ANNO XIV. Capodistria, 1 Novembre 1880. N.ro 21 Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3 ; semestre e quadrimestre in proporzione.— Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. EFFEMERIDI ISTRIANE Novembre l. 1135. — Murano. Dietmaro, vescovo di Trieste e amministratore della diocesi di Capodistria, dona alla chiesa di 8. Cipriano in Murano una vigna, situata presso il fiume Risano, verso l'obbligo annuo e perpetuo di quattro orne di vino - 13. 1. 1331. — Guarnerio del fu Odorico de'Verzi e Giovanni del fu Vercio si rivolgono al patriarca Pagano per l'investitura della decima di Gemme, trovandosi Ugone vesc. di Capodistria lungi dalla diocesi, alla curia papale. - 13. 2- _ 131g.L Federico sirrnoifl ria Pyiis—feriW—éktl—eeate dj Gorizia, consegna in via provvisoria a Vicardo (Rizardo). signore di Pietra Pelosa, il castello di Susans nel Friuli. - 9, XXXI, 459. 3. 1422. — Trieste. Il Comune accetta a medico fi- sico della città, il dottore Giovanni de Nigris da Feltro ; gli assegna per due anui l'annuo stipendio di mille lire. - 2, 37.b 4. 1288. — La repubblica di Venezia occupa la Terra di Muggia, togliendola al patriarcato d'Aqui-leia. - 49, append. 24. 5. 1191. — Montona. Donna Riccarda conferma la donazione che Artuico, suo zìo materno, aveva fatta al monastero di S. Barbara, situato tra Montona e Visinada. - 13. 6. 1223. — Il comune di Trieste ed Ugone, signore di Duino, eleggono ad arbitri Teofanie e Germano cittadini di Capodistria, perchè definiscano certa questione di confine. - 37, II, 284, - e 13. 7. 1429. — Il doge Foscari scrive al pod. e cap. di Capodistria. Paolo Corner, di accettare le 3000 lire di dazi arretrati in altrettante annue rate di lire cento, e ciò iu riflesso dei gravi danni sofferti da ser Sautuccio Bonzanini per la chiusura delle strade durante la guerra combattuta da Venezia nel Friuli, nel territorio di Pinguente ed altrove : il Bonzanini avea levato nel gennaio 1427 {1.417?) il civico dazio del vino per lire 9463 di piccoli. - 4, 69,'' 8. 1368. — Astolfo Peloso, capitano in Moccò, apre le porte del castello al duca d'Austria, venuto in soccorso di Trieste. - 25, II, 266. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. 9. 1283. — Raimondo, patriarca d'Aquileia, comunica al vesc. di Pedena (Bernardo anche Vernardo) il breve con cui papa Martino IV intimava la crociata contro Pietro, re di Aragona. - 21, 20. 10. 1287. — Venezia. Il senato delibera che il capitano da eleggersi per l'Istria sia nominato per uu anno, abbia i soliti diritti e doveri. - 6,1, 157. jlt. 1277. — Udiue. 11 parlamento delibera di intimare ~ , la guerra alla Repubblica per essersi ap- propriato alcuui luoghi in Istria di ragione della Chiesa aquileiese. - 40. 74. 12. 1481. — Pascasio, vescovo di Pedena e vicario del patriarca di Aquileia consacra due altari nella chiesa di S. Daniele sui Carsi, disagrati jtall 'irtu zinne -dei-Turchi. - 32. IV, 2à^ 13. 1418. — Trieste. Il cous. delibera di poter adoprare il soldo nonché del comune del foutico ove lo richiedessero l'onore e l'utile della città, a fine di cuoprire le spese indispensabili. - 2, 19b. 14. 1487. — Il doge Barbarigo scrive al pod. e cap. di Capodistria, Francesco Nani, di far celebrare col suono di campane e con fuochi la pace stipulata coli'Austria. - 4, 250.b 15. 1331. — Muggia. 11 consiglio delega ser Gian Paolo Pitoni per chiedere al patriarca Pagano la facoltà di eleggersi il podestà. - 51, II, 570. Ti---- Degli errori sull'Istria*) Se non che a scemare nell'animo di qualche lettore la fede alle nostre parole, ec^o sorgere iu fondo al quadro storico la sinistra ombra di quel fior di birbone che fu Danielo Francol triestino aperto sostenitore di Uscocchi, non solo nella guerra grossa, ma anche nelle prime guerriglie che la cagionarono. Ma si possono poi imputare ai Triestini ed agli Istriani dell' Istria austriaca le azioni di uu solo ? Se sì, siamo daccapo colla logica che chiama Uscocchi i Pugliesi, i cavalieri di Rodi ed i reverendi padri di San Domenico, come si è. già avvertito di sopra. Ma senza ricorrere a quella benedétta logica la quale, benché abbia i suoi principi fondamentali inconcussi, per causa di certa gente è diventata una scienza elastica come la casui-stìca, veniamo alle prove dei fatti, e vediamo un po' chi fosse il Francol. --.adijwH *) Vedj WjfftwqrtXl - idv sd -, huoiK (' 168 • Probabilmente figlio o parente di quell' Antonio Francol che condusse i Triestini tra il 1558 ed il 59 a combattere i Turchi, che avevano stretto d'assedio Vienna, ') divenne uomo di corte dell'arciduca a Gratz, come tanti altri signori di origine italiana ; e tutto quello che fece quindi a favore degli Uscocchi, lo fece quale commissario del suo padrone, e non per ordini ricevuti dai magistrati Bella libera città di Trieste. Pare che nell' esercizio delle sue funzioni egli si trovasse tra i piedi quale nemico da scalzarsi in ogni modo uu altro italiano, il conte Rabatta oriundo dà famiglia toscana, passata al servizio dell'imperatore Carlo V. E crebbero le ire, e soffiò nel fuoco per usare una frase dantesca, la meretrice dagli occhi putti, quando il Rabatta stesso, già consigliere dell'arciduca Ferdinando e vicedomino nel ducato di Carniola, fu eletto nell'affare degli Uscocchi, contro gli usi di «sa d'Austria, ad unico commissario con pieni poteri per dar soddisfazione alla repubblica veneta e sradicare il male dalla radice.2) L'insolito onore accese i nemici del Rabatta, che molti ne aveva, specialmente pel suo zelo nel perseguitare i Protestanti nella Stiria e nella Carniola. 3) Approfittò dell' occasione il Francol per isfogtre il suo odio contro 1' emulo; e quindi lo vediamo correrie dietro i passi di lui in Croazia, e nel litorale iibumicj), e render vane le operazioni contro gli Uscocchi, noli già associandosi agli Uscocchi, ma quale uomo di cor.fe dell' arciduca Ferdinando. Fra queste sire mene notevole è quella per cui l'onesto Rabatta (che iu questo afffcre degli Uscocchi operava da senno) perdette l'autorità e la vita. Di fatto avendo il Rabatta mandato certo Oiurissa (uno dei capi dei ladroni Uscocclu) a combattere i Turchi nei confini croati, il Francol p'er ria lo trattenne, insinuandogli che tutto era un tranello del commissario il quale, novello David, di lui, altro Uria, noi cercava che la morte ; onde poi il Giurissa, divenuto più che mai prepotente, assalse la guardia tedesca del castello di Segna, ed uccise il Rabatta.4) E non le sono già accuse in aria; basti dire che subito dopo il Francol entrò in Segna da padrone, invitò alla sua mensa gli uccisori del commissario, e non andò molto che fu eletto commissario egli stesso dal medesimo arciduca, dispiacente forse che il Rabatta avesse preso troppo sul serio la sua missione, e senza quelle morbidezze diplomatiche che avrebbe dovuto capire essere desiderate nell'alto. Da ciò ognuno può intendere dove vadano a ferire le parole del Mimici che nel principio della sua storia scrisse: — ,Lo discoprimento di queste faccende (degli Uscocchi) credo io, che tanto possa servire ai buoni Principi per tener 1' occhio alla mano, ed agli interessi de'mali ministri in questa, od altre simili occorrenze, affine di non lasciarsi ingannare in pre- >) Cavalli. Storia di Trieste, pag. 117. 2) Minuci. 3) L'arciduca Ferdinando, memore del famoso distico indirizzato all' imperatore nel 1581 : — „ Utere jure tuo, Caesar, servosque Lutheri Ense, rota, ponto, fimibus, igne neca". in un pellegrinaggio alla santa casa di Loreto, avea fatto voto di estirpare l'eresia da' suoi stati. Cacciò quindi i predicatori protestanti da Gratz, bruciò i loro libri e le scuole, ed obbligò i protestanti a vendere i loro beni e ad emigrare. (Vedi Leger-l'Autriche-Hongrie. pag. 254). Esecutore di questi decreti fu il Eabatta. 4) Minuci e De Franceschi — Note Storiche (pag. 306). 1 ^"lieiboqxìO .7IX 0/7 A giudizio della fama, e dello stato proprio, quanto che abbia da bastare per confondere coloro, che corrotti vituperosamente da partecipationé delle prede sogliono tenere celata la verità ad altri, preferendo lo ingiustissimo guadagno alla riputatione et buon servitio de' padroni suoi: si come anco una tal notitia sarà atta a chiarire il mondo,: che quando i Principi dicono e fanno da dovero et si servono d'istrumento fedele et valoroso, non possono haver tempo i ladroni che inquietano et danneggiano li vicini, et sono spesso cagione di'pericolosissime guerre." — Quanto si è detto fin qui gioverà anche a far comprendere quanto fosse complessa questa benedetta questione degli Uscocehi, e quante le cause che la produssero: odio dalla parte degli Austriaci al governo veneziano, corruzione e partecipazione dei ministri alle prede, mancanza di danaro per pagare gli Uscocchi soldati a guardia del confine contro il Turco, e nel caso particolare vendetta del partito protestante contro il Rabatta che solo, e in questa unica occasione mostrò di voler fare da senflo. È Venezia poi oltre essere spinta alla guerra da.giusta vendetta delle offese recate da quei ladroni, vi era anche eccitata da altre ragioni ; timore del Turco che 1' accusava di non saper tenere ben guardato e libero il mare, e pertinacia somma nello stesso tempo di conservare il dominio sull'Adriatico con danno degli arciducali, e specialmente dei Triestini, come si vedrà a suo luogo. E al caso nostro tornando, diremo adunque che in tutta quésta faccenda i Triestini non ci entrarono proprio per nulla : non trattandosi qui che di una gelosia di mestiere, ed odi privati tra il Rabatta ed il Francai, che terminarono con la morte del primo c V coattarioiYO dell'ultimo'.' Perchè à nessuno verrà, spero, in mente di rappresentare il Francol con la mazza in mano correre a prede come un vero Uscocco sul mare. Sbalzato che "ebbe l1 emulo, ed ottenuto il grado di commissario a Segna, lo v'èdiamo di fatto imbrogliato a sostenere la croce del potere, e a tenere in rigo gli Uscocchi; come avviene a tutti quelli, e non sono pochi, che come privati cittadini dicono e fanno.ciò che devono poi ritrattare quando hanno toccato la meta, e ottenuta la carica ambita. Il Francol fu quindi obbligato a tenerli d'occhiò, perchè osservati fossero almeno apparentemente i patti conchiusi tra Austria e Venezia; e quei ladroni uscirono perciò di rado a predare, ma solo contro i Turchi per la semplice ragione che loro mancavano le promesse paghe quali soldati di confine: e Ferdinando corto a quattrini non ne poteva mandare. Ma un' altra triste figura viene ora ad accompagnarsi al Francol: Daniele Barbo signore di Bellai fautore degli Uscocchi. Il De Franceschi nelle sue Note Storiche candidamente deplora che tra i sostenitori degli Uscocchi si debba pur troppo nominare un nostro provinciale. *) Ma era poi veramente istriano Daniele Barbo, e siamo noi responsabili delle sue azioni? Era un di que'signorotti jjosti al confine che opprimevano con le loro angherie i poveri contadini, e delle gesta dei quali sono piene le storie di tutti i paesi. I Barbo poi non erano istriani d'origine ; ma oriundi da famiglia veneta, come suona il cognome, o lombarda, come credono altri, e stabilitisi da prima a Pola. Si diramarono quindi a Cosliaco, a Montona, a Buje ') e divennero possessori delle signorie di Cepich, di Bellai, di Pas. Nel 1600 era possessore di Bellai, e capitano di Segna Daniele Barbo, e perciò fautore degli Uscocchi, come furono tutti i capitani di Segna di que'tempi, ad eccezione dell' onesto Rabatta, perchè così esigevano gli ordini superiori più o meno aperti, e i loro privati interessi. E di che razza fossero questi odiosi tiranelli dell'Istria austriaca lo provano le tradizioni popolari tuttora vive nell'Istria, secondo le quali uno di questi signorotti ebbe in tanto odio la moglie, che la obbligò ad allattare i suoi cagnolini, e la fece seppellire senza il suono delle campane, mentre invece onorò con splendidi funerali la carogna del suo cavallo di battaglia. 2) E facile immaginare in quali orribili condizioni si trovassero i poveri Istriani sotto a questi prepotenti fino agli ultimi tempi : onde il voler imputare gì' Istriani del favore concesso agli Uscocchi da Daniele Barbo, quale commissario di Segna, tanto vale come accagionare Renzo, Lucia e i terrazzani di Lecco delle prepotenze ed angherie di don Rodrigo e del suo degno compagno, l'innominato, (Bernardino Visconti). Fautore adunque degli Uscocchi fu Daniele Barbo, veneziano d' origine, non quale istriano (per questa gente patria era il castello e padrone l'imperatore) ma quale castellano e commissario di Segna ; mentre noi vediamo altri della famiglia stessa dei Barbo, accasati nell'Istria libera, conservare gli aviti civili costumi, ed accomunarsi agli Istriani. Tale un Giovanni Barbo vescovo di Pedena e nipote di Paolo II veneziano ; tali i Barbo di Montona ; tale un Bernardino Barbo amico del vescovo Rapicio, e sepolto in Sant'Antonio vecchio a Tri pati* F, t.al^ liiialmwU «a^ueeio -tìa. -snggel the ogni uomo sganni) quel Girolamo Barbo cittadino polese, il quale anzicchè essere fautore di Uscocchi, soffrì da costoro grave depredazione allorché entrarono in Pola, e fu mandato in Segna quale rappresentante dei suoi cittadini, per ottenere la restituzione della roba rubata.3) Ecco da qual parte erano i Barbo divenuti istriani. Uno solo adunque fu fautore degli Uscocchi, giova ripeterlo, quale feudatario, commissario di Segna e servitore del suo padrone, rinnegato ed odiato non solo da tutti gl'Istriani estranei, anzi vittime delle sue azioni, ma perfino dagli individui della stessa famiglia che troviamo schierati nel campo opposto, e non senza gloria adoperati ad esterminio dei feroci ladroni. Finora abbiamo parlato dell'Istria austrìaca; torna inutile diffondersi a dimostrare che l'Istria veneta non poteva certo ribellarsi a suoi padroni. E che non lo volesse n' è testimonio tutta la storia dei quattro ultimi secoli, e le devastazioni sofferte e le rapine degli Uscocchi. (Continua) P. T. ~ , . ■ ' ! ; - - XProgetto ii bonificazione iella valle ii Zaole Non è a disconoscersi quali vantaggi si ricàveréb-bero dall' utilizzare quel tratto di terreno del territorio di Trieste, che si protende al suo confine sud - est e segnatamente quell'area interclusa dal seno del mare di Zaole, dal torrente Rosandra, e d'alia strada póstale formante esso parte del bacino idografico del torrente ') Vedi De Franceschi (pag. 380, 381, 382). -) De Franceschi op. cit. (pag. 384). Barpi. Storia degli Uscocchi. Rosandra il quale con direzione a tramontana si svasa in quel mare. Ha questo basso piano figura di poligono irregolare pentagonale che a ponente con un cordone alluvionale si collega con i terreni di Santa Sabba e le abbandonate saline di Servola. Il sottosuolo, costituito di roccia arenaceo-mar-nosa che nella sua parte superiore forma uno strato d'argilla derivante dalla scomposizione di essa roccia, ne segue quindi un deposito alluvionale di arena per la maggior parte detriti delle roece calcaree dei monti della Vena. I poco estesi tratti alluvionali lungo il torrente Rosandra, la natura delle rocce formanti il rispettivo bacino idrografico e più ancora l'indole del corso d'acqua (esagerata dalle condizioni climatologi-che, per cui rovesci di acque diluviali e piene fangose e temporanee si alternano con lunghi periodi di siccità e di magra, o di assoluto esaurimento) sono le cause della mancanza di ciottoli. È ricoperta codest'alluvione da un sedimento di melma, da residui organici marini e fanerogami, materie tutte costituite da silicati di alluminio, potassio, sodio, con sali di calce che permettono per bene lo svilupparsi di molteplici e svariate piante ; primeggiando per la natura del suolo le Chenopodiacee quali le Salsole soda e kalì, le Salicornie, le Schoberie, gli Atriplex. Lungo i dossi delle colline che circondano la valle di Zaole prevalgono le arenarie quarzose e le marne arenacee, giallognole. Nel suo complesso appartiene la formazione all' Eocene medio. E intersecato questo terreno, oltreché da un ramo del torrente Rosandra, dai canali e canaletti incespati di canne, .ed. .altre .^iaute^ palustri che imboccano nel mare e più o meno ripieni d' acqua putrida, schiumosa e salmastra. Quel tratto paludoso che volge alla marina formava parte delle antiche saline di Zaole. Nel 1829 ne venne soppresso lo stabilimento ivi giacente ed egual sorte corse quello di Muggia e di Servola, i fondi furono lasciati a libera disposizione dei proprietari e rimasero sino al dì d'oggi scomposto avanzo e triste memoria della soppressa industria; rovinati gli argini si generarono moltissimi piccoli impaludamenti superficiali, e per la natura del sottosuolo arenoso un generale e vasto impaludamento sotterraneo, che mantiene costante l'umidità del suolo. I pochi abituri che sorgono qua e là sul dosso di un argine sono stanza di poveri popolani dediti in parte alla pesca ed in parte' alla raccolta di alga. (Zoostera marina). Come or dissi dall'abbandono totale del luogo gli argini superstiti vanno poco a poco incontro a totale rovina e 1' onda marina non più raffrenata, baldanzosa va giornalmente allargando il suo dominio in questi terreni, a detrimento del possesso privato e pubblico, a danno dell' economia rurale e della igiene, ed in generale ai comodi ed al viver civile delle popolazioni. Rare essendo nell'estate le pioggie e cocente il caldo, ne avviene, che per la grande evaporazione rimane scoperto negli abbandonati cavedini il fondo limaccioso composto in parte di vegetabili guasti e di animali morti; e questi avanzi di materie organiche per la continua influenza del calore atmosferico, si cangiano con prestezza in una massa putrefatta e fetida da cui si svolgono e si spandono ihorbifiche emanazioni. Le pioggie che succedono, quando sono discrete ed alternate dal calore dell'atmosfera, favoriscono esse pure e promuovono lo sviluppo delle infette esalazioni, in quanto chè impediscono il diseccamento delle sostanze organiche lasciate allo scoperto dalle acque ; ammolliscono le diseccate, le quali sotto l'influenza del susseguente calore prestamente fermentano ed imputridiscono. Sotto l'influenza delle menzionate circostanze le febbri insorgono in questa località frequenti e gravi, travagliando dall'estate sino verso la metà dell'autunno quelle grame famiglie costrette a menar vita in quella malaugurata plaga. L'interesse igienico, pria di tutto, richiede il rendere salubre l'aria di codesti contorni. In secondo luogo quello dell' agricoltura, onde restituire agli usi molteplici di essa quell'estensione di terra che or giace abbandonata al libero dominio delle acque. Non sarà adunque savio proposito, il provvedere, riparare e prontamente a siffatti seri e reali inconvenienti. Ora la plaga in questione per la natura del suolo non si presta a lavoro di aratro, nè per la copia delle piante palustri può convertirsi in prato atto a fornire foraggio abbondante e sano. Il salice ed il pioppo crescono spontanei nelle località or ora descritte, e vedonsi le piante suddettè recintare le particelle poste a coltura adiacenti alla strada; associati poi agli umili giunchi ed alle sottili cannuccie sorgono essi qua e là lungo i fossi di acque 0 nelle concavità del suolo. I salici in generale sono piante eminentemente acquatili che si apprendono con facilità, e crescono rapidamente. Mettono larghe e profonde radici e presto si formano a ceppaja. Non si offendono dalle scorticature ed altri guasti, chè con nuovi getti e polloni che sorgono da sotterra vengono ogni anno a rimpiazzare 1 rami ammortizzati. Le loro folte radici compattando il suolo, e formando per la vicinanza di un cespuglio all' altro una massa di eeppaje tutta unita e continuata, formano argine vivo e perenne, che coli' andar del tempo si rinvigorisce, e si rafforza, e sarebbe questo antemurale lungo i fossi e i canali all'impeto delle acque e consolidamento al terreno. Non pochi vantaggi se ne possono trarre per gli usi dell' agricoltura. L'industria tecnologica poi ne ricava dei principi interessantissimi a prò delle arti, della medicina stessa. Ai salici si attribuisce eziandio proprietà depuratici dell' aria ; essendo constatato che in tutti i siti paludosi ove le salicinee formano la massima parte della vegetazione, questi non sono giammai malsani. II metodo da adoperarsi per la loro coltivazione dovrebbe essere quello coli'interramento dei virgulti, come più adatto per quelle località meglio assai che per seme: si educano a capitozza, recidendo il fusto a due metri circa dal suolo, e dalla corona di ramoscelli che emette si lascian poi crescere solamente i più vigorosi, amputandone un numero, diverso secondo la forza della pianta. Questo terreno coltivato a salici deve presentare una sola varietà, piantata strettamente onde le bacchette-s'innalzino. Bisogna evitare la comunanza con le canne, perchè ne impediscono lo sviluppo. Ed è bene interporre fra pianta e pianta, 45 centimetri di spazio, quando si voglia attuare ogni anno il taglio, e 75 a 90, quando si esigano rami più grossi. L'impianto deve farsi con barbatelle lunghe 30 centimetri, ottenute da verghe di un anno, e in guisa che un solo occhio esca fuori terra. Si sbarazzi il terreno dalle erbe infeste, e si ricorra alla copertura di stallatico, in principio, se le piante stentano a crescere. Le specie da preferirsi per gli opportuni esperimenti da praticarsi nei diversi terreni della vallata di Zaole, sarebbero 10. cioè: 1. Sali:r uralensis; 2. S. purpurea 3. S. Lambertii o Lambertiana; 4. S. sericea; 5. S. acutifólia; 6. S. pruinosa; 7. S. petandra ; 8. S. viminalis; 9. S. vitellina; 10. S. caprea. La 1 è pregevolissima, ma non cresce nei terreni di soverchio umidi ; la 2 esige suolo sabbioso-Vegetale fresco e profondo ; la 3 prospera bene nei campi còltivi, ed ha il pregio di vegetare anche nei terreni asciutti ; la 4 resiste poco all' arsura e vuol terreno soffice; la 5 richiede suolo assai profondo; la 6 molto gentile, addimanda terreno massimamente soffice; la 7 una delle più belle specie, cresce rigogliosa nei terreni non umidi soltanto ma anche un po' torbinosi ; la 8 prospera nei terreni silicei-vegetali umidi ; la 9 detta anche S. aurea, cresce pure nei terreni umidi ed acquitrinosi, ma per farla ramificare è necessario piantarla assai fitta: la 10 conviene a suolo asciutto e profondo. In generale, dai salici più robusti s'ottengono tifone fascine e pertiche, pel sostegno delle viti ed an'the per lavori di difesa lungo i fiumi. — Nelle feraci e basse pianure, molte volte il salice sostituisce 1' olmo, qual marito alle viti, e siccome non invade di troppo il terreno colle radici, sarebbe assai opportuno se la sua vita durasse men breve e gli si allevasse una ramificazione su cui i tralci potessero ad agio distendersi. — Le bestie ne mangiano ' volentieri le foglie fresche e sécche ed anche i teneri germogli. Nel Forlivese — assevera il sig. A. Pasqualini, direttore della Stazione Agraria di Forlì (da un cui saggio analitico desumiamo parte di questi cenni) — le foglie sono servite verdi, man mano si raccolgono : ma negli anni di penuria di foraggi gioverebbe pensare alla stagione del maggior uopo e raccorle quindi in maggior copia a serbo pel verno. Nel Nord d'Europa le varie specie offrono una grande risorsa alle greggi: le loro foglie seccano bene, e presto ammantano l'albero in primavera e s'impiegano'con molta utilità a nutrimento degli animali : così unanimi asseriscono valenti scrittori geor-gici stranieri. Ecco a proposito, un' analisi dovuta agli egregi signori Pasqualini, Pasqui e Cicognani, delle foglie del salice comune (Salix alba L.): In 100 parti di foraggio originale. Acqfe ij) m BM MaW fi -itoifis Sostanze proteiche . . Grasso (estratto d'etere) Sostanze estrattive non nitroge Amido...... Zucchero . .......... Cellulosa greggia......... 18.1/3 Cenere..........'• • 5.4cW Perdite . ... • • ...... °-612 ' .(HS8 .ysq) ■*> ■'!■ nfosOTiurrt ' ■ • i :; _ F. T. PUBBLICAZIONI Schema di Regolamento per la pesca in esecuzione della legge 4 marzo 1877 N.3706 (Serie II). proposto dalla scuola dei pescatori di Chiozza pel IV distretto da sottoporsi alle osservazioni dei pescatori dei compartimenti di Venezia, Rimini, Ancona, Rari.-Chiozza. Tipografia di Lodovico Duse. 1880. Tractant fabrilia fabri, e quanto a pesca, nel nostro Adriatico, bisogna far tesoro dell' antichissima esperienza dei bravi Chiozzotti, i quali a mezzo della solerte direzione della loro scuola dei pescatori, fanno conoscere molte e preziose notizie sui sistemi di pesca con lo scopo di ricavarne le massime fondamentali necessarie per formulare il regolamento pel IV0 distretto; nou occorre dire che per quanto riguarda la questione della pesca anche la nostra provincia sarebbe compresa nello stesso distretto e perciò raccomandiamo lo studio dell'accennato schema di regolamento alle nostre autorità comunali e provinciali. Programma della I. R. Scuola Reale Superiore in Pirano, pubblicato dalla direzione alla fine dell'anno 1879-80. Trieste, stabilimento tipografico di Lodovico Hermanstorfer. 1880. — Contiene un'importante relazione del prof. Emanuele Nicolich — Sull'industria del bisolfuro di carbonio in Pirano, — la cui attività apparisce dal seguente prospetto numerico; Nel 1867 furono prodotti chil. 7280, nel 1868--9840, nel 1869 — 6652. nel 1870 — 10528, nel 1871—8984. nel 1872 10192, nel 1873—11267, nel 1874—13031, nel 1875 — 9958, nel 1876—15559, nel 1877 — 12544, nel 1878- 13686, nel 1879 —27737, nel 1380 — 10640; totale chilogrammi 167798. Seguono la relazione dei prof. 'Nicolich alcuni notizie della scuola, dalle quali rileviamo che 82 furono gli scolari inscritti, tutti di lingua materna italiana, 74 istriani, gli altri veneziani, dalmati, triestini ecc. ; che 51 pagarono il didattro nel I sem.; 42 nel II, e 30 furono esenti nella fine dell'anno; che 5 furono stipendiati con an. f. 100 dal fondo provinciale, 1 cou an. f. 63 dal legato del compianto e benemerito Gabrieli, 2 con f. 105 del legato Castro. Riportarono la 1 classe con eminenza 7, la I semplice 52. Concorsero ad aumentare il fondo di beneficenza durante l'anno la Giunta provinciale con fior. 100, il locale Municipio con fior. 25, alcuni privati con fior. 6.40; lo stato odierno del detto fondo è di fior. 950 in due obbligazioni di Stato, e il civanzo di cassa alla fine della presente gestione (31 lug. 80) fu di fior. 171.94. Effemeridi di città e luoghi marittimi dell' Istria. L'Unione diede principio col 9 ottobre (an. VII) ad una nuova serie di questa utile raccolta dell'egregio ed istancabile Abate Marsich, riassumendone così l'indiscutibile suo valore : «Quanto sieno interessanti non isfuggirà certo all'intelligenza dei nostri colti lettori: esse couducendoci tortuosamente attraverso i secoli del millesimo iu corso, ci fanno conoscere, col complesso dei brevi e svariati tratti, i rapporti più minuti del diritto pubblico e del privato, le consuetudini, le usanze : ne sviscerano la Storia, e sono nel tempo stesso tante tessule onde poterla comporre; e ci apportano poi nou poco diletto, poiché ci addentrano nel vivere di quei tempi, porgendoci f^oije occhione a poterlo avvicinare i q, confrointare qq! nostro," , .