ANNO II. Capodistria -i Agosto 4868. N. io. LÀ PROVINCIA 6I0RK1LE DEGLI INTERESSI CIVILI, KM Oliti ED ilHIMSTRlTIVI DELL'ISTRIA. Esce il 1 ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno f.ni 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. l' associazione agraria istriana. Il comitato fondatore della associazione agraria i-striana divulgò in questi giorni la seguente Circolare. » L'I. R. Luogotenenza del Litorale con Decreto » 5 corr. N. 6126 III. certificava la legale esistenza » della SOCIETÀ' AGRARIA ISTRIANA a tenore dei qui » uniti Statuti. » » Il Comitato fondatore pertanto apre la soscrizio-■» ne de'Socii. » L'esempio d'altri paesi, che ne fa conoscere » quali vantaggi possono attendersi da tale istituzione, » cui presenta campo vastissimo d'azione la nostra i> Provincia, il desiderio vivissimo e da lunghi anni nu-V drito per essa dagl'Istriani ed il lievissimo canone » rendono sicuro il Comitato di poter raccogliere un » numero cospicuo di firme e d'essere quindi in grado » di convocare in brevissimo tempo il primo Generale » Congresso. » » Queglino che intendono d'associarsi firmeranno » il presente Programma, con che assumeranno lutti » gli obblighi portati dagli Statuti (d.d. Rovigno 48 » Marzo 4868), di cui si riterranno a perfetta cono-» scenza. » » Fino all'istituzione di un Periodico Organo della » Società, o fino alla scelta d'altro Periodico per parte » della Società, gli avvisi verranno pubblicati uell'Os-» servatole Triestino. » Il Comitato fondatore M. G. DOTT. CAMPITELLI — G. DOTT. BORGHI - ANDREA GIURA — G. A. DOTT. MILOSSA — ANG. RISMONDO — M. CAV. RISMONDO — G. ANGELINI. II progetto adunque di una associazione agraria i-striana, che in più lustri di studii, di sollecitudini, d'istanze alle autorità non aveva potuto vincere le opposizioni o superare le irragionevoli esigenze di chi teneva allora, da tristissime leggi, l'officio di comporre al piacer suo gli statuti d'ogni impresa sociale, sta o-ra per divenire un fatto compiuto, in conseguenza ai nuovi regolamenti sulle associazioni. Noi rendiamo le schiette nostre lodi al comitato fondatore, che seppe tosto approfittarsi degli ordini ri-mutati, per compiere un desiderio cosi generale e così Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente; gli altri, e nell'ottava pagina soltanto, asoldi 5 per linea. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Pagamenti antecipati. lungamente e costantemente espresso nella nostra provincia. Dinanzi a questo buono effetto già conseguito, deve tacere, a nostro avviso, ogni opinione divergente intorno alla opportunità di questo o quell'articolo del detto progetto di Statuto e intorno a ila stessa idea sua principale, ch'e di formare una società a se^ anziché di aggiungerla ad altra già inslituita nella città di Trieste. Cotesti dissensi non farebbero che incagliare l'opera delle soscrizioni, mentre in oggi è di questa soltanto che ha debito di preoccuparsi ogni onesto pa-triotta. Le modificazioni potranno farsi in appresso, e forse nella stessa prima riunione generale, se il comitato fondatore vorrà, come sarebbe invero molto opportuno, riservarle espressamente questo diritto. Se poi la fusione medesima delle società agrarie del Litorale avesse ad essere nei voti anche dell'Istria, essa non sarà impedita, ina anzi fatta più agev ole dall'aver noi già in pronto ogni cosa per operarla con vantaggio e decoro della nostra provincia. Ci attendiamo adunque da tutti i comuni istriani, e da quanti sono gli uomini la cui parola vi suona autorevole, il più gagliardo impegno a raccogliere il maggior numero possibile di soscriltori alla provvidissima istituzione. Ormai, e teniamocele bene in mente, l'insuccesso non potrebbe essere rimproverato ad altri che a noi. Ancora della associazione del progresso. Leggo nel Cittadino di Trieste una corrispondenza dall' Istria, 48 luglio, in cui accennandosi alla Associazione da me proposta e approvandola anzi in massima, mi si fanno poi alcuni appunti, o piuttosto alcune osservazioni sulla sua pratica attuabilità. La importanza vitale dell'argomento, su cui vorrei in ogni maniera richiamare l'attenzione de' miei concittadini, e la urbanità della forma adoperata dal corrispondente del Cittadino mi consigliano a rispondere subito alle sue osservazioni. In sostanza tre sono le circostanze, su cui egli solleva dei dubj a proposito di questa nostra Associazione in fieri: primo, lo sparpagliamento delle persone, che costituirebbero la società e quindi la difficoltà di formare quello che io chiamai il Consiglio di direzione o di amministrazione, e che egli chiama il comizio; secondo, la diversità nel riputo delle Contribuzioni sociali; terz , la opportu.it d'invocare alla nostra impresa l'appoggio governativo. Prima di rispondere partitami-lite ai singoli argomenti ora accennati, mi si permetta una considerazione d'ordine generale, dell'esporre a larghi tratti le idee, che dovrebbero informare l'Associazione dame proposta, io non intesi di delineare con esattezza il modo d'efficacia della medesima in lutti i suoi più minuti particolari: me lo vietavano la brevità dello spazio c la incertezza, in cui io stesso mi trovo, non polendo a priori prevedere tulli li ostacoli, che sarebbero sorti, quando dal campo delle astrazioni fossimo passali in quello dei fatti. Perciò appunto pregai tutti coloro, a cui la mia proposta suscitava dubj o timori, vi volerli far publieanuvle conoscere, affinchè io potessi rispondere e completare il mio concetto, e la discussione mostrasse la via, che fra due o più proposte, sembrava preferibile. E perciò ringrazio il snllodato corrispondeule d'avermi pòrto occasione di ripigliare il discorso, e oso anzi sperare che egli non sarà solo, essendo evidente che la miglior maniera di soffocare in germe ogni più utile proposito è appunto quella di non parlarne e di rispondere co la congiura del silenzio a chi si sfiata a farvi delle proposte, che nella sua mente almeno sono buone e accettabili. Venendo ora alla prima osservazione del corrispondente del Cittadino, io son d' accordo con lui nel credere che la impresa nostra potrebbe assai più facilmente tradursi in latto, quando, io luogo di una mezza dozzina di citladuzze piccole e stremate di forze, noi avessimo una cillà sola, grande e vigorosa, intorno a cui accentrarci. L'ho già accennato io stesso ne' miei precedenti articoli e aggiunsi anzi che, a mio avviso, noi dovremo d'ora innanzi far capo a Trieste e persuaderci che li interessi nostri sono oramai talmente fusi con quelli di quella nobile città, che anche a volerlo, non potremmo più staccarci da lei. Per me ritengo che ciò sia un bene, e che sarà un bene maggiore, quando tutti se ne saranno persuasi. Ma, per tornare al nostro argomento, poiché questa associazione s'ha a fare (se si farà) senza il concorso di Trieste, e ciò per motivi, che ho già accennato, non credo che il danno indicato dal corrispondente del Cittadino sia poi tale, da impedire addirittura la costituzione della società. Questa, come ho detto, si divide in due sezioni ben distinte, l'Assemblea generale dei socj, che di regola si raccoglie una o due volte all'anno, e il Consiglio di direzione, che dovrebbe radunarsi molto più spesso. Le adunanze dell' Assemblea sono lauto rare, che certo non potrà sembrare pesante un viaggelto fatto una volta all'anno da Pola, da Albona, da Pisino a Parenzo, a Rovigno, a Montona, a Pirano, a Capodistria, o viceversa. E si noti che a disegno proposi che cotesto assemblee si tenessero alternativamente or qua, or là, e ciò per due motivi, dei quali il primo è, che così i singoli socj vengono tutti pareggiati e nessuno di essi assoggettalo a spese maggiori che un'altro, e il secondo che per tal modo vorrei evitare fin l'apparenza di una preferenza data all'un municipio piuttosto che all'altro, preferenza, che basterebbe a suscitarci chi sa quale vespaio e forse forse a mandarci a monte tutta quanta l'im- presa. Le adunanze del Consiglio di direzione dovrebbero di necessità essere assai più frequenti e anzi frequentissime, e per queste non si protrebbe certo ad< tiare il sistema delle peregrinazioni, poiché implicherei bero il trasporlo di carte, libri etc. etc. tulio l'archivio insomma, che sì verrà un po' alla volla formando. Ma anche qui c'è il rimedio: il Consiglio esce per elezione diretta dell'Assemblea dei socj, e si può naturalmente prevedere che la scelta cadrà sopra persone culto, oneste, benemerite, le quali si faranno uno scrupolo di adempiere al mandalo ricevuto. Se noi stabiliamo che il Consiglio debba essere composto p. e. di 15 a 20 socj, e aggiungiamo che per la validità delle sue deliberazioni basii la presenza della mela più uno dei consiglieri in carica, avremo dimezzato la difficoltà E stabilita la sede della società in una delle maggiori nostre cillà. appunto come proprio il corrispondente del Cittadino, è chiaro che per ciò stesso e per le regioni che ho testé esposto,, molte delle nomine cadranno sopra persone dimoranti nella città divenula sede dell'associazione, le quali potranno quindi senza alcun disturbo prestare l'opera propria Del r-sto le migliorale e accresciute communicazioni renderanno agevole ai membri del Consiglio dimoranti fuori delle sede delle Società di recarvisi almeno nelle occasioni più gravi. Il secondo appunto relativo alla disparità delle contribuzioni non m'è voluto entrar bene in capo. Se bea m'appongo, i| corrispondente vorrebbe una tassazione progressiva, a uso de'socialisti, per inodorile chi possiede per dieci non paghi nulla, chi possiede per venti paghi uiiOj chi per quaranta, paghi otto etc. ila io gli osservo, che le contribuzioni sono fissate dallo Statuto, e che, essendo l'associazione volontaria, ciascuno s"i .scrive, se è persuaso d"inscriversi, a quella categm i i, che più gli confà In cotesto argomento bisogna rimettersi pienamente alla coscienza e all'amor patrio de'singoli cittadini, e se vedremo taluno, che, pur p 'tendo, non versa il suo obolo alla patria, avremo diritto di biasimarlo, di spregiarlo anche, ma non potremo adoperal i; contro di lui mezzi coatti.i. L'educazione e l'esempio saranno i nostri più validi alleati. Quanto all'assistenza governativa, che il corrispondente invoca alla nostra impresa, io non posso assolutamente accettarla e la ritengo anzi esiziale alla medesima. lo capisco i timori, che gli dettarono questa proposta: egli dubita della riuscita di lei e vorrebbe in suo appoggio l'aureola governativa, perchè le popolazioni, visto che il governo ci dà mano, si spigrissero e parte per ossequio all'autorità, parie per la certezza così acquistala che si traila veramente di una impresa lieta, accorressero ad ajularci. Quest'è un funesto errore, da cui dobbiamo ad ogni costo liberarci. Il Governo ha molte altre cose da fare, e certo non gli manca modo di far sentire la sua influenza sul paese colla retta amministrazione, senza che b> si costringa a entrare anche sul campo riservato all'attività privala. Sarebbe un confondere le idee più accertale, uno scombinare i principi più limpidi, che porterebbe danno sicuro a tulli. Pur troppo è vero che molti ancora credono il Governo fonte d'ogni vita e a lui ricorrono in tutti i loro bisogni e da lui aspettano ogni beneficio. Ma appunto perchè questo errore è ancora troppo diffuso, bisogna a-doperarsi a sradicarlo, bisogna piantare in sua vece il concetto delle responsabilità individuale, stimolare l'attività privata e mostrarle il campo, che le è riservato. Si guardi l'Inghilterra, ove il Governo si limita a un'azione puramente negativa e la si confronti colla Francia, in cui invece il Governo entra dappertutto. Quale dei due paesi è più progredito materia.in ute e moralmente? Dove l'educazione politica delle masse è maggiore? Se v'hanno degli ingenui, che si fanno paura delia propria ombra e tenterebbero compromettersi, ponendo il proprio nome a una associazione, die non sia una emanazione diretta del Governo, peggio pei- loro ; essi non sono dei nostri tempi, son inu mine dei tempi di Mettermeli, quando il Governo era tulio e il popolo niente. Oggi prevalgono ben altri principj, oggi il popolo ha dei diritti, ma ha anche dei doveri, e se vuole esercitare i primi deve adempiere i secondi. Dunque il Governo a casa sua, e noia casa nostra, altrimei.ti faremo un bnco in aqua. Non so se ho a ilio la fortuna di sodisfare pienamente il mio oppositore; ma son sempre pronto a dare a lui e a ogni altro tutte quelle ulteriori spie,gazi» ni, che mi si chiedessero, desiderando an/i, come già dissi in principio, che la discussione si faccia larga e completa, perchè dall'attrito nasce la luce.. Ed è la luce, elle noi cerchiamo. G. B. Usa parola sulle no tre < ondizioni. Capodistria, luglio. E chiaro che il progresso d' un pop. lo sin sempre in relazione diretta colla facilità e prestezza dei mezzi di comunieazione, i quali schiudono la via allo sviluppo dei commerci, delle industrie e, quel che più rileva, alla diffusione di idee e di lumi, antidoto possente a vincere quell'accidia intellettuale,-che è i solito retaggio di chi agli innenarabili vantaggi d'una vita operosa preferisce l'infeconda e snervante abitudine dell'isolamento. E perciò che saranno fisime ed ubbie che mi frullano pel capo, ma dal giorno che fu attivata una linea di navigazione a vapore, che con rilevante risparmio di tempo e di denaro ci mette in rapido e, quasi direi, continuo contallo col vicino emporio triestino, dal momento che s'avvicina il tempo in cui la città nostra avrà un porlo più ampio ed acconcio all'approdo di vapori più granili e più comodi di quello che non sia l'attuale, io non posso ameno di concepire le più liete speranze pel nodro avvenire economico a costo anche di attirarmi il sogghigno di qualche piagnone, avvezzo pur troppo a trarre argomento di sfiducia dal presente insto languore. Ed invero, lasciate da banda le illusioni, che non approdano ad altro se non ad isterilire un po'al a volla le potenze della mente e dell'animo, è tempo oggimai che, guardando in faccia coraggiosamente a difficoltà ed o-stacoli, infiliamo la via che sola ne può guidare verso un avvenire di prosperità e di progresso. In primo luogo fa d'uopo, se vogliamo che attechiscano almeno in qualehc parte da noi quelle istituzioni, che veggon-si altrove attivate a migliorare le sorli materiali e morali del popolo, fa d'uopo, dico, prepariamo loro l'ambiente entro al quale soltanto esse possono prosperare, vale a dire diamo ansa e sviluppo a quella vita civile, che è condizione essenziale dell'umano progresso. Gettando lo sguardo non molto lungi da noi, vediamo fervere dovunque un lavorio assiduo ed intenso onde sollevare a dignità di popolo le plebi avvilite e digiune e alimento, per guadagnare in tal modo alla causa del progresso e della civiltà una frazione di popolo che, abbandonala a se stessa, può di leggieri mercè l'imponente soverchianza del numero metter a repentaglio il successo delle meglio ideale riforme sociali. E che in tale riguardo noi ci troviamo su terreno ancor vergine ed intentalo, n' è prova la deficienza pressoché totale dTogni istituzione civile in una parte del nostro popolo, deficienza, che risalta agli occhi di chiunque studii anche superficialmente le cose nostre, e che non può a meno di mettere in grave apprensione ogni persona, che abbia amor patrio ed intelligenza sufficiente a comprendere la temperatura morale, in cui vive una gente, che priva di scorta e d'indirizzo educativo, si trovi in balia ai moli inconsulti d'un naturale irrequieto e sbrigliato. Ed invero se anche volessimo tacere di certe scene, a cui è teatro la città nostra, massimamente in giorni testivi, le quali fanno alle pugna coi principi! più elementari d'ogni cibile consorzio, il fatto che or son pochi giorni conturbò la città nostra getta luce a sufficienza sulle deplorevoli condizioni del nostro paese. E dire che, generalmente parlando, non abbiamo a lare con genti' scioperala od affralita da vizii, ma con elementi sani e gagliardi, che, addirizzati e sorretti dall'in-fl.ienza benefica di un' educazione adeguata, ci fornirebbe un contingente fortissimo a vincere gli ostacoli clie ne serrano la via al raggiungimento di quella duplice prosperità, a cui è pur forza c'incamminiamo, se non vogliamo star addietro di tanto alle città consoie I , eli < i meit no, qu si direi, solto gli occhi l'esempio della I ro illivilà e solerzia. Del resto, egli è certo, che quell'opera qualunque, che noi volessimo spendere attualmente a rialzare lo stato morale del nostro popolo sarebbe sprecata o per lo . sensibilmente paralizzala dalle gravi difficoltà, 'he veruni incontrando per via. se non pensassimo anzi lutto a far del nostro meglio onde migliorare le nos' Sr o B o OS tJ OS n» 3 »t er b £ « B er5 ~ , ce " r B § I CD Ol OD 01 G3 P- O .3 o o © B O ® tf . . a • e E £. ° ® 00 •g ° n ® O £ B c » s » B Ss « OS F g ; a 5- | o • :£.® i «> b. ili — CD S'È: —. — CD O CD ® 1-S N cn N •s o N- "" E « V OD O. o. Su n. ^ * v OJ B- fisa —. Hi» OJ T3 CD • as — o» 2. — bS-B ~ -! » O o. "a — • CD ts cs 5" ~ le. « 2 2. 00 22. oo purs ** ~~ CD a >n 2. 2. Sr. © : 3 S. o x — « hS n. r-crc pj — • rf^ e- "d CD N OS M tS^ = Su i^- CD O- — ® sr: e-v. r'c« ° 2. 3 91 00 CO 2. OC "H. 3 CD* —• B tW, z »■ .B B C CD SS S- » w" * B o ►a CfQ CD ' -! a; o as ci. v7" sa CD CD t>s o vie- o Ci] O O r * 5 ss d. 2. 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