INNO XXI. Capodistria, 1G Maggio 1887. N. 10. LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Eie» il 1* ed il 16 d'ogni mete. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 8; eemeetre • quadrimestre in proporiione. — Gli abbonamenti ei ricevono preeeo U Hedhiion». I disordini di Capodistria nel 1614 Negli Atti e memorie delia società istriana di Archeologia e Storia paria (Voi. II fascicolo 8° e 4°) (') si leggono alcune relazioni di Provveditori veneti in Istria ai tempi della guerra di Gradisca, relazioni molto importanti, donde trarremo occasione a qualche studio storico, spigolando, e illustrando fatti poco noti ed oscuri. Tale il fatto dei disordini a Capodistria nel 1614, dei quali fa un cenno il Provveditor Ser Christoforo Surian nella prima relazione. I disordini sono accennati con parole assai vaghe nel modo seguente : — „Non attedierò più la Serenità Vostra delli disordini di Capodistria, havendone dato conto con lettere ; solo dirò che quella Città ha bisogno di estraordinaria regola, col raccordarli che il Porto si va sempre atterrando, che con fatica si può capir quattro barche, et massimamente quando sono le acque basse che hora si remedierà con poca spesa." —Ma di che specie di disordini si tocca qui, e fino a qual punto manifestarono i Capodistriani il loro mal umore verso la Serenissima? Su ciò bujo pesto; e gli scrittori nostri, per quanto io sappia, non ne fecero mai parola. E le frasi sopraccitate del Signor Cristoforo non dicono nulla in proposito. Che i Capodistriani ') Contiene i lavori seguenti : Kandler Dr. Pietro: Introdu-tione al Codice delle epigrafi romane scoperte — nell'Istria; Direzione; Relazione di provveditori Veneti in Istria al tempo della guerra di Gradisca — Direzione; Memorie della città e diocesi di Peremo, raccolte da Mons. Gasparo Negri vescovo della medesima ad uso e comodo de' diletti suoi diocesani; — Caenazzo canonico Tomaso — Orìgine e progresso di alcuni istituti di beneficenza in Bovigno; — Avv. Gregorutti Dr. Carlo — Iscrizioni romane e cristiane scoperte negli anni 1885 e 1880. — B. B. Bibliografo. — Atti della Società. Raccomandiamo a tutti di sostenere questa utilissima pubblicazione, che onora la Provincia, e che assai vale a farci conoscere anche fuori. Tutti questi studi non danno occasione a critica alcuna; e a noi tornerà conveniente approfittarne per singoli articoli come oggi incominciamo. Articoli comunicati d'intereeee generale ei «tampamo fra-tnitamente. — Lettere e denaro franco alla Redattone. — Di numero eeparato «oidi 15. — Pagamenti anticipati. per vero si fossero mossi, perchè nel porto non capivano che quattro barche, non si può ammettere. Invece ammettiamo subito la corta veduta del Provveditore il quale credette che la secolare fedeltà di tutto un popolo verso San Marco fosse stata messa a dura prova per così poco. Fortuna che il successore di Ser Cristoforo Surian, l'Illustrissimo ecc. ecc. Marco Loredau Provveditore ed Inquisitore generale d' Istria, uomo di larghe vedute, e fornito di più ampi poteri ; nella relazione letta in Senato addì. 19 Giugno 1615, ci fornisce un po'di lume in proposito. Ecco intanto le sue parole: Cominciai nella città di Capodistria còme a punto teneva in commissione della Serenità Vostra a mostrar segni del benigno e paterno affetto, con cui ella mira alla conservatone ed al bene de'suoi sudditi et avendo trovato quei abitanti afflittissimi per le cause particolarmente ben note alle EE. VV. non mancai di porger loro quelle consolazioni che mi furono concesse et di speranze et d' effetti, suffragando molti banditi in assenza, non tanto dai Rettori della medesima Città, ma da altri della Provincia, per cause lievi, anco de debiti civili, havendo insieme p'rove-duto con Terminazion particolare, perchè nell' avvenire con tali indiretti modi non sia pregiudicato alla giustizia, et alla desiderata rehabitazione di quella Provincia, si come ho stabilito le debite provisioni in materia delle legna che per regalia si devono a quei Rettori ; et lio finalmente reaudito in virtù dell' ordine delle EE. VV. alcuni banditi assenti dall' Illustrissimo Priuli con quella sodis-fattione eli' ho stimato alla ragione, che altro non debo dir per modestia, et per non tassar 1' altrui operationi in questo proposito, duolendomi solo fra me stesso di questi estraordinari rigori con quali alcuna volta li publici Rappresentanti in iscambio di conservar in fede li sudditi danno loro causa di disperatione" (pag. 43 -e 44). Altro che [ quattro barche.! Lei cause dei di-: sordini di Capodistria sono [dunque! molte, e .gravissime tutte. Ed i disordini dovettero, essere beni gravi se l'eccelleiilissimo 'Loreoan noii dubitò di asserire che pel mal governo de' pubblici rappresentanti, i sudditi invece di esserp'* conservati in fede, venivano eccitati alla disperazione. Non credo però che i disordini del 14 fossero tali da prendere le forme di un' aperta rivolta contro il governo della Serenìssima, conìè avvenne nella famosa quarantottata del 1348. È bene per^ rammentare che Capodistria fu conquistata, e non fece spontanee dedizioni. 8e in quasi tre secoli di dominio si erano mutate le cose, ed i Capodistriani, come tutti gli altri provinciali, avevano con eroico sangue cementato il patto d' amore coi fratelli, ben si può credere però che un resticciuolo di spiriti guerreschi rimanesse sempre nel popolo che altra volta avea saputo eroicamente tutelare, secondo lo spirito dei tempi, la libertà del Comune. (-) Ed anche oggi i popolani di Capodistria nou sono sempre pronti a calare gli scudi con la politica di don Abbondio. Certo è però che i torbidi dovettero essere ben gravi se l'Eccellentissimo Senato, credette bene di nou fare conio altra volta orecchi da mercante, ma di spedire sul luogo con ampi poteri il Loredan non solo quale Provveditore, ma insignito della dignità, d' Inquisitore generale d' Istria. È vero che i rimedi erano urgenti, perchè alla vigilia di una grossa guerra con 1' Austria (gli Uscocclii tumultuavano sempre, e pochi mesi dopo la rotta di Zaule) ; però questi straordinari provvedimenti fanno sempre onore a S. Marco ; ed è lodevolissima la saggezza e la prudenza del Senato che dovette così condannare l'operato di un altro suo rappresentante, il Friuli, il quale, come chiaramente dice il Loredan, co' suoi rigori, e col mal governo avea pregiudicato alla giustizia ed era stato la causa dei disordini di Capodistria. Esempio degno di essere proposto all' imitazione anche oggi, perchè non è raro il caso di vedere dopo tante strombazzate di libertà, sostenuti talvolta anche gì' indegni al loro posto, per salvare il così detto principio di autorità, con danno evidente dei soggetti; ciò che fece dire lepidamente a Paulo Fanibri nella nota commedia: — Il caporale di settimana: — „I superiori hanno sempre ragione, specialmente poi quando hanno torto." Rimane 2) Io non ho mezzi, così lontano, per dire 1' ultima parola. Gli egregi Marsich e Tommasich. pazienti raccoglitori sul luogo di cose antiche, ci potranno dire in proposito l'accreditata loro opinione. adunque fermo che la causa prima dei disordini Capodistria del 14 fu il maL governo, dei Rettoi ; e s specialmente dell' Eccellentissimo Priuli, con ! dice abbastanza chiaramente il Loredan nel citai .passo della sua relazione. . ^fcontWua) l" Wm P. T. ) ■ ^DIGRESSIONI*) Andrea Percico da Portole domanda la cittadinanza di Capodistria e P ammissione in questo nobile Consiglio l.5) Ma pai che mi viene, se anche non tanto proposito, la palla al balzo, per conchiudere queste mi digressioni— che già fecero molto più la giunta dell; derrata e orribilmente stancarono la pazienza dei lettor che mi .lessero — non posso a meno di trascrivere qu una supplica, anzi due, ciré £ià_ diresse al serenissira principe Gerolamo Friuli e* aì consigliò* di Capodistn nel 1563 Andrea Percico da Portole per essere fati cittadino di quella città e membro di esso consiglio Le quali suppliche incontro per avventura nel Libr de1 Consigli 0 a cc. 122 r., 123 v., 124 r. e vi Se ne potrà forse valere, in una seconda edizione G. Vesnaver, il quale nelle sue Notizie storiche de castello di Portole, teste publicate nell' Archeogran triestino N. Il, X 1 a 4, al principio del IV capitolo L case di Portole pgg. 250 sgg., pietosamente raccolse è allargò un poco i brevi cenni che di Andrea Percico U de' figli suoi ci lasciò il Manzuoli a pg. 52 della Nove Descrittione e, 1' un 1' altro copiando, il l'ommasini ne Commentari III 28 l'ortole castello pg. 281 e lo Stan-covicli nelle Biografie T. Ili pg. 26. N. 303. Si sa da queste notizie che Andrea fu fatto nobile del sacro romano impero dall' imperator Ferdinando I. Dei tre figli eh' egli ebbe, Pietro, Paolo. Giorgio, dell' ultimo si dice solo che fu buon soldato, del primo che fu vescovo di Socovia. Di Paolo che. cavaliere e valoroso soldato ancor lui, al tempo della guerra navale del 1571 contro il turco, quella dunque terminata con la memorabile vittoria di Lepanto, eh' ei condusse all' armata veneta 400 alemanni. Poi, che morto il fra-I tello vescovo trasferì intorno al 1600 sua dimora da Portole a Capodistria, dentro alla quale fabbricò un bel palazzo — chi sa mai quale ? — e due fuori : sul Risano e in Peraruolo. Onde convien credere che fosse dovizioso. (Continua) j MEMORIE STORICHE GÌ' Istriani che visitano in questi giorni Firenze, s'inchineranno innanzi a Santa Maria del Fiore, e ammireranno estatici una tra le più meravigliose opere d'arte che l'Italia innalzò alla *) Vedi i numeri 20 e 21 — La colonna di Santa Giustina; 22, 23, 24 an. XVIII; 2, 3, 6, 7, 8,9, 11, 13, 14, 15, 16, 20, 22, 24 an. XIX; 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 19, 20,21, 24 au. XX ; 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9 an. XXI — Digressioni. ,jeligione, e nello stesso tempo una delle più elogienti pagine di storia religiosa e civile che fosse trai scolpita sul marmo. Ma non è nel solo Duomo di Firenze 1' litica opera meravigliosa che ivi ammireranno gl'Istrici; se oggi io ricordo loro quell'insigne monumento loltanto, si è, perchè oggi che si solennizza lo jcoprimento della sua facciata, con regale festività, Bono anche mosso da un sentimento di patria compiacenza, direi quasi di patrio campanile ; perchè là. — su quella elegante e poderosa facciata, la «ostra piccola provincia ha pure le sue memorie, e lo ripeto — anche con una frase forse troppo vecchia — memorie che fanno testimonianza dell' antica sua civiltà. Non è una memoria istriana San Girolamo i— il massimo dottore della chiesa ? — Or' bene, ua statua di questo istriano è ora là sulla facciata di Santa Maria del Fiore, presso due santi pontefici. E là, serrato in un magnifico medaglione dello scultore Passaglia, è pure quel Filippo Scopri, terrore degl' Infedeli, il quale rievoca un ^m'odo glorioso ( di storia medievale pel valore dimostrato dagl' Italiani ed in cui ebbe parte con [Venezia anche l'Istria; periodo glorioso che chiude il dominio temporale dei Patriarchi. E la figura di papa Pio V, scolpita pure dal Passaglia nel [bassorilievo della porta principale, non risveglia il celebre fatto della battaglia di Lepanto in cui parteciparono con Venezia anche gì' Istriani, promotore quell'illustre pontefice? Perfino i nomi, vedete successione di idee ! i nomi di Fabris, Tartini, Gerini, Bartolomei, [tutti Toscani, possono destare agi' Istriani il ricordo della cara e non lontana patria, perchè nomi [comuni a famiglie istriane. Il solo Tartini può suscitare un cumulo di grandi e soavi emozioni nella città che ora racchiude le ceneri del cigno pesarese. E Fabris fu l'architetto della facciata di Santa Maria del Fiore ; e Tartini, e Gerini e Bartolomei furono tra i membri del comitato per 1' esecuzione dell' opera che rafferma la eccellenza dell' arte italiana e il patriottismo della nazione. VENEZIA AL GRAN RE Si era a suo tempo fatta questione se un monumento equestre al re Vittorio Emanuele rispondesse al carattere della città lagunare. Qui dove i cavalli ricordano bensì le quadriglie di Michele Steno, e il fatto che la Repubblica manteneva un numero di superbi stalloni per i principi stranieri nelle feste sulla Piazza e li faceva tingere color arancio, venne qualificata da taluno una vera stonatura la figura di re Vittorio Emanuele sur uno de' suoi sauri calabresi, chiuso e collocato fra i gradini di due ponti ad arco. E si litigò moltissimo, prima circa 1' ubicazione, mentre si voleva erigere il monumento in Piazzetta dei Leoni; ma anche su questo fatto ebbero influenza le cronache, e la statua a cavallo in una città d' isole non è un' anomalia moderna. Venezia .possiede sette monumenti equestri, che appunto narrano corno non bastasse ad essa 1' impero sui mari, ma la avida brama si estendesse ai domiuii dei Carrara, degli Estensi, dei duchi di Milano e degli Scaligeri. Tra i suoi capitani di ventura stipendiati si distinse Paolo Savelli, a cui fu eretto nella chiesa dei Frari un monumento equestre : inoltre quattro guerrieri a cavallo si trovano a San Giovanni e Paolo, il piccolo Panteon della Republica, cioè uno a Leonardo da Prato, il secondo all' Orsiuo che difese Padova, il terzo a Pompeo Giustiniani, comandante le fortezze di Candia, morto nel Friuli durante la guerra coli' Austria ; il quarto ad Orazio Paglioni, perito pure nel Friuli. Un sesto monumento sorge nella chiesa di Santo Stefano, innalzato alla memoria di Domenico Contarmi, e su tutti va ricordato il celebre, quello a Colleoni, nel campo di S. Giovanni e Paolo. La republica per una consuetudine voleva sgombra la Piazza e sappiamo per mezzo del Fapanni che essa aveva tanta ambizione dell' ampio recinto di S. Marco, che soltanto quello chiamasse piazza e deliberava non dovessero sorgere là monumenti di dogi, di capitani, nè di alcun eroe. Solo il leone, simbolo della forza, emblema impersonale, scolpito dappertutto, moltiplicato o campeggiante nello stemma color mare è ridotto a figura decorativa. Ed è per rispetto a questa tradizione e per forza di essa che dopo aver quasi deliberato il collocamento del monumento equestre a Vittorio Emanuele nella Piazzetta dei Leoni, all' angolo sinistro di San Marco, si mutò consiglio, per non turbare 1' armonia generale di quel quadro di marmi e lo si eresse nello spazio fra il Ponte del Vin e della Pietà sulla riva degli Schiavoni. 11 monumento è veramente una stupenda opera d' arte : dallo zoccolo la statua equestre s' alza per cinque metri. La base è rettangolare : alle testate sorgono due ligure di Venezia: una la dogale matrona in atteggiamento di quiete e di letizia, col manto a rabeschi d' oro; presso questa figura il leone di San Marco che difende il libro tradizionale ed una targa con il plebiscito di Venezia. L' altra è la figura robusta della republica veneta, dal tipo popolare, che stringe al petto la bandiera e tiene nella destra un moncone di sciabola. Un leone ruggo fieramente al suo fianco. Negli specchi laterali del dado vi sono due bassorilievi di bronzo : rappresenta uno la battaglia di Pa-lestro quando, espostosi Vittorio Emanuele, arrestatogli dagli zuavi il cavallo, ebbe a esclamare : Lasciate fare, qui e' e gloria per tutti! L'indomani venne nominato caporale degli zuavi. L' altro bassorilievo ripete 1' ingresso del re a Venezia, circa cinquanta figure coi ritratti di quanti circondarono in quel momento il sovrano. Sopra questo basamento di granito roseo di Ba-veno si slancia il cavallo, tipo di quegli indomiti calabresi di cui si serviva il gran Re; squassa la criniera e curva superbo la testa. 11 re in divisa slancia il braccio destro impugnando la sciabola in seguo di fermata, dicendo : ci siamo; e ci resteremo. Emblemi diversi sotto ai bassorilievi, sullo zoccolo, tutto eseguito a lutto dallo stabilimento Alessandro Nelli di Roma. Fusione egregia : aggruppamento e concetto ammirabili. (Indip.j Alla descrizione del monumento aggiungiamo alcuni brani del discorso, che il ministro Crispi pronunciava nell'occasione dell'inaugurazione innanzi ai Reali d' Italia e ad immensa folla di popolo festante : , Intorno a noi tutto suona vittoria, doppia vittoria d'armi e d'arte. I nomi dei Dandolo, degli Zeni, dei Bragadini, dei Foscarini, dei Venieri, degli innumerevoli incliti tìgli di Venezia, si confondono con quelli dei Bellini, dei Carpaccio, dei Palma, dei Tiziano, dei Tinto-retto, dei Veronese, dei Tiepolo, dei cento altri, non meno famosi, loro rammentatori. ,Troppo fu detto che le belle arti snervano i popoli. che il trionfo di esse segna il decadimento di una nazione, che Sparta senza Muse battè Atene, che le possedeva tutte, che Roma, ancor rozza, vinse la colta ed estetica Grecia, per essere poi alla sua volta — quando ingentilì — prostrata dai barbari. No ! le arti belle non sono ree di siffatte colpe. Esse descrivono, più che non creino, i fatti ed i pensieri degli uomini. Dovendosi esse necessariamente sviluppare allorché una nazione ha già materia di racconto, appaiono in pieno rigoglio quando la stessa nazione ha raggiunto la maturità, e però si avvicina all' inevitabile punto, di là dal quale comincia la sua discesa. L' arte sincera è stori storia nella più attraente ed alta sua forma. „E basta per tutte l'arte veneta a dimostrali poiché, fra tutte le arte italiane del Risorgimento, esi fu per eccellenza lo specchio fedele, eloquente, del patria, della sua vita, delle sue fortune, de' suoi costun Essa, con la Repubblica gloriosa, la quale solo all' uni nazionale, rappresentata dalla vostra casa, poteva indi narsi, fu una cosa sola. I grandi la ispiravano, tul ne vivevano, moralmente, intellettualmente, materialment Gli artisti veneti non facevano, no, commercio dell' arti ma era l'arte una delle eccelse espressioni del cor mercio sociale, e sulle ali del Leone si librava nel Laguna per gire a cantarne le glorie in tutto il mond ,11 senso dell'arte era qui patrimonio uni versai Esso brillava nelle magnanime imprese, e sfolgorando nella magìa dei colori, delle linee di monumenti in mortali, inspirava nelle fucine le ardenti fornaci, e al belliva l'umile stanza della femminuccia ed il dorai palagio del patrizio, e dal vetro e dal lino traeva min coli degni di Aracne. ,Ed è appunto per 1' arte, che molti prodotti man: fatturieri, i quali l'antica Venezia — or così avveng per 1' odierna ! — destinava ai bisogni del lusso, e spi diva con le sue navi agli altri popoli, che i suoi citta diui, mercanti e guerrieri, debellarono sui mercati esten ogni concorrenza. E per essa che le vecchie stoffe ser che e gli specchi veneti coprono ancora le pareti i principesche dimore in Francia, in Inghilterra, in Gei mania, e le antiche sue trine ancora ornano e fanu apparire più belle le dame nostre e le straniere. , E per essa che, ritrovato il segreto del veti fenicio, Venezia potè penetrare, con le colorate sueTioi terie, in luoghi che parevano inaccessibili a piede europei così aprendo colle lusinghe del lusso la via della civilti ,Medesimamente è l'arte che impresse all'archi tettimi veneta, fatta di belliche spoglie e di ricordi gl« riosi, di marmi e di genio, quella incomparabile fusioi di colori e di linee, quell' incanto che suscita nel no sa cuore la emozione della musicale armonia. ,Ma se l'arte fu spesso la intellettuale espres sione della materiale floridezza di un popolo dominatori fu anche, non di rado, quando cospiravamo mirando al l'astro della Vostra Casa, il gemito e la protesta ( un popolo oppresso. È l'altipiano, dove la libertà i rifugia talvolta, per poi ridiscendere, l'innovellata di forzi nei campi della battaglia. ,Le arti hanno pur esse combattuto le loro pugn per la patria. Quando fra noi il pensiero non dove* aver voce, Spartaco brandì dal suo marmo la spada dell riscossa, infiammando i cuori. Quando 1' Europa cercav quasi di cancellare dalla storia del mondo il nome d'Italii una falange di artisti, colle sue opere insigni, fece ac clamare quel nome in tutte le lingue. ,L'amore di patria bastò certamente, nel 184S a fare dei Veneziani altrettanti eroi e ad affratellar lor i tìgli d'ogni parte della Penisola ; ma chi può dir che quell' amore si sarebbe con tanta grandezza inani festato ed avrebbe tanto operato, seuza la preparazion e l'influenza dell'artistico ambiente? .All' arte dunque dobbiamo riconoscenza ed omagg ,Scuola veneta, scuola romana; scuola toscana scuola lombarda, scuola napoletana, scuola siciliana for--niano un1 unica gloria, la gloria d'Italia. ,Un'Italia senz'arte, senza letteratura, senza musica non potrebb' essere mai una completa e vera Italia. Ma perchè l'arte nuova abbia a risplendere come 1' antica, sta a noi di recarle alimento, compiendo fatti degni -di essere da lei ricordati. Società politica istriana A Roviguo ebbe luogo, domenica 8 maggio, il quarto congresso di questa società, presenti il presidente D.r Mrach, il podestà D.r Campitelli, ]' L r. commissario luogotenenziale cav. Conti e fcuoii numero di soci. Aperto il congresso, 1' on. D.r Mrach con patriottico ed applaudito discorso animò tutti a cooperare per le prospere sorti di questo importante sodalizio, deplorando che per le condizioni peculiari dell'Istria non siasi ottenuto nel decorso anno quei risultati che pur si dovevano attendere. — Dopo un ringraziamento dell' on. Dr. Campitelli alla presidenza per la scelta fatta nuovamente di liovigno a sede del secondo congresso, 1' on. D.r Bubba lesse ma chiara e particolareggiata relazione intorno all'attività sociale dell'anno spirato. Ad un punto -di questa relazione l'i. r. commissario sorse a protestare, chiedendo anzi che la sua protesta venisse posta a protocollo, contro quella parte che deplora •come —„in onta al Memoriale presentato al ministero, non siasi punto migliorato, ma anzi d' assai peggiorato lo stato di cose, che dimostra qualmente alcuni impiegati dello Stato cerchino parteggiare apertamente pei Croati iu odio alla nazionalità della nostra provincia." Venne quindi approvato il resoconto economico e stabilito il canone per l'anno venturo in f.tii -1. Uno dei punti salienti dell'ordine del giorno, e che venne accolto senza discussione tra i più entusiastici applausi, fu anche l'istituzione di una Università Italiana a Trieste. Furono pure accolte colla più viva e concorde approvazione due proposte dell'oli. F. Sbisà: l'uua, cioè, di impartire alla presidenza il preciso incarico di rimostrare alle competenti autorità quegli atti eventuali del clero campagnolo ostili ai sacri diritti degl'istriani e con- trari ai doveri ad esso imposti dalla sua evangelica missione ; accentuando che sia fatto ricorso in caso di offesa fino alle supreme autorità; l'altra proposta, si fu di votare uno speciale ringraziamento alla gioventù di Rovigno, la quale adornando nell' occasione del congresso il vestibolo del teatro, e collocandovi analoga iscrizione con cui salutava la società politica — baluardo della nostra italianità — diede novella prova dell' intenso suo amore al patriottico sodalizio e di grande interessamento per la prosperità della provincia. Votato un grazie di cuore a Rovigno per la cortese sua ospitalità, l'assemblea si sciolse. A sera la banda cittadina elettrizzò i congressisti coli' inno all'Istria e con altri pezzi di scelto repertorio. Il congresso „Pro patria" a Trieste. Il Gruppo triestino „Pro patria" tenne 1' 8 corr. il suo congresso generale nella sala del Filodrammatico. Il presidente Dr. A. Cofler fece uno splendido discorso : difese la direzione dall' accusa che vi fosse stata negligenza da sua parte; disse che finora si sono costituiti 25 gruppi nelle Provincie consorelle, le direzioni dei quali sono sempre in rapporti col gruppo di Trieste; che ancor quest'anno si potranno istituire quattro scuole private per promuovere gli scopi sociali; fece un riassunto dell'ultimo congresso generale di Rovereto, delle modificazioni allora proposte e della vitalissima questione dell' Università italiana a Trieste. Ricordando l'iscrizione di due patriotici sodalizi triestini : La Società Operaia e la Società Pedagogica al gruppo locale e di quasi tutti i Comuni del Trentino ai rispettivi gruppi, espresse la speranza che tale esempio venga seguito anche nelle provincie consorelle. Il discorso del presidente spirante ad ogni parola il più caldo amore alla nostra lingua, alla nostra coltura e alla nostra nazionalità fu interrotto più volte da fragorosi applausi e bravo ! Fu accolta ed adottata col massimo entusiasmo la proposta del socio F. Antoniani, emendata dai soci aw. F. Venezian e dott. G. Piccoli, che il Congresso faccia adesione e plauso ai deliberati della Dieta triestina e del Consiglio municipale per ciò che spetta all' Università italiana a Trieste. Parlò quindi il socio SimOnetti ; ei pure più volte applaudito. Disse che l'entusiasmo finora manifestato per quel patriottico sodalizio conviene sia costante e fecondo di attività ; accennò alle incostituzionali eresie pronunciate al parlaménto di Vienna contro la nazionalità di Trieste, rilevò infine che se gl'Italiani, al pari degli altri paesi rappresentati al Consiglio dell'impero pagano i balzelli, hanno pure gli eguali diritti Sopra mozione dell' avv. Yidacovich, fu votato con unanime alzata un ringraziamento alla Direzione. Dallo spoglio delle schede riuscirono eletti su 450 votanti a far parte della nuova Direzione i seguenti signori : A Direttore: Dr. Attilio Cofler con voti 44G — Direttori - sostituti : Dr. Attilio Hortis 450, Dr. Giorgio Piccoli 448. — Cassieri : Pietro Sandrini 447. — Cassieri - sostituti: E. Jeklin 443. — Eli. Virante 444. — Segretario: Alf. prof. Costa 44S. — Segretari - sostituti: Dr. Alf. Saijtz 448 — Vittorio Venezian 444. Furono eletti pure 90 rappresentanti all'assemblea generale. Anche il gruppo Pro patria di Gorizia tenne il giorno 8 corrente una seduta della direzione in cui furono fatte delle importanti proposte. 3ST o tizi e Compresi di un sentimento d1 alta venerazione, segniamo qui oggi il nome insigne di Nicolò Tommaseo, il cui luttuoso.anniversario, decimoterzo del suo trapasso, cadde nel giorno primo di questo mese. Onore all' eterna memoria del glorioso dalmata ! Trieste fu fortunata di ospitare negli scorsi giorni un' altra illustrazione italiana : Ettore Ferrari, 1' artefice di opere immortali, tra cui il monumento al gran Re, inaugurato non lui guari nell' incantevole città delle lagune. E Trieste ospitò l'insigne italiano, come lo può fare quella grande e ricca città, benché 1' ospite graditissimo non avesse potuto fermarsi che per brevi istanti. Anche la nostra cittadella sarebbe stata onorata di pari visita; così l'illustre scultore l'ebbe annunziata ad un amico di qui, se le pioggie dirotte dei giorni scorsi non gliela avessero impedita. Il Consiglio municipale di Trieste deliberò di stanziare fiorini seicentomila per una Università Italiana in quella città, sperando che il Governo e il Rai-lamento accorderanno un'istituzione, ormai divenuta necessaria e indispensabile agli studenti delle provincie italiane. Domenica, primo * Maggio, si tenne a Lodi una modesta commemorazione, tra amici del compianto Preside Antonio Coiz. Con sottoscrizioni di ammiratori ed amici del defunto fu comperato un ritratto, eseguito dal bravo nostro Strata, ritratto chiuso in magnifica cornice e per metà prezzo concesso. E poiché un simile ritratto possiede pure Capodistria, dove il Coiz cominciò la sua carriera d'insegnante, fu stabilito di spedire al municipio di Capodistria copia del verbale dell' atto di consegna del ritratto al Preside del Liceo, dove nella sala maggiore è esposto detto quadro. Un altro figlio di questa provincia scese nel sepolcro : il capitano Cristoforo Venier di Pirano, cavaliere della Corona d'Italia e dei Santi Maurizio e Lazzaro. Fu prode soldato, e ferito in vari combattimenti si meritò alcune menzioni onorevoli. Il capitano Venier nacque intorno Panno 1837; — la sua morte immatura lascia nel lutto parenti ed amici. Contro la „Peronospora" La stagione in cui i vignaiuoli dovranno combattere contro la peronospora si avvicina rapidamente; e in certe località la lotta, non dubitiamo, sarà già incominciata : però crediamo opportuno tenerne informati i nostri lettori, pubblicando questa volta le conclusioni che vennero adottate nel Regno d'Italia dalla commissione centrale per lo studio dei metodi intesi a combatterla, della quale abbiamo annunziato la costituzione e l'ordine del giorno, nel penultimo numero. Ecco le conclusioni : Dopo le visite fatte dalle sottocommissioni ai vigneti sottoposti ai varii trattamenti tanto in Italia che all' estero ; Dopo presa cognizione delle numerose relazioni di esperimenti eseguiti nelle scuole pratiche e speciali di agricoltura, dalle scuole superiori di agricoltura, dalle stazioni agrarie, dal laboratorio crittogamico di Pavia, dalle associazioni e dai comizii agrarii, non che dai privati; Fra due categorie dei vari rimedi impiegati a combattere la peronospora e finora riconosciuti efficaci, rimedi liquidi, cioè, e rimedi pulverulenti. Dei primi fa la seguente classificazione per ordine decrescente di efficacia: 1.° Solfato di rame in soluzione acquosa dall' 1 al 3. %o — Liquido Audoynaud ridotto ad '/4 della formula primitiva, cioè con gr. 250 di solfato di rame e cc. 25a di ammoniaca a 22° Beaumè, per 100 litri d' acqua. 2.° Poltiglia bordolese ridotta, cioè con quantità di solfato di rame e di calce ridotte a metà ed anche meno della formula data dal prof. Millai'det; 3." Latte di calce preparato Col 6 al 10 % e(l anche più di calce grassa, spenta da qualche tempo. Dei secondi, cioè dei pulverulenti, stabilisce la seguente classificazione, per ordine pure decrescente di efficacia : 1.° Polveri a base di solfato di'rame, che contengono sostanze indifferenti o quasi sul sale stesso, cioè solfo comune, solfo acido, gesso, steatite, polvere di strada, polvere di carbone, terra fina ecc. ; 2." Polveri pure a base di rame, ma 3II0 stato di poca solubilità (polvere Podeschard, polvere David, ecc.) La commissione raccomanda siano consigliati, iìi modo speciale, i metodi misti e segnatamele per i trattamenti primaverili le polveri contenenti solfo e solfato di rame, allo scopo di combattere in paritempo l'oidio e la peronospóra ; pei trattamenti estivi poi le soluzioni diluite di solfato di rame dall' 1—3 %o Pre" sentando questo il vantaggio di apportare minori quantità di rame alle viti in epoca prossima alla vendemmia. Per la località poi, in cui la perónospora non si è presentata finora che in un modo poco allarmante, possono essere consigliati come sufficienti anche lo zolfo .acido e la calce in polvere. Troppo tardi per farne cenno alquanto esteso ci giunse la pubblicazione dell' istituto agrario provinciale dell' Istria: 'jProit comparative di rwìediù contro la pero-nospora viticola, «seguite nel 1886, del prof. Carlo . Hugues direttore dell'istituto. Parenzo stab. tipografico • g. Coana, 1887." Ci limiteremo alle ultime conclusioni, onde abbiano la maggiore pubblicità e sono le seguenti.: Nelle particolari condizioni dell'Istria e nello stato attuale della questione peronosporica, si raccomandano pertanto i seguenti rimedi per ordine decrescente di efficacia : a) Acqua celeste al 3 per mille di solfato di rame. b) Liquido cupro - calcico 3 per cento di calce viva e 3 per mille di solfato di rame. c) Soluzione acquosa di solfato di rame ad 1 0 2 per mille. Il primo trattamento si farà nella seconda metà di maggio e ai primi di giugno, avanti la fioritura. Un secondo trattamento seguirà in luglio; ed un terzo potrà avere luogo eccezionalmente in agosto, se l'infierire della peronospora lo richiedesse. Per l'applicazione di questi liquidi gioverà fare uso di un apparecchio polverizzatore che divida finissimamente il getto e lo proietti con forza contro il fogliame, acciò vi rimanga bene aderente. Come indicazione generale, si può ritenere che basteranno da 600 a 800 litri di liquido per ettaro di vigna bassa intensiva. Cose locali La sezione femminile della Società di mutuo soccorso fra gli artieri ed operai tenne il 1 maggio la sua adunanza generale. Dal resoconto dell' anno 1866, sesto di fondazione, rileviamo che furono depositati presso la Cassa di risparmio in Trieste f.ni 803.27, pel fondo vedove e pupilli f.ni 155.09; che il fondo cassa alla fine del predetto anno fu di f.ni 171.23 ; per cui "il"patrimonio sociale fu alla chiusa d^llo stesso di f.ni 1129.59 e nulla il passivo. — Dobbiamo peraltro deplorare che il numero delle socie si fa sempre più esiguo, da lasciar temere sulla futura esistenza di questa sezione. Ieri poi ebbe luogo il congresso della Società maschile di mutuo soccorso, e le prospere sorti di questa, basate sopra i grandi vantaggi morali e materiali di già ottenuti, dovrebbero servire di nobile 4 emulazione alle nostre donne 'pef s'osìldbrVy far jirogredirsMa loro sezione. Repetita juvant? Sentiamo con piacere che sono già bene avviati i lavori fotografici dei punti principali della nostra città, destinati dal locale Municipio ad una raccolta di memorie per l'illustre De Amicis. Chi ha veduto quelle fotografie, ci assicura, che sono eseguite con molta perizia, e che riesciranno degne del grande letterato ; nonché di questa città che ebbe 1' onore, — sia pure per brevissima ora, — di ospitarlo.. Il nostro Municipio fece pure ritrarre le fotografie dell'effigie di Pietro Kandler, eseguite dall'artista Bartolomeo Gianelli, e ne inviò alcune copie a tutti quei Municipi istriani che contribuirono all' esecuzione dell' opera. Bollettino statistico municipale (li Marzo 1887. Anagrafe. — Nati (battezzati) 24 ; fanciulli 10, fanciulle 14; — Morti 25; maschi 11 (dèi quali 5 carcerati), femmine 5, fanciulli 2, fanciulle 4 al di sotto di sette anni, nonché 2 maschi ed 1 femmina nati morti. — Trapassati. 1. Luis Antonio fu Pietro, d'anni 39 — 5. S. V. (carcerato) da Zara, d'anni 24 — 5. Stradi Anna fu Nicolò, d* anni 72 — 6. Petronio Pelagio d' anni 70 — 13 Kasner Giovanni da Cilli, d'anni 23 militare — 15. F. C. (cai-cerato) da Rovereto, d'anni 27 — 17. Delconte Antonio fu Giovanni, d'anni 75 — 18. Dagnelut Maria fu Giovanni, d'anni 73 — 19. Corte Maria fu Nicolò, d'anni 66'— 20. Ducovich Caterina fu Pietro, d'anni 57 —23. Viola Giacomo di Giuseppe, d'anni l'i — Grio Giovanna fu. Santo, d'anni, 71 — 25. B. A. (carcerato) da Zara, d' anni 24 — '27. Foke Odo di Giuseppe, d' anni 8 — 28. 1. N. (carcerato) da Capodistria, d' anni 28. Più fanciulli 2, fanciulle 4 al di sotto di sette anni, nonché 2 maschi ed 1 femmina nati morti. — Matrimoni; : lt).' Minca Antonio ili Andrea — Do-giusto Luigia di Luigi ; 17. Deponte Antonio di Antonio — Scher Maria di Antonio; 18. Olivo Giovanni di Simeone— Bresovich Giovanna di Andrea; 18. Vouch Vincenzo di Giuseppe — Zubich Antonio di Pietro; 24. Mauro Giuseppe di Giovanni — Surian Filomena di Vincenzo. — Polizia. Denunzie per furto 1 ; per contravvenzione al regolamento sulla caccia 1 ; per contravvenzione all'ora di Polizia 2; arresti per opposizione agli organi di pubblica sicurezza 1; per eccessi e schiamazzi notturni 3; per zuffa 1, denuncia e sequestro per contravvenzione al regolamento sulla macellazione 1. — Sfrattati 14. Usciti dall'i, r.,carcere 15, dei quali 6 dalmati, 2 istriani, 3 triestini, 1 tirolese, 1 stiriano, 1 ca-rintiano, ed 1 suddito italiano. — Insinuazioni di possidenti per vendere al minuto vino delle proprie campagne 13; per ettolitri 61, litri 2, prezzo al litro da soldi 44 a 40. — Certificati per spedizione di vino 8, per ettolitri 10, litri 93 ; certificati per spedizione di maglioli di viti 1 per 2000 pezzi; per condotta d'animali bovini 2, per 3 capi; certificati di morale condotta 4; d'indigenato 1; di stabile dimora 1; permessi di ballo a Lazzaretto 1; rilascio di permanenza 1 ; estrada/,ione di libretti di lavoro 1 ; di nulla-osta per porto d'armi 3; per carta di legittimazione 3; per permesso di viaggio marittimo 11. — Animali macellati: Buoi 59 del peso di chil. 13385, con chil. 955 di sego; vacche 5 del peso di chil. 778. con chil. 52 di sego; vitelli 49, castrati 9, agnelli 166. — Licenze di fabbrica 0 ; industriali 5. — Bollettino mensile delle malattie zimotiche Capodistria — Angina difterica : rimasti dal mese precedente colpiti in aprile 15; assieme 18; guariti 8, morti 4, rimasti in cura 6. — Oftalmia granulosa, colpiti 4 che restano in cura. — Lazzaretto: Angina difterica, colpiti 1 che resta in cura. Appunti bibliografici Poesie di Orazio de Colombani da Pirano. In nozze Bartoli- Callegari, Rovigno 1887. Il Dr. Felice Glezer fu questa volta più fortunato nella scelta dei versi da presentare agli a-inici. Il Colombani di fatti fu buon cultore di belle lettere; meglio dei versi poi valgono le sue prose: voglio dire le opere con le quali onorò la sua città e l'intera Provincia. Acconce quindi le quattro righe di prefazione, in cui si esalta la vita operosa del cittadino di vecchio stampo «pronto a sprezzare tutto quanto sapesse di opportunismo e di facile sommessione alle suggestioni di coloro, che vorrebbero con troppa facilità farci dimenticare il passato il presente e l'avvenire della provincia." Non dico, con ciò, che la politica dell' indrit) ti e muro sia sempre e in tutti i casi la migliore ; certo è però che gli esempi dei saldi caratteri e dei fermi propositi vengono spesso opportuni, affinchè la pieghevolezza in cause di minor importanza non trasmodi, e non si cangi in fiacchezza, fiacchezza sovente predicata come necessaria, più per aggiungere un certo fine individuale che un bene comune: a buon intenditor poche parole. Ma tornando ai versi, dirò che la prima canzone è buona ; ha movimento lirico e in qualche punto rasenta le vette pindariche ; ma di subito alcuna rima stentata o frasi o concetti comuni ci fanno discendere a valle. Così quel gufo che Sui morti avanzi un requie va cantando! Ed anche mi piace questa canzone perchè mi rammenta un ottimo e colto prete che conobbi di persona, il canonico Bronzili. Il secondo canto — Ai fratelli di Rovigno — preludia umilmente con quel ci hanno detto; ma poi viceversa è troppo aristocratico, e voleva essere scritto in uno stile popolare. Tiriamo un denso velo su certe strofe del terzo : se non altro insegnano però che certe arditezze date per "capodistria, t ipografia di Carlo Priora. nuove dai cantori delle alcove sono invece vecchie» come il brodetto. Una volta e adesso — è uno-scherzo bene riuscito. Ridicolo sarebbe però fare la critica ad un) morto ; basteranno queste parole a temperare certi lirismi, e quei giudizi benigni che ci spingono art esaltare troppo gli scritti dei nostri. Queste poesie di Orazio de Colombani sono dunque buoni versi. Ma più dei versi del Colombani ammiro senza riserva le prose nel senso come sopra, e faccio eco-ali' Eco di Fola ripetendo l'invitatorio — Venite laboremtis. P. T. PUBBLICAZIONI Pervenne alla nostra direzione un nuovo periodico di lettere ed arte, diretto dai fratelli Macry-Correale, che ringraziamo per la gentile attenzione del dono. Non possiamo peraltro essere grati a quei signori per lo strano indirizzo col quale ci fecero ricapitare il loro foglietto. Eccolo : Giornale La Provincia d'ISTRIA Capo d* ISTRI A (DALMAZIA) J Non aggiungiamo verbo ; ma preghiamo i signori fratelli Macry - Correale a leggere i versi, ormai famosi in tutto il mondo, che troveranno nel canto IX dell'Inferno, quei versi che principiano — Sì come a Pola, presso del Quarnaro — e dopo letti, li pregheremmo di dare un' occhiatina alla carta geografica, e, se mai fosse bisogno, ad un qualunque trattateli di geografia. Si persuadano del resto i signori Macry - Correale che chi fa propaganda di lettere e d'arte deve conoscere un po' meglio-casa altrui ; cioè anche il paese «Che Italia chiude e i suoi termini bagna." La Penna — Rivista bimensile di scienze, lettere ed arti, diretta da G. E. Nani Mocenigo. — Direzione ed amministrazione a Rovigno. Abbonamento annuo f. 4.60, La Giovane Trieste — Trieste, Tipografìa To-masich. — Ugo Bertossi prop. edit. e red. responsabile. — Abbonamento trimestrale fior. 1. Uscirà tra breve una Memoria del Dr. B. Schia--vuzzi, con illustrazioni, riguardante gli studi da lui fatti sulla malaria di Pola nell' anuo 1886. MutUuizift — AnU* Gravisi «dit. • rtdit. rtipoas&bilf