) 30 giugno 1911: anno XIX, n. 6, pp. 201-206. Recensione. 148. Versi per le Nozze Toraldo di Francia-Mazzoni : Firenze, III luglio MCMXI. Firenze, tip. Galileiana, 1911; 16°, pp. 11. Ediz. non venale. Nonnina: «S'io vo (con che trepido cuore)»; Sposa: «Nell'ombra fragrante dei tigli». 149. Versi. Rassegna contemporanea (Roma) ottobre 1911: anno IV, n. 16, pp. 29-31. Due sonetti: «Di uscir dai ferrei vincoli dei sensi», «Vidi (e ne ho ancor la mente impaurita)», e la poesia Nonnina (cfr. n. 148). Con questi, che furono gli ultimi versi pubblicati da lui, ricordiamo gli stornelli per l'impresa italiana in Libia, di cui un saggio postumo stampò il prof. G. Quarantotto nell' Idea Italiana di Rovigno (8 agosto 1912: anno XVI, n. 720); e qui è anche pubblicata una delle prime cose sue giovanili, un sonetto all' Istria: «In fra un nembo di fiori e di verzura». 150. [Parole del preside del Liceo Galileo sul feretro di Cecchino Tosi: 22 ottobre 1911], In memoria di Francesco Tosi: 20 agosto 1803-21 ottobre 1911 (Firenze, tip. Barbèra, 1911; 8» fig., pp. 17). 151. Alessandro Manzoni, il conte di Cavour, e la 'povera Veneziana'. Rivista d'Italia (Roma) novembre 1911: anno XIV, vol. II, pp. 723-736. Col ritratto di Marianna Goretti-Gargnani e i facsimili di due biglietti del Manzoni e del Cavour a lei, per ricordo di una sua patriottica gita a Milano nel febbraio-marzo 1860. 152. Come conobbi il Carducci. Miscellanea carducciana raccolta da Alberto Lumbroso (Bologna, Zanichelli, 1911; 8°, pp. XXXII-397) pp. 102-105. Lettera ad Alberto Lumbroso, dove riporta il principio del sonetto mandato nel 1877 al Carducci (cfr. n. 3) e la lettera di risposta del Carducci. 153. Una lettera di Giosuè Carducci (1855). Miscellanea carducciana raccolta da Alberto Lumbroso (Bologna, Zanichelli, 1911; 8°, pp. XXXII-397) pp. 167-176. 1912 154. Tripoli e l'Italia : discorso all' Unione liberale di Firenze, X febbraio MCMXII. Firenze, tip. Civelli, 1912; 8°, pp. 15. 155. Carducci, Iddio e il Re. Rivista di Roma (Roma) 10 febbraio 1912: N. S., anno XVI, vol. I, pp. 71-77. 156. Pascoli biografo di G. Carducci. Rivista di Roma (Roma) 10 aprile 1912: N. S., anno XVI, vol I, pp. 225-227. 157. Un sonetto giovanile di Giovanni Pascoli. Numero unico de La Fiamma (Pola) maggio 1912. 158. Poeti d'oltre confine. Firenze, Sansoni (in corso di stampa). Antologia, ordinata cronologicamente : la stampa, già bene avviata da lui, avrà le ultime cure dal figliuolo, Gino, e prefazione di Guido Mazzoni. INDICE DELLE POESIE I numeri preceduti da asterisco corrispondono alle pagine della raccolta dei Versi stampata a Bologna nel 1890 (n. 56, che si sottintende così citato); i numeri seitz'alcun segno richiamano gli altri articoli di questa bibliografia *). Addio, Parenzo, addio verde costiera 61, 64. Ahi! tu che il cuore generoso e hello 21, *66. Alta è la luna, e il mareggiar de 1' onda 64. Alto, tra un cerchio di marmoree ville 33, *117. A' tuoi tiepidi venti, al tuo bel sole 64. Ben torna maggio, ben la fiammante *59. Buono è viver tra' campi. Anche il mistero *47. Cantano i pescatori in lunga schiera *52. Cedi, o fanciulla. A te pronubo il sole 5. Ceralo ondeggia 1' adriano mare 64. Cespo di fiori, un' isola s' affaccia 61, 64. Chi coglierà più violette? Arguta 44, *27. Cinque nude bellissime sirene *83. Cinzia qui regna. II murmure de P acque 46, *35. Ciò che ne l'inquieta anima, e in fondo 98, 143. Come quando da' poggi orientali *74. Con le mammole viole *9. Contessa, è dolce a 1' ora del tramonto *129. Corra su cheto mar, con mite vento 79. Curve in serena e florida ghirlanda *26. Da 1' astuccio di bulgaro fragrante 37, *107. Dal nido del mio cuore a voi s'invola *93. D' amor dite costume e nascimento *98. Dante qui trasse. Salutò dal ciglio 77, 79. Di fiori e perle una gentil ballata *101. Dimentica, Arrigo. Fu un truce 122. Di uscir dai ferrei vincoli dei sensi 149. Dolce de le ospitali ombre il ristoro *15. *) Col numero 4 0'> si aggiunge qui una pubblicazione di versi, non registrata, per inavvertenza, a suo luogo; cioè cinque ballate e tre sonetti, che, sotto il titolo Agli amici, si stamparono in Lettere e arti di Bologna, a pp. 35-36 dell' anno XI, n. 3 (1 febbraio 1890). Due ballate a Dino Mantovani : «Non la Fede mi dà balsami quando», «L' anima trema di dolcezza, o Dino»; due sonetti a Severino Ferrari: «0 Severino, a noi giocondi matti», «Sono i cuor nostri gorglieggianti broli»; tre ballate a Guido Mazzoni (con una, di proposta, del Mazzoni): «Quando la luna ne le vetriate», «Oh nou per me le note arabescate», «Poi non più il galoppar de' corridori». Dolce è 1' amarti, o Lina, ora che spenta *76. Dolce è la sera: i frascheggianti uccelli 21, *23. Dopo tanto abbandono, ecco io ritorno *33. E al cenno che benigno or mi comanda 44, *29. Ecco l'autunno: ora non più la gaia 32, *17. Ecco la vetta. Al falco, ardito augello *45. Eccomi, Bice. Io corro a la letizia 79, 80. E come è dolce, a sera, pe' tranquilli *46. E crescerà gentile, ilare, forte 79, 80. Ero a l'Immacolatella *53. E vo pensoso in gran malinconia 79, 103. Fiora è di là dal mare. Alta sul mare 21. Fior del deserto 149. Fior della vita 143. Fiori han le fratte, gli alberi e i rosai 70, 79. Fiori? ho negli occhi (oh, vision remota!) 79 Fuma sul desco il dolce desinare 79. Giacciono spenti ornai tutti i desiri *104. Già Santa Reparata arde a' fulgori 51, *127. Grido di scolta o rombo di campana 79. Il cuor fra vani desideri errante *84. Il cuor s'affigge nel passato e n' ode 61, 64. Il mar cinge la spiaggia 64. Il mar non posa. Ne la notte in sordi 61, 64. In fra un nembo di fiori e di verzura 149, In gran periglio mareggiò la nave 79. Io fui ne' giovini anni un don Chisciotte 79. Io vidi già tra nevicati rami 79, 80. L' anima trema di dolcezza, o Dino 49b, *134. La notte è d' argento : ne 1' onda *123. Le lepri eran sul prato umido a torme *39. Limpido è il ciel : per 1' aure luminose G9. Ma quel ch'io pur con affannoso grido 61, 64. Mentre i bianchi sogni culla 31, *121. Mentre il giocondo aprile or tra' roseti *125. M'invita 1' antico costume 87, 143. Mite, o trillanti uccelli, è la serata 21, *24. Molle respira, e rorida s' addorme 79, 80. Mormora il mar ne le deserte notti *70. Neil' ombra fragrante dei tigli 148. Nel parco, quando al bel sole di maggio 39, *41. Nel tuo studio, o Luciano, ove cortese 50, *87. Nel verziere de le fate *73. Nè tal mai finse statuario elleno 79. Nè violette più cercai. Conquiso 44, *28. Ninfe apparir da' liquidi cristalli 40, *30. Non cosi al sole un calice di vino 79. Non di vasta ombra la ferrigna mole 77, 79. Non giochi altri, o trastulli 92. Non la fede mi dà balsami quando 49b, *133. Non perchè nel mattili puro e fragrante *79. Non più ghigni beffardi, e non clamori 35, *80. Non te affatica, o Lina, de' tranquilli 21, *75. 0 ancor, gioventù moribonda 87, 143. O Angiola Maria, nome soave 79, 80. 0 Bice, o figli, a voi lontani io penso 79 (bis). 0 che tu scenda come un dio dal monte 3, 152. 0 del cuor sogni, o fantasimi *141. 0 divin maestro, il fremito 138. Oggi più signorile e più giulia 79, 80. 0 giovinezza, furono ammirandi 98. 0 mammole fragranti, onde le apriche *102. 0 messere ed amico, il cuor risponde *42. 0 miei facili errori, onde adombrai *103. 0, non per me le note arabescate 49b, 137. 0 poetessa, o vision di morte 136. Or che di Cinzia il mite incantamento *116. Or che di neve è candida la schiena 34, *94. Or che 1' algente brezza aquilonare 54, 64. Or de' monti petrosi urge le vette 21, *65. 0 riso del monte, o bel fiume 104, 143. 0 Severino, a noi, giocondi matti 49b, *85. 0 vaghe damigelle, al colle in vetta *43. Parli arridendo, e 1' anima rapita *115. Pei dirupi balzando agile, desta 18, 21, *14. Penso, guardando un mio vecchio ritratto 21, *89. Perchè ne' tuoi stellanti occhi s' aduna *100. Perchè, o Parenzo, al tuo sonante mare 61, 64. Per greppi, per erti dirupi, per gole 106. Piego la testa al dolce giogo. Accende 18, 21, *13. Piove, e vien contro i cristalli 4, *67. Poi non più il galoppar de' corridori 49b, *138. Quale negli occhi vostri, o innamorata 39, *97. Quali dal fango reo de la palude 21, *82. Quando il freddo incantesimo lunare *78. Quando la luna ne le vetriate 49b, *136. Quando nel petto sbigottito piomba *105. Quando piangoli le squille, e al mar vermiglio 40, Quanti adunai con ansia di poeta 107, 135. Reca dal bosco a noi la brezzolina *44. Ride il ciel luminoso in tutti i seni 21, *81. Rosea s' affaccia al mare la villa di Roccaromana *5 Scoppietta da' sermenti ilare e chiaro *95. Scudo la fede, e i lucidi pensieri 43, *126. Se a 1' alba inonda il sol roseo le tetre *25. S'io vo (con che trepido cuore) 148, 149, Sogni, a che errate qua e là randagi 97. Sono i cuor nostri gorgheggianti broli 49b, *86. Sopra i monti e le nubi e 1' aer nero 83. Splendi in vetta al pensiero? o nei discordi 97, 143. Tale a me sussurrò 1' onda 31, *122. Tenne quel che promise al nidiace 115. Torna, dolcezza mia, ne la memoria *106. Torna e invermiglia aprii vergini rose *69. Tra i rami frondeggianti irrompon gai *32 Trema esausta la lampa, e più ne 1' ombra *99. Tu parti, Lina. In triste abbattimento 21, *77. Udii del laureto a 1' ombria grata *128. Un fiammeggiante avea scudo vermiglio t>4. Varchi la soglia sorridendo, e via 143. Vegliano intorno, immobili giganti *31. Vibra improvviso un garrulo tintinno 143. Vidi (e ne ho ancor la mente impaurita) 149. Vittoriosa sul fumante mare *96. INDICE DEI NOMI E SOGGETTI Aganoor Pompilj Vittoria 130, 136. Agostini Mezio 106. Alighieri Dante 73, 76, 85, 86, 93-95, 108, 118, 139. Ariosto Lodovico 20, 30, 41, 114, 116. Barrili Anton Giulio 10. Barzilai Salvatore 55. Battaglioni scolastici 146. Bertòla Aurelio 60. Bertoldi Alfonso 29. Biadego Giuseppe 70. Bianchi G. 11. Biblioteche 82. Boralevi Giuseppina 5. Borghesi Bartolommeo 58, 66, 68. Campanini Naborre 77, 93. Carducci Giosuè 3, 14, 42, 49, 52, 56, 62, 89, 90, 114, 119-121, 123, 124, 127, 131, 145, 147, 152, 153, 155, 156. Carpaccio Vittore 28. Castaldini Luciano 50. Cavour Camillo 151. Cecchi Antonio 58. Cherbuliez Victor 38. Chiarini Giuseppe 128. Commissione reale per la riforma della scuola media 134. Curtatone e Montanara 137. D'Annunzio Gabriele 36, 96, 100. Donzelli Emilio 88, 140. Fabbri Giuseppe 75. Ferliga Valentino 146. Firenze 123, 126, 146, 154. Garibaldi Giuseppe 15. Giovagnoli Raffaello 1. Giusti Giuseppe 132. Goldoni Carlo 6. Goretti-Garguani Marianna 151. Gravina G. Vincenzo 29. Guidi Gino e fratelli 69. Guidi Tommasina 9. Hauptmann Gerhard 72. Haydée 109. stria 6!, 141, 142, 149. eanroy A. 147. Leopardi Giacomo 102, 127. Liceo Galileo di Firenze 126, 146. Longerich G. L. 72. Luzio Alessandro 19. Mamiani Terenzio 71. Mantovani Dino 57, 81. Manzoni Alessandro 151. Martini Ferdinando 59, 63, 65, 84, 91. Masi Ernesto 6. Matilde (contessa) di Toscana 93, 95, 108. Mazzoni Guido 7, 19, 21, 56, 57, 98, 131, 143, 148, 158. Molmenti Pompeo 29. Monti Vincenzo 7, 78. Mori Carlo 26. Negozi Alessandro 25. Negri Gaspare 142. Nievo Ippolito 81. Padova, Museo Civico 110. Parenzo 61, 141, 142. Partecipazio 24. Pascoli Giovanni 156, 157. Pesaro 71, 133, 138. Picciola Arrigo 79, 122. Picciola Gino 158. Picciola Giuseppe. Pubblicazioni anonime 9-11, 14, 16, 22, 24-27. Pseudonimi: Alabarda in campo rosso 17; Giovine Ausonio 1, 2; Giulio Erastene 4. P o e s i e 4, 5, 18, 21, 31-35, 37, 39, 40, 43, 44, 46, 50, 51, 54, 56, 61, 65, 69, 70, 72, 73, 77, 79, 80, 83, 87, 92, 97, 98, 103, 104, 106, 107, 115, 122, 135, 136, 138, 143, 148, 149, 152. Rassegne critiche e notizie di varia letteratura contemporanea, articoli polemici, ecc. 1, 2, 8-11, 19, 22, 24-27, 36, 38, 57, 59, 81, 84, 91, 96 , 99, 100, 109, 111, 112, 117, 130, 132, 156. Scritti carducciani 3, 14, 42, 49, 52, 62, 89, 90, 114, 119-121, 123-125, 127, 131, 145, 147, 152, 153, 155, 156. Scritti danteschi 73, 76, 85, 86, 93, 95,108, 118, 139. Scritti di varia erudizione storico-letteraria 6, 7, 12, 13, 17, 28-30, 41, 58, 60, 64, 66, 67, 68, 73, 78, 102, 110, 113, 114, 116, 133, 141, 142, 151, 158. Scritti patriottici e politici 2, 14, 15, 16, 23, 45, 47, 48, 53, 55, 74, 88, 94, 101, 105, 129, 137, 140, 146, 154. Scritti per la scuola 20, 63, 71, 75, 82, 106, 126, 131, 134, 146, 150. Periodici ai quali collabo-r ò : Adriatico Pesaro 63 ; Antologia agraria italiana Alba 83 ; Archivio storico per Trieste, V Istria ed il Trentino Roma 13; Bibliografia dantesca Cividale 108; Biblioteca delle scuole italiane 61, 72, 73, 83, 109; Capitan Fracassa Roma 33 ; Corriere d'Italia Roma 81 ; Corriere di Napoli Napoli 45, 47, 48, 49; Cronaca bizantina Soma 31 ; Cronaca minima Livorno 34-42 ; Cyrano de Bergerac Roma 97 ; Domenica del Fracassa Roma 22-29, 31 ; Domenica letteraria Roma 19 ; Eco del popolo Trieste 14, 15, 17 : Eco dì Urbino Urbino 116; Fanfulla della domenica Roma 6, 9-11 ; Fiamma Pola 157 ; Fieramosca Firenze 129 ; Giornale d'Italia Roma 114 ; Giornalino della domenica Firenze 146 ; Il Giovane Trieste 1, 2; Grazie Catania 77 ; Illustrazione italiana Milano 59, 132; Indipendente Trieste 53, 57, 62, 67, 84, 88, 101, 110, 111, 120; Italia centrale Reggio-Emilia 57 ; Lettere e arti Bologna 46, 52 ; Mameli Genova 4 ; Marzocco Firenze 126 ; Medusa Firenze 98; Nazione Firenze 129, 145 ; Opinione Roma 55 ; Ordine Ancona 100, 105 ; Pagine Istriane Capodistria 139 ; Palvese Trieste 121; Patria Prato 137 ; Piccolo Trieste 119, 128 ; Preludio Ancona 18 ; Provincia di Pesaro Pesaro 83; Rassegna contemporanea Roma 149 ; Ri- vista d'Italia Roma 85, 87, 89, 91, 95, 96, 99, 101, 104, 112, 113, 117, 151; Rivista (Nuova) internazionale Firenze 12 ; Rivista di Roma Roma 155; Tribuna Roma 125, 127, 130, 136; Vita Nuova Firenze 51. Picciola Luigi 90. Picciola-De Segher Silvia 65. Pitteri Riccardo 57. Poesia contemporanea 22, 25, 27, 57, 109, 112, 117, 157 ; e v. Carducci G. Poeti d' oltre confine 158. Quarantotto G. 149. Raffaello d' Urbino 116. Ragusa-Moleti G. 27. Risorgimento nazionale : v. Picciola G., Scritti patriottici e politici. Ròndani Alberto 22. Rosati Pietro 73. Rossi Cesare 109. Rossini Gioacchino 138. Scarfoglio Edoardo 47, 48. Scherillo Michele 108 Serafini Bernardino 92. Serao Matilde 111. Settembrini Luigi 2. Società Dante Alighieri 64, 94,100,129. Società dantesca italiana 86, 94. Targioni-Tozzetti Giovanili 41. Tiepolo G. B. 28. Tosi Francesco 150. Trabaudi Foscarini F. 144. Trieste 16, 17, 45, 47, 48, 53, 55, 64, 74, 101, 109, 158. Tripoli 154. Turri Alfonso 23. Umberto I 83. Università 63, 101. Urbani de Gheltoff M. 6. Urbino 113, 116. Vaccai Giulio 133. Vaccai Giuseppe 61. Vannetti Clementine 7, 12, 13. Vanzolini Giacomo 78. Venezia 67, 151. Vezzani Carlo 54. Zamboni Virginio 20. Zanichelli Cesare 113. Salomone Morpurgo Due lettere inedite li Pietro Kandler a Tommaso Bar conservate nella biblioteca di Trento. In occasione di un nostro recente convegno, mio cognato, il Prof. Lodovico Oberziner, direttore della biblioteca di Trento, mi partecipava l'esistenza di due lettere dirette da Pietro Kandler, poco prima della sua morte, a Tommaso Gar *), esi- *) Tommaso Gar nacque a Trento ii 22 Febbraio 1808, compi le scuole medie nella città natale e nel 1831 prese la laurea di filosofia a Padova, donde passò 1' anno appresso a Vienna per {studiarvi la lingua e letteratura tedesca. A Vienna iniziò nella Biblioteca Palatina importanti ricerche storiche che fece più tardi oggetto di pregevoli pubblicazioni. Divenne Segretario del co. Maurizio Dietrichstein, Gran maggiordomo di Corte, coli' incarico di sbrigare la corrispondenza italiana dell' Imperatrice Maria Anna; e accompagnò nel 1838 la coppia imperiale in un viaggio a Milano e a Venezia, del quale esiste in ms. un diario di Memorie e impressioni alla biblioteca di Trento. Collaborò nei due anni seguenti alla Rivista Viennese del Bolza. Nel 1842 si recò a Firenze per prestar 1' opera sua nella compilazione dell 'Archivio storico italiano del Vieusseux. E' tutto suo, frutto di tre anni di studio, il volume Foscariano, V della I serie (1843), e negli anni successivi seguono altre importantissime pubblicazioni. Nel Maggio 1847, fu nominato direttore della Biblioteca universitaria di Padova. Ma dopo la rivoluzione del Marzo '48 si mette a disposizione del Governo provvisorio di Venezia e va, coli'Aleardi, in missione diplomatica a Parigi, con scarso frutto. Confinato dal Governo a Trento, con divieto di oltrepassarne le mura, viene nominato bibliotecario del Comune nel 1853 e vi rimane fino a mezzo il 1862, e pubblica in questo tempo 7 volumi di materiali per la Storia di Trento, che il Gregorovius chiamò «imperituro monumento di amore patrio». Nel 1862 accetta la nomina a rettore del Convitto Nazionale Longone di Milano, posto che non confaceva alle sue attitudini e che abbandona poco dopo, quando nell'Agosto 1863 vien nominato Direttore della Biblioteca universitaria di Napoli, nella quale carica compì un' opera di riorganizzazione apprezzatissima, e tiene in pari tempo a quella Università un corso di biologia pubblicato nel 1863 dal Pomba di Torino. Nel 1867 abbandona anche Napoli per assumere la direzione dell'Archivio Veneto dei Frari, e in tale veste ebbe l'incarico nel '68 di stipulare col commissario del governo austriaco cav. Arneth la riconsegna dei codici e documenti levati dopo la guerra del '66 dalla Marciana e dall'Archivio Veneto e trasportati a Vienna e a Pola. stenti fra le carte di questo patriotta e letterato trentino conservate nella biblioteca di Trento. Il Prof. Oberziner, pregato da me, non solo aderi gentilmente a comunicarmele in copia esatta, ma vi aggiunse alcune note riguardanti persone e fatti che potrebbero essere fra noi sconosciuti. Mi è grato potervi comunicare il tenore delle due lettere e delle note che vi si riferiscono e che voi avete gentilmente aderito di pubblicare. Dr. C. 1). 15 febb. 1870 Trieste Prestantissimo Sig.r Commendatore Ho tardato a riscontrare la gentile sua lettera dei 7 Febbraro, in attesa delle spedizioni annunciatemi ; non posso tardare oltre per recarle mie grazie, così per 1' aggregazione all' Instituto, come pel manoscritto del Nocher sulla Venezia e sull' Istria, del quale sono in grandissimo desiderio. Ho desiderato da lunga pezza di far conoscere a questi litoranei, ove sieno e chi sieno ; ed ancorché le tariffe doganali non registrino fra gli articoli ammessi, le lettere, un po' di merce di contrabbando penetra ad onta di tutti i doganieri e delle taglie pei denuncianti. Mi conforta 1' udire che il Conte Matteo Thun*) abbia gradito le mie chiacchiere sul Trentino, ed anche sui Longobardi; volentieri mi presterò alle sue indagini, abbenchè non abbiamo avuto contatti che con Adelchi e Desiderio che si dissero nostri duchi. L'insigne tavola enea di Cles, mi ha recato nel Trentino, del quale fò meno studio di quello che attenzione, tratto dalla identità del dialettto Moriva improvvisamente addi 27 Luglio 1871 in Desenzano. Godette 1' amicizia, ed ebbe con lui lunga e importante corrispondenza, conservata quasi integralmente nella biblioteca di Trento, del Tommaseo che, in uno dei suoi ultimi scritti : La cattedrale di Selenico e Giorgio Dalmatico suo architetto, lo commemora con grande affetto. Tolgo queste notizie dall'opuscolo del Prof. Oberziner: «Tommaso Gar commemorato da Nicolò Tommaseo» — Trento 1908, al quale rimando il cortese lettore che avesse vaghezza di saperne di più sullo stesso Gar, sulle sue opere e sulle sue relazioni col Tommaseo. L'argomento integrale delle note successive mi fu cortesemente comunicato dallo stesso Prof. Oberziner al quale rendo vive grazio per le importantissime comunicazioni che riguardano il principe dei nostri storici. ') Il conte Matteo Thun, di Trento (1812-1892), fu autore di vari opuscoli storici ed economici. Il più importante: «Il Ducato di Trento nei sec. XI e XII» (Trento 1868). di Trento e di Trieste ai due estremi della antica Venezia, ma non ho materiali ; si figuri non ho il Codice del Wanga edito dal Kink, — abbiamo una B blioteca «Incus a non lucendo» ed i numerosissimi tirolesi di Trieste, sono preoccupati da altri interessi. Ho ritrosia a pitoccare ; il Presidente Barone Cresseri1) mi favorì ad videndum, il di lei stampato sulla Magistratura di Trento. Il mio amico Luciani le avrà comunicato a che punto sia per Trento. Il mio collega di Accademia Koch ha con soverchia animosità maltrattato i Tridentini, e così altro, anteriore in tempo., nel che siamo in Istria, meno esposti, avendo framezzo li Sloveni, che hanno bisogno di lungo tempo ; fino a Marburg, il camino [sic] è lungo. Ignoro se lo Sulzer2) abbia continuato le diligenti indagini sui dialetti — materiali irrecusabili ed antichi. Io credo che una indagine sul dosso delle Alpi, da Mentono o Monaco, al Carnero, darebbe risultati inattesi ; di corografia, di lingue, di genti, di storia credo di essere in chiaro (crepuscolo) fino all' Adige, spero che vi si verrà. In tutto grato animo, stima e dilezione, devotissimo Kandler 19 Marzo 1870 Trieste Prestantissimo Sig.r Commendatore Era in rimorso di risposta all' amorevole suo foglio del 6 Marzo e di ringraziamenti per li stampati trasmessimi, quando jeri dì mi giunse altra del 17 Marzo e novello dono. Mi erano ignoti li scritti del de Martini3), ed avidamente li lessi con grande soddisfazione, ancorché 1' epigrafia sia dopo il de Martini giunta a certezza di spiegazione, di sigle e voci che allora erano incerte ed ignote. Ho letto avidamente li Statuti di Ripa, di Roboreto, di Trento, e mi parvero bei monumenti di gius municipale, e di forma di Comuni, in tempi nei quali 1' autogoverno tenevasi depresso — ed i Comuni subditi, cosi da Vescovi principi, come dai Veneziani, che avevano fin dal XV secolo proclamata e posta in pratica la così detta ') Simone dei Baroni Cresser nato in Trento nel 1800, f 1880. Percorse la carriera legale giudiziaria, fu consigliere al Tribunale di Mantova, di Milano, di Trento ecc. Oltre altre pubblicazioni, scrisse pure i bellissimi Discorsi premessi all' edizione degli Statuti di Trento (1858) e di Riva (1861), data dal Gar. 2) Don Giuseppe Prof. Sulzer, n. a Bolzano nel 1799, f a Trento nel 1871 ; fu dottissimo in teologia, filologia e storia patria. Importantissimo il suo lavoro «Dell' origine e della natura dei dialetti comunemente chiamati romanici» (Trento 1855). Per circa 50 anni egli insegnò la religione nelle scuole normali di Trento. s) Conte Carlo Martini, archeologo e storico, n. a Calliano (presso Rovereto) nel 1749, f nel 1829. Il Gar pubblicò nel 1855 i suoi «Scritti di storia e d' archeologia» premettendovi un discorso intorno alla -vita e alle opere dell' autore. Sindacatura, anche in Istria, preceduti però dalli ultimi Marchesi patriarchi, mentre per Trieste si tollerava autonomia per urgenza di provvedimenti — senza sindacatura di Principe. Mi balenò sospetto che Ripa fosse antica dipendenza Bresciana, come senz' altro erano le Giudicane e la Val Rendena, mentre I* agro dei Breazii era di Verona, cosi che 1' agro proprio e giurisdizionale di Trento, non era si lato come fu poi nei secoli più avanzati. Il quale agro mi pare comprendesse tre corpi — Anannia — Trento — Flemonia o Cavalese. Qualche Statuto (in senso di ordinamento della forma) —• senz' altro su principio federativo di cadauno di questi corpi. La Flemonia, divisa in cinque quartieri, ha avuto città — urbs. — costrutta da Teodorico, — ma non ne so acca. Del pari Berna che riconosco in Merano, ebbe tre corpi di aggregati, e non dubito che in ciò si debba caminare colla geografia ecclesiastica antica. — Convengo col giudizio di Vossignoria, c' era disaccordo, il popolo italico discordava dal Principe — baronale e teutonico — le intenzioni erano opposte, e la sapienza [?] perciò le forme e le aziende, nell' esecutivo, paralizzato il deliberativo per la forzosità del baronismo, mentre il municipalismo sentiva necessità di sapienza governativa e diede sì nobili e fulgenti lampi. Per le antiche condizioni di Trento sono in contatto con Fortunato Zeni ') che mi è cortese (non so veramente chi sia). Sarebbe mio desiderio (o piuttosto desiderio tridentino) che procedesse col Renzi alla ricognizione sul suolo dell' agro colonico, del quale Teodorico (o Cassiodoro) non lascia dubbio che fosse diviso ed assegnato — e fornito pei censi terrenari dalla Cività di Trento per due terzi, per sostenere i pubblici despendii municipali ! E sarebbe in mio desiderio (desiderio tridentino) che venissero riconosciuto 1' agro antico, nelle visuali che devono essere la chiave della Rezia tridentina, provinciale e romana, meglio che la chiave sacra a Saturno, Re che abbraccia tutto come sembra doversi o potersi spiegare il Lafisemelk della chiave e delle situle. Fra breve spero averne certezza, mediante mio dotto amico esperto di lingue orientali. Certo che la inspe-zione della materialità del suolo darebbe altre cose, e ringrazio delle gentili esibizioni — sed crura deflciunt. Sensibile alla benignità amorevole che mi usa, mi segno in reverenza e dilezione, devotissimo Kandler (PS.) Del Nocher le scriverò, 1' ho scorso rapidamente e mi parve bravo uomo, l'ho passato al Butazzoni che lo pubblicherà, non l'ho ancor avuto di ritorno. ') Fortunato Zeni di Rovereto (1819-79), uno de' fondatori di quel Museo. Cultore di storia naturale e numismatica, ma in complesso un dilettante. I. Giuffno istriano Come sei verde, o Istria sorella, Di folti colli e piaggie solatie, Tu che hai tesori d'intime armonie Ne' dolci suoni della tua favella. Se non distilli filtri di malie Al rio rovello che il mio cuor martella, Né l'olivo che in te si rinnovella Olio che sani le ferite mie; Solitudine tu puoi dar serena A lo spirito mio che ancor ti chiede Di patrii canti non fallibii vena; Tu che pura Vestale itala serbi Su gli altari e ne' cuor l'avita fede Onde il destino ostil ti disacerbi. II. Isola Deh come chiama a sé l'erba novella Dolce ombrata di mandorli e d'ulivi, Dove sul mar s'adagia Isola bella, Sul mar corrusco di smeraldi vivi. O Besenghi, non più fosco descrivi Gì' irti marosi de la tua procella, Tu che l'anima tua d'ira nutrivi Incontro a i fati della vita fella. Non la tua tomba ombran di rezzo pio Mandorli e ulivi; ma di loro fronde La verde pace danno al mio desio: A me che siedo qui su l'erma riva, Consentendo al tumulto alto dell' onde, D'ogni mondan- rumore anima schiva. III. Vigilia Da l'alto del liburnico maniero, Erto di là da gl' itali confini, Quante volte ascoltai, solo, o Quarnero, I tuoi singulti che parean ferini. In fondo Veglia e Cherso e i due Lussini Balenavano sotto il cielo nero, E giganti sembravano supini Presso al Monte Maggior ritto e severo. Dormia mia madre. In riva a lo Scamandro 10 fuggia giovinetto, o pur sognavo II lume nuzial d'Ero e Leandro. Ma rompeva la notte una parola, Qual se nell'ombra ripetesse un avo: Mirate a Pola, ove fu Dante, a Pola. IV. .A. l'JLrena di JPola. Non occhi, no, come vorria il poeta, Né vai tu guardi a l'età nostre amare, Ma ferite hai tu aperte a dolorare, O sola e fiera in tua profonda pietà. Vive in te, vive un' anima segreta, Immensa come il cielo e come il mare, E t'è grato a romite anime dare L'idea latina che di sé ne asseta. Come bella sei tu, romana Arena, Quando i tuoi massi e gli ardii al sole ostenti, In tua solenne maestà serena. Ma, qual ti vidi già, forse più bella, Quando sfidi, ribelle a gli evi e a i venti, 11 nembo aquilonar che ti flagella. Trieste Cesare Fiossi Gli ebrei feneratori a Capodistria (Continuazione vedi a pag'. 185). I capitoli sono riportati per intero a pagina 169 del su nominato Liber Niger ; sono, coni' è detto nella ducale, gli stessi che furono confermati a David e a Mandolino e su per giù quelli che si trovano a pag. 56 del Libro degli Statuti della città di Capodistria f). Essi sono i seguenti : «Primo che lo detto Iacob fradelli e compagni possano vegnir cum la suo fameia et condur altri zudie che li piasera habitar in questa terra ad ogni suo piasèr ad imprestar in uno publico banclio et più E1 possa tuor per compagni chi a lor piasera senza far a saper ad alguno Et possa tuor denari a costo ì dove a loro piassano excepto cha da cristianj senza punition alguna de chi sara tal danari non obstante che non fosseno imprestadori in questa terra Et siano tigaudi imprestar et far imprestar per fino a la suma de ducati triamilia ala comunità de Cauodistria et asuo destrictualj a raxon de denari tre e mezo per livra per mexe, E questo sopra boni pegni mobeli secondo la discrition de li dicti zudie, Romagnando li dicti in liberta de imprestar sopra scripti carte e sententie et per cadauno altro modo li paresseno e volesseno per el soprascritto proximo E che ali forestieri non habitanti in Cauodistria over nel destrecto zoe de la podesteria de Cauodistria possano tuor denari 6 per livra de tuto zo che imprestasseno et manclio secondo i sarano dacordo cum questo che possono lassar ovvero metter in suo pè chi lor vorano e possano vender el banclio o banchi a chi vorano cum tute sue raxon Et non possano esser astreti ad alguna persona imprestar ad alguno senza bon pegno che non li piasesse mobele ne per algun modo. Item che in cadauna cason si de teriero corno de forestiero sì in conseguir pagamento come in iuditio li siano facta raxon sumarie de ogni di expeditamente senza strepito over figura de iuditio senza processo alguno o peticione o scriptis. ') Statuta Iustinopolis, Venetiis M.DCLXVIII, pag. 56. Item che la dita comunità de cauodistria sia tegnuda defender i dieti zudie de robarie et altre molestie e farlj inantegnir tuti li suo pati e debiano esser assolti i dieti zudie et tuta la suo fameia de ogni angarie reali et personali et defessi che a quelli non li sia fatto alcuna molestia ne violentia da alguna persona sia ecclesiastica come secular et cussi de ogni cossa si temporale come spirituale criminale et civile Misser lo podestà et cap.o de Cauodistria debia et sia suo zudixe et non alguna altra persona et che in tute le cosse siano tratadj a modo li altri cittadini de cauodistria. Item se alcuno pegno fosse trovado in bancho de i dieti zudie el qual fosse involado over robado che queli de chi el sara sia tignudi de darli el suo cavedal et utele fazando fede el detto pegno esser suo, non siando tignudi i dieti zudie accusar coluj havesse tal pegni impegnadi. Item che alcuno altro zudio over altra persona non possa prestar ad uxura sopra algun pegno per tuta la podestaria de Cauodistria senza licentia de i dieti prestandi et compagni sotto pena de livre cinquanta per cadauno pegno el terzo de laqual sia del podestà, el terzo elei zudio, et el terzo de lo accusador, ma dagando licentia non porti pena alguna imprestando per cadaun modo li piaxera, et a quello sia facta raxon come aj altri licet non fosse mentoado ne li capitulj, non pos-sando algun Cristian imprestar cum licentia ne senza licentia. Item che li dicti zudie non possano imprestare sopra croxe calixi ne sopra cossa alguna sacrata o paramenti sotto pena de perder quello havesseno prestado. Item che alcuno de cauodistria over destretuale non debi sotto algun color over inzegno per fraudar li dicti zudie impegnar algun pegno ne tuor alguni denari ad uxura sotto suo nome per algun forestiero sotto pena de L. 50 per cadauna volta la qual sia divisa corno desopra e dicto, et tamen siano tignudi pagar la uxura come forestieri. Item che sia dato fede aj libri et quaterni del bancho si imprincipal scripture come in azonte cum sacramento del zudio over fator, cusl de boni pegni come de altra cossa et maxime siando un testimonio non obstante el fosse debitor del bancho et contra li dicti zudie non se possa dedur prova alcuna salvo per doj boni cristiani non suspecti over boni zudie. Item che se algun pegno per sorzi, per tarme o per pel-larse fosse guasto o per caxo o la casa soa se brusaxe over fosse involadi over robadi li dicti zudie non sian tigli udi ad restitution di quelli niente di meno de la custodia et reserva-tion de quelli a bona fede senza fraude a suo poter et con-sientia sia tignudi, et per lo simele de tignir per riparation de sorzi gatti in caxa. Item che de sabado over de altre suo feste i dicti zudie non possino esser astretti ad alguna persona imprestar over scuoder ne essiger altro algun comandamento ne altra molestia che siano contro la suo leze et possano tegnir le suo sinagoge et far suo offìcij '), et de tegnir i suo maestrj et far studiar in le suo leze, et possano far vignir quanti zudie che alor parera. Item che li dicti zudie possano comprar et vender sì de pegni vendudi albicanti over ogni altra marchadantia come li altri citadinj fano et liberamente siano tratadi come loro in ogni cossa. Item che li prediti zudij et cadauno altro zudio debia portar O come era tignudo de portar Iacob zudio et la suo fameia olim imprestador in Cauodistria ma per eternum non siano obligadi portar el O per leviar i pericolj de j malj hominj. Item se per caxo vegnisse che alguno de j prediti zudij tolesse alguna cossa de più de uxura de quello e concesso per li soprascritti capitulj che alora li dicti zudij sia astretti a restituir tuto quello havesse tolto de più et soldi do per livra de quello più havesse tolto et coluj achi sara tolto de più in termene de mesi 3, sia tegnudo de agravarse, altro più non sia aldidi. Item che li dicti zudie infino loro cusi terrieri come forestieri possa dar e far dar de manzar et bever, et luno a laltro vender vino senza datio cani licentia tamen de li im-prestadori. La sinagoga era situata in Callegheria nella casa che fu di Giacinto Piccoli, poi di Giacomo Corrente, quindi degli eredi Demartini ora di Benedetto Lonzar, libraio. Nella ricostruzione della casa fu trovata una vasca di abluzione che si ritenne un' acquasantiera ; la prossima calle a destra seguendo la via verso Piazza da Ponte è ancor oggi denominata Calle degli Ebrei. V. Provincia A. XIX pag. 10G. Itera che tal monede che impresterano tal siano tignudi a tuor sì nel prò come nel cavedal. Itera che libecharj de cauodistria et cadauno de quelli siano tignudi de dar ali predicti e ale loro fameie et altri che fesseno star quanta carne ogni volta li vorano per el raarchado haverano lj citadinj, et lassano quellj araazar et cerchar li anemalj secondo le suo consuetudine et leze. Itera che passando lanno de limpegnar de pegni facandosse do cride suxo la piaza de cauodistria cura termene de zornj quindexe per cadauno, passando le dite cride li dicti zudie licitamente possano vender li dicti pegnj alincanto, et queli deliberar al primo incanto al più offerente, et quello che avanzarla oltra el cavedal i pagi et uxure corse dal di del impegnar per fina al di del vender, debiano restituir al patron dej pegni, et cusi versa vice sei mancherà siano tegnudi i patronj satisfar aj zudie, Et se alguno pagerano la uxura de alguno suo pegno over altro debito, che luxura cora de novo come sei fosse de novo impegnato. Itera che se per caxo vegnisse che se perdesse pegno alguno i dicti zudie non siano tegnudi a pagarlo più de tanto quanto el fo impegnado excepto sei patron provasse legittimamente chel valesse più, et cussi legittimamente sei zudio pro-vase la valuta de quello sia tegnudo pagar solamente quello valea intendando pero che sempre sia diffalcado da la valuta el prò e cavedal. Itera intravignendo caxo de morte de alguno zudio possano esser sepellidi sul luogo uxato per lo passato et non siando luogo vacuo ge sia concesso de comprar altro terren vacuo in cauodistria per la dieta raxon in luogo honesto dove parera a misser lo Podestà, et li ditti cimitterij rimagnano perpetuamente a zudij azo che cusi come li voi vivj ili liabia anclior morti'). Item che i dicti zudij non possano tuor uxura de algun pegno impegnado du po mezo el mese, salvo per mezo mese ma sei fosse impegna avanti lamifà del mese possano tuore per tuto el mexe, et che inon possino comprar alguna cossa ') Per cimitero era assegnato loro un luoco presso la chiesa di S. Giusto in contrada San Tommaso a levante della foresteria del Convento di S. Chiara nel fondo della casa ex Pavento. «Provincia», A. XIX 1885, pag. 106. Ìli herba per fin al primo di de auosto, ma de li iudrio siano in suo arbitrio, perchè a quel tempo ogni cossa xe nasuda non obstante tal cosse non fossero anchor arcolte. Item che se i dieti zudie imprestarà ad alguna persona sovra carte sententie et scripti et pegni et aspetarano oltra lano siano tignudi pagar le uxure del comenzar del debito over del saldo facto per fin tanto che sara vendudo el pegno over che li havara satisfato el cavedal non possando tuor uxura da uxura, zoe che in su quel pegno non sia messo uxura in cavedal per tuto el tempo che lavera aspectà, cum questo che se alguno dara denari per parte, se infra lanno come da può lanno de alguno suo debito, i quali denari montasse più de luxura seguita fin al di chel dara i ditti denari, che quello restara oltra la uxura dicti zudii sia tignudi metter aconto del cavedal. Item che li soprascripti patti et capituli durano per anni cinque comenzando el di de la confermation de la nostra Ill.ma signoria, et per altri anni 5 non desdigando una parte alaltra mesi sie avanti el compir, et cussi successive de cinque anni in cinque anni non desdigando una alaltra parte per mesi sie avanti, e tocando i dicti zudie licentia | o quelli de la comunità, | sia facto una crida che tuti coloro se atrovassero haver pegnj aj ditti zudie infra el termine di ditti sie mesi j debiano scuodere, et non scodendolj possano tutti i pegni ha-verano vender liberamente, possando i dicti zudie tamen imprestar non obstante tal crida per tuti quelli sie mesi zoe per tuto el suo compir. Item che compido el termine de i dicti capituli ut supra che i zudie non possino più imprestar. Niente di meno sia observado ai zudie tuti i suo capituli sina tanto che i dicti zudie sarano pagati da tuti suo debitorj non obstante più de novo non potessero imprestare, Et de tuti li debiti se atrovera in lo bancho compido el termene de imprestar sia licito aj ditti zudie tuor uxura fina sarano pagati integralmente non obstante non potessero più imprestar. Item che tuti i soprascripti capituli siano ratti et fermi non obstante statuti alguni parte parte prexe leze chussi eccle-siastice come sacular che parlasseno in contrario». Confrontando questi capitoli con quelli che sono riportati in latino nel libro degli statuti e che risalgono al 1391 noi vediamo che questi sono un ampliamento di quelli con qualche modificazione a vantaggio degli ebrei. Infatti in questi viene data libertà ai banchieri di prestare fino alla somma di tremila ducati mentre prima la somma era limitata a 1000. Il tasso d'interesse che al tempo di David e di Mandolino era di due piccoli e mezzo il mese per lira ora è di tre e mezzo, di sei per i forestieri. Queste agevolazioni fatte agli Ebrei potrebbero far credere che essi divenuti per i cittadini una necessità, si fossero sempre più guadagnato il loro favore; ma non è così. Già da qualche tempo si manifestavano fra i cittadini certi segni d'irritazione contro di essi, la quale col procedere del tempo si mutò in odio accanito. Le cause di quest' odio non devono essere ricercate soltanto nelle esorbitanti usure pretese da certi Ebrei, i quali abusavano della loro posizione eccezionale di ricchi di fronte ai piccoli capitalisti e ai piccoli possidenti e mercatanti della città. Gli Ebrei erano anche i più forti mercatanti ed esercitavano la riscossione dei dazi che prendevano in appalto, avevano per così dire nelle loro mani tutto il commercio che era allora rilevantissimo. Si calcola che per la via di Capodistria venissero annualmente dalla Carniola 40,000 somieri oltre ai carri; portavano frumento ed altro, comperavano olio, vino e sale (Continua) F. Majer. l) B. dott. Beinissi, Manuale di geografia, storia e statistica del Litorale. Pola, ed. L. Boutempo, 1885. 325 pag. 87. Le epidemie di peste bubbonica in Istria Memorie storiche raccolte da Bernardo dott. Schiavuzzi. IX. Nel secolo XIII la peste si presenta ripetutamente in Istria. La prima epidemia appartiene all' anno 1222 ') non si sa donde importata forse da Venezia che ebbe pesti nel 1205 e nel 1218. Dalla nostra provincia si propaga verso il Nord nel 1230 e mena stragi nel Friuli e nella Carniola 2). Ricomparisce nel 1234, nel 1245 e vi domina lino al 1251, importata da Venezia ove per due anni (1245-1248) fa stragi. Ritorna nel 1293 colpendo specialmente Capodistria. Notiamo che in quel torno di tempo deve essere occorsa grave epidemia di peste a Fiume, perchè la città nel 1291 costruiva una chiesa votiva a S, Rocco, per esser stata liberata dalla peste 3). Trieste stessa ne ebbe orrendamente a soffrire negli anni decorrenti dal 1248 al 12514). Il secolo che segue assume una celebrità funesta per le stragi cagionate in Istria dalle pesti. La provincia se ne risenti tristamente non solo per la diminuzione di popolo, ma anche perchè le istituzioni dell' ordine di S. Benedetto, le quali nei secoli antecedenti avevano contribuito di molto alla prosperità della provincia, dovettero cessare, essendo periti quasi tutti i monaci ed i loro dipendenti. Si ha notizia di cinque abbazie di monaci benedettini, le quali dovettero venir abbandonate: tre a Pola, una sui Brioni e la quinta presso Barbana sul-1' Arsa. Si sa altresì che le isole dei Brioni, prima ben popolate, perdettero quasi tutta la popolazione. Nel 1301 il morbo si presenta di nuovo a Venezia, vi ritorna nel 1307, nel 1312, nel 1330 e nel 1343. L'epidemia del 1312 estende le sue diramazioni anche in Istria ed è la ') Kandler — Annali. !) Kandler — Annali. 3) Ibid. 4) Marsich — Annali istriani nella Provincia, XVI, 18. — Vedi anche 1' articolo nel «Piccolo» 1898, 4, XI. causa dello spopolamento dei Brioni e dell' abbandono delle abbazie benedettine di cui si fa cenno qui sopra, fors' anco della desolazione di Cittanova, giacché notizie del 1321 ci descrivono la vecchia città, quale priva di popolo 1). Seguono alcuni anni di tregua fino al 1330, quando la peste ricompare in provincia e specialmente a Capodistria 2). Nel 1338 il morbo che infuria in quest' ultima città, offre occasione al partito arciducale avverso alla repubblica di Venezia di provocare una rivolta, grave di serie conseguenze 3). X. Nel 1343 la peste scoppia nella Dominante in modo violentissimo e riesce quanto mai dannosa alla città4). Si tratta probabilmente di una nuova importazione dall' Oriente, perchè in quel torno di tempo la poste, che nel 1333 era scoppiata in modo gravissimo in China, da questo paese s' era un po' alla volta propagata verso 1' Occidente, in guisa che dal 1343 in poi fino alla fine del secolo pochi sono gli anni in cui 1' Europa rimase libera dal morbo. Se osserviamo le cronache d' allora t'oviamo che dalla China il morbo, che s' era sviluppato nelle parti settentrionali del grande impero, ove regnava da parecchi anni, s'era indi esteso lentamente su tutta l'Asia ed erasi introdotto in Europa, passando per la Persia (1346) e per la Crimea s'introduceva in Costantinopoli (1346), quindi toccando 1' Armenia, la Siria, la Mesopotamia, passava lo stesso anno nell' Arabia, nella Libia e da qui per Cipro e per le isole dell' Egeo in Sicilia ed in tutta l'Italia. Diramandosi verso il Nord, la peste penetrava in Germania nel 1349, donde passando per la Russia raggiunse la Norvegia e perfino la Groenlandia (1349). Le vittime di questa peste sono calcolate a 25 milioni d' abitanti, vale a dire 1ji di tutta la popolazione allora esistente. Ne furono colpite specialmente l'Italia e la Germania, la quale ultima perdette circa 1 1/4 milioni d' abitanti. ') Kandler — Annali. 2) Kandler — Annali — Istria V 3 — Pusterla — Il Santuario ecc. cit. 3) Gian Giacomo Caroldo — Historia della republica veneta, citato in Atti e Memorie della S. i. d'Arch. e st. patria. Vol. Ili, pag. 192. Ecco che cosa egli narra: «Occorse a questo tempo, che alcuni Capitani del Duca d' Austria con il conte d' Ortemburg, e un servitore del Conte di Gorizia (Volrico di Reifenbergj eccittati da quelli di Capodistria, li quali stimavano che i Veneziani fossero estinti per l'inestimabile mortalità, fecero una correria sopra le porte della città, con intelligenza di alcuni Cittadini, e ritennero m. Franceschin Giustinian tìglio di m. Marco Podestà e Capitanio di Capodistria, il qual intesa la repentina ribellione con la ritenzione del figliuolo, si ridusse in Castel Lion ecc.» 4) Archivio veneto XIII 376 — Kandler — Annali 40. Nei paesi limitrofi all' Istria il morbo scoppia nell' anno 1347, e lo troviamo a Venezia, nel Friuli in generale, in Aquileia specialmente. In Venezia esso perdura ancora nel 1348 ed in generale in tutta 1' Italia e poi in Francia, a Parigi. La vicina Dalmazia non ne viene risparmiata, che troviamo la peste a Spalato nello stesso anno. Nel 1349 colpisce Vienna in modo orribile. Venezia poi lo alberga nei susseguenti anni 1350 e 1351. L' aspetto del morbo non differiva da quello offerto dalle epidemie antecedenti. Frequenti erano le perdite sanguigne dalla bocca, dal naso, dall' intestino e dai polmoni, colla comparsa dei soliti bubboni e di infiammazioni purulente attorno ai vasi. Tristi furono le conseguenze lasciate da quelle epidemie. Venezia perdette 100.000 abitanti, Firenze 50.000, Modena il 90 °/0 della popolazione, Londra circa 50.000 persone. Alcuni paesi come Cipro, la Groenlandia ed alcuni distretti della Norvegia perdettero tutta la popolazione. A Vienna il morbo fu sì micidiale, che in certe giornate morirono dalle 500 alle 1200 persone. E' la famosa peste descritta maestrevolmente dal Boccaccio nel Decamerone. Per noi interessa di rilevare quanto si fece a Venezia durante gii anni d' epidemia ora accennati, perchè si può benissimo supporre che altrettanto avvenisse in Istria. Le pesti fecero stragi immense a Venezia ad onta che il governo avesse tentato di opporsi iu ogni modo al propagarsi del morbo. Le disposizioni prese tendevano giustamente non solo ad opporsi all' importazione del morbo ed a questo scopo si vietava qualsiasi introduzione di forestieri malati nella città, ma anche provvedevano a rendere innocui i cadaveri degli appestati col seppellirli in fosse profonde cinque piedi lungi dalla città e fuori delle chiese. Il servizio medico però era deficiente, perchè la maggior parte dei medici era perita e non pochi erano fuggiti '). ( Continua ) Al cessare del morbo i fuggiti ritornarono a Venezia ed alcuni seppero si bene giustificare la viltà commessa da far si che il Governo li assolvette, mentre altri furono puniti severamente. Uno (Guglielmo da Ravenna, fisico) attesta ingenuamente d' essere partito da Venezia, perchè alle tante visite che faceva durante 1' ultima epidemia «incursus fuit magnum et mortale periculum quia supervenit sibi unum ex illis pestiferis aecidentibìis, taliter quod nisi se absentasset erat penitus moriturus». Archivio veneto cit. XIII, 3(5. BIBLIOGRAFIA GENERALE Dott. I. Zoller, Firenze Tip. Galletti e Cassuto 1912. Studi storici. Un singolare episodio della storia degli ebrei senesi. Per la storia del 28 giugno 1799 in Siena. Nuove fonti per la storia del 28 giugno 1799 in Siena. E. Iizhaq Trieste. L'A. nel primo suo studio rilevando che a Siena già nel sec. XII esisteva una Comunità Israelitica ben organizzata, che gli Ebrei nei due secoli seguenti prestavano ad usura, che la cittadinanza decadeva sempre più nella miseria, ricorrendo lo stato alle preste degli Ebrei, dice che erano odiati e perseguitati per odio di religione, che tuttavia ad uno di ,essi si deve se, nella fine del sec. XIV, essendo il popolo stanco delle lotte dei partiti, mentre i informatori volevano abbattere 1' oligarchia dei Nove e dei Dodici, durante la rivolta scoppiata gli oligarchi, che si vedevano a mal partito, per suggerimento di un Ebreo gridarono Viva la pace e coli' aiuto del popolo, che a questo grido s' unì spontaneo a loro, essi vinsero. Dimostra nello studio secondo colla scorta di documenti che il massacro degli Ebrei avvenuto a Siena nel 1799 fu causato dal furore politico delle masse. Si voleva lo sterminio degli Ebrei come di altri illustri cittadini, perchè avevano parteggiato per i Francesi. L'ultimo studio riguarda R. Iizhaq Trieste, figlio di Aron di Marburg e di donna Viola, che morì a Capodistria. In questo studio l'A. pubblica un documento eh' egli ritrovò nell' Archivio della Comunità israelitica di Trieste. E' la copia di un diploma rilasciato ad Isach di Trieste dall' Imperatore Massimiliano, per mezzo del quale Iizhaq di Trieste viene posto con tutta la famiglia sotto la speciale protezione e la diretta giurisdizione della Casa imperiale. Questi studi che hanno carattere apologetico tendono a suffragare l'idea che nelle persecuzioni religiose quasi sempre al motivo religioso, che dà loro il pretesto, vanno accompagnati motivi d'indole economica o politica che di queste persecuzioni sono la vera causa. M. Bibliografia istriana A) Opere d'istriani e di corregionali stampate in Istria e fuori; opere di forestieri stampate in Istria. 51. Dott. Gfir. Car to : Incongruenze e indeterminatezze nella Divina Commedia; Trieste, Ettore Vram, editore; 1912 (Estratto dalla Relazione Annuale del Liceo femminile di Trieste, 1911-1912). Incongruenze e indeterminatezze: due espressioni forti, è vero, ma non tuttavia tali da suonare irrispettose verso Dante e il divino poema, se si pensi che il Curto è ammiratore tutt' altro che tiepido della sublime poesia dantesca e se si consideri che l'intento di lui è (pag. 5) di «eccitare nel lettore la curiosità, madre dell' attenzione che guida al sapere». La perizia, la diligenza e 1' acume del Curto come esegeta di Dante sono noti. In questa rivista medesima egli ha più di una volta coraggiosamente affrontato qualche vexata quaintio dantesca e trovato da dir cose nuove e (ciò che più monta) ragionevoli e persuasive là dove la pazienza dei chiosatori oramai si stanca ed essi non fanno che banalmente ripetersi. Ma si trattava sempre di ricerche parziali, limitate ad un' espressione, a un verso, a una o due terzine. Questa volta invece il Curto tenta un ben più ampio volo: prende addirittura a soggetto l'intera Commedia. E non si può davvero dire gli manchi la preparazione e 1' autorità a fare un tanto. Basta leggere ad apertura di libro : si comprende subito, dal fare semplice e in un risoluto e dalla disinvolta sicurezza con cui ogni quistione è posta e discussa, che chi scrive è uno clie conosce Dante a menadito, e non tanto per aver letto ciò che di Dante scrissero commentatori e critici, quanto per aver a lungo meditato i libri dello stesso Dante, e prima in Dante che ne' suoi interpreti cercato la soluzione de' più intricati problemi danteschi. Nemico d' ogni superfluità e d' ogni vaniloquio, il Curto entra in materia dopo un preambolo di malappena una decina di righe ; e la prima menda da lui notata è nel II àt\V Inferno, vv. 61 90. Noi purtroppo non possiamo, data la natura della presente rivista e il limitato spazio concessoci, seguire il Curto in ciascuno de' suoi or brevi e or lunghi ragionamenti: è però stretto obligo nostro additare ai lettori quelle che si sembrano nel suo libretto le interpretazioni più felici e più accettabili e le osservazioni più acute e più calzanti. Come varcò Dante l'Acheronte? Ecco un problema che diede non poco filo da torcere a tutti gli espositori di Dante, dal Buti al Casini, e al quale anche il Pascoli dedicò, coni' è noto, uno de' più lunghi e densi capitoli del suo Sotto il velame. Il Curto, discusso a parte a parte il passo e notata la grande inverosimiglianza del trasporto di Dante alla riva infernale per opera vuoi di Caronte, vuoi d' un angelo, afferma, molto sennatamente, che la traslazione del poeta è operata «in modo miracoloso dal vento, il quale, per volontà di Dio, non gli reca dolori». E continua: «ma la rappresentazione di questo trasporto potrebbe riuscir comica ; pertanto il Poeta la omette, offrendo alla fantasia del lettore il vento quale possibile mezzo di trasporto, ma lasciandole la libertà di sbizzarrirsi a piacer suo a far congetture e a indovinare. Cosi l'indeterminatezza ha qui pregio artistico». D'accordo; peccato solo che il Curto non completi la dichiarazione del passo toccando anche della causa prima dei fenomeni che han per ultima conseguenza il tramortimento di Dante, causa in cui vide chiaro finora forse il solo Federzoni Secondo il III e il XXV del Purgatorio, non ci dovrebbe, constata il Curto, esser divario alcuno d' aspetto fisico fra le anime destinate all' Inferno e quelle destinate al Purgatorio : sì le une che le altre, vale a 4) G. Federzoni, Studi e diporti danteschi ; Bologna, Zanichelli, 1902; pag. 165. dire, dovrebbero esser rivestite di un corpo puramente aereo. In effetto però le ombre dei dannati sono il più delle volte (non sempre, come affermò a torto il Tommaseo) rappresentate consistenti e palpabili. D' accordo anche questa volta. Ma sarà poi vero, come assicura il Curto, che «anche nel Purgatorio si vedono corpi palpabili» e che «tali sono certamente quelli dei superbi che portano sulle spalle pesantissimi massi» ? Non crederei che il solo fatto che quelle ombre sostengono dei massi, sia pure pesantissimi, basti a provare la loro materialità o palpabilità che dir si voglia. Dal momento che le anime del Purgatorio si muovono, camminano, parlano ecc., pur essendo mere «ombre vane, fuor che nell'aspetto»1), perchè non potrebbero avere, restando tali, anche la facoltà fisica di portar pesi? Nessuno però oserebbe dissentire dal Curto là dov' egli, con ricco e suasivo corredo dì citazioni, sostiene che Dante, quando ciò gli fa comodo, non tien conto affatto della legge che concede ai dannati la sola conoscenza del futuro, e fa si che costoro sieno informati anche delle cose che «s'appressano o son», per dirla con le parole stesse dell'Alighieri. Esaminati e discussi i passi Inf. XXVI, 73-75 e Purg. II, 93-105, e conchiuso che in ciascuno d' essi le apparenti contradizioni sono imposte al poeta da imperiose ragioni d' arte, affronta il Curto una quistione ben grossa. E' proprio vero che la figurazione del Paradiso sia inferiore, pc evidenza artistica, a quella dell'Inferno e del Purgatorio? Il Curto, d'accordo con 1' Andreoli, afferma risoluto che sì ; e soggiunge : «Dante vide l'impossibilità di rappresentare in maniera sensibile il mondo soprassen-sibile, e riconoscendo l'insufficienza dell' arte, ricorse all' artifizio, tentando d'illudere la fantasia e di far tacere, almeno per qualche tempo, il raziocinio (pgg. 25-26).» Ricorse cioè all' indeterminato per raffigurare ciò eh' è di meno noto, vale a dire di più indeterminato, al mond'o, il Paradiso. Ora, non è anch' essa l'indeterminatezza quando un poeta tratti argomenti appunto soprassensibili, un mezzo e un pregio d'arte? almeno fino a un certo punto? Questo il nostro dubbio. Ma non sorge invece dubbio di sorta in noi allorquando il Curto, studiando, come dice lui, la macchina del Paradiso, ne rileva la grave incongruenza su cui tutta è basata ; incongruenza che deriva specialmente dalla circostanza che il poeta, mentre da un lato afferma che sede stabile dei beati è 1' Empireo, dall' altro poi parla più d' una volta in guisa da far credere che i beati risiedano stabilmente ne' vari cieli. (•. (J. 52. Museo commerciale di Trieste — L' economia mondiale ed i traffici triestini nel 1911 — Trieste, Strangalos e C.°, 1912, 4°, pagg 179 con 20 diagrammi. Per cura del Museo commerciale sono raccolti in questo volume gli articoli sul commercio e sull' economia di Trieste e dei paesi con i quali Trieste ha relazioni di traffici, i quali comparvero sul principio di quest' anno nel Piccolo della sera. Non sarebbe possibile, nè questo è lo scopo del breve cenno, di esaminare e riassumere particolareggiatamente ogni articolo, bensì è opportuno di segnalare la importanza della pubbli- ') Purg., II, 79. cazione, la quale viene indirettamente a dimostrare quale serietà di studii e quale ufficio importante abbia oggidì la stampa quotidiana. Il libro è poi un bel documento dell' attività del Museo commerciale, il quale è saggiamente diretto a dar incremento ai traffici triestini non solo con le notizie pratiche che esso offre, ma anche col movimento di coltura che suscita intorno a sè. E di questo avemmo teste una prova con il ciclo eli conferenze economico-sociali da esso organizzato. g'. 53. Tino Gavardo: Fora delsemenà; rime vernacole, con prefazione di Giovanni Quarantotto; Benedetto Lonzar, editore; Capodistria 1912. E' lecito al sottoscritto, anche senza essere un critico di mestiere, dire che cosa gli piaccia, non gli piaccia, gli paia, non gli paia del libro del Gavardo ? «A voler fare il saccente — ammonisce un professore in una prefazione di non so che libro — a voler fare il saccente su cose che non si sanno, si dicono agevolmente degli spropositi» ecl à ragione. Ma e chi... — Punto! perché fra le altre io non ò punta voglia di criticare, sapete ?, solo ò voglia de dir anca mi la mia, pianamente, semplicemente e senza pretese. Siamo intesi? Mi piace di premettere intanto alcune parole del prof. Quarantotto scritte nella prefazione : . . . «E' vero che la presentazione è un po' allegra; ma non è allegra anche la poesia Sua, mio caro Gavardo?» . . . «Ella, caro Gavardo, è veramente poeta. LeggendoLa, si avverte sùbito ch'Ella ha un mondo Suo da rappresentare e che lo rappresenta con garbo sempre, con evidenza spesso; che lavora più di fantasia che di riflessione, più di sentimento che di pensiero ; che adopra quasi sempre il dialetto non già per fare della poesia dialettale ma della poesia in dialetto: non, cioè, per snaturare abbassandolo di livello il Suo io, nè per imprigionare a fatica in scipiti giri di stiracchiate strofette vernacole una artificiosa e fallace anima popolare, ma sì per esprimere più immediatamente e compiutamente la Sua porsonalità artistica, oltre ogni vieto convenzionalismo letterario e ogni abusata formula tradizionale, facendo del dialetto non lo scopo ma il mezzo della giovine Sua arte» . . . «Non già, intendiamoci, che tutto sia eia lodare, o almeno da approvare nell' arte Sua» . . . Averlo il libretto e leggerlo d' un fiato fu tutt' una cosa per me, e mi parve di buon augurio per il giovane poeta. Scorsi le nitidissime e fresche pagine con una voluttà intensa, ebbi il senso di cosa mia, perduta, dimenticata, non ancor concepita, che d'un tratto mi fosse sorta innanzi per magico effetto, bella, compiuta e stampata : egli è perchè sentiva qualche cosa del mio Paese in quelle nitide pagine, graziose nella semplice estetica tipografica che riposa 1' occhio : sentiva in quel parlare un lembo dell' Istria mia, ed in esso, Essa tutta ! Io vedeva il nostro popolo passarmi per la fantasia, vivissimo, non nuovo, eppur nuovo per 1' arte che me lo presentava denudandolo delicatamente con una sintesi arguta di conoscitore posato, ironico alle volte, alle volte serio e profondo. Allegra la poesia del Gavardo? — Sì e no. Allegra è in qualche luogo, certamente; in altro luogo si può volerla allegra; in altro, no, non è allegra. Rida il poeta, minciona maledettamente qualche volta ; ma anche il pianto, pietà o malinconia lo colse, e il sorriso gli si strozzò in gola in un singhiozzo . . . Nelle poesie: Un parto, San Nicolò, Rassegnai-sion, Chi è colpo. . ., El vedo pescaclor, A una morta, son anime dolenti, misere, disgraziate, sconsolate o nostalgiche che egli rivive: e chi 11011 lo sente il pianto od una voce angosciata?: E la zigava e la se destorzeva come una bissa: «Aiuto, mama mia, che sta volta mi moro» la diseva. Quatro ore de inferno e de dolori ; dioleva proprio el cor, Gesumaria, che i la vessi salvada almanco lori ! (Un parto) «Chissà quel che '1 me porta?» el ghe diseva, povero picio, 'vanti de dormir, e zento volte '1 ghe lo ripeteva, ma eia cossa ghe podeva dir? E quela vose che ghe domandava e «dime, mama» e «cossa?» ogni momento, ghe taiava la carne, ghe taiava ; iera per eia el so più gran tormento. Vardando la miseria de quel piato, più misero de quel nissun lo 'veva : «Nini, no posso più de quel eh' ò fato, contentite de questo» e la pianseva. (San Nicolò) «Ben per cossa ti piansi? andemo... via... ti ghe voi ben ancora, cara ti !» «No; ghe lo giuro su 1' anima mia !» (Rassegnassion ?) Ma la fanciulla abbandonata piange più forte . .. Una volta ancóra, sconforto colpisce il poeta in una queta sera silenziosa, chiama una morta : perchè no ti torni ? de sera co tuto qua torno xe quieto, co tuto xe sito e xe nera la note ? E chi può leggere la poesia Reclute senza un sentimento di raccapriccio e di misericordia, piuttosto che di nausea, per quella gazzarra, per quel-1' orgia bestiale che annega tanti affanni ? Perdonerei ed approverei ben volentieri al poeta, se mal non m' appongo, anche quello che il severo professore — quando non sono severi i professori ? — non approva, purché il Gavardo mi promettesse di non andar più oltre fora del semenà, proprio nell' incolto, tra 1' erbaccia, nella gramegna più lurida. Del resto ha fatto bene il poeta a dipingere così il popolo, perchè cosi e non altrimenti è il popolo nostro. Cambiando, nascondendolo, esso mi sembrerebbe diventato una cosa di legno, non un' anima viva, reale, come nelle poesie del Gavardo che sono belle anche per questo. La lavandera, Simiterio de campagna mi ricordano in certi accenti il Pascoli : La prima è soffusa di sole, 1' altra di malinconia . . . In somma, la Musa del Gavardo mi è parsa buona e bella. Egli, per me, egli è il poeta che ride d' un riso satìrico delle magagne volgari : e riesce bene ! ; egli è il poeta che ascolta lo miserie del popolo : e riesce vero ! Per il popolo è la voce sua, per noi il filosofo — tutti i poeti sono filosofi — che insegna da qual parte bisogna prenderlo questo popolo. Iginio Bassich. 54. Augusto Hermet: Il figlio; Firenze, Ferrante Gonnelli libraio-editore, 1912. 55. Novalis: Inni alla notte e canti spirituali; traduzione e introduzione di Augusto Hermet; Lanciano, Carrabba, editori; 1912 (collezione Cultura dell' anima). 56. Vossler, Vidossich, Trabalza, Rossi, Gentile: Il concetto della grammatica, a proposito di una recente storia della grammatica; discussioni, con prefazione di Benedetto Croce; Città di Castello, S. Lapi, 1912. [Da pag. 35 a pag. 45, Gius. Vidossich: «La storia della grammatica italiana di Ciro Trabalza» ; recens. già apparsa nella Rassegna Scolastica di Trieste, N. S., n. 7: giugno 1909.] 57. Fr. Bnliudri : De Arti Musicali in Ecclesia Parentina (excerptum e Folio dioec. par. pol. an. XVIII, 1911, pg. 157 et ss. et an. XIX, 1912, pg. 31 et ss.) ; Parenzo, Coana. 58. Attilio Craglietto : Considerazioni sulla recitazione dei Francesi ; Parenzo, Coana, 1912 (Estratto dall' «Annuario del Ginnasio-reale e Scuola reale superiore provinciale di Pisino per 1'a. scoi. 1911-1912»), 59. Angelo Yivante: Irredentismo adriatico: contributo alla discussione sui rapporti austro-italiani; pubblicato dalla Libreria della Voce; Firenze, 1912. 60. Scipio Slataper: Il mio Carso; pubblicazione della «Libreria della Voce»; quaderno ventesimo: maggio 1912, Firenze. B) Opore (li forestieri stampate fuori dell'Istria e riferen-tisi in via diretta o indiretta ad essa. 61. Avv. prof. Libero Fracassetti: Prof. dott. Giuseppe Picciola, parole commemorative. (Senza indie, di tipogr.) [E' il discorso onde il Fracassetti, presidente dell'Accademia di Udine, commemorò solennemente il nostro Picciola nella tornata accademica del 16 luglio u. s.j NOTIZIE F. PUBBLICAZIONI. $ Brixia Sacra, III 2-4: D. P. 0., Arnaldo da Brescia in un poema storico del sec. XII. - D. Paolo Guerrini, Viaggiatori e pellegrini bresciani dei secoli XV e XVI. — D. P. Guerrini — A. Sina, Monumenti ed opere d' arte in Valle Camonica. Bollettino della civ. Biblioteca di Bergamo, A. VI, n.i 1-2: Luciano Vischi, Gius. Celestino Astori poeta bergamasco del sec, XVIII. — Achille Locatelli Milesi, Di un' Accademia romana del sec. XVI. — Una curiosa lettera da Tripoli del 1664. « Bollettino storico Piacentino, VII, 14: Leandro Ozzola, Opere scultorie di Ambrogio Montevecchi nella Cattedrale di Piacenza. — Edmondo Solmi, G. D. Romagnosi e l'Antologia di G. P. Vieusseux. — Giovanni Faldella, Medoro Saviui: 1836-1888. — Francesco Picco, Poeti arcadi e polemisti piacentini del settecento. « Liburnia Fiume, XI, 1-2 : G. Depoli, In Istria (Ricordi di Pasqua). % Rassegna nazionale, Firenze 1912, Xl-XV: Sommi Picenardi Guido, Lettere inedite di Pietro Verri. — Mauro degli Achillini, Montalembert e la libertà religiosa. — Solone Monti, La poesia di Giovanni Pascoli. — Emilia Franceschini, Vecchi ricordi del Campanile di S. Marco. % L'Ateneo Veneto, Venezia 1912, Fase. 3: Antonio Pilot, gli «Ordini» dell' Accademia veneziana degli Uniti (lóól). — Caterina Crìminelli, Le scale scoperte nei palazzi veneziani. -S L'Archiginnasio, Bologna 1912, num. 3-4: A Sorbetti. Giovanni Pascoli. — G. Canevazzi, Ancora ricordi sul Carducci a Modena. — G. Pantanelli, Tripoli in un documento bolognese del sec. XVI. » Fanfulla della Domenica, Roma, n.i 40-43 : Elda Gianelli, Sogna-fcrici. — Alfredo Segrè, La Certosa di Pisa. — Antonio Scolari, Le odi di Giuseppe Parini e D. Manuel José Quintana sull'innesto del vaiuolo. — Vincenzo Snntoro di Vita, Il poemetto «Sosii fratres Bibliopolae». — Anton Giulio Bragaglia, Polemiche mariniste: Come G. B. Marini fu fatto Cavaliere. ^ Il Marzocco, Firenze 1912, n.i 40-43: Aldo llavà, Francesco Guardi (Nel secondo centenario dalla nascita). — Antonio Munoz, II Bernini e la critica moderna. — Giulio Caprin, Dalla fede dell' anima alla salute del corpo. * — Documenti critici por il caso Shaw. — G. S. Gargano, Antonio Panizzi e il Risorgimento. — E. G. Parodi, Studii danteschi di A. D' Ancona. ^ Il giorno 7 corr. Visinada celebrò solennemente il centenario della nascita del migliore dei suoi figli, il poeta Michele de Pachi netti, del quale ripetutamente negli anni addietro s' è occupata la nostra rivista. — La Direzione della Società d' archeologia e storia patria di Parenzo deciso d'immurare entro 1' anno una lapide sulla casa ove nacque il poeta. Giuliano Tessasi editore e redattore responsabile. Stab. Tip. Carlo Priora, Capodistria,