ANNO III. Capodistria, i Marzo 4809. N. 5. LÀ PROVIN «I0RNALE fitti INTERESSI CIVILI, &60.S01I.KLL EU lUIKUIIillIl LL'ISTRIA. Esce il 1 ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno f.ni 5; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente; gli ali ri, e nell'ottava pagina soltanto, asoldi 5 per linea. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Pagamenti antecipati. L'illustre archeologo e storico nostro Dr. Pietro Kandler rimetteva testò alla Giunta provinciale quale dono, in grande formato, la Carta degli agri di Rovigno e- Valle, su cui sono delineate le strade romane, e segnati tutti i- siti,, in cui trovansi. avanzi d'antichità. Questa Carta è fruito de'suoi studj e delle molle diligenti e faticose sue escursioni per V Istria, fatte in quell'età che permette all'uomo dedicatosi a siffatti studj- di sopportare i grandi disagi, che accompagnano te difficili e lunghe scorrerie ped'estri per monti, e dirupi, e vallate profonde, fra boschi e costiere grotlose,, talvolta in luoghi malsani, e sotto la sferza del sole istriano. In essa nolo pure tutte quelle successive scoperte Unte,, dietro suo nnpulsoy, da altri nel campo dell'archeologia di questa regione, campo che egli fri il primo ad aprire, recandovi però tanta luce, che a chi voglia seguirlo, facile riescirà il proseguire nel lavoro,, e portarlo a compimento. Copie di questa Carta sono destinate pei Municipj. di Rovigno e Valle; dove recenti interessanti scoperte risvegliarono \' amore d'elle antichità, e fra quelli che maggiórmente vi si prestarono colla loro opera, vanno encomiati il Podestà di Rovigno Sig. Dr. Borghi, il M.. R. Parroco di Valle De Peri», e quel" Podestà Sig. Tomaso Bembo ed altri parecchi, nè vuoisi defraudare delle dovute lodi il .Sig, Gregorio Seraschin che nelle sue escursioni botaniche giunse a scoprire iscrizioni, pozzi, cisterne,.strade ed altre an-tichità, molte, dapprima del tatto ignote e neglette. Questa Carla non presenta che una parte della grande Carta romana dell'Istria elaborata dal D.r Kandler, e die speriamo verrà pubblicala fra non molto tempo. Per compiacenza della Giunta provinciale questa Redazione si trova in possesso della let- tera, con cui il Kandler le accompagnava fa suaccennata Carta e con di lei autorizzazione viene a pubblicarla unitamente a lettera da lui indirizzata al Podestà di Valle, all'uopo della ricerca dei Castellari o Castelieri antichi si frequenti itr. Istria;: nell' intendimento che le cose in questi scritti discorse invoglino i nostri buoni pa-triolli, specialmente i giovani, allo studio e ricerca delle antichità in lutle le parti della Provincia, per imparare a conoscere, e mostrare poi a-gli stranieri in quanto nobile e florida condizione essa siasi trovata nei tempi remoti, e per pigliar animo a procurare il suo risorgimento, al che le stesse antichità ci saranno per molti riguardi guida importante e sicura. Indila Giunta, Mi onoro di accompagnare all' Inclita Giunta la Carta del 1 i Agri Ruhinate e Valense, la quale dovrebbe essere guida nelle indagini che si fanno per cura del Municipio di Rovigno e del venerando Officio parrochia-le di Valle. Ne làccio dono assoluto ed irrevocabile all'Eccelsa Dieta, a sola condizione di venir custodita fra li alti pubblici, datane inspezione a studio di chiunque desiderasse. Questa clic invio none ancora-la Carta antica, la quale dovrà essere meglio precisala e corretta secondo il risultato delle indagini. Questa caria mostra il modo col quale soglio procedere per venire a risultanza di compilare una carta antica, camminando per ipotesi dedotte dalli esperimenti fatti per altre carte,, applicandovi quel sistema che ho potuto ricavare dal sistema delle strade romane, dedotto dalli Ilinerarj e dalla Tavola Teodosiana,. per quanto la mia povera mente mi concesse di ravvisarvi l'antica sapienza. Certo i Romani giunsero nel sistema e nella esecuzione delle strade a punto sì culminante e splendente, da venir superali bensì in questo secolo nella esecuzione delle opere materiali, ma da rimanere ancor superiori e maestri nella distribuzione delle strade. I moderni viventi nei distribuire le ferrate agirono od a caso, o secondo regioni, non si alzarono al grande pensiero di provvedere agli. interessi della grande Famiglia, per cui ne verrà la necessità di rifare parecchie strade moderne spostandole, e congiungendole a'grandi centri rannodati ad uno precipuo, di che ho detto qualcosa nella mia Giulia. Ma ciò non deve dimenticarsi, che i Romani giunsero ' a quelle risultanze di distribuzione di strade, perchè d'Africa, d'Asia intorno al mare interno, e di Europa occidentale, comprese le isole brittoniche, avevano composto un sólo mondo, cui era umbilico la città eterna, nel centro della quale stava il miliario aureo su cui erano incise le strade tutte, e le stazioni su queste collocate. Ora accennerò all'inficila Che pruno rango fra le varie sjiecie di strade prendevano le Consolari, poi dette Imperiali, anche Basiliche, destinate al movimento delle Legioni, al corso delle persane che -vi avevano privilegio, al trasporto anche di materie, mediante carriaggi ausiliarj. Nelle provincìe conquistate, ed irrequie- • le, siffatte strade militari erano destinate a tenerle in freno, anche a domarle, come fecero Augusto e Tiberio nella Siapidia e Dalmazia colle triplici strade parafile; modo adoperato nei tempi nostri colla Vandea di Francia. Queste strade Imperiali, ìmpria Consolari, erano misurate, segnatevi le distanze con pietre, sulle quali t stava inciso il numero delle miglia, numero che si co- ; «linciava da una colonia, proseguendosi fino a che si i toccasse l'altra; pietre non più alte di tre piedi, l'rana pietra distava dall'altra ,781/ 1.,' 6," 10.,'" misura viennese di mia calcolazione., fatto su d'una strada ro- > ciana. Queste pietre miliari non vanno confuse colle dette colonne miliari, rotonde (le vere migliali erano ; quadrate) alle da 3 piedi, che ponevansi sulle strade militari in onore di Imperatori al confine di due grandi comuni romani, sulle quali incidevasi la distanza dalla colonia. Dal che viene che talvolta in un punto , solo rinvengonsi parecchie di tali colonne, però cadauna dedicala ad altro Imperatore, e talvolta capovolta, per incidere la novella inscrizione (a risparmio di materiale). Le quali sii ade della larghezza di 20 piedi romani, erano marginale, glnreale, e solevasi in prossimità a queste collocare monumenti funebri. Su queste strade aveanvi le cambiature di cavalli (,mutationes), e Je stazioni ove riposare la notte (mansione«), Il grande asse di slrada militare attraverso la vallata del Po, partivasi da Genova, e per Piacenza, Cremona, Verona, Treviso, medio Friuli, terminava alla Giulia, alle Are l'oslumie (Adelsberg), continuata poi a Siscia da un lato, a Lubiana dall'altro, e fu opera del Consolo Poslumio Albino nell'anno 148 che precede l'Era Comune. Dovrebbe dirsi che nel 178 A.- C. alla prima conquista dell'Istria si aprisse strada attraverso questa provincia e lino a Poln, e fu delto che in questo tempo il Consolo Appio Fulcro aprisse strada da Aquileja, ed avesse da lui nome di Jppia; però non mi trovo indotto ad accettare questa notizia, inclinando piuttosto a credere che si aprisse la grande strada appena nel 128 A. C., quando ribellatasi l'Istria ad istigazione dei Ginpudi, fu domata e romanizzata dal Consolo Sempronio Tuditano, che ebbe li onori del trionfo. A questo attribuisco la grande strada militare, che staccatasi dalla Poslumia nelle prossimità di Gradisca, attraversato il Carso Duinate, scendeva a Trieste, pas- sava alla valle di Costabona del Capodislriano, e poi all'agro Emoniese, traversava il Quieto al Porton (Nin-gnm), andava a Parenzo, da questa al Culleo di Leme, indi al Manderiol, ed a Pola, ove penso terminasse. Gredo che la slisada oltre Albona alla Liburnia fosse opera più tarda, dopo Fanno 28 che precede l'Era Comune. Questa grande strada militare, ebbe certamente nome dal primo suo costruttore, siccome ebbe nome di Flavia quella da Pola a Medolino dall'Imperatore Vespasiano, che la aperse o rifece a nuovo; non mi è riuscito finora di leggerlo su pietra, o di udirlo nei nomi romani attribuiti dal popolo a speciali località. Era pratica dei Romani di condurre le strade a linee rette, ove la conformazione del terreno lo concedesse, rette possibilmente dall'una all'altra colonia che erano veramente presidii militari, qualora vi stesse colonia militare come era in Trieste, e fu in Pola, divenuta poi interamente civile, e fu il caso di Parenzo, che sono i tre punti d'appoggio nella penisola; però nelle regioni marittime solevano condurre le strade in prossimità e paralelle alla marina, ed ove incontravansi promontarj molto avanzati, siccome Cillanova, ed Ur-saria, e Rubino, solevano aprire la strada alla base di siffatti promontorj triangolari. La slrada militare da Parenzo a Pola andava rella al Culleo di Leme, saliva a ponente di S. Martino di Leme, su terra solida, ma non escludiamo che alla testa del Culleo vi fosse tragitto, il quale siccome compendio ed abbreviatura, non alterava la numerazione sulla terra ferma, temila aperta in caso di impedimento, o difficoltà del tragitto. A ponente di S. Martino correva diritta la strada al monte Carina fra Rovigno e Valle, proseguiva diritta fino a piedi del Magnali granile, poi per la base ponenlale del Manderiol piegava per unirsi al tronco che. da Stignano di Pola correva paralella alla marina. Del quale tronco di strada da me sospettato e fuggevolmente riconosciuto, mentre altre gambe mi portavano, ebbi conferma dalle insigni lapidi del Campania e della Scixomia Leucilicafatte riconoscere dal lodevole zelo del Sig. Podestà di Rovigno Dr. Borghi e dalla presenza del Quadruvio al trifinio di Villa, di Valle e di Rovigno, imprevedibile, incalcolabile. Ed ho lieta speranza che le indagini del sullodato Sig. Podestà, del M. R. Parroco di Valle De l'eris, del Sig. Angelo Mitlon, di quel Podestà Sig. Bembo, dell'altro Sig. Milton, porteranno a certezza non della strada che ritengo indubbia nella linea complessiva, ma delle peculiarità di questa, della precisa posizione di singoli pezzi che certo sono ancor conservati, e di nomi romani mantenutisi nella bocca dei popolani, che vi rechino conferma. Queste strade militari erano costruite a dispendio dello Slato romano ; ma altre ve ne erano alla costruzione delle quali dovevano contribuire i provinciali con quella specie di opere, e con quelle cjuote, come si u-sava dall'Ausilia nell'Istria medesima, or regolate le une e le altre da leggi moderne. E queste strade che diremo provinciali, a differenza delle militari, seguivano le stesse norme di direzione e correvano paralelle alla costa adriatica per Vislro e Rubino a Val Saline, e per la costiera del canale di Leme, mentre altre terrestri spartivano il suolo largo, muovendo da centri, e non esitiamo a segna- re la grande strada dal Quadruvio a Saline per la Torre di Boraso (Torre o Palazzo romano), e da Vislro a Gemino, strada questa che continuava fino alla Giulia seconda. In terzo ordine vengono le strade clic diressimo rurali, di minor dimensione, fino a scendere alla larghezza dei Calli, dei Limeli e delle Semite. Ciò vogliamo avvertito, che la convergenza ad un centro di molte strade, di qualunqpe ordine sieno,. è indicazione sicurissima di luogo «tritato in mitico. Circa al presidio militare delle strade mediante Castellari,, mi riporto al loglio N.° 134 il che va inteso anche dei porti di mare. Ed è appunto questa carta che mi avverti,, o- pose in sospicione di luoghi antichi, sia per la concorrenza di strade ad un punto, sia per le strade dirette ai porti. Così non titubo a ritenere Rubino (non l'odierno Castello, ma il caseggiato che vi sta di contro) per luogo abitato da Romani,, ancorché a» si dica che nessuna antichità romana vi si rinvenga, m'intendo dire di cose mobili. La quale credenza ha per me conferma nella esistenza di antico battistero or Cappella della Santa Triade, da me altra volta con licenza di quel Municipio tastata, e che attesterebbe presenza di pieve ecclesiastica dopo distrutta Saline.. Così non potrei dubitare che S. Eufemia di Saline fosse già luogo abitalo e presidiato^ in bocca al Leme e della quale, dopo la di lei distruzione fu successore Rubino. Così la stella di strade non mi lascia dubbio che il Castro Perino (Valle) fosse luogo centrale ed abitato. Ma bella comparsa e nuova luce sulli Istriani Ti ■aci reca Vislro coperto di rovine, presidiato da Ca-slellaro, luogo natale del Santo Arcivescovo di Ravenna ALa^jyariano, costruttore della magnifica e sontuosa Basilica di S. Maria Formosa di Pola, in sede e luogo della bugiarda Minerva che li Traci istriani scelsero a loro divinità provinciale, seguiti dai Romani, che in fatto di divinità non avevano ribrezzo delle divinità provinciali. E questo Vistroy porto ottimo, caricatore frequentato nelli secoli passati ed oggidì da regioni anche distanti, credo fosse già l'antica Ili-sliys od Hislivpolis, trasportata virtualmente dalla 1-slria politica (Dubmca) ad opera dei Traci trasmigrati da quella nell'Istria adriaca^ trasportandovi i nomi della pati' in,. secondo similitudini di conformazioni ter-renarie. E coinè Italia si disse e scrisse- colPaspira-zione VilaliaY cosi penso- che Ilislns si dicesse Ialinamente Yislros, Sulla quale faccio indagini fuor di provincia, che (spero) condurranao a certezza di questa Città tracia,. poi romana. Ilo. sospetto che vi fosse perfino conduttura d'acqua per fistole plumbee, da acqua latente presso Magnan, fistole delle quali, or sono parecchi anni, giunsi a vederne una,, ed il bollo dell'Olficenatore SalQuelario ;.essa era di piombo dalmatico. Delle quali acque,, ho speranza che sia falla indagine, mostrandosi pozzi,, ed un laco,. ed una che dicono Palude alla Gustegna,. ma-che è manifestamente emissario di acqua latente che traversa l'agro vallense. Altrettanto è possibile sia di Rubino, come è al Culleo di Leme ed a S. Agata di Canfanaro. Io spero che la rivelazione di nomi delle contrade e dei colli, ove si riconoscano romani, guidi con sicurezza a ricognizione e scoperta di cose inattese ed inosservate, come mi è avvenuto in altri agri dell'Istria, ove (dum eram in minoribus) potei làrne raccolta. Cerio certo, molle cose attendono per mostrare come tutta sia classica la terra dell'Istria, anche nelle regioni sue meno note. E dalla* ricognizione delle antiche condzioni sembra* a* me che due cose di pratico odierno vantaggio possano aversi.. L'una che guardando le opere auliche siricono-scono produzione di grande sapienza desunta dalla conoscenza del suolo,, dalle conformazioni di questo, e dalle condizioni tulle, dandoci gli antichi sicuri additameli di ciò che conviene farsi. Su di che ini provocherei al sistema distributivo delle strade moderne, il quale secondo a me pare, vuol ritornare all'antico, siccome avvcwà. delle ferrate Europee, ed è avvenuto in Italia. L'altra che prevalse lungamente, e troppo, la credenza che l'Istria sia da-natura dannata alla depressa condizione, in cui durò per secoli. Le antiche condizioni mostrano l'opposto,.e mostrano come fosse vero il confronto che ne faceva il gran Secretano di Re Teodorico, colla Campania felice di Napoli. In tutta stima. Devotissimo Trieste 3 Febbrajo 1869: Kandler All'Inclito Municipio di Valle Mi permetto di fare alcuni quesiti sull'Agro Vallense,. che varranno ad accrescere quelle indicazioni che con tanta volonterosità mi furono favorite. Lì raccomando particolarmente al Signor Segretario, come quello che nell'esercizio, dell'arte ha più tacile occasione di avere veduto sul terreno alcune costruzioni, di cui sarebbe penoso l'andarne appositamente sulle traccie. Ove esistono strade romane o luoghi abitati in aulico,, si rinvengono i così detli Castellari, i quali sono recinti rotondi, circondati da vallo tumultuarie, di rado da muraglie, del diametro solilo di 40 tese viennesi, talvolta hanno doppia, talvolta tripla cinta, a distanza di 2o tese, anche di 50. Nell'interno il terriccio e- nerastro, quasi terra da orti, vi si rinvengono armi, projetlili rotondi di colto, della grandezza di noci, con un buco per passarvi funicella, si rinvengono colli, stoviglie di cotto, idoletti di metallo. Talvolta cnlro il recinto sta cappella cristiana (per cui le esistenti cappelle si vedono spesso poste entro Castellaro), spesso contengono cisterne. Siffatti Castellari si costruivano lungo le strade, su altura, a distanza di due miglia, due miglia e mezzo. Talvolta ogni quinto Caslellaro è maggiore. Servivano a stazione di soldati per presidiare le strade; servivano anche di rifugio ai coloni per le persone e per le derrate, in caso di scorrerie di nemici; se murali, si vede talvolta la rottura patita per assaltamelo. La loro distribuzione lungo le vie è sì regolare, che i soli Castellari indicano la direzione delle strade, ove queste siano sparite. Da un Castellalo all'altro la visuale è libera, per cui avviene che non sempre sia osservala la distanza solita delle miglia, ma o è più ristretta o più allargata. La serie di questi Castellari guida anche ai porti di mare frequentali; i Castellari erano pure destinali aHo «custodia dei porti. Il nome di Caslellaro, Castellari, è frequente non solo in Istria, ma anche ì.el Veneto ed altrove. Ne ho veduti alcuni nell'Agro Vallense, sennonché le mie prime escursioni erano con occhi che non comprendevano siffatte cose; le posteriori furono parziali, c non complete. Avverto che i Castellari hanno tolvolla forma quadrata, ed in tale caso sono murali, talvolta (ciò mi è accaduto raramente) il quadralo principale ha intorno a se, ed alM angoli, quadrali minori, che sono pure Castellari di piccole dimensioni. Questi Castellari, -ove siano collocati in più serie, hanno il loro centro, dal quale si dipartono come fossero centri di raggi, il che potrebbe essere di Caroiba, che è Quadruvio, centro di strade. Avverto che dai Castellari si davano segnali a modo di telegrafo, di giorno con fumo, di notte con fuoco; cosi che il segnale passava celeramente da punti distanti, anche molto distanti; telegrafi che durarono nella Carniola, o si rinnovarono a tempi delle scorrerie turchesche. Valle deve essere slata in relazione telegrafica con Fola per Dignano, con Parenzo pel monte S. Martino. Ultimo del 18G8 Devotissimo il Conservatore. _______ Diamo luogo di buon grado agli Alli che seguono, favoritici dalla Società agraria di Parenzo, affinchè i nostri comprovinciali conoscano quali importanti provvedimenti sieno stali presi dai Ministero di agricoltura per migliorare le razze degli animali utili all'economia rurale, e quali le sagge proposte in argomento avanzale dulia detta Società. Ciò accadeva quando non era peranco costituita la Società agraria istriana, e che ili provincia non esisteva che la Società parenlina; la quale, lungi dal monopolizzare per sé i promessi vantaggi, avvisò invece all' interesse generale. Tutto ciò che si connette alla perlrultazio-ne, sta affidalo di presente alla Società agraria istriana, si splendidamente inaugurala in Rovigno li 30 novembre scorso. Cogli Atti che rechiamo 1 wn s' hanno che le prime fila dell'affare; ma non andrà guari che ne porgeremo il seguilo e il fine. È cosa di troppa importanza perchè non sia resa nota a' nostri, avvegiiacchè lutto, ciò che può giovare Vincremento e la prosperità della patria agricoltura serva a non farci disperare dell'avvenire. N. 1322 731 Nel preventivo dello slato vennero nel corrente anno da parte del Ministero dell' agricoltura introdotte diverse partite per iscopi agrari, ed è intenzione di regolarne l'impiego, il meglio che sia possibile, secondo i desideri ed i bisogni dei singoli Regni e Paesi. Siccome pertanto la legge sul bilancio del 1868, verrà prossimamente messa in esecuzione, cosi si porge anzi lutto invito alle Società agrarie, di cooperare e di avanzare le loro relative proposizioni in riguardo a quéi punti che toccano e sonocomuni a tutte le società stesse; nella riserva di avviare mano a mano ulteriori trattative sugli altri punti risguardanti interessi più speciali. Il ministero dell'agricoltura 'ritiene della più alla importanza conoscere ^da un lato, a mezzo di conferenze con delegati delle Società agrarie, tanto i loro più importanti bisogni e aoIì, quanto gli oggetti pei quali abbisognano di una materiale assistenza da parte del ministero; come pure dall'altro di assicurarsi in quali condizioni e sotto quali modalità esso possa far calcolo sella energia e conseguente cooperazione delle Società agrarie. Si ha intenzione pertanto di convocare una tale cenferenza in Vienna verso la fine della stagione estiva dell'anno corrente. Si darà più tardi comunicazione del numero dei delegati da inviarsi da cadauna Società, nonché degli ulteriori dettagli. Già fino d'ora però rendevi necessario, col preventivo annunzio di tale convocazione e colla indicazione dei principali oggetti che vi saranno trattati, di porre in grado le Società agrarie di intervenire nella relativa discussione, con voti precisi, chiari, e sostenuti dagli intelligenti del loro circondario. Il ministero dal suo canlo porla per ora alla discussione due soli oggetti: I.° la instituzione di organi agricoli rappresentativi nei singoli Regni e Paesi, come consiglio di esperti e quali organi ausiliari del ministero in affari di agricoltura; II.8 la organizzazione di una statistica sulla natura del saolo praticamente attuabile. La società -viene oltracciò interessata -a formulare anche da sua parte ed a presentare entro alla prima metà di luglio tali quesiti, che, nella progettala conferenza, e con riguardo allo scopo per cui viene convocata, possano essere portati a discussione. Un' altra partita del preventivo dello stato risgnw-da l'allevamenti) degli animali bovini, cioè premi per animali da razza e da rendila, untl;n*enle alle spese di trasporto ed a quelle inerenti ai concorsi, come del pari sovvenzioni pel buon allevamento di lori. Riguardo ai premi il ministero opina di abbandonare l'idea di largire medaglie, ma di fissare invece premi in denaro da distribuirsi in determinale stazioni di concorso, alternanti di anno in anno, il cui numero verrà stabilita in ogni provincia. Ciascheduna stazione verrebbe dolala con 200 cecchini, riparlibili in 14 premi da 10 a 50 zecchini. Saranno da stabilirsi le razze ed i tipi da premiarsi in ciascuna regione-; i giurì dovranno principalmente comporsi di membri' deììe Società agrarie, conosciuti per abili allevatori di animali-; il ministero che dà i premi, sarà nel giurì rappresentato o da un suo delegalo o da altra persona di fiducia. It ministero ha intenzione di chiedere una uguale dotazione per siffatti premi, almeno per altri cinque anni successivi, perchè si possano praticamente conoscere gli effetti di simile misura. In base a questi principi generali si è stabilito pel Litorale compresa Gorizia un imporlo di fai. 5,100 per premi, in stazioni di concorso, ed altro importo di fni. 400 a titolo di sovvenzione pel buon allevamento di lori. Vorrà pertanto la Società, per ciò clic spelta al suo circondario avanzare quanto prima le sue propo- sto, rignnrdo alla stazione dì concorso, alla quale toccherà la terza parte dell'importo suenunziato, con fui. 1,700, per essere distribuito in quest'anno stesso, come anco riguardo all'ammontare dei singoli premi, alle razze da premiarsi, alla composizione del g4uiì d'onore, ed in fine riguardo al modo d'impiega dell'importo di fui. 200 destinato pel tmon allevamento di tori ncH" Istria. 11 ministero potrà inoltre disporre di ima dotazione di fiorini 14,000 pel miglioramento della coltura delle fruita, delle viti, delle ortaglie, intorno a che si ebbe speciale riflesso a premi ed a sovvenzioni da darsi ai Comuni per favorire la coltura di frulla, non meno che a sussidi per aquisto e trasporto delle piante ed a riaggi di istruzione. Anche in questo proposito vorrà la Società -con riguardo «Ha proporzione tra il suo circondario e la totalità del restante territorio Austriaco al di quà del Leitha ed ai bisogni speciali dell'Istria, avanzare le opportune proposte. Henna, 13 Giugno -1868, POTOCKT (Continua) Cherso, [ebbraja. (P.) Nel mese decorso e precisamente nel 1 num. "piacquemi leggere in questo giornale un articolo datato Cherso 1868, nel quale riscontrata la mia corrispondenza del .passato Novembre viene preso in disamina il progetto della Rappresentanza Comunale di Clrcrso di dare in affitto perla coltivazione terreni incolti del patrimonio comunale, coli' idea di avversarlo m og-ni sua parte. La finale di quell'articolo mi tratteneva quasi dall'intingere di nuovo la penna per lo stesso argomento, poiché la disistima mostrata dall' articolista pegli avversar] dalla sna opinione, l'ingiustificata di lui sfiducia nella gestione dei preposti comunali, e più di tutto la di lui dichiarazione di rimaner per 1' avvenire muto a qualunque provocazione gli venisse fatta, sarebbero stati motivi più che sufficienti a rifiutare ed anzi sdegnare qualsiasi risposta; nulla di meno desiderando che sia fatta luce in oggetto di massima utilità ed importanza pel Comune, e nella sperauza che, se non il Sg.r X, qualche altro patriotta potrebbe continuare la discUssiime, dirò anche in oggi poche cose onde ribattere secondo il mio debole parere le obbiezioni svolle nel suddetto articolo. Premetterò intanto die desso .passa sotto silenzio su alcuni degli argomenti da me addotti a sostegno del preindicato progetto comunale, e che quantunque preveda dal medesimo molti mali lontani, pure 1' approverebbe tosto in riguardo ai beni comunali propriamente delti in tempo avvenire anche riguardo ai beni patrimoniali del Comune. Dico il vero, .non arrivo a comprendere il motivo di queste diflerenze.dal momento che i pretesi inconvenienti dovrebbero reggere anche in questi due casi, e nel primo anzi si porterebbe dippiù un danno diretto ai comunisti col privarli dell'uso di beni ad essi tutti dalla legge espressamente concesso, ed in fatti goduto. II Sig.r X, decanta in prima i pericoli che dall'attuazione del progetto deriveranno ai boschi comunali, e prendendo in fascio gli abitanti di Cherso li qualifica a devastatori e ladri dei boschi comunali, mestiere questo, la cui continuazione (si esprime) verrà resa più agevole colle affittanze in discorso a motivo dell'occasiono necessariamente più spessa di contatto. Che si verifichino dei furti e dei danni nei boschi comunali, è pur troppe un fatto e deplorabile, ma che coli' affittanza, di cui è discorso, dessi possano aumentare, io credo di poter con fondamento contraddire. Quali persone infatti esercitano oggidì quel turpe mestiere? Forse illaboTioso coltivatore, forse 1' onesto campagnuolo del paese ? No certo; è invece opera di pochi sfaccendati, di neghittosi, i quali per mancanza di stima e di credito non potranno addivenire ad alcun contratto di af- fittanza eòi Comune, ed ai quali stante la maggior affluenza di persone nei luoghi contermini ai toschi comunali sarà più difficultato il reo esercizio. Gli è per certo calunniosa la supposizione emessa dall'articolista in questo proposito, cui trovo superfluo di maggior-nvente ribattere, osservando soltanto che il Comune avrà sempre campo di premunirsi contro i temuti pregiudizi sia vigilando, com'è suo dovere, sulle sue possessioni, sia rifiutando la concessione ia affitto a quelli dei quali conosce o soltanto sospetta 1'avidità sulla roba altrui. Come previde 1' articolista, i contratti stampali peri'affittanza progettata ottennero 1' approvazone d Ila Rappresentanza Comunale, restando unicamente rimesso alla Deputazione di stabilire le località da darsi in affitto, nonché l'importo della mercede, a seconda delle diverse condizioni dei terreni affittando Se il Sig. X, abbia avuto maggior persuasione nella corrispondenza da esso voluta combattersi di quello che nelle ragioni che adoperò per combatterla, so la Deputazione Comunale «ia stata preventivamente a giorno dei modo di pensare in quest' argomento dei Rappresentanti, se la stessa Deputazione non abbia temuto di dissestare le proprie particolari finanze col sopportare per proprio «-onto la spesa della stampa di quei contratti nel caso la Rappresentanza li avesse modificali o non del tutto approvati, e se il maggior numero dei Rappresentanti appartenga alle classi non agricole del paese, sono tali punti che sarebbe facile dimostrare, ma la cui investigazióne torna inutile, dac-cliè come dissi i progettati contratti scritti si ebbero l'integrale approvazione, e troveranno anche appoggio in quanto sto per dira riguardo le condizioni toccate dal preaccennato articolo. Vorrebbe e non vorrebbe il Sig.r X colpire i deliberati contratti di affittanza colle leggi di esonero, ed in tale incertezza asserisce che sono varie le opinioni V una contraria all' altra, e che però il Comune provveda bene di non esporsi a qualche pericolo. Siccome con ciò non è dimostrata nè tampoco spiegata la diversa opinione del Sig.r X, io credo -frustraneo ripetere quella da me manifestata al N. 2o anno II di questo giornale, e perciò nella fiducia che il Comune, come diede saggi finora, avrà bene meditato l'argomento, passo ad intrattenermi di quella condiziono dell' affittanza che stabilisce l'Obbligo nel Comune di pagare i miglioramenti esistenti nei terreni affiliati, condizione questa di cui feci pur menzione nella precedente mia corrispondenza. lìn affiltuate che fa delle spese alili nella cosa locata, spese tali cioè da cui viene accresciuto il reddito 'della cosa medesima, ha, cessala 1' affittanza, indubbiamente diritto all' abbuono di questa spesa, e viceversa chi concede a fitto la cosa ha 1' obbligo di rimborsare 1' affittitale dei dispendj incontrali per la procurata maggiore utilità della cosa medesima. Questo principio riconosciuto dalla nostra legge civile, e conformato alle massime di universale giustizia e morale, venne preso in riflesso da questo Comune collo stabilire nei relativi contrattiche al conduttore debbasi pagare il valore dèi miglioramenti esistenti nel fondo locato all' epoca della retrocessione del medesimo al locatore. Con ciò non si tratta mica di risarcire al conduttore tutte le spese da esso incontrate nella coltivazione e miglioramento del fondo, sì bene di abbuonarcli quel valore che alla cessazione dell' affittanza corrisponde all' aumentato reddito del fondo stesso, per cui nella determinazione di questo valore devpsi porre a diffalco e le spese di ordinaria coltura e l'apr prezzamento del fondo che era sempre rimasto di proprietà del locatore. Dove infatti si troverebbero desili affittunli così generosi, che obbligati a sostenere delle spese nella cosa affittata, fossero poi contenti di desistere dall' affittanza senza compenso di sorta ? Oual è quel Comune così ingiusto, che vorrebbe arricchire a speso dell' affiti naie dopo averlo obbligato a sostenere le spose stesse? Il che premesso, io posso liberamente acconsentire che so il valore del miglioramenti dopo 29 anni di affittanza per 1' estensione di ogni animale di pascolo sarà di fni. 125, il Comune dovrà pagare pei supposti 300 contratti in complesso fni. 57500. Ciò però non sarà di danno al Comune, poiché usufrutlato per 29 anni 1' importo di annui fni. 600 della incassata mercede locatizia, avrà con questi formato un fondo più che sufficiente per coprire il suo debito, si sarà d' allora procurato una rendita di circa annui fni. 2000 per In sole mìgli rie, senza calcolare ancora il maggior reddito del fondo. La cosa non cangia d'aspetto minimamente, se i miglioramenti ritrovabili nel fondo venissero per la loro diversa qualità e bontà stimati a più alto prezzo, poiché maggior valore dei pagabili miglioramenti deve di necessità corrispondere a maggior reddito. A ciò non può fare obbietto, che stante i bisogni del Comune e sempre crescenti, i fui. 600 della suddetta rendita saranno tasto spesi e non produrranno interessi, dappoiché se ciò dovesse avverarsi (al che però il Comune non è obbligato, potendo (noto in Italia sotto il titolo Chi si ajulci Dio r ajula.) siasi ispirato al principio di T. Campanella, poiché siccome questi voleva presso a'talami eleganti statue d'uomini distintissimi aftinché le madri, mirandole, vi generassero perfetta prole, così lo scrittore inglese, trasportando ol morale il vero fisiologico del filosofo italiano, per sollevare dall' ignoranza e dalla miseria le classi povere, credette necessario tenessero costantemente dinanzi agli occhi gli esempi preclari de' grandi uomini. Ond' egli, mancando alla sua patria un'apposita collezione da essere alla mano di tutti, venne nella deliberazione di raccogliere le biografie di qué' popolani i quali, dall' umile stato in cui nacquero, seppero innalzarsi alle più cospicue posizioni sociali col pertinace volere, e fattane la raccolta, che gli riuscì quanto bella altrettanto preziosa, donolla al popolo dicendo: tò e specchiati. Noi non sappiamo se il Self Help sia per l'appunto ispirato al suddetto principio, benché ne lo riproduca con diversa applicazione, sibbene sappiamo^ e questo per detto dello stesso autore, clic del libro che oggi con animo lieto annunziamo ne siamo de* bitori allo Smiles. E ■coli1 inglese il signor Lessona ha comuni e l'intendimento e i mezzi. Nobilissimo quello « meritevole di lode perché mira a educare il popolo alla religione del lavoro, alla perseveranza ne' propositi, al risparmio, senza di che è vano sperare « il privato e il pubblico bene; efficacissimi questi, gli esempi. I quali, vestendo le teorie, aride e fredde dì lor natura, di una forma direm quasi plastica e naturale, oltre che vi colpiscono la fantasia impressionabile del popolo, parlano un linguaggio intelligibile alle mcnlì anche le più chiuse e influiscono potentemente sulla volontà, onde le idee che gli si vogliono per siffatta via istillare, s'iniziano a poco a poco nelle azioni delia vita, le divengono abitudini e producono la gara e l' emulazione. Ma a questo pregio generale che hanno in sé gli esempi lutti, quelli che raccolse, coadiuvato d'altri, il nostro autore, ne uniscono uno affatto particolare; il qual pregio consiste in ciò che gli esempi da lui addotti sono Italiani. Per cui se le biografie dello Smiles piacquero tanto in Italia, quelle del signor Lesso-na, non v' ha dubbio, piaceranno due colanti più, avvegnaché, dove le prime, parte per la imperfetta cognizione delle condizioni tra cui si distinsero i grandi d'Inghilterra, parte per la distanza di quella industriosissima isola, perdono agli occhi del popolo tanto o quanto del loro valore, quelle rapportate nel libro che annunziamo hanno un valore senza confronto maggiore anzi pieno, essendo che gl'illustri, qui propostici a modello, son tulli di casa nostra, quindi noti o di persona o dì fama; e poiché i più sono tut-t' ora e visi e prosperi e slimati, si può per avventura aver da loro e consìglio ed eccitamento a ben fare. Lasciamo stare che qui conoscendo, o meglio, essendo a portala di conoscer le condizioni locali gli ostacoli, le difficoltà, i perìcoli, si è al caso., coli' e-sempio solfo gli occhi, di trarre e lena ed eccitamento e conforto maggiori all'imitazione. Una particolarità poi di questo libro che, per quanto ci consta, non si trova in nessun altro, (a meno che non la si voglia riscontrare in quelle citazioni di poeta o di prosatore, messe in voga dallo Scott, con cui si costumava cominciare tempo fa i capitoli de'romanzi, ma che, a nosfro vedere, non hanno che fare colla presente) è questa che nel contorno d' ogni pagina, uno per lato, sonvi quattro proverbi, scelti giudiziosamente a conferma de' principi che informano 1' opera, lavoro, perseveranza, risparmio. Sicché, abbracciando il libro 498 pagine, a metterci anche le 40 prime, si ha una raccolta di 1992 proverbi. Noi siamo fermamente persuasi che il lettore del popolo, nello scorgere il tesoro della sua sapienza con tanta opportunità e armonia abbellire il libro e confortare a' gran principi di moralità e di economia, ne gioirà davvero, come siamo d'opinione che sia per tornargli graditissimo il vedere che coloro i quali vollero metterli in pratica, giunsero a virtù e a ricchezza non comuni: e se il lettore, scosso e spinto da tante parti, non si sentirà tratto a fare qualche cosa di bene, è segno che l'inerzia e 1' ozio lo hanno sciupato fin nel fondo dell' anima. Confessiamo, a questa novità di metterci in luogo di fregi ne' libri destinati al popolo, proverbi, facciamo plauso di tutto cuore, inquantochè conosciamo la profonda sa- pienza eh'è racchiusa in, queste brevi sentenze e l'efficacia loro, segnatamente laddove, come qui, la scelta è fatta, con criterio e la materia del libro li illustra. Ma è ormai tempo che si dica più patitamente qualcosa della materia, di questo libro. I! primo capitolo abbraccia con larga sintesi gli ammaestramenti sparsi nel corso del libro.. Dopo una breve e poetica descrizione geografica dell'Italia,Tautore discorre di quello che avvi tra noi e di buono e di cattivo,, del. mollo che s'è latto e del moltissimo che ci, resta a fare alla prosperità, della famiglia e della nazione.. La è una descrizione morale questa di forma sempre limpida ed eletta, a tratti forti,, e schiettamente improntata di vero che rivela nell'autore acume d'osservazione e nutrimento di dottrina. Preparato in tal modo l'anir aio. del lettore, il signor Lessona,. che è la cortesia del mondo,, lo conduce a viaggiare l'Italia,.cominciando dalla Sicilia. Dapprima,, com'è di dovere, si visita Paler ino; poi,, discorrendo delle condizioni della citlà e dell'isola, si passa a Monreale » vedere- le mummie, e di là alla Villa dei Colli a far una visita a Carlo S Cottone. All'istriano che leggerà l'istoria dell'Istituto agrario fondato dal principe di Castelnovo, gli \errà in mente il conte Grisoni e l'isliluto, Daila,. e la lite che quell'istituto sostiene contro i frati Benedettini, ed ! augurerà la vittoria al primo, eli'è di là da venire, un ' direttore qual è il prof. Inzenga. Non si lascia la bella Trinacria che dopo avere conosciuti il Florio., il Meli, Vincenzo Bellini di. Catania e parecchi altri. Da Palermo si passa d' un tratto a Napoli ad ammirare i progressi e i miglioramenti fatti in. poco volgere d'anni per opera del Municipio e dei privali. Si visitano, oltre a molti i-stiluti e stabilimenti, Rodino, Galante, Rngozzino e il pittore Morelli. Fallo tanto di cappello a que'bravi napoletani si va a Roma ad ossequiare i due Rossini, Luigi e Giovacchino. Indi, toccando Spoleto, s'arriva a Terni. Di qui il sig. Lessona, arieggiando Jorick, vuole si faccia una scarrozzata alla valle Nerina a godervi lo spettacolo della cascata del Velino. Di ritorno si trova il Fonsoli: poi, via a Perugia a stringere la mano a Lorenzo Massini e a Domenico Bruschi. Ma eccoci a Firenze, in casa di Pietro Thuar; di li facendo del- ■ le piacevolissime gite a Siena, a Lucca, a Livorno, a Pisa s'impara a conoscere e a stimare Duprè, Giusti, Ilari, Franci, Rossi, I'Orosi, Marchi, tutti ottime persone. Da Pistoja, valicando gli Appennini, si passa a Bologna. Una visita all'Alessandrini, al Codazzi, che s'è distinto in America, ai fratelli Loliini, al Forna-sari e a qualche altro,, e poi difilato a Modena e a Reggio, Salutato il Verdi a Busseto, e passato il Pò, ci s'arriva a Venezia; dove, fatta conoscenza coll'An-tonelli, si va, cosi pei- spasso, a Murano a trovare Radi e Salviati. In quell'occasione si stringe relazione con Pini-Bey, il consigliere di Ismahil-bascià. A Milano c'è mollo da vedere,, molto d'ammirare, moltissimo da imparare. Qui c'è Ambrogio Binda, Giulio Richard e Andrea Gregorini che vogliono essere riveriti. Quand'uno è a Milano non deve trascurare l'occasione di fare una scorseltina. ai monti. Lassù c'è Vincenzo^ Velia, Gasparo Fossati e Domenico Guidicelli, la cui conoscenza compensa a usura il malagevole viaggio. Invitano a Genova, checché ne dica Danle^ il Car novaro, il Boccardo, Paganini, Sivori e Garibaldi. Poi a. Torino a visitare il Coppino, il Castelli, il Mosca, Moncalvo. Di là,, un bel giorno, si fa. una scappata a Biella.. Ritornali a Torino, si. vede il capitano de'bctv sagl ieri Michele Amatore,, africano,, valorosissimo soldato, e qui finisce l'istriitlivoe deliziosissimo viaggio. Quesii sono i; personaggi illustri che presenta al lettore il signor Lessona, intorno ai quali s'aggruppano e s'intrecciano mirabilmente di belle nozioni, di sanissimi ammaestramenti che si vogliano inculcare al'popo-fo italiano. Questa è sommariamente la materia del libro, vivificata da aneddoti, schizzi, sentenze, ricordi si che innamora l'avida curiosità de'lettori. Per le quali cose, facendo da ultimo calcolo e della lingua, ch'è purissima, e dello stile armonioso, chiaro, concettoso, e de'nitidissimi tipi che vi attraggono e dilettano l'occhio,. conchiudiamo col dire che il libro-, testé uscito alla luce a Firenze, merita d'essere raccomandato a tutti e al popolo precipuamente, il quale, pel tenue prezzo che vi fissò il Barbèra, può facilmente comperarlo^ e si persuaderà, lettolo, che Folere è potere. J. C. Nel numero precedente abbiamo accennalo alle opere pubblicate iu Italia intorno alla coltura,, alle malattie*, e al trattamento igienico del baco da seta,, nell' intenzioae di eccitare anco fra nostri lo spirito di osservazione e di serii studj per giovarsene utilmente nella pratica, trattandosi, che alla baehicoltura nei nostro paese arridono le più favorevoli- condizioni di cielo e di suolo. Volendo però, oltre alfe indicate, ricorrere anco a fonti straniere, che hanno il pregio d'indiscutibile autorità, diamo la seguente appendice: Pasteur — Lettre sur la seriticullure (Messager A- gricole), I86Z. Mouliné — Observations relatives à la maladie des vers-a-soie. Aubenas, 4867. Pasteur — Lettre a M. Maris. Montpellier, 1867. Joly — Maladie des vers-a-soie. Revue de Paris, 1867 livr. du ler Jufllet. Quatrefaces — Etudes sur Ies maladies du ver-a-soie Paris, 1859. Un Voi. en 4. avec fig. Le Meme — Nouvelles recherches etc. 1860. Pasteur — Rapport a S. E. M. le Ministre de l'Agri-culture etc. IIaberlandt — Die seuchenartige Krankheit der Seiden- raupen. Wien, 1866. Reichenbach — Ueber Seideuraupenzucht etc. Mùn-chen, 1867. IIaberlandt — Neue Bei trago zar Frnge ùber die seuchenartige Krankheit der Seidenraupen. Wien. 1867. Lebert — Ueber die gegenwerlig herrschende Krankheit des Insekles der Seide. Berlin, 1858 rnit 8 Tafcln. Derselbe — Skizzen aus deni Lebcn der Seidenraupen. Zurich 1857.