ANNO IV. Capodistria, 16 Génnajo 1870. ' " " . =fe ■• (, . ■ ! t^E ^^ _I " 'l i: LA PROVINCIA GIORNALE DEGLI INTERESSI CIVILI, ECONOMICI ED A MINISTRA TI FI ■ i . ; • f^ •otflainfiiijioaaì l aliik-tailui o!«t sfa» DELL'ISTRIA. Esce il 1 ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno f.ni 3; semestre' e quadrimestre in proporzione.'— Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazio»e. •i i! iiw: ;':> y Hi ; I' ('■ f''' ' RT-ift'»! ««a accora sulla statistica delle scuole popolari. Una delle parti della statistica della nostra i-struzione popolare, più degne di attenzione, si è quella che riguarda la lingua d'insegnamento. Sotto questo riguardo, troviamo che le scuole, nelle quali s'impartisce l'istruzione per mezzo dell'idioma italiano, eh'è quanto a dire nelle scuole, stabilite in città o borgate intieramente italiane, il numero degli scolari frequentanti prende le proporzioni migliori. Nel distretto di Capodistria esso è di 1645, in quello di Parenzo di 11£8, in quello di Pola di 1626, in quello di Pisino di 418, in quello di Lussino di 1860, sebbene in questi due ultimi distretti la popolazione italiana sia molto scarsa. I frequentanti, invece, delle scuole popolari slave sono 568 nel distretto di Capodistria, 18 in quello di Parenzo, 28 in quello di Pola, 72 in quello di Pisino. Il distretto insulare di Lussino conta 1678 scolari da istruzione slava, e I" oltremontano di Volosca, dove tutte le scuole sono slave, 2832. A non parlare, pertanto, di quest'ultimo, a cui spetta un indirizzo particolare, siccome a paese collegato a noi soltanto in via amministrativa, nè si saprebbe vedere quanto opportunemente per esso e pel rimanente dell'Istria, e lasciando pure di considerare il distretto di Lussino, che trovasi pure in condizioni per gran parte speciali, egli è di tutta evidenza, per quello che concerne gli altri distretti, ossia l'Istria propriamente detta, che gli accennati dati statistici provano la avversione della stessa popolazione slava a mantenere u : ordinamento di scuole popolari intieramente slave. Parenzo non ne ha che una, 2 Pola, 2 Pisino. E dove il numero è abbastanza considerevole, come nel distretto di Capodistria, che ne conta ben 17, la frequentazione esi-Kssima dimostra, che pari alla volontà di chi spinge a siffatta costituzione dell' insegnamento popolare non è la volontà, non è la simpatia delle popolazioni. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente; gli altri, e nell'ottava pagina soltanto, asoldi 5 per linea. — Lettere e denaro franco alla Redazione, — Pagamenti anticipati. — Un numero separato soldi 15. Nelle diciassette scuole slave di cotesto distretto di Capodistria non si annoverano che 568 scolari, che le frequentino, sebbene gl'inscritti siano 1514, eie inscrizioni non possano dirsi, per fermo, eseguite per modo accurato e pieno. Ove poi si prendano in esame le cifre che si riferiscono alle scuole miste dei distretti, a cui limitiamo il nostro ragionamento, le stesse conclusioni, che abbiamo tratto, ricevono nuova conferma. Net distretto di Parenzo sono 6 le scuole, dove la lingua d'insegnamento è la slava e la italiana ad un . pò, 5 in quello ditola, e 9 ;n quello di P'sino. Di Capodistria non diciamo, dove abbiamo già avvertilo, come prevalga al desiderio degli abitanti un concetto partigiano di alcuni pochi, a cui sembra lecito far causa di passioni in argomento di cosi vivi e sacri interessi. Noi non dubitiamo di affermare, anche per le dichiarazioni fatte alla Giunta replicate volte da quasi tutti i nostri comuni, che le nostre popolazioni slave reclamano scuole miste, e non già scuole intieramente slave; e sarebbe tempo finalmente di appagare il loro desiderio, e di compiere così ad un tempo un atto, che risponde pienamente ai loro bisogni. Non sono esse in contatto continuo colla popolazione italiana? Tutti i loro traffici non sono forse colle città e colle borgate italiane? E che altro che italiano è il commercio di Trieste, ossia del centro e-conomico e civile della nostra provincia? La lingua slava nelle scuole popolari dei nostFi villaggi slavi ha tanto meno ragione di essere la lingua esclusiva dell' insegnamento, che già essa è imparata in famiglia dagli scolari, mentre invece dell'italiana non possono prendere cognizione che a-dulti, attraverso a molti imbarazzi, quando entrano nel movimento degli interessi, là dove non sia stata disposta una istruzione popolare anche nell'idioma italiano. E, inoltre, qual contingente di buoni maestri si può mai avere perle scuole intieramente slave? Noi 10 abbiamo veduto, e lo vediamo: non si possono a-vere che maestri stranieri, che conoscono bensì un idioma slavo, ma non quello, svariatissimo, del nostro contado, ovvero maestri del contado medes'mo, improvvisati dal bisogno, nell'assoluta mancanza d'tigni altro espediente, e quindi tali, salva qualche rara eccezione, a cui manca ogni capacità di rendere anche solo tollerabile l'insegnamento. L'istruzione mista nei villaggi slavi raccoglierebbe, invece, molti docenti nostri ; e chi sa, quani® ciò valga a renderla veramente una pianta indigena, riconoscerà, senza dubbio, essere questo l'unico modo di farle mettere profonde radici, e acquistare vita durevole e prosperosa. Il consiglio scolastico .e la fii-unta provinciale,ilo «teniamo per sicure, comprenderanno tutta la giustizia e la convenienza di affrettare questo riinufa-raento dplle scuole intieramente slave, tanto più che allora soltanto si petrà avvisare a quell'ateo vitalissimo provvedimento di una scuola magistrale nostra, pienamente conforme ai bisogni dell' Istria, e dove 11 patriottismo e i nuovi progressi della civiltà facciano causa comune. IL S, IIUSTA BflOVINCIALE ISTRIANA. (?) Un argomento che attrasse vivamente la Dieta e il pubbl/eo si fu la mozione tendente ad ottenere l'abolizione degli ordini religiosi. Sorsero oratori a combatterla, altri a difenderla, e nel certame rimase a questi ultimi la vittoria. Non era difficile presagirne il successo. E penetrata ornai negli animi la persuasione che gli ordini religiosi, se necessari od utili ne' primi secoli del cristianesimo, su che non importa contendere, non hanno più una ragione del loro essere, sono una vera anomalìa del tempo. Simulacri di parassitismo e d'inerzia contrastano orribilmente col-V attività febbrile che agita la socielà, colla indipendenza, colla umana dignità. La loro abolizione d'altronde non è una novità che debba irritare i molli e delicati nervi delle anime devote. Innocenzo papa III, avendo consideralo che la soverchia varietà degli Ordini Regolari induceva i ella chiesa di Dio assai confusione, nel concilio generale lateranense IV costantemente proibì che nessuno da indi in poi alcuna nuova religione si andasse inventando. Quantunque cosi egli determinasse, l'importunità de'poslulanti strappò dalla Sede apostolica l'approvazione di qualche Ordine Regolare, c l'arrogante temerità andò immaginando una quasi sfrenala moltitudine di ordini diversi, particolarmente Mendicanti, non ancora approvati. Gregorio papa X ri-novò la Costituzione d'Innocenzo 111 nel Concilio generale di Lione, e sotto pene più rigorose inibì che alcuno in avvenire nuovo Ordine, o religione possa inventare, o vestirne l'abito. Quanto agli Ordini Mendicanti, i quali non avevano meritata l'approvazione dell'Apostolica Sede lutti quanti in perpetuo proibì. San Pio V intieramente estinse ed abolì l'ordine regolare dei frati Umiliati, essendo che questi dimostrassero colia disobbedienza ai decreti apostolici, e colle domestiche ed esterne discordie, ninno in futuro poterne sperare esempio di virtù, e massime da che alcuni del medesimo Ordine aveano scelleratamente attentato alia vita di san Carlo Borromeo. Per mezzo o, presso il silo dove oggi è posto Suez. Codesta comunicazione andò soggetta ad un alternato deperimento e rinascimento, venendo per ben tre volle effettuata. Di quei lavori, l'ultimo dei quali risale all'anno 640 dell'era volgare, si vedono tuttora avanzi e vestigia, ma nessuna concludente spiegazione si può di sicuro cavarne. Più tardi, avviato il commercio verso il Golfo Persico e l'Eufrate, il canale fu quasi abbandonato; poi del tutto trascurato e definitivamente perduto; così la navigazione vi cessò intieramente nel secolo IX dell'era volgare. Col celebre Leibnizio sorse la prima volta in Europa l'idea di una comunicazione fra i due mari, proponendosi a Luigi XIV, con tale scopo, la conquista dell'Egitto. Nel secolo dopo, con Napoleone Buonaparte, Lcs-sére, uno dei mombri della commissione scientifica che lo accompagnava in Egitto, fu incaricalo della livellazione. L'operazione non condotta per diverse cause colla dovuta accuratezza, lasciò sussistere l'antica opinione intorno alla differenza di livello fra i due marij la quale in oggi, fu constatala di soli 16 centimetri, mentre anticamente essa era ritenuta di 10 metri. Laplace dichiarò erroneo il risultato della livellazione verificata da Lessére, ma Napoleone, salilo al consolato e poi all'impero non ebbe più occasione di realizzare il progetto. Nel 1820 l'italiano Ghedini.. per una nuova livellazione, trovò eguale il livello; ma l'apatia in cui si viveva in Europa fece sì che la cosa passasse inosservata. Quattordici anni dopo l'inglese Chesney comprovò la verità di quanto sostenuta il Ghedini. Intorno a quel tempo un uomo dì grande energìa Ferdinando de Lesseps studiava la qnislione di un passaggio diretto. Noi 1841 ingegneri inglesi eon-chìusero per l'eguale livello fra i due mari. Nel 1847, per opera di un consorzio di promotori, si creò una commissione per riferire nuovamente sul livèllo. Essa conchius'e confermando il già accertato livello, ma fu discorde relativamente ni traccialo. Salilo nel 1854 Mohamed Said aj trono, Lesseps chiese ima si recò in Egitto, e fatti lutti gli studj opportuni, verniero a risultare insussistenti fcutle le obbiezioni. Allora Pahner-slon attaccò l'impresa in Parlamento. Ma nel novembre dei 1858 si apri la publica sottoscrizione., e nell'anno successivo si diede mano ai lavori. Qui l'autore si estende a descrivere la posizione della linea dell'istmo prescelta pel taglio del canale; narra del progresso continuo e rapido dei lavori, durante i quali la compagnia dovette lottare contro la sorda guerra che le faceva il governo inglese elie tentava ogni via per far cessare i lavori. Nel marzo del 4865 venne a morire Said e gli successe Ismail, ed allora sorsero nuovi e più gravi ostacoli. La gelosia del governo inglese seppe crearli, sobbillando il governo turco, affinchè- venisse soppresso il lavoro forzato dei fellah. Le operazioni vennero sospese e nacque un noioso contrasto diplomatico. Le cose andavano per le lunghe, quando Ismail invocò l'arbitrato dell imperatore Napoleone chc nominò una commissione. Napoleone pronunciò la sua sentenza il 10 agosto 1865, colla quale venivano abolite le corvulc. ossia il lavoro dei fellah, e stabilite certe altre condizioni. La compagnia prese nuova lena, supplì ali opera delle braccia col mezzo di grandi macchine. Nell'agosto dell'1865 transitò dal Mediterraneo al Mar Rosso, mercè il canale di acqua dolce, il primo carico che consisteva in 500 tonnellate di carbon fossile. Nel marzo del 1866 promulgavasi il firmano di concessione del sultano. , n Porto Said nel Mediterraneo e Sue* nel Mar Kosso sono i punti estremi del canale. Porlo Said, così chiamato dal nome del viceré, è una città naia assieme al canale. Nel 1859 si vide la prima tenda degli ingegneri per tracciare il porto e l'imboccatura del canale, in un punto tra Damiella e l'antica Pelusio. S'incominciarono i lavori; la terra scavala depositandola nelle bassure servì a formare a poco a poco la superficie dove nacque Porlo Said. Alle tende successero le casipole, ehe cedettero il posto a casette di pietra; a-dagio adagio la gente accresceva, ed il villaggio prendeva aspetto di cillà. Oggi Porto Said ha 45,000 abi- tanti c vi si trovano alberghi, trattorie, botteghe, bazar, istituti di educazione, sale di lettura, teatro, caffè, giardini, chiese, ospitale, servizio telegrafico ecc. Suez è il capo del canale nel Mar Rosso, per l'addietro arido, squallido e sconsolante villaggio, con poche migliaia di abitanti. Oggi è una città di 25,000 anime compresa la popolazione fluttuante. Vi si trovano giardini, buone case, magazzini, caffè, ospitale, albergo, trattorie, servizio telegrafico ecc. La strada ferrala la unisce ai Cairo, ad Ismailia, e ad Alessandria. Lungo il canale poi si incontrano ^partendo da Porto Said) Kantara, El-Guisr, Ismailia SerapeUm e Ghalouf-El-Teraba ; i due primi luoghi son grossi borghi in cui si trova il bisognevole per abitarvi. Ismailia è una bella ed elegante citlà fondata nel 1863 e porta il nome dell'attuale viceré; vi si trova moschea, ospitale, chiesa, caffè, alberghi, telegrafo, belle case e giardini. Conta 6000 abitanti; essa è destinata a diventare il centro del commercio dell'Egitto diretto al Mar Rosso. ■Serapeum e Chalouf-EI-Toraba son grossi vil'aggi con più migliaia d'abitanti, nei quali si trova lutto il necessario alla vita. Fra quelle popolazioni di razza, lingua, religioni diverse, regna tolleranza religiosa ed armonia. Ecco dunque un esempio, conclude l'Mitore, che prova luminosamente come possano ben slare insieme in pace ed amicizia gli uomini di diversa credenza, quando davvero lo si vuole. società' cooperatric'I agrarie Se l'agricoltura avesse la sua storia, come Io desiderò l'eminente chimico di Giessen, si vedrebbero nei suoi annali più fiate in campo i più grandi problemi sociali, che oggi fervono nel mondo. Nei tempi più remoti era così collegata colla politica e colla religione da formarne il nesso vitale. La qui-stione del espilale e del lavoro non era meno ponderata nell'antichità di quel che il sia oggi, colla differenza che allora il capitale era quasi esclusivamente rappresentato dalla proprietà di cose e di persone, ed il lavoro più considerevole essendo quello delle sussistenze, la quistione concretavasi nell'agricoltura anzi che in altre categorie sociali. Nei tempi moderni ebbe un corso inverso. La ragione si è che i diritti dell'uomo, proclamati nei tempi moderni e che si incarnano successivamente nelle popolazioni, ebbero per i primi loro sostenitori i rappresentanti del lavoro nelle arti e nelle industrie; ma era inevitabile che il problema ampliando la sua sfeFa giugnesse a comprendere anche l'agricoltura nella sua periferia. A questo riguardo il problema odierno è triplice, e ciascuna delle sue Ire parti trovando un ambiente più adatto pel suo sviluppo in una nazione distinta, è da questa trattato di preferenza. In Inghilterra assume l'aspetto del lavoro meccanico da sostituirsi al lavoro a bracci»' in agricoltura; in Alle-magna ha quello di grandi e di piccole proprietà: in Francia ha quello efr'associazione di individui. Tutte tre queste parti fondendosi in un problema solo può essere risolto dalla foratola di società cooperative. Con esse possono procurarsi le costose macchine per l'addizione di molti pccoli capitali; con esse si formano grandi proprietà coli'unione di molte piccole; con esse il lavorante diventa d'uri tratto capitalista parlecipando al profitto derivante dal suo lavoro. 11 lavoro ed il capitale hanno certi Iati comuni che li avvicinano al punto di confonderli. I loro contrasti non sono che speciosi ed apparenti; la loro unione e scambio reciproco ò secondo natura. Ma le società cooperative saranno ferse possibili in agricoltura? Non solamente sono possibili, ma, a parer nostro, sono una probabilità anche per noi di una realizzazione più o meno imminente, perchè esse già esistono nel mondo, e il loro prospero andamento attirasi lo sguardo della gente incivilita. Udiamo come ne descrive una il Conte di Parigi in un suo recente opuscolo sulle Associazioni operaie in Inghilterra. " li fondatore di questa società è il signor Gur-don, proprietario dei dintorni di Assington nel Norfolk. Nel 1830 egli affittò 87 ettari di terre ad una società di quindici lavoranti, la quale prese il nome di Società Cooperalrice Agraria di Assington. Ciascun socio apportò nel fondo comune la modesta somma di L. 75, ed il signor Gurdon completò il capitale sociale imprestando L. 10,000 alla società. Per essere azionista bisogna essere abitante del dis'reito, e se i soci mutano domicilio, se vanno via dal distretto sono obbligati a vendere la loro azione. Il podere non offrendo lavoro che a cinque uomini ed a due o tre giovinotti, non può occupare tutti gli a-zionisti; ma è di regola che il lavoro non può essere fatto che dagli azionisti: non si può ricorrere ad estranci se non nel caso di bisogno di grande numero di braccia. L'azienda generale del podere è affidata ad uno degli operai, il quale riceve, oltre il suo salario ordinario come lavorante, 85 soldi per settimana a titolo di agente, L'amministrazione finanziaria è sorvegliata da un comitato di quattro membri rinnovati per metà in ciascun anno. Benché il capitale sociale non fosse tanto grande come i fittavoli inglesi stimano dover essere per far render bene il suolo, pure la socielà prosperò. Essa accrebbe di circa GO ettari il podere sociale, e per far fronte a queste nuove spese fil fitto essendo di L. 5000}, essa s'aggiunse sei altri azionisti. Il prestito fatto dal signor Gurdon fu rimborsato; la società divenne proprietaria di tutto il mobiliare del pod>ere, compresivi sei cavalli, qu Itro vacche, 110 montoni, ed una trentina di maiali. Assicurò i suoi fabbricati per L. 18.500, e vide le sue azioni, e-messe al valore di L. 75, salir ad un corso ordinario di L. 1850, cioè sei volte il valore originale. „ " Il bell'esèmpio ebbe imitatori e seguaci, e nel 1854 formossi nelle vicinanze una società analoga, ma su più ampia scala: ed essa pure promette dei felici risultati. Quest'applicazione del sistema d'associazione di lavoranti all'agricoltura ci parve degna di considerazione. La sua riuscita dimostra quanto sia efficace e feconda quando è fatta con discernimento ; e quest' esempio può contribuire ad attenuare la distinzione artificiale, con cui separasi troppo spesso appo noi il lavorante dei campi da quello delle città. Benché la condizione del primo sia in Inghilterra molto precaria e talora molto spi- nosa, vedesi clie egli seppe mettere in pratica un* instituzione, che era stata tante volte considerata come un'utopia. L'agricoltura è appo noi, molto più che in Inghilterra, la prima delle industrie nazionali. Le differenze create tra l'artigiano ed il lavorante dalle condizioni diverse della loro vita, non toglie che essi siano vicendevolmente solidari. Se l'uno ha maggiori opportunità d'istruirsi e maggiori agevolezze per associarsi, se la dimora nelle grandi città desta più facilmente nel suo cuore le passioni generose non meno che eccessi subitanei, se egli può presentar all'altro delle nobili lezioni da seguirsi ed allo stesso tempo l'esempio di pericoli da evitarsi : talora egli può anche in ricambio chiedere degli insegnamenti utili all'uomo, che nel corso di tante generazioni feconda col suo sudore quotidiano il nostro antico gallico suolo. „ " Essi completansi reciprocamente. Sono i due veri elementi del nostro popolo „. La tendenza appo noi dello sminuzzamento delle proprietà fondiarie rende il proprietario impotente a lottare contro la produzione a basso costo. Le grandi proprietà, per manco di braccia dovranno appigliarsi alle macchine che producono a minor prezzo, ed ai miglioramenti agrari che aumentano il profitto. 11 piccolo proprietario non potrà poi più reggersi; la sua piccola terra non produrrà come potrebbe a danno anche della ricchezza pubblica. In una tale condizione l'avvilimento infiltrasi nelle famiglie campestri, e nel cuore dei piccoli proprietari preparansi quei moti contro i grandi, che ridondano a danno d' entrambi. Le piccole proprietà devon dunque rendersi grandi coli' unione loro del lavoro, colle associazioni per procacciarsi in comune le macchine e gli altri perfezionamenti; il numero dei lavoranti deve aggrupparsi per realizzare un concetto di comune prosperità; i grandi tenimenti devono liberarsi dal pericolo di restar senza braccia col mettere l'estensione a disposizione di società co operatrici del lavoro. In tal modo anche noi ci troveremo preparati alle grandi innovazioni sociali che preparansi nel mondo. (Juesto, se non andiamo errati, è il punto di conciliazione tra capitale e lavoro anche in agricoltura, e lauto più in Italia, nazione agricola l'orse più d'ogni altra, ma che oggi trovasi indietro delle altre anche sotto l'aspetto agrario. Nelle nostre campagne vi è ancor tutto da fare; e poiché è ornai divenuto inevitabile il mettere mano all'opra, la convenienza, la prudenza e l'interesse consigliano di lavorare energicamente ed a forze riunite, affinchè nessuno di quei miglioramenti che sono giovevoli altrove ci lasci ancor per lungo tempo digiuni. Noi non tralasceremo di tener l'occhio a tutti i sintomi che manifestatisi tanto nell'interno che all' estero su questo triplice problema delle grandi e piccole proprietà, del lavoro a macchina ed a braccia, e sulle associazioni tendenti a conciliare anche in agricoltura i due grandi elementi sociali del capitale c del lavoro. C. Mussa. ricerche etnografiche. La Società imperiale geografica di Russia ha deliberato nella sua ultima seduta d'inviare una missione nella parte meridionale della Manciuria russa. La missione che partirà nella primavera ventura si porrà in comunicazione diretta colla Commissione organizzata dal governo, la quale sotto la direzione dell' aiutante di campo generale Skolkow, ha per iscopo di studiar.j le condizioni economiche ed amministrative delle contrade dell' Amur e dell' Ussuri. La missione della Società s' occuperà in ispeeialiià di ricerche etnografiche. Scegliendo gli studi etnografici come scopo principale della missione, il Consiglio della Società geografica si è tenuto a queste considerazioni: Le contrade che fin dal principio del 1850 si trovavano sotto il dominio della Russia e formano una parie dell' antica Manciuria cinese, sono attraversate dall' Amur e dal confluente I'Ussuri e fui da quell'epoca furono l'oggetto costante d'i esplorazioni scientifiche che diedero ottimi risultati. Per esse infatti fu possibile di tracciare u-na carta geografica del paese, se ne conoscono le riehezze minerali, si è eteso uno specchio esatto (felle produzioni del regno vegetale e finalmente si raccolsero delle importanti nozioni sulla zoologia ilei paese (ìelF Amnr e deh' Ussuri. Còme si vede le investigazioni scientifiche nella Manciuria russa, versarono soltanto sulla geografia fisica e le produzioni naturali del paese, mentre gli studi etnografici sono stati del tutto trascurati., I ragguagli che si hanno sulla popolazione indigena dell'Amur e dell'Ussuri sono assai incompleti. Agli studi di questo genere per i quali fa mestiere la conoscenza degli idiomi locali o per Io meno quella delle lingue finitime, il Manciù ed il Cinese, bisognerebbe associare delle investigazioni sulla storia e 1' archeologia del paese. Tutte queste considerazioni hanno indotto la Società geografica ad organizzare una spedizione etnografica, la quale incomincierà le sue in-ve*>tigaziani nella contrada meridionale del bacino superiore dell' Ussuri, del Sui-fun e specialmente nelle località situate fra il Iago di Rialto al nord, e le frontiere cinesi al sud. Egli è quivi che si trovano su d' uno spazio assai ristretto degli abitanti appartenenti a nazionalità diverse. Oltre gì' indigeni di origine Tungusa, vi si trovano in numero notevole i Cinesi e coloni della Corea. Nelle contrade istesse si è costatata l'esistenza di ruderi di antiche città, fortezze, ecc. Capo della spedizione sarà l'archimandrita Pal-ladius che è capo della missione ecclesiastica a Pechino, le cui estese cognizioni in fatto di storia, geografia e lingua dell' estremo Oriento, possono considerarsi come la migliore garanzia p