J\l\U Itili Capodistria, 16 Diwmbre 1879 N> 24 JS LA DELL' ISTRIA ?. » 8on Esce il 1" ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso a Redazione. Articoli comunicati <Ì'ÀbrÌ6 r;!,e generale si stampano gratuitamente. — Lette'-- " dei.—o franco alla Redazione. — Un Minerò separato su ut. — Pagamenti anticipati. EFFEMERIDI ISTRIANE Dicembre 16. 1062. — Ratisbona. Arrigo IV conferma alla Chiesa aquileiese le donazioni fatte da' suoi predecessori nei territori di Capodistria, Pi-rauo, Pola e nella contea d'Istria. - 18, II, 43, - e 48, I 141 e IV, 42. 16. 1344. — Aquileia. Fermapace e Bridono (padre e ffglio), Steno e Facina, tutti di Muggia, giurano nelle mani del patriarca, previo garanzia, di non allontanarsi dal Friuli, ov'erano confinati, se non con un di lui permesso. -32, 14, - e 4. 16. 1777. — Venezia affida con odierna terminazione al magistrato per la conservazione dei boschi in Istria 1' esecuzione delle diverse penali e delle economiche discipline. - 10 II, 29. 17. 1372. — Udine. Il Comune mette a disposizione del patriarca 32 fanti ed un trombetto salariandoli col proprio soldo, perchè s'adoprino al ricupero di Muggia, tolta alla Chiesa aquileiese. - 32, 16. - e 4. 17. 1459. Mantova. Papa Pio II conferma la convenzione, fatta tra il vescovo ed il Comune di Trieste li 18 novembre ultimo decorso, riguardo le decime, il dazio della paglia e quello delle legna; nella stessa occasione il pontefice vuole che l'elemosina che raccogiie-rassi nel duomo ed alla quale è annessa l'indulgenza sia divisa per giusta metà, che una parte sia per la chiesa, l'altra per il vescovo e capitolo. - 16, I, 454, - e 4. 17. 1463. — Trieste viene alla conclusione d' una pace con Venezia in seguito alle pratiche di papa Pio II fu vescovo della città. - 12, II, 289. 18. 1210. — Vulvino signore del castello di Pietra Pelosa giura di voler osservare i patti sanciti tra il patriarca d' Aquileia ed il Comune di Pirauo. - 65, 14. 18. 1282. — Aquileia. I vescovi istriani, Ulvino de Portis di Trieste, Bono di Capodistria, Egidio di Cittanova, Bonifacio di Parenzo, Vernardo di Pedena e don Pietro Polani canonico di Pola, delegato dal vescovo Giovanni, assistono al concilio provinciale celebrato dal patriarca Raimondo della Torre. - 14, XXIV, 448, -18, III, 171,-30 Vili, 398, - e 42, I, 792. (*) 18. 1637. Pingueute. Gian Battista Basadona, capitano di Raspo, emana severi ordini contro chi osasse tagliare quercie di costruzione, marcate a prò dell' arsenale di Venezia. - 44, 286. 19. 1286. — Il senato emana legge risguardante 1' ele- zione del capitano per l'Istria. - 46, I, 156. 19. 1358. — La Repubblica consegna a Volrico di Raifembergo ducati 4000 e riceve in pegno il castello di Grisiguaua sino alla piena estinzione del debito. - 7, 28-18, 82.b 20. 1189. — Aquileia. Appianata che fu la differenza della decima che la Terra d'Isola doveva alle Monache Benedettine di S. Maria d'Aquileia, il patriarca Goffredo obbliga l'abbadessa de tempore di offrire 1' auuuo tributo d' una libra d'incenso alla cattedrale di Capodistria. (In addietro l'anzidetta decima era di ragione del conte Engelberto). Tra testimoni havvi Giovanni vescovo di Cittanuova. - 18, II, 179, - e 6. 20. 1512. — Venezia concede al Comune di Muggia un' annua fiera franca da celebrarsi il dì sette ottobre in ricordo della vittoria riportata sul Frangipani, condottiero delle truppe austriache. - 13, 12,a - e 32, 26. 21 1493. — Capodistria. Il vescovo Valaresso avvisa l'autorità civile di punire i profanatori delle feste a tenore del civico statuto, mentr' egli lancia la scomunica contro chiunque osasse vendere pubblicamente in tali giornate, o tenesse solo aperte le finestre della bottega a questo fine. - 15. 21. 1371. — Muggia II consiglio delibera di eleggere sullo spirare d'ogni anno due uomini di fiducia, perchè esaminino ciò che può convenire alla patria, e suggeriscano concordia e tranquillità. - 32, 16, e 4. 21. 1489. — Il doge Barbarigo proibisce che il Comune di Muggia venga aggravato di pesi che contrastassero con lo statuto del luogo. - 13, 31.b 22. 1450. — Il doge Foscari officia il pod. e cap. di Capodistria, Marco de Leze, di eleggere a sen- (*) ,,L'Archeografo Triestino," To. Ili, pag. 335, lo dice ' celebrato il dì 13 dicembre. sale del vino Marco Barbiere di quella città in premio delle fatiche sostenute dal di lui padre Nicolò nelle guerre venete contro Padova, contro il Friuli e contro Pinguen^. - 25, 122.b 22. 1471. — Il doge Tron notifica al pod. e cap. di Capodistria, Girolamo Diedo, 1' invio di 500 fanti e 400 cavalli in Istria nel timore d'un' invasione turca ; lo sollecita a esaminare se starebbe bene di fortificare il passus fortiniyius di San Servolo ; lo suggerisce a far se, , are da chi tocca le barine che cingono ' ,, fittà verso levante, e di spendere lire 300 "anno per anni due nella fabbrica delle civiche mura, prelevando il detto denaro dalla cassa dt multe. - 25, 202.a e 209.b 23. 1358. •— Udalrico a. Ifembergo vende alla Re- pubblica di Venezia per dicati 1777 il castello di Grisiguana. - 26, IV, 274. 23. 1397. — Udine. 11 Comuue scrive al patriarca non permettergli le sue finanze di mantenere i 25 armati iu Muggia sino a compimento del forte progettato. - 32. 19, - e 4. 23. 1529. — Bologna. Convenzione stipulata tra FImp. Carlo V e la Repubblica con la quale viene accordato ai rispettivi sudditi il libero commercio sia per mare che per terra nelle loro Provincie. - 12, III, 70, - e 26, II, 267 e 276. 24. 1426. — Riconoscente Venezia degli offici prestati da Michele de' Nedelio e Bartolomeo de Firenze e loro figli su le barche di Capodistria partite pel Po a servigio dello Stato, il doge Foscari ordina al pod. e cap. di Giustinopoli, Giorgio Soranzo, di rimetterli co' loro successori nell' album dei nobili di quella città dai quale erano stati cancellati per dieci anni. - 25, 64,b 24. 1622. — Venezia. Il nuuzio apostolico chiede il vescovo di Capodistria, frà Girolamo Rusca, a volernelo informare sullo stato della diocesi. - 66, III, 135. 25. 1360. — Il veneto senato delibera che si ripari Castel Leone presso Capodistria. - 7, 29-19, 102.a 25. 1492. — Il doge Barbarigo ordina al pod. e cap. di Capodistria, Domenico Malipiero, di condurre a compimento il castello di Golaz (*) e di comandare quindi ai due castellani di Castel Nuovo sui Carsi che uno di essi vi si porti ogni tre mesi con quattro soldati a custodirlo. - 25, 266.b 26. 1415. — Trieste. Il maggior consiglio delibera che ov' uu cittadino venisse eletto ambasciatore ed ei si rifiutasse di accettare la missione senz'aleuti motivo, venga multato con una penale di lire cento. - 22, 8.b 26. 1635. — Venezia. Il celebre medico Santorio de' Santori di Capodistria detta il suo testamento, e tra i diversi legati ne lascia uno, purché dopo la di lui morte si tenga un discorso nella chiesa dei Padri Serviti. - 50, I, 39. 27. 1290. — Il senato delibera che i dieci da eleggersi per dirigere gli affari Iella guerra da intraprendersi contro il patriarca, Gorizia e Trieste (*) Golaz detto nei secoli di mezzo Carsano o Monte Carso vedi Cod. Dipi. Istr. sotto la data 25 settembre 1492. non possano esimersi dalla carica sotto pen di lire 50 di piccoli. - 46, I, 162. 27. 1329. — Il patriarca Pagano invia a Giovanni XXII gli atti appellatoriaii della lite mossa dal vescovo di Trieste contro la famiglia de* Brati di Capodistria per il feudo di Sipar. -28, II, 374 e seg. 27.1422. — Trieste. Il consiglio propone ai giudici della città di voler accettare per un altr'anno ser Antonio dottor de'Rocca d'Ascoli a vicario e giudice civile del Comuue. - 22, 37.b 28. 1427. — Il consiglio di Trieste propone ai giudici della città 1' accettazione di ser Antonio da San Daniele qual giudice in affari criminali per un altr' anno. - 22, 37.b 28. 1427. — Trieste. Il consiglio vuole in perpetuo durevole la grida del 5 giugno p. p. contro que'che avevano appeso delle corua ed altre cose ingiuriose alle porte del giudice Messalto da Messalti e di altri cittadini. - 22, 50,a 29. 1279. — Lodi. II patriarca Raimondo scrisse a Genesio de' Bernardini, eletto ricario ossia giudice per-l'Istria il dì 1 giugno 1278, perchè voglia esternarsi se intenda o meno occupare il posto - .14, XXIV, 444, e 9, 19. 29. 1289. — Il senato ordina d' incontrare un altro imprestito per proseguire e terminare la guerra che combattevasi nel Friuli e nell' Istria. -46, I, 161. 29. 1659. — Trieste. Nicolò de' Petazzi prende possesso della carica di capitano e giura di osservare nella sua pieua estensione lo statuto della città; eletto nel 1664 a capitano di Gorizia, muore li 29 dicembre prima di montare la carica. - 12, III, 309, - 45, 128, - e 29. 30. 1359. — II senato accorda alle monaci» di Santa Chiar a iu Capodistria di poter condurre in convento libera da dazio ogni cosa, elemosinata in Istria e nella Schiavonia. - 7, 29-19, 37.a 30. 1397. — Muggia. Il patriarca Antonio nomina a podestà di Albona, Fianoua e Due Castelli ser Ermagora de Cramaria d' Udine, auto-torizzandolo a farsi rappresentare anche da terze persone. - 4. 31. 1544. — Venezia. Il senato delega 1' officio delle Bason Yeechie d' incantare la villa Torre presso il Quieto, tenuta fino ad ora iu affitto dal Comune di Cittanuova. - 6. (**) FONTI 1. — L'Istria. Giornale settimanale. — Trieste, 1846-52. 2. — L. A. Muratori, Rerum italicarum scriptores. — Milano 1723-51. 3. — Notizenblatt. Beilage zum Arcliiv fur Kunde osterr. Ge- schichtsquellen. — Vienna 1850 e segg. 4. — Codice Dipi. Istriano. — Trieste 1852 e segg. 5. — Fontes rerum austriacarum etc. — Vienna 18. . . 6. — Docum. inediti pel Cod Dipi. Istriano. — Nel civico archivio triestino. 7. — Senato Misti. — Cod. membr. nel regio archivio di Venezia. 8. — G. Rin. co. Carli. — Delle antichità italiche. — Milano, 1788-91. 9. — Indice dei docum. per la storia del Friuli ecc. -Udine, 1877. 10. — Porta Orientale, strenna istriana. — Fiume e Trieste. 1857-59. (**) 11 primo numero arabico indica 1'va da cui fu tratta ogni singola data e che si trova riportata sotto lo stesso numero nelle Fonti; il romano ed il secondo numeri arabico ne danno il volume, la pagina, la carta o la colonn : N, 11. — Rodolfo co. Coronini. Tentameli. . . seriei comitumet rerum Goritiae. — Vienna 1782. 12. — G. Mainati. Croniche. . . di Trieste. — Venezia 1817. 13. — Raccolta ducali e terminazioni del consiglio di Muggia. — Cod. cart. nel civico archivio triestino. 14- — Archiv fttr Kunde òsterr. Geschichtsquellen. — Vienna 1851 e segg. 15. — Atti mss. dei vescovi di Capodistria. — Nella cancell. vesc. di Trieste. 16. — Theiner ab. Agostino. Vetera monumenta . . etc. — Ro- ma 1863. 17. — Rodolfo co. Coronini. Operum miscellaneorum. . . cum notis. . . etc. - Venezia 1769. 18. — Frane, co. di Mancano. Annali del Friuli.— Udine 1858-68. 19. — Il Tempo, giornale. — Trieste 1860. 20. — G. G. Liruti. Notizie de' letterati del Friuli. — Venezia. 1760 e begg. 21. — P. Canon. Stancovich. Biografie degli uomini distiutiidell' Istria. — Trieste 1828 e 29. 22. — Liber reformationum comunis Tergesti. — Cod. membr. nel civ. archivio tergestiuo. 23. — Archeografo triestino, nuova serie. — Trieste 1869 e segg. 25. — Liber niger, o raccolta ducali ecc. — Cod. membr. nel civ. arch. di Capodistria. 26. — Archeografo triestino. — Trieste 1829-37. 27. — Roman in S. — Storia documentata di Venezia. — Venezia 1853-63. 28. — G. ab. Bianchi. Documenti per la storia del Friuli. — Udine 1844 e 45. 20. — L. de Ienner. Annali triestini dall'an. primo di Cristo al 1846. — Cod cart. nel civ, arch. triestino. 30. — G. ab. Cappelletti. Le chiese d'Italia — Venezia 18. . . 31. — Ap. Zeno disertazioni vossiane. Venezia 1752. 32. — A. ab. Marsich. Notizie di Muggia. — Trieste 1872. 33. — L. de Ieuner. Annali di Trieste dal 1500-1599. — Cod. cart. nel civ. arch. triestino. 34. — N. Gallo. Compendio storico. . . delle saline dell'Istria ecc. — Trieste 1856. 35. — Instrumenta bullae et datae ab episcopo Achatio Sobriachar. — Cod. cart. noi civ. arch. triestino. 36. — 0. Morelli. Storia della contea di Gorizia. — Gorizia 1855. 37. — Fra G. B. Contarini. De episcopis ad istrianas. Eccl. ex ordine Praedicatorum. — Venezia 1760. 38. — Monumenti del nob.consiglio di Capodistria. Venezia 1770. 39. — P. Nald ini. Corografia della diocesi di Capodistria. — Ve- nezia 1700. 40. — G. D. Dellabona. Strenna Cronologio. . . per la storia di Gorizia. — 1856. 41. — Osservatore Triestino, foglio politico. . . ecc. — Trieste dal 1763. 42. — Fra G. de Rubeis. Monumenta Ecclesiae Aquilejensis. — Argentinae 1740. 43. — Liber CoiminU, vel Plegiorum. — Cod. ms. nel regio ar- chivio di Venezia. 44. — Saggio di bibliografia istriana. Capodistria. 1864. 45. — V. canonico Scussa. Storia cronografica di Trieste. — Trieste 1863. 46. — A. Minotto. 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Synodus lustinopolitaua — Pa- dova 1723. 64. — A. de Brutis. Coustitutiones Eccl. Iastinopolitana. — Venezia 1738. 65. — V. loppi. Aggiunte al Cod. Dipi. Istr. — Udine 1878. 66. — Curia episcopali». Folium dioecesanum tergestinum. — Trieste 1866. 19Ó 67 — Hormayer. Archiv ftir Siiddeutschland. 68. — G R. Carli. Della costituzione geografica e civile dell' Istria. — Venezia 1763. 69. — G. Bandelli. Notizie storiche di Trieste. — Trieste 1851. 71. — Archivio veneto. — Venezia 187. . . 72. — D. Rossetti. Medstazione storica analitica. . . di Trieste. — Venezia 1815. 74. — I.Chmel.UrkundenzurGeschichte.. .Istrien.--Vienna 1849. 75. — P. Kandler. Storia del consiglio dei patrizi di Trieste. — Trieste 1858. 78. — G. Dellabona. Sunto storico della contea di Gorizia. — Gorizia 1853. 80. - D. Rossetti. Il sogno di Corvo Bonomo. — Trieste 1814. 82. — G. Zamarin. Memorie della famiglia Contessini d'Isola. Capodistria 1877. 83. — Monumento di Carità — Trieste, 1857. 86. — G. B. Galliciolli. Memorie venete antiche. — Venezia 1795. LA DOGANA Le proteste di tutti i Municipi della Provincia, della Giunta provinciale, della Camera di Commercio e d'Industria, della deputazione di Borsa della città di Trieste, le ragioni addotte dai deputati dell'Istria al Consiglio dell'Impero; in una parola il voto unanime dell'intiero paese, perchè rimanga sospesa la unione dell'Istria e dell'Isole del Quarnero al territorio doganale fino a che dureranno i porti franchi di Trieste e Fiume; questo voto di un paese che si dibatte oggi fra le strette della carestia e della fame, perchè gli sia risparmiato il nuovo e insopportabile peso, venne recisamente respinto. È una nuova disgrazia che colpisce la povera nostra provincia; ed è vano oramai ogni tentativo di resistenza. Curvati sotto il peso di tanti aggravi; misconosciuti i nostri più vitali interessi, non si accascia però l'animo nostro e non viene meno la fede in un migliore avvenire, che dobbiamo sperare unicamente nel trionfo di quei principii, che ci furono sempre di guida e che resteranno incrollabili in noi. Proseguiamo dunque la lotta con animo forte per conseguire il miglioramento delle nostre condizioni ; avvegnacchè tale sia la posizione che ci viene imposta, da non dover più sperare salute che in noi medesimi: lo tengano bene scolpito in mente i nostri comprovinciali che il loro voto venne ora respinto perchè: "tra i loro interessi s e Trieste non vi esiste alcun nesso ! — perchè „ l'Istria deve seguire le sorti della Dalmazia „ quale conseguenza naturale dell'unione della „ Bosnia e dell' Erzegovina, nell' unione com-„ merciale e doganale coll'Ungheria,, ! — A queste ragioni d'interessi furono sottomessi gli interessi nostri ! Abbiamo creduto di pubblicare a complemento del Memoriale inviato dalla Giunta provinciale al Consiglio dell' Impero, e stampato nel Supplemento dell' ultimo numero di questo periodico, la traduzione del Rapporto citato in quel Memoriale, che l'illustre Conte Francesco di Stadion presentava fino dall'anno 1847 a S. M. l'Imperatore, nell' atto di abbandonare il governo del Litorale e dell' Istria. Il documento è di una grande importanza per la storia amministrativa della nostra provincia, e riteniamo anche affatto ignoto alla massima parte dei comprovinciali. — Chi ha vissuto in que' tempi, potrà riscontrare con quanta verità e franchezza essi furono descritti dall' eminente Uomo di Stato; — lasciamo poi al lettore il compito di trarne commenti e di fare confronti colle vicende del giorno. Maestà ! Prima di assumere il nuovo incarico, che alla Maestà Vostra piacque di asseguarmi, e prima di abbandonare la Provincia, di cui V. M.» sei anni or sono, mi ha graziosissimamente affidato il governo; mi sento in dovere di rendere ragione direttamente alla M. V. sull'operata regolazione dei Comuni nei due Circoli del Litorale. Io considero questa regolazione come uno degl'affari più importanti del paese, del quale essa raccoglie i più vitali interessi ed è diretta a sollevarlo dalle misere condizioni iu cui versa da tanti anni. Ma nell'imprendere queste misure ho seguito una via — a parer mio conveniente allo scopo — la quale però attesa la mia improvvisa partenza dalla Provincia, non presenta quella guarentigia di stabilità e di perfezionamento, che io devo pur assicurare a sì importante istituzione. E siccome io nutro la convinzione di aver avuto di mira soltanto il bene del pubblico servizio e del paese, e di averne favorito il conseguimento ; mi sento perciò tratto a rivolgermi direttamente alla M. V., perchè soltanto dalla Suprema approvazione del mio relativo procedere potranno restare assicurate le benefiche conseguenze dello sviluppo del Comuue. E per vero la regolazione delle condizioni del Comune fu da me promossa di concerto coi Capitani circolari e con la Procura di finanza e posta in esecuzione a mezzo degli Uffizi circolari, senza l'intervento del Governo; uè sarebbe più tempo di rimettere alle solite procedure questo importante oggetto seuza volerne arrrischiare il successo. Le trattative per ciò diventerebbero necessarie nei diversi Uffizi, pregiudicherebbero tutta la istituzione, ove mancasse il mio intervento, dappoiché, come rispettosamente mi presi la libertà di esporre più sopra alla M. V., l'iniziativa della regolazione fu intieramente mia, e non verrebbe con facilità opportunamente compresa ed apprezzata dal Governo, limitata che fosse alla sola azione di questo. Non uno dei consiglieri del Gremio ha mai servito in uno degl'Uffizi circolari della Provincia; non uno di essi si è procurato, per propria intuizione, la conoscenza delle differenti in-tralciatissime condizioni del paese ; delle sue località e delle persoue ; non uno di essi, neanche con un giro alla sfuggita pel paese, si è mai dato cura di rilevarne ed esaminarne da sè i bisogni, le relazioni, i mezzi ; tutti, senza eccezione, conoscono il paese soltanto dagli atti d' uffizio. E perciò, sotto queste condizioni, allontanatomi dalla via ordinaria, che in questo caso non si presenta la più pratica, azzardo portare col massimo rispetto la cosa a conoscenza di V. M., ed affidare direttamente alle sacre Vostre mani l'avveuire di questa importantissima migliorìa. Assuuta, or sono sei anni, la direzione del Governo, stimai mio primo obbligo quello di apprendere a conoscere il paese, del quale piacque alla M. V. nominarmi governatore. Non avrei potuto sottrarre alla mia attenzione il Comune, sul quale poggiano tanto importanti interessi ; ma mi tenni doppiamente obbligato, nelle tristi condizioni riscontrate in tutti gli affini comunali, ad esaminare con particolare cura questo ramo d'amministrazione, e ad influire per mettere riparo al gravissimo dissesto in cui si trovava. A capo dell'amministrazione Comunale trovai da pertutto persone senza autorità, senza influenza, ben di spesso senza conoscenza della loro missione, da pertutto allontanati invece dall' amministrazione gli uomini appartenenti alle classi migliori, distinti per coltura e per censo. Nel maggior numero dei Comuni trovai ogni cosa in abbandono: non scuole, non provvedimenti per i poveri e per gli infermi. Ed anche là dove mi incontrai in simili istituzioni, ebbi tosto a riconoscere la loro azienda male o niente affatto governata, e senza controlleria di sorta. In principalità le istituzioni per iscopi di polizia sanitaria e per provvedere alla grande mancanza di acqua nell'Istria, sul Carso, si trovavano in pessime condizioni. Nessuna ammistrazione comune aveva cognizione delle sostanze del rispettivo Comune : non se ne teneva l'inventario; e da alcuni singoli ne veniva fatto bottino; molta parte già perduta, il rimanente si arrischiava di perdere. Osservai anche che laddove il Comune ne ritraeva nn utile, questo nou era proporzionato alla sostanza, considerata sempre dagli abitanti come res nullius, essendosi di regola introdotta da per tutto una sistematica usurpazione dei beni comunali, di cui ciascuno ne prendeva quanto più gli riusciva. Cou questo modo di amministrazione, il Comune andava incontro quasi alla completa rovina, un progresso qualunque non era sperabile, e la generale prosperità economica ne soffriva in mezzo a tanti e-sempi di pessima amministrazione, di disordine e di ostentata mala fede, passata oramai in abitudine e da nessuno dei membri del Comune neppure più avvertita. Fatta conoscere agli impiegati circolari e distrettuali la mia sorpresa per le descritte deplorevoli condizioni, venni da loro assicurato, che nessuno si voleva assumere volentieri l'amministrazione del Comune, che si doveva quindi chiamarsi contenti, quando si avesse trovato persona la quale non vi si rifiutasse; ed accettarla e trattarla colla massima indulgenza sella assuuta carica, la quale con ogni pretesto odop accettata, subito tentava di rinunziare. I membri del Comune mi dissero apertamente che uu uomo di coscienza, di qualche coltura non poteva accettare incarichi è certo di non poterli adempire senza una determinata sfera di azione, a base dell'amministrazione comunale : incerto sulla posizione che doveva assumere sia davanti alle autorità che davanti ai comunisti; quella il più delle volte dipendente dal l'arbitrio degl'impiegati distrettuali subalterni, e perfino dal capriccio di semplici servi d'uffizio; non ringraziamenti, non soddisfazioni da parte dei comunisti per le sue fatiche, per le indicibili seccature; ma invece soggetto a sospetti coutiuui ed a mistificazioni senza neppure nutrire la speranza di riuscire a buon risultato, perchè non trovando nelle leggi alcuna regola del suo agire, mai poteva sapere se nelle sue azioni verrebbe suffragato oppure sconfessato dalle Autorità; se ciò che egli avea in animo di fare stesse nelle nelle sue attribuzioni, o da chi e come dovesse essere ordinato; e se di faccia ai membri del Comune avesse qualcosa a rappresentare, ed in qual forma e modo. Una voce sola era però in bocca di tutti; che cioè fosse di por fine una volta al deplorabile stato di cose e «he se ancora qualcosa si avesse voluto salvare, e non lasciare invece tutto alla rovina, fosse assoluta necessità porre sollecitamente in ordine l'ammiuistra-sione comunale. A riparare a questi disordini e portare una regola nell'azienda comunale, mi trovai aperte due vie: Io potevo promuovere la emanazione di una dettagliata legge comunale, e curare che a mezzo delle competenti autorità ne venissero fatte le relative proposte che fossero poscia assoggettate alla sovrana sanzione; oppure limitarmi a far in modo che venissero adottate, nella cerchia segnata dalle prescrizioni organiche, in via amministrativa quelle più precise misure atte ad assicurare, in conformità allo spirito della legge, e con riguardo alle speciali condizioni dei singoli Comuni, la esecuzione della regolazione del Comune, vo* luta dal legislatore supremo, ed indicate soltanto per sommi capi nelle sovrane patenti. Scelsi la seconda via. E quantunque convinto che soltanto con una dettagliata legge comunale si arriverebbe a corrispondere a tutte le esigenze dei tempi e delle circostanze, mentre che in via amministrativa una buona parte delle necessarie disposizioni riuscirebbero meno precisate, e quindi meno efficaci come per esempio le prescrizioni intorno all'obbligo di accettare una carica comunale elettiva, comminando una pena a quello che la rifiutasse; od intorno alla aggregazione di più Comuni minori in un Comune piùgraude,alloscopodi ottenere migliore amministrazione della sostanza comunale; od intorno alla istituzione di congregazioni circolari foggiate alla legge comunale del Regno Lombardo Veneto. Le quali disposizioni manifestamente si presentano come miglioramenti di legge da istituirsi dal solo legislatore e da non potersi in alcun modo surrogare in via amministrativa. Ciò non pertanto ho creduto di dover attribure maggiore importanza alle esigenze di una immediata esecuzione delle vigenti prescrizioni generali intorno alla regolazione del Comune, anziché di^ curare il perfezionamento della legge per una via più lunga e tortuosa. Dopo di aver acquistata con ripetuti viaggi nel paese, la perfetta conoscenza delle sue condizioni, dopo di avere discussa negli uffizi circolari, coi capi distrettuali, e coi notabili del paese, tutta l'azienda comuuale in ogni suo dettaglio, e dopo di essermi in siffatta guisa procurata la convinzione di quanto rendevasi necessario a prontamente disporre per portare l'ordine in questo ramo della pubblica amministrazione, si maturò in me la risoluzione di prendere subito le occorrenti disposizioni, anche sotto mia sola responsabilità; tanto più che io non poteva attendermi dal Governo un appoggio rilevante in questo proposito; dappoiché, come più addietro mi permisi di osservare, nessuno dei Consiglieri di Governo conoscesse per propria intuizione le condizioni del paese più di quanto ne avessero potuto apprendere dagli atti correnti d'uffizio. L'indurre il governo, fidente nelle mie condizioni, a disporre alla cieca quanto io avessi stimato di presentare come necessario, non solo mi sembrava incompatibili colla dignità e del Governo e mia propria, ma perfino contrario al dovere d' offizio, perchè sarebbe stato lo stesso che imporgli le mie convinzioni, addossandogliene contemporaneamente le responsabilità. Che se poi il Governo non avesse avuto il coraggio di accettare le mie convinzioni, e per liberarsi da ogni responsabilità, avesse deciso di trattare questo argomento come ogni altro atto olfizioso, implorandone il superiore assenso preventivo, per procedere sicuro in un affare di cui non aveva altra cognizione fuori di quella ritratta dagli atti d'uffizio, in tal caso io non sarei mi mai potuto perdonare di aver tirato all' infinito la soluzione di una questione urgente, per mia semplice comodità; e di aver sagrificato il benessere del paese al puro formlismo offizioso, u-nicameute per la tema di esser chiamato solo a rispondere di tutto ciò che ne poteva derivare. Con riflesso alle diverse istituzioni esistenti nelle varie parti della Provincia — quali sarebbero i Nove Uomini e Giudici della Banca, nei comuni appartenenti una volta alla Carnia, cui era affidata la amministrazione comunale, e che hanno funzionato sotto il reggime austriaco fiuo alla cessione fattane alla Francia, dal cui governo vennero soppressi nè dopo più riattivati; i Consigli municipali nei Comuni ei veneti; le Radunanze dei Seniori, tuttora in vigore in alcuni Comuni della Carsia; e le così dette Vicinie per tut te le elezioni, e per i più importanti affari dell' azienda comunale, cha sussistono di fatto, e senz'essere riconosciute dalla legge, ad onta della loroforma damocratica e del loro procedere tumultuario, sono da per tutto praticate con maggiore o minore ampiezza, iu balia di schiamazzatori pro-letarj, che tengono la direzione degli affari e costringono a starsene lontana la classe più colta ed intelligente dei cittadini — iu breve, con riflesso alle istituzioni preesistite ed attualmente praticate, ho creduto di dare l'indirizzo alla esecuzione delle vigenti prescrizioni di legge intorno all'organizzazione del Comune nel Litorale. In base alla Patente d'organizzazione del 13 settembre 1814, il Comune ha il diritto di amministrare da sè col mezzo di proprii organi la sua sostanza. A Capo dell' amministrazione comunale sta il Podestà nominato dall' autorità politica, cui vengono posti a lato due Assessori eletti dal Comune, e sono questi incaricati a rappresentarlo, nonché a termini dell'Istruzione del 22 Novembre 1814, investiti del diritto di parlare in nome. Entro alla cerchia di questi confini, segnati dalla legge, era mio scopo di determinare in qual modo il Comune dovesse eleggere gli Assessori, e come questi si dovessero porre in grado di rappresentare il comune offerendo garanzie alle Autorità che essi lo avrebbero anche rap-, presentato secoudo il volere del Comune stesso. Di fissaro ancora a chi e come i rappresentanti destinati dall'autorità e dal Comune ad amministrare la sostanza, avrebbero reso couto della loro gestione; e finalmente di pensare chiaramente alla loro sfera d'azione, ed in quali affari essi avrebbero potuto parlare ed agire in nome dei Comune. Il legislatore ha con somma sapienza lasciato alle sole autorità della Provincia, la facoltà di stabilire queste disposizioni di dettaglio, perchè a metterle in pratica occorre una esatta conoscenza delle speciali condizioni del paese, che si consegue unicamente con la propria intuizione ed a mezzo degli immediati contatti con la popolazione. In conseguenza della trascurauza delle Autorità governative nell' assicurare la regolare amministrazione del Comune, voluta dalla legge, ammettendo di prendere quelle positive determinazioni necessarie allo scopo ed alle condizioni locali, questo importantissimo ramo dell'amministrazione pubblica cadde in abbandono, ed in luogo dell' ordine e del graduale progresso, intento a conseguire il maggior bene del Comune, si sostituirono l'ignoranza, l'arbitrio, l'apatia, e rimase soffocato il sentimento della vita comunale. Ritenni mio assoluto dovere di ripigliare il lavoro trascurato, con le norme eh' ebbi ad accennare agli Uffizii circolari nel mio dispaccio 31 Marzo 1845 N° 920, spiegando le direttive con le quali doveva essere portato a termine questo affare. Uniformandomi alla legge, e seguendo quei prin-cipii pratici che mi si affacciarono, con riguardo alle condizioni del paese ed alla necessità di tenerne conto: d' accordo coli' i. r. Procura Camerale del Litorale, e coi Capi più intelliganti dei Comuni e delle Autorità distrettuali, nonché colle i. r. autorità di Circolo; io compilai la istruzione per la amministrazione del Comune, ed ingiunsi all'Autorità circolare di determinare l'iscrizione dei pertinenti comunali nelle varie classi, a seconda della loro quota d'imposta pubblica nei singoli comuni ; di fissare il numero dei rappresentanti e sos-stituti da eleggersi, e conseguentemente di riempire le laeuue a tal uopo lasciate nell'istruzione, per procedere quindi alla esecuzione delle disposizioni in quella contenute. Mi permetto di umilissimamente osservare che io non feci alcuna pubblica notificazione di una istruzione così completati, per evitare che all'istruzione stessa si desse sembianza di nuovo ordine di cose, mentre essa non altro doveva avere per iscopo che di porre in e-secuzione la legge vigente. Lasciai poi l' incarico dell' introduzione di questo migliore ordinamento nei Comuni, alle autorità di Circolo che sono chiamate dalla legge oomunale a fungere qualiAutorità tuttora del Comune. Quanto urgente sia stato il bisogno di dare una maggior regola all'azienda comunale, lo ha dimostrato ad evidenza la generale contentezza della popolazione. Che poi le disposizioni dell'istruzione, specialmente la difesa degl'interessi comunali contro il reggimento plebeo dando nel governo del Comuue la preponderanza ai maggiori censiti, che sono in minor numero di confronto alla stragrande maggioranza dei piccoli censiti, corrispondessero pienamente alle condizioni del paese, lo ha dimostrato il fatto che l'attivazione dei Comuni in nessuna parte urtò in ostacoli, che in nessun luogo sorsero dubbi, o si mossero doglianze, e che fin ora nessun ricorso contro tali disposizioni sìa stato presentato al Governo. Ho giudicato infine necessaria una istruzione intorno al trattamento formale degli affari, affine dì conseguire la necessaria uniformità in tutti i Comuni, e per determinare con la maggiore precisione la sfera d'azione del Consiglio Comunale, onde impedire ogni sorpasso di potere ed ogni sviamento sul campo delle altrui competenze. Si compiacerà V. M. di prendere graziosissimamente a notizia questa devotissima relazione intorno alle disposizioni da me prese per regolare 1' azienda comunale nel Litorale. ___ (•) Traduzione del tedesco. — Vedi documenti Val. Ili, appendice all'opera: Geschichte Oesterreiohs voiu Aus« gange des Wieuner October « Aufstande» 1848, del Bar. Alessandro Helfert. Del decadimento dell' Istria Altra prova dell'antica floridezza dell'Istria, desunta dalle istituzioni ecclesiastiche, abbiamo nella fre-frequenza di capitoli, non solo delle chiese vescovili, ma anche delle comunità minori e perfino rurali. — "Vi sono episcopati prossimi agli Istriani, scrive il dottissimo Kandler, che neppur uno hanno di capitoli oltre il cattedrale, mentre in provincia sì breve, come è l'Istria, tanti se ne contavano fino ai giorni nostri, testimonio a noi di antica forma a municipi. (2) Ben fermo adunque in mente quale fosse lo stato dell'Istria ai tempi romani e bizantini, ora è tempo d'indagare le cause del suo decadimento. ii r. Prima di tutto se noi osserviamo la natura