ACTA HI STRIAE V. ricevuto: 1996-03-18 - UDK 354(450.34)"17 UN PROGETTO DI GOVERNO DI GIO. STEFANO CARLI (1803) Michele GOTTARDI' prof, filosofía e storia, IT-30131 Venezia, Canitaregio 3729/A prof, filozof, in zgod.., IT-30131 Benetke, Cannaregio 3729/A SINTESI AlVinizio del 1803, propria mentre l'impero asburgico avevu dato inizio, nelle ex-province delta Repubblica di Venezia, ad un ampio processo di riorganizzazione stataie, giungeva sul tavolo del governatore di Venezia, il conté di Bissingen, un progetto che riguardava le nuove giurisdizioni, uscito dalle riflessioni di un suddito non certo sconosciuto: Giovan Stefano Carli, fratello di Giari Rinaldo. Carli, ortnai settantasettenne, cercava cost di trovare spazio nella nuova amministrazione asburgica. II progetto, che tendeva ad unificare le diverse componenti storico-geografiche ddl'area adriatica in un'unica giurisdizione "¿siriaca" con sede tuitavia a Trieste, riprendeva le idee di Gian Rinaldo, apparse in uno scritto del 1760, Delia costituzione geográfica e civile dell'Istria, Friuli e Dalmazia nel tempo di mezzo e della promiscuitá de'loro nomi. Al principio del 1803 l'impero asburgico aveva dato ioizio, nelle ex-province della Repubblica di Venezia, ad un ampio processo di riorganizzazione stataie, teso a riformare profondamente tutte le istituzioni pubbliche, ancora basate sugli antichi archetipi deU'amministrazione aristocratica e sul retaggio del diritto veneto. II primo ámbito di intervento austríaco fu rappresentato dalTorganizzazione del governo centrale, a Venezia, e immediataniecte dopo dalle strutture provinciali sia dell'ex-Terraferma veneta che dei domini istriani e dalmati, owero di quei nuovi territori di cui 1'imperatore Francesco II era entrato in possesso in virtu del trattato di Campoformido, il 17 ottobre 1797.1 I Su questi temi, cfr. M. Gottardi, L 'Austria a Venezia. Societá e istituzioni nella prima dominazione austriaca. 1798-1806, Milano, Franco Angeli, 1993. 199 ACTA HI STRIAE V. Michele G0TTARDI: UN PROGETTO DI GOVERNO Dl GIO. STEFANO CAR« (1803), 199-304 Ed è proprio nei giorni che precedono la nuova organizzazione territoriale, attorno alla metà del mese di febbraio, che giunge sul tavolo del goveraatore di Veoezia, il tirolese conte di Bissingen, un progetto che riguardava le nuove giurisdizioni, usçito dalle ríflessioni di un privato cittadino, che si definiva "zelante e fedelissimo nuovo suddito di Vostra Maestà".2 Huovo, ma non oscuro suddito: lo studio proveniva infatti da Capodistria, ed era opera di Stefano Carli, anzi Giovan Stefano com'egli stesso si fírmava, indirizzandosi direttamente all'imperatore.3 Carli esordiva ricordando le moite benemerenze acquisite dalla famiglia, attra-verso il servizo reso alia casa d'Austria dai suoi due fratelli, ora entrambi defunti: il primogénito e piu celebre Gian Rinaldo, ma anche il più giovane dei tre, quel Giroiamo morto anch'egli a Milano, nei 1792, all'età di 64 anni, dopo aver rico-perto numerosi incarichi di rilievo nell'amministrazione délia giustizia, alla guida del Tribunale crimínale o come coasigliere áulico del Revisorio, e alia direzione dell'Ufficio di Polizia. L'intento di Stefano, già intuibile nelVincipit dove esponeva con forza i gíoielli di famiglia, diveniva addirittura manifestó nella conclusione del progetto, quando si dichiarava disposto a continuare a offrire al sovrano le sue riflessioni, anche in temi di "legislazione política, economica, giustiziale e commerciale", becinteso "awalorate da competenti mezzi". Era questo un método classíco per farsi assumere alie dipendenze di un'amministrazione di antico régime: vi aveva fatto rícorso, tra gli altri, lo stesso Gian Rinaldo, tra il 1764 e íl 1765, prima di esser uominato presidente del Supremo Consiglio d'economia, a Milano; un costume che a Venezia, dopo l'arrivo degii austriaci aveva registrato una crescita intensa, favorito dall'interesse dei nuovi amministratori verso una realtà statuale press oché sconosciuta e ¡nsieme dalla necessità di molti, aristocratici e borghesi, di trovare una sistemazione professionale nei ranghi dello stato. Stefano Carli viveva ormai in disparte da quando, nel giugno 1797, era stato protagonista involontario di un fatto che lo aveva segnato in modo indelebile. II 5 giugno 1797, era scoppiata, a Capodistria, una sommossa in cui erano confluiti elementi democratici e risentimenti antinobiliari, sommossa che aveva portato la popolazione ad assumere atteggiamenti non privi di qualche contradditorietà, come ad esempio, d'un lato il rinnovo délia fedeltà alla pur oligarchica Repub.blica di Venezia, dall'altTO la profonda contestazione verso la nobíltá istriana, tacciata d'aver auspicato e favorito l'annessione all Austria. Queste posizioni erano sfo-ciate in manifestazioni violente contro i più "austriacanti" tra gli esponenti del-l'aristocrazia, come il già anziano conte Carli, sbeffeggiato in strada e costretto a 2 il documento é in Asv (Archivio di stato di Venezia), Prima Jominazione austríaca, Governo Generóle, b. í. 3 Sulla vita di Stefano Carli, cfr. ad vocem, S. CELLA, Dizionaño Biográfico degli Ilaliani (Obi), XX, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1977, pp. 17S-6. 200 ACTA HISTKIAE V.' Michels GOTTARDI: UN PROGETTO PI GDVERNO DI GrO. STEFANO CARLI (1803). 199-204 itineggiare a San Marco, seminudo, dopo aver subito il saccheggio del palazzo di famiglia.4 Da allora Stefano aveva assunto un contegno defilato, riservandosi tut-tavia, nel 1800, di redigere un progetto, indirizzato alla municipalité di Capodistria, volto a migliorare ia produzione agrícola, arginando anche un piccolo corso d'ac-qua deüe vicinanze, il Fiumicino. Nel febbraio del 1803, a quasi 77 anni, Stefano Carli riprendeva dunque la penna per un progetto che tendeva a unificare, saldándole assieme, le diverse componentï storico-geografiche dell'area adriatica. Infatti, a capo delle cinque giurisdizioni, Carh poneva Venezia, dalla quale di-pendevano il "governo veneto", ma anche, in subordine quello "istriaco", con un anomalo centro amministrativo posto a Trieste, il "governo liburnico", con capo-luogo Fiume, "il governo dalmatico", che aveva in Spalato la sede délia giu-risdizioue e un'appendice "illirica" nell'ex-Albania veneta, retta da un commis-sario resideate a Cattaro. A Venezia, oltre allo stato maggiore mihtare, veniva posta ia sede del governo centrale, "a portata - scrive Carli - di scuoter coi più convenienti e sollecitimezzi in tutta la sua giurisdizione la fatal inerzia, sorgente délia miseria, e la quale dee considerarsi come l'acqua stagnante che putrefata tramanda delle fetide e perico-lose esalazioni." Tra gli argomenti da porre all'attenzione immediata del governo per risollevare le sorti deli'economia e del commercio veneto, Carli poneva in primo luogo il rafforzamento délia rete di comunicazione stradale e ûuviale, seguita dal rilando deli'ufilizzo dei boschi e deï beni comunali, important! soprattutto ai fini délia "ssusistenza umana", poiché "essi servono di alimento agli animali,la maggior parte dei quali e destinata per la più fertile produzion délié terre". Infine altro elemento oggetto delle attenzioni di Stefano CarU erano le monete: "misura di tutti i generi attivi e passivi delle nazioni, fra le quali costituiscono una riflessibile occulta guerra ... Felici le nazioni - concludeva - se in tutti gli stati avessero le monete un egual intrínseco valore, non vi sarebbero tante intralciate politiche ed economiche speculazioni tendenti a grave publico e privato pregiudizio ". Ma la particolarità più evidente di questo progetto risiedeva proprio nella giurisdizione "istriaca": citando infatti non meglio precisati "storici e geografi antichi", Carli poteva arrivare a sostenere che "i Veneti al di qua del Tagliamento non si estendessero". I confini délia seconda circoscrizione erano costituiti dunque, oltre che dal Tagliamento, dalla "corona dei monti dalia Carnia", sino al fiume Arsa, un corso d'acqua che nasce alie pendici del Monte Maggiore, da due piccoli laghi, e sbocca nel Quarnaro, prima di Albona, e cbe rappresentava, in età antica, il confine dell'Italia romana. 4 Sulla vicenda cfr. A. CHERINI, Inquisizione e processo per la sommossa di Capodistria del 5 eó giitgno 1797, in "Atti e Memorie délia Societâ lstriana di Archeologia e Storia Patria", LXV111 (n.s. XVI), 1968, pp. 145-60; e G. Quarantûttc, Trieste e Usina netl'elà napoleónica, Firenze, Le Monnier, 1954, pp. 69-70. 201 ACTA HI STRIAE V. Mithcle GOTFARDl; UN PKOGETTO DI GOVERNO DI GIO. STEl-'ANO CARLI (1803), 199-204 Nel complesso la rcgione copriva un'area di 150 miglia per 60, dalla Carnia al Quarnaro, e comprendeva città come Udine, Triesle, Çapodistria, Rovigno e Pola, con una popolazione di circa 525.000 abitanti. II capoluogo della giurisdizione veuiva posto a Trieste: strana scelta per chi aveva intitúlalo la giurisdizione all'Istria. Forse anche qui si puô trovare traccia di quella disaffezione verso la citíá di Capodistria, che si sarebbe manifestata in modo persino provocatorio al termine deil'esistenza di Stefano Carli. "La maggior fortuna che possa avere tutta questa popolazione - scriveva - si è certamente quella che Trieste venga costituita per città centrale d'un governo". Trieste possedeva infatti, nellanalisi dell'aristocrático capodistriano, le qualità più idonee per svolgere queste funzioni: "nella sola città di Trieste, città grande, popúlala, commerciante e ricca, possono i popoh tutti di questa giurisdizione spedirsi con poca spesa e in breve tempo o per terra o peT mare quei generi attivi de' quali essi abbondano, o col maggior loro vantaggio fácilmente smerciarli. La stessa città di Trieste pub somministrare ai popoii medesimí tutti quelli dei quali essi abbisognano. Ogni suddito soggiornante ai confini più lontani di detta città puo giungervi nella medesima per agiré ai propri e agii altrui interessi nel periodo di due giorni circa". Questa dei due giorni di viaggio è una costante del progetto carliano: in tutte le circoscrizioni la scelta del capoluogo riveste prima di tutto un carattere di comodità e di centralita geográfica. Carli propóneva poí alcuni interventi da attuare al porto di Trieste, definito "molto pericoloso, perché dominato dai frequenti impetuosissimi venti del Nord e del Est": interventi che spaziavano dall'espansione del molo all'allargamento dei canali, per rendere più sicuro l'attracco dei bastimenti, soprattutto in caso di maltempo. Tra le modifiche da apport are, si suggeriva anche di allungare il Molo di San Cario sino a raggiungere il Molo Vecchio, "lasciandovi tra mezzo un vacuo per 1'ingrcsso di qualunque più grosso bastimento, erigendovi in abidue 5'estremità una torre da esser illuminata perché servir debba di norma e direzione ai bastimenti". Ma forse la soluzione doveva essere ancor più radicale: e cosí Carü avanzava il dubbio "se si avesse da sostituire al porto di Trieste quello di Pola, porto tanto predileto dai Romani, il più sorpredente di quanti ne abbia somministrati all'Europa la natura", e chiedendo quindi l'istituzione di urr'apposita conferenza per discutere il problema. Atipico nella sua configurazione, il progetto di Stefano aveva in realtà dei riferimenti istituzionali chiari, in primis, l'Impero Tomano e la Repubblica di Venezia, ma si awaleva anche, a ben guardare, di un precedente familiare, un'opera che Gian Rinaldo aveva coccepito durante il suo ultimo soggiorno a Capodistria, e pubblicato poi, nel 1760, per i tipi dell'editore veneziano Francesco Storti. 202 ACTA HI STRIAE V. Michèle GOTTA RDI: UN PROGETTO Dl GOVERNO DI GIO. STEFANO CARLl (1H13). 1Ï9-204 Della costituzione geográfica e civile dell'Istria, Friuli e Dalmazia nel tempo di mezzo e della promiscuité de' loro nomi è un opuscolo che non rientra certO tra i più celebrati scritti di Gían Rinaldo, al punto da essere spesso tralasciato dai biografi deil'economista istriano.5 II tema è tuttavia comune ad una più nota opera del maggiore dei Carli, Delle antichità romane dell'Istria, che a sua volta riprendeva antichi interessi, cari all'autore, di rivalutazione storica della propria patria, uniía all'esaltazione della romanità dell'Istria, contrapposta alla Dalmazia e alla regione illirica, dove la penetrazione impériale era stata minore e dunque anche I'influsso della cultura ciassica risultava più annacquato. Per questo dunc[ue Gian Rinaldo aveva scritto di voler "porre in luce la situazione geografica e civile della provincia dell'Istria nel tempo di mezzo; ma poiché promiscuité de' nomi di Dalmazia ed Istria in detto tempo nel Friuli e nell'antica Venezia s'incontra ... necessario è di tutte tre queste province, per quanto porta il presente assunîo, che da noi si faccia parola" .6 Anche Gian Rinaldo, come più tardi Stefano, sottolineando come i coñfini dell'Istria iniziassero col Timavo e ñnissero con l'Arsa, ricordava come "a' tempi di Augusto la Provincia nostra era da due fiumi determinata, cioè dal Formione e dalTArsa". In seguito la divisione resto tutto sommato invariata, pur nell'evoluzione delle forme di goverao imperiali, che incluse "la Dalmazia ... neîl'IUirico", mentre "l'Istria unita alla Venezia, retta da un consolare, rimaneva nella Diócesi d'ïtalia sotto il Vicario d'Italia". Questa disposizione fatta da Costantino, restera poi attraverso Odoacre, sino a Teodorico. Tuttavia continuava Gian Rinaldo, passando in rassegna i maggiori scrittori romani e medievali "il governo di queste due provincie fu uno",7 e al di i à della vcridicité storica conta l'assunto che Carli voleva dimostrare, owero l'unicité dell'Istria anche al di ié dell'Arsa. Nello stesso modo egli procedeva poi per delimitare i confini delle Venezie e del Friuli: "le Venezie erano due" scrive Gian Rinaldo,'8 interiore e superiore, divise dal Taghamento, poi unité all'Istria, mentre la sorte della Dalmazia restava sempre divisa, sotto il governo illirico. Come si vede i punti di contatto tra gli scritti dei due fratelli erano molti, solo che le conclusion! risultavano opposte. Se infatti Gian Rinaldo giungeva d'un lato a dedurre una maggior influenza della classicità sull'Istria, in virtù della più diretta presenza dei Romani, ponendo precisi confini ne confermava d'altro canto l'autonomia da Veneto, Friuli e Dalmazia, Le soluzioni di governo avanzate invece 5 Per una biografía su Gian Rinaldo, cfr., ad vocem, Dbi, XX, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1977, pp. 161-7. 6 G. R. CaRLI, Della costituzione geografica e civile dell'istria, Friuli e Dalmazia nel tempo di mezzo c della promiscuité de' laro nomi, Venezia, Fr. Storti, 1760, p. 3. 7 Ibidem, p. 6. 8 ibidem, p. 10. 203 ACTA HI STRIAE V. Michete GOTTARD1; UN PROGETTO DI GOVERNO DI GIO. STEFANO CARL! (1883), 1W-204 da Stefano, lungi dal sancire ¡'autonomía dell'lstria dal resto della gjurisdizione (al di iá del nome: governo "istriaco"), lie anticipavano invece una dipendenza amministrativa da Trieste, come sarebbe poi awenuto per oltre un secolo nel governo del Litoral e. Pochi mesi dopo infatti, aH'inizio del 1804, l'Austria varó la nuova organizzazione periférica che poggiava sui capitanati provinciali: Capodistria perdeva la titolaritá di governo, diventando parte di un territorio amministrato daU'unico governatore di Trieste e dell'lstria. Del progetto di Gio. Stefano Carli non rimase traccia che in una busta dell'archivio dei Frari a Venezia, né a lui, né ad alcun altro membro delTaristocrazia istriana venne assegnato un posto di rilievo nel nuovo organigramma statale. Dopo questo episodio, Carli tentó ínvano di ottenere un iacarico, durante il governo napoleonico, dal prefetto Calafati (ambíva infatti a riavere la Direzíone dei boschi, ad oltre 40 anni da un analogo incarico ottenuto dalla Serenissima): Stefano sarebbe morto dieci anni dopo, nel 1813, dopo aver ripudiato, in sede testamentaria, la sua citta natale, estTemo, evidente sgarbo di chi non aveva piü dimenticato l'umiliazione patita nel 1797. POVZETEK Na začetku leta 1803, v času, ko se je habsburški imperij v provincah nekdanje Beneške republike lotil obsežnega procesa državne reorganizacije, se je na mizi beneškega guvernerja, grofa Bissingena, znašel projektki je zadeval novo sodno ureditev in ki je prihajal izpod peresa podanika, ki zagotovo ni bil nepoznan: Giovan Stefano Carli, brat Gian Rinalda Carlija. Takrat že sedeminsedemdesetletni Giovan Stefano se je tako skušal dokopati do mesta v novi habsburški upravi. V projektu, po katerem naj bi se različni zgodovinsko-geografski deli jadranskega območja počasi združili v eno samo "istrsko"' sodno oblast, vendar s sedežem v Trstu, pa je povzemal misli Gian Rinalda, objavljene v- nekem spisu iz leta 1760 "Della co-stituzione geográfico e civile dell'lstria, Friuli e Dalmazia nel tempo di mezzo e della promiscuitá de'loro nomi" (O geografskem in civilnem ustroju Istre, Furlanije in Dalmacije v vmesnem času in o mešanici njihovih imen). 204